Rivista aperiodica teorica del Socialismo
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L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. La famiglia. Parte III

Friedrich Engels Friedrich Engels

di Friedrich Engels

Westermarck prende certamente le mosse dall'opinione che «assenza di norme implica la compressione delle tendenze individuali» così che «la prostituzione è la forma più autentica di essa». Mi sembra invece che ogni intelligenza delle condizioni primitive rimanga impossibile finché si guardano attraverso le lenti del bordello. Torneremo ancora su questo punto, parlando del matrimonio di gruppo.

Secondo Morgan, da questo stato primitivo di commercio promiscuo, verosimilmente si sviluppò assai presto:

  1. La famiglia consanguinea, primo stadio della famiglia. Qui i gruppi matrimoniali sono separati per generazioni. Tutti i nonni e le nonne nell'ambito della famiglia sono, tutti insieme tra loro, marito e moglie e così i loro figli, cioè i padri e le madri, come anche i figli di costoro formeranno alla loro volta una terza cerchia di coniugi comuni e i figli di costoro, pronipoti dei primi, ne formeranno una quarta. In questa forma familiare quindi, solo ascendenti e discendenti, padri e figli, sono esclusi dai diritti, così come dai doveri (diremmo noi), del matrimonio tra loro. Fratelli e sorelle, cugini e cugine di primo, secondo e più largo grado, sono tutti, tra loro, fratelli e sorelle e, appunto perciò, tutti marito e moglie l'uno dell'altra. Il rapporto tra fratello e sorella include, in questo stadio, il vicendevole commercio sessuale. La forma tipica di una tale famiglia consisterebbe nella discendenza di una coppia, i cui discendenti di ogni singolo grado sono, a loro volta, fratelli e sorelle tra loro e per questo appunto marito e moglie.

La famiglia consanguinea è scomparsa e nemmeno i popoli più rozzi di cui parla la storia suggeriscono alcun esempio dimostrabile di un tale fenomeno. Ma che questa famiglia deve essere esistita ci costringe a pensarlo il sistema di parentela hawaiano ancor oggi in vigore in tutta la Polinesia e che esprime un grado di consanguineità quale può sorgere solo in questa forma di famiglia; e ci costringe a pensarlo anche tutto l'ulteriore sviluppo della famiglia che presuppone quella forma come necessario stadio anteriore.

  1. La famiglia punalua. Se il primo progresso dell'organizzazione consistette nella esclusione di genitori e figli dal reciproco commercio sessuale, il secondo consistette nell'esclusione di sorelle e fratelli. Questo progresso, essendo gli interessati più vicini tra loro negli anni, fu infinitamente più importante, ma anche più difficile del primo. Si compì a poco a poco, cominciando verosimilmente con l'esclusione dal commercio sessuale di fratelli e sorelle carnali (cioè per parte di madre), esclusione che si ebbe, dapprima, in singoli casi, che divenne a poco a poco regolare (nelle Hawai in questo secolo si trovavano ancora delle eccezioni) e terminò con la proibizione del matrimonio anche tra fratelli e sorelle di ramo collaterale, cioè, secondo la terminologia, fra figli, nipoti e pronipoti di fratelli e sorelle; secondo Morgan, un tale progresso «forma una eccellente illustrazione del come opera il principio della selezione naturale».

Indubbiamente le tribù in cui l'unione tra consanguinei fu limitata da questo progresso, dovettero svilupparsi in maniera più rapida e perfetta di quelle in cui il matrimonio tra fratelli e sorelle rimase regola e precetto. E quanto fortemente fosse sentito l'effetto di questo progresso, lo dimostra l'istituzione della gens, istituzione sorta direttamente da esso, e che si spinse molto al di là del fine che si prefiggeva. La gens forma la base dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti i popoli barbari della terra e da essa, nella Grecia e a Roma, entriamo direttamente nella civiltà.

Ogni famiglia primitiva doveva scindersi, al più tardi dopo un paio di generazioni. La primitiva amministrazione collettiva comunistica, che dominò senza eccezioni fino al cuore della barbarie media, determinava una estensione massima della comunità familiare, mutevole secondo le condizioni, ma abbastanza precisa in ogni località. Appena nacque l'idea della sconvenienza del commercio sessuale tra figli della stessa madre, essa dovette far sentire la sua influenza in tali scissioni di antiche comunità domestiche e nella fondazione di nuove comunità domestiche (che però non coincidevano necessariamente con il gruppo familiare).

Una o più serie di sorelle costituirono il nucleo delle une, i loro fratelli carnali costituirono il nucleo delle altre. Più o meno così venne fuori dalla famiglia consanguinea la forma che Morgan ha chiamato famiglia punalua. Secondo il costume hawaiano, un numero di sorelle carnali o più lontane (cioè cugine di primo, secondo o più lontano grado) erano le mogli comuni dei loro comuni mariti dai quali però erano esclusi i propri fratelli. Questi mariti non si chiamavano più fratelli, anche perché essi non ne sentivano più la necessità, ma punalua, cioè compagno intimo, per così dire associé. Ugualmente, una serie di fratelli carnali o più lontani avevano in matrimonio comune un numero di donne non loro sorelle, che si chiamavano tra loro punalua. Questa è la fisionomia classica di una formazione familiare che permise più tardi una serie di variazioni e il cui essenziale tratto caratteristico era la reciproca comunanza di uomini e donne nell'interno di una determinata cerchia familiare, da cui però erano esclusi i fratelli delle donne, dapprima i carnali, poi anche i collaterali, così come, d'altro canto, erano anche escluse le sorelle degli uomini.

Questa forma di famiglia ci offre ora con la più grande precisione i gradi di parentela come sono espressi nel sistema americano. I figli delle sorelle di mia madre, sono ancor sempre figli di mia madre e così i figli dei fratelli di mio padre sono figli di mio padre e sono tutti miei fratelli e sorelle, ma i figli dei fratelli di mia madre sono nipoti di mia madre, i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio padre e sono tutti miei cugini e cugine. Mentre infatti i mariti delle sorelle di mia madre sono pur sempre mariti di mia madre e del pari le mogli dei fratelli di mio padre sono, di diritto se non sempre di fatto, mogli di mio padre, la proscrizione sociale del commercio sessuale tra fratelli e sorelle ha diviso in due classi i figli di fratelli e di sorelle, considerati fin qui indistintamente come fratelli e sorelle. Gli uni rimangono tra loro, come prima, fratelli e sorelle più lontani; gli altri, cioè, in un caso i figli del fratello, nell'altro quelli della sorella, non possono rimanere più a lungo fratelli e sorelle; non possono più avere genitori in comune, né padre, né madre, né entrambi e perciò, per la prima volta, diventa necessaria la classe dei nipoti, maschi e femmine, dei cugini e delle cugine, la quale, nel precedente ordinamento familiare, non avrebbe avuto senso.

Il sistema americano di parentela che appare un puro controsenso per ogni forma familiare fondata, in qualunque maniera, sul matrimonio monogamico, è chiarito razionalmente fin nei minimi particolari ed è motivato in maniera naturale dal sistema punalua. Esattamente fin dove si è diffuso questo sistema di parentela, esattamente fin là, per lo meno, deve essere esistita anche la famiglia punalua od una forma analoga.

Questa forma familiare, di cui nelle Hawai è stata dimostrata l'effettiva esistenza, con ogni probabilità ci sarebbe stata tramandata da tutta la Polinesia se i pii missionari, come un tempo i monaci spagnuoli in America, in tali relazioni anticristiane fossero stati capaci di vedere qualche cosa di più del semplice «abbominio». Quando Cesare a proposito dei Britanni, che si trovavano allora nello stadio medio della barbarie, narra che «avevano, ogni dieci o dodici, le loro mogli in comune e precisamente, nel più dei casi, fratelli con fratelli, genitori con figli», questo fatto si spiega nel modo migliore come matrimonio di gruppo. Le madri barbare non hanno dieci o dodici figli di età sufficiente per poter avere mogli in comune, ma il sistema di parentela americano, che corrisponde alla famiglia punalua, dà molti fratelli, poiché tutti i cugini, di primo o diverso grado, di un uomo, sono suoi fratelli. Il termine «genitori e figli» può esser nato da un fraintendimento di Cesare, ma che padre e figlio e madre e figlia potessero trovarsi nello stesso gruppo matrimoniale non è assolutamente escluso in questo sistema, mentre invece rimane impossibile la presenza di padre e figlia, di madre e figlio. Così, questa od altra analoga forma di matrimonio di gruppo fornisce la più ovvia spiegazione dei resoconti di Erodoto e di altri antichi scrittori sulla comunanza di donne presso popoli selvaggi e barbari. Il che vale anche per ciò che Watson e Kaye, in The People of India, raccontano dei Tikur dell'Audh (a nord del Gange): «essi vivono insieme (cioè dal punto di vista sessuale) in maniera quasi indifferenziata, in grandi comunità, e se due persone sono considerate unite dal vincolo matrimoniale, questo legame tuttavia è solo nominale».

Direttamente dalla famiglia punalua sembra essere venuta fuori, nella stragrande maggioranza dei casi, l'istituzione della gens. In verità ce ne offre un punto di partenza anche il sistema di classi australiano. Gli australiani hanno gentes ma non ancora la famiglia punalua; bensí una forma più rozza del matrimonio di gruppo.

Ultima modifica ilLunedì, 03 Febbraio 2020 18:25
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