Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

15 settembre 2008, solo 10 anni fa In evidenza

Crisi bancaria e finanziaria Crisi bancaria e finanziaria

di Renato Gatti

L’irrisolta crisi del capitalismo finanziario

Dieci anni fa vivevamo la più grande crisi del capitalismo dopo il 1929; le illusioni create dal capitalismo finanziario si scontravano con la dura realtà di un mondo reale che, prima o poi, smaschera le vacue creazioni di valori senza un supporto reale; le dottrine dei nuovi economisti, dei teorici statistici valutatori dei rischi che predicano la diffusione universale del rischio come presupposto dell’eliminazione del rischio stesso, si dissolvono come cera al sole nel disastro dei titoli tossici e dei derivati; le ipocrisie di agenzie di rating assurte a giudici indiscutibili della vitalità delle istituzioni vengono derise e smascherate da fallimenti di titoli pur valutati con la tripla A; in fondo crolla il modello nato dopo l’annuncio di Nixon, nel 1971, sulla fine della convertibilità del dollaro lasciandoci abbandonati a crolli e fallimenti che facevano temere, come poi in effetti accadde, una falcidia di dimensioni mai viste senza una speranza di una soluzione, senza una possibilità di indicare una strada.

Lo tsunami nato dalla grande bolla speculativa di una economia forte ma malata come quella statunitense, ben presto fu dagli USA esportata in tutto il mondo; le follie del capitalismo finanziario ripiombano sull’economia reale colpendo prima i debiti sovrani e poi devastando il mondo del lavoro con milioni e milioni di cancellazione di posti del lavoro.

Dopo 10 anni rimane un preoccupante silenzio su quella crisi, nessuno che ne abbia onestamente affrontato l’analisi e le ragioni, nessuno che (tranne forse il povero Obama con il suo Frank Dodd act) da quella crisi abbia proposto qualche pur blando rimedio: i titoli tossici sono ancora in giro; il capitalismo finanziario continua a dominare l’economia mondiale senza ripensamenti; nessun provvedimento è stato preso per cancellare operazioni finanziarie che sono più simili al gioco d’azzardo che a  calcoli scientifici; insomma il capitalismo finanziario è morto ma continua a operare facendo finta di essere vivo e vegeto. Fino a quando riteniamo possa andare avanti un sistema in cui la Cina esporta beni e servizi negli USA e con i dollari che incassa compera titoli del debito pubblico statunitense? Da vecchio marxista ho nostalgia del combattuto capitalismo produttivo, e sono scettico che riusciremo mai a tornare alla razionalità di Smith e di Marx drogati ormai come siamo dalla cultura funebre del capitalismo finanziario, il tutto finché saremo sommersi dal suo crollo finale.

(Per ricordare segue una libera traduzione riassuntiva di un capitolo del libro di Yanis Varoufakis – Il Minotauro globale)

Dopo aver elencato i fatti del 2007, a partire dall’annuncio di Bear Stearns nel luglio di quell’anno, per cui due dei suoi hedge funds non sono in grado di pagare ai loro investitori quanto ad essi dovuto a causa dell’annullamento dei CDOs (collateral debts obligations) basate sui sub-primes, si passa al 2008 l’anno del maggior evento.

Gennaio. MBIA una società assicurativa annuncia di aver perso 2.3 billion $ relativi a polizze basate su obbligazioni contenenti mutui sub-primes.

Febbraio. Il governo britannico nazionalizza la banca Northen Rock. A Wall Street la quinta banca statunitense, Bear Stearns (valutata 20 billion $ nel 2007) scompare, assorbita da JP Morgan Chase che paga per essa la somma di 240milion $, con un sussidio, a carico dei contribuenti di 30 billion $.

Aprile. La Banca d’Inghilterra abbassa i tassi al 5% e decide di offrire 50 billion £ alle banche appesantite da mutui problematici. Poco più tardi la banca RBS cerca di evitare il fallimento si appella al mercato, tra i suoi azionisti, per raccogliere 12 billion £, ammettendo, nel contempo, di aver perso almeno 6 billion £ in CDOs e altri simili titoli tossici. Intanto i prezzi delle case stanno crollando in Gran Bretagna, Irlanda e Spagna esasperando le difficoltà dei proprietari di casa cui l’eventuale ricavo della vendita della casa pignorata è insufficiente a ripagare il mutuo.

Maggio. La banca svizzera UBS annuncia di aver perso 37 billion$ con CDOs basati su mutui ipotecari e aggiunge di voler raccogliere almeno 16 billion $ tra i suoi azionisti.

Giugno. Barclays Bank segue RBS e UBS cercando di raccogliere 4.5 billion £ in borsa.

Luglio. Il governo statunitense comincia a sovvenzionare massivamente le due maggiori istituzioni in campo di mutui – Fannie Mae e Freddie Mac. Il conto totale per tali aiuti sotto forma di iniezioni di cassa e garanzie su prestiti ammonta a 3 trillion $ ovvero circa un decimo del PIL annuale mondiale.

Agosto. I prezzi delle case continuano a scendere negli USA, in Gran Bretagna, Irlanda e Spagna causando ulteriori defaults, maggior stress nelle istituzioni finanziarie e maggiori aiuti richiesti (imposti) ai contribuenti. Il governo britannico, a mezzo del suo cancelliere, ammette che la recessione non potrà essere evitata e che essa sarà più profonda e lunga di quanto fino ad allora previsto.

Settembre. La borsa di Londra crolla. Fannie Mae e Freddie Mac sono ufficialmente nazionalizzati. Il gigante Lehman Brothers confessa una perdita di 3.9 billion $ nei mesi di Giugno, Luglio ed Agosto. Questa è naturalmente la punta dell’iceberg. Convinta che il governo degli USA non la lascerà fallire e interverrà generosamente perché qualcuno la incorpori (com’era successo per Bear Stearns) Lehman Brothers inizia a cercare un acquirente. La britannica Barclays Bank dimostra un interesse a condizione che i contribuenti statunitensi si facciano carico di tutte le perdite. Il segretario Paulson dice “NO” e Lehman Brothers dichiara la bancarotta scatenando l’apice della crisi.

Lunedì 15 settembre Lehman Brothers muore. Essa era stata una delle maggiori generatrici di CDOs, un mercato indipendente di una moneta senza riserve che si squaglia trascinando con sé gli azionisti e causando il panico dei correntisti che cominciano a correre agli sportelli a ritirare i loro soldi.

Nel frattempo, Merrill Lynch, che si trova in una situazione simile a quella di Lehman, comincia a trattare per essere incorporata in Bank of America per 50 billion $. Ancora una volta la generosa assistenza dei contribuenti statunitensi è chiamata a venire in soccorso di un mondo nel panico a seguito del fallimento di Lehman Brothers.

Il bail-out di Merrill Lynch non ferma l’effetto domino. Infatti una delle maggiori istituzioni sta per fallire: si tratta di AIG che apparentemente ha assicurato moltissimi CDOs di banca Lehman tramite emissione di CDS (credit default swaps) e che ora si trova nell’impossibilità di onorare tutti i titoli andati in default.

La Fed predispone un intervento da 85 billion $, nei successivi sei mesi il costo totale caricato sui contribuenti per salvare AIG sale all’impressionante cifra di 143 billion $. Nel frattempo, il governo londinese cerca di salvare HBOS il maggior produttore di mutui, organizzando un’incorporazione da 12 billion £ da parte di Lloyds TSB.

Tre giorni più tardi, negli USA, Washington Mutual, un importante concessore di mutui valutato 307 billion $, fallisce e la sua carcassa è raccattata da JP Morgan Chase.

Domenica 28 settembre. Fortis, una primaria banca continentale europea, collassa ed è nazionalizzata. Nello stesso giorno il congresso statunitense discute la proposta del tesoro USA di concedergli il diritto di raccogliere 700 billion $ per assistere il settore finanziario. Il programma, denominato Paulson Plan permetterebbe allo stesso di immettere a Wall Street quella liquidità che il settore finanziario aveva creata e che è andata in cenere nel 2007/2008.

Prima che il settembre finisca, il governo britannico nazionalizza Bradford and Bingley (al costo di 50 billion £ tra cassa e garanzie concesse). Il governo islandese nazionalizza una delle tre più importanti banche del paese. L’Irlanda cerca di rassicurare risparmiatori ed azionisti annunciando che il governo garantisce tutti i risparmi e tutte le obbligazioni emesse da tutte le banche commerciali riconoscendo che tutti i progressi generati nel paese nel dopo guerra sono stati spazzati via in un sol giorno. Nei mesi successivi si riscontrerà che le banche irlandesi hanno un buco finanziario capace di assorbire più volte il budget annuale dello stato.

Due anni più tardi, nel dicembre 2010, il fallimento dell’Irlanda si concretizzerà con la garanzia statale su tutti i debiti bancari privati.

Lunedì 29 settembre. Il Belgio, la Francia e il Lussemburgo mettono 6.4 billion € nella banca Dexia per prevenirne la chiusura. Ma il mese di settembre non è ancora finito;

Martedì 30 settembre. Il congresso statunitense respinge la richiesta di 700 billion $ fatta dal Piano Paulson e la borsa di New York cede pesantemente e tutto il mondo è pervaso da incertezza e panico. Paulson torna con un piano più dettagliato, aggiungendo mazzette per alcuni membri del congresso che, alla fine, concede crediti al mondo finanziario.

Ottobre. Il governo tedesco stanzia 50 billion € per salvare una delle sue banche: la Hypo Real Estate. Il governo islandese dichiara di prendersi tutte e tre le banche islandesi data la loro manifesta incapacità di continuare ad operare come banche private. La crisi islandese ha ripercussioni in Gran Bretagna e Olanda dove le banche islandesi sono state particolarmente attive. Molte delle autorità locali britanniche avevano acceso loro conti correnti in Islanda dove venivano pagati generosi interessi, e quindi il loro fallimento li danneggia in modo drammatico.

Il 10 ottobre il governo britannico inietta ulteriori 50 billion £ nel settore finanziario ed offre fino a 200 billion £ in prestiti a breve termine. La FED, la banca d’Inghilterra, la BCE e le banche centrali di Canada, Svezia e Svizzera tagliano contemporaneamente i loro tassi di interesse: la FED all1,5%, la BCE al 3,75%, la banca d’Inghilterra al 4.5%. I leaders europei annunciano che nessuna maggior banca sarà lasciata fallire, anche se tuttavia non offrono garanzie europee; ogni stato deve salvare le sue banche.

Il 13 Ottobre il governo britannico decide che le banche sono in una tal situazione che, nonostante l’assistenza finora data loro, esse necessitano di ulteriori sostanziosi aiuti per continuare ad operare. Nuove iniezioni di cassa vengono fatte; 37 billion £ sono erogati a RBS, Lloyd TSB e a HBOS.

Il 14 ottobre il tesoro statunitense usa 250 billion $ per acquistare titoli spazzatura da varie banche per dare loro un po’ di respiro. Il presidente Bush spiega che questo intervento è stato necessario per “aiutare il libero mercato”, difficile immaginare un maggior ossimoro.

Entro la fine di ottobre è ufficiale: gli USA e l’UK sono entrati in recessione; la crisi finanziaria si è trasformata in crisi dell’economia reale. La FED riduce ulteriormente il tasso all’1%.

Novembre. La banca d’Inghilterra riduce il tasso dal 4.5 al 3% e la BCE dal 3.75 al 3.25%. L’Ucraina entra in crisi e il FMI è pronta a prestare 16 billion $; il governo cinese confeziona il suo pacco di stimoli pari a 586 billion $ in due anni, da spendere in progetti infrastrutturali, progetti sociali e riduzione delle imposte sulle imprese.

L’Eurozona è in recessione; il FMI presta alla fallita Islanda 2.1 billion $, mentre il governo statunitense concede ulteriori 20 billion $ al Citygroup i cui titoli hanno perso il 62% del loro valore in pochi giorni.

Il governo britannico riduce l’iva dal 17.5 al 15%, la FED inietta ulteriori 800 billion $ nel sistema finanziario, la commissione europea approva un piano per immettere 200 billion € nell’economia europea. Il keynesismo ritorna ad affacciarsi sul suolo europeo dopo decadi di neo-liberismo che predicava contro l’interventismo statale nell’economia.

Dicembre  La Francia aggiunge il suo pacchetto di aiuti al sistema bancario ammontante a 26 billion €; La banca d’Inghilterra, la BCE, la banca di Svezia e quella di Danimarca riducono ancora il tasso di sconto. Negli USA la Banca d’America rende noto che il suo salvataggio di Merrill Lynch cui hanno partecipato i contribuenti statunitensi, ha prodotto 35.000 posti di lavoro persi. La FED riduce il tasso al 0.25% e in casi particolari allo 0%; ci si rende conto che dopo il 1929 si è di fronte di nuovo alla “trappola della liquidità” solo che stavolta è peggio.

Come ulteriore evidenza che il disastro finanziario si è riversato sull’economia reale (laddove si producono realmente beni e servizi e non si inventano valori che non creano ricchezza ma economia di carta) il presidente Bush dichiara che 17.4 billion $ (parte dei 700 deliberati) saranno dirottati verso i produttori di auto. Infatti poco dopo viene deliberato un contributo di 6 billion $ alla General Motors per salvarla dal collasso.

Alla fine del 31 dicembre 2008 la borsa di New York ha perso il 31% rispetto al 1 gennaio dello stesso anno.

Questa cronistoria, di quanto è successo solo 10 anni fa, è un invito a pensare, ad analizzare, a capire per provvedere a interventi che diano una prospettiva più serena al domani del nostro mondo.

 

Ultima modifica ilDomenica, 16 Settembre 2018 15:54
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