Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Lista d’Attesa: metafora del sogno politico nel bel mezzo di una “crisi sistemica”

di Maddalena Celano

Quando la crisi impone la fatalità della scelta

Durante la quarantena, mentre riordinavo la mia videoteca, scorgo un vecchio film cubano che mi piacque molto, in tempi non sospetti: Lista d’ Attesa.

Il film è ambientato a Cuba, nei primi anni ’90, durante il “periodo especial”, periodo in cui la società cubana subì una grande  crisi  con conseguente e repentino impoverimento/pauperizzazione di tutta la sua popolazione.

L’ambientazione è una piccola stazione in mezzo al nulla, con autobus strapieni e una lunga lista d'attesa.

Ma l’ attesa è sempre più lunga, i pochi autobus sono in pessime condizioni o guasti.

La situazione precipita: i passeggeri sono costretti a trascorrere la notte nella stazione (c’é chi ne ha già trascorso più di una notte), senza acqua e cibo.

Ma l'attesa si trasforma in occasione di ritrovata solidarietà.

Progressivamente le tensioni calano, sbocciano passioni sopite, nascono nuovi amori. E, soprattutto, si lavora insieme per migliorare quel piccolo mondo che è la fatiscente stazione d'autobus.  Nel film, le persone che aspettano nella stazione degli autobus, iniziano a costruire una piccola società per conto proprio. Alcuni suggeriscono che la società creata assomigli all' “ideale comunista”  che il governo cubano ha cercato di realizzare.

Sinossi

In un terminal di autobus, in una piccola città di provincia, la fila di passeggeri in attesa di un autobus per portarli verso un'altra destinazione non fa che aumentare: tutti gli autobus sono pieni. L'unica speranza è di aspettare che venga riparato l'unico mezzo di trasporto del terminal, un veicolo che parte, in alternativa, verso est e ovest.

Le ore passano ... Emilio, un giovane ingegnere, Jacqueline, una bella ragazza impegnata con uno spagnolo, un cieco e altri personaggi, aspettano. Coloro che vanno a L'Avana salgono sull'autobus allo scoccare della mezzanotte. Emilio e Jacqueline, che hanno subito simpatizzato, si salutano con un certo rammarico.

Ma, all'avvio, il veicolo si guasta in modo permanente. Fernández, l'amministratore, informa che non può fornire alcuna soluzione e che è necessario chiudere il terminal. La maggior parte lascia il posto, ma Emilio propone di rimanere e sistemare l'autobus.

Nonostante le proteste di Fernández, un piccolo gruppo decide di affrontare la sfida e si intreccia con storie strane, surreali e tenere, in cui quasi tutti si riconciliano con il meglio di se stessi.

Dopo il successo di Fragola e cioccolato Guantanamera, girati con lo scomparso Tomas Gutiérrez Alea, Tabio ha realizzato una piccola commedia politica che riconcilia con il cinema.

Scheda tecnica

Premi

Premi Goya

  • Nominato per il premio Goya nella categoria Miglior film straniero in spagnolo.

Festival del cinema di MalagaSpagna

  • Premio per la migliore attrice
  • Nominato nella categoria Miglior film

Cartagena Film FestivalColombia

  • Vincitore del premio India Catalina nella categoria (Miglior attore non protagonista)
  • Nominato per il premio India Catalina nella categoria Miglior film.

Festival internazionale del nuovo cinema latinoamericano a L'Avana

  • Premio per la migliore sceneggiatura.

D irigida da Juan Carlos Tabio, con Vladimir Cruz, Thaimi Alvariño, Jorge Perugorría, Saturnino Garcia, Alina Rodríguez, Antonio Valero.  

Il Messaggio politico e sociale del film: sempre più attuale

Il “periodo especial”, in cui è ambientato il film,   è stato un lungo periodo di crisi economica che è cominciato come  conseguenza del crollo dell'Unione Sovietica nel 1991 e, per estensione, del Comecon, così come la rinascita dell'embargo degli Stati Uniti, dal 1992. La depressione economica che ha segnato il periodo especial è stata particolarmente severa nei primi anni '90, il PIL si è contratto del 36% nel periodo 1990-1993. A partire dal 1994, è iniziata una ripresa, raggiungendo il PIL nel 2007, a livelli simili a quelli del 1990. Questo periodo trasformò la società cubana e la sua economia. Portò Cuba a fare urgenti riforme in agricoltura, produsse una diminuzione dell'uso di automobili e costrinse a ricondizionare l'industria, la salute e il razionamento.

Gli effetti del periodo especial furono improvvisi. Le spedizioni di petrolio greggio, concordate con l'Unione Sovietica, smisero di essere ricevute da Cuba, dopo il 1991. Durante l'anno successivo, l'economia cubana ha subito importanti restrizioni all'importazione di petrolio. Il PIL stimato per il 1990 era di 31,1 miliardi di dollari, nel 1993 è sceso a soli 19,8 miliardi di dollari. Il periodo especial termina, ufficialmente, nel 1999. Anno in cui, Cuba, riuscì, dal nulla, a crearsi nuovi partner commerciali e ad avviare una nuova fase di ristrutturazione economica.

Il film si è ispirato ad un libro di Arturo Arango, pubblicato nel 1995 a La Habana, che è composto di tre racconti: “Lista d’attesa”, “L’Avana elegante” e “Palla, bandiera e gagliardetto”. Un libro che unisce il grottesco, la denuncia sociale e la comicità su uno sfondo realistico-politico.

“Saranno state le tre e trentacinque del pomeriggio, quando quello della maglietta nera entrò nella grande sala d’attesa, sempre uguale a come se la ricordava: la stessa scala a spirale con il corrimano di bronzo ormai del tutto consumato, lo stesso odore di vestiti umidi e di fuliggine, lo stesso miscuglio di voci e motori lontani.”

Il primo racconto che dà il titolo alla raccolta è appunto “Lista d’attesa“, da cui è stato tratto anche il film omonimo.
Il racconto è ambientato a Cuba, nei primi anni novanta. In una sperduta stazione di autobus, di una piccola cittadina, viene a crearsi il caos, poiché ci sono troppe persone per pochissimi biglietti a disposizione. Nel momento in cui l’unico autobus in partenza si rompe, alcuni, ormai rassegnati, decidono di andarsene e proseguire il viaggio in altra maniera. Altri invece, convinti che prima o poi il pullman riesca a partire, decidono di accamparsi nel cortile della stazione. Così inizia un’attesa di ore, giorni, mesi per ottenere un posto nella corriera per Manzanillo. Tutte le persone rimaste finiscono per legare tra loro, dando vita ad una vera e propria comunità, in un clima che diventa in poco tempo familiare, gioioso ed amichevole. Con il passare dei giorni, tutti sembrano aver dimenticato il motivo della loro attesa e nessuno nella stazione se ne vuole andare via da quella che è, ormai , diventata la loro casa. Ma una volta riparato l’autobus ed il contemporaneo arrivo di altri mezzi, che cosa succederà?

“C’era molta gente nella sala, forse più di quella che gli capitava di trovare vent’anni prima, ma non tanta come aveva temuto, e calcolò che se erano meno di trenta in coda probabilmente sarebbero riusciti a partire nelle ventiquattr’ore successive”

Lista d'attesa ci colloca in una stazione degli autobus in mezzo al nulla. O meglio, al centro di un bivio, in mezzo ad una “crisi”. Il termine crisi deriva dal greco κρίσις, vocabolo che significa  «scelta, decisione, fase decisiva…». Parola che deriva, a sua volta, dal greco di κρίνω, cioè «distinguere, giudicare». 

Da un lato il Mar dei Caraibi, con acque azzurre e sabbie bianche che anno dopo anno convocano migliaia di turisti. Accanto ad essa, quella peculiare versione di povertà, o estrema scarsità, che prevale a Cuba. Di volta in volta, un autobus passa attraverso la stazione; e i pochi che passano sono pieni o con un solo posto rimasto, il che scatena forti offerte tra coloro che desiderano tornare a casa. Le persone, la cui destinazione è L'Avana o Santiago de Cuba, si accumulano nel terminal. E si aspetta. Il terminal ha il suo autobus - una vecchia “caffettiera” importata dall’ "orbita sovietica" - ma è guasto. O la stessa cosa: manca un pezzo che i cecoslovacchi non inviano più. Il punto di vista del quinto film di Juan Carlos Tabío (condirettore di Fragole e Cioccolato, insieme a Tomás Gutiérrez Alea, anch'egli cubano) è estremamente interessante. 

Qualcuno grida poco dopo l'inizio del film: "È un paese socialista o capitalista?" In qualche modo, il resto della lista d'attesa proverà a trovare la risposta. In questo senso, il grande merito del film - che è abbastanza irregolare e lungo - è che tutto viene messo in discussione, in modo franco e diretto. É un film che sorprende.  Inoltre, Tabío sembra aver notato che, alla fine, non è così facile rispondere a questa domanda. Ma ciò non gli impedisce di porre altre domande, lungo la strada, o di prendere una posizione. Cioè, per fornire risposte, piccole e/o parziali, ma risposte, bisogna operare una vigorosa “rotazione” della vita dei protagonisti del film.

 Un altro dei suoi meriti (condiviso con Arturo Arango, autore della storia su cui è basato il film) è la rilevanza di aver scelto una situazione come questa - l’ impossibilità di viaggiare - che è reale e quotidiana tanto quanto metaforica. In altre parole: questo terminal degli autobus diviene un laboratorio sociologico formidabile.

Nella sua lunga sezione centrale, la Lista d'attesa ci concede una sorta di “costumi epici”, in cui ogni personaggio dà il massimo per uscire dal vuoto innescato. C'è il giovane e bello ingegnere (Vladimir Cruz), la ragazza attraente fidanzata con un manager spagnolo (Thaimi Alvariño), il cieco (che si definisce con grazia un "caso sociale" e non è altro che Jorge Perugorría - il cubano più internazionale - nel miglior ruolo della sua carriera), ecc. Tutti "collettivamente mettono mano" sull'autobus (per sistemarlo), applicando il postulato di Carlo Marx: “ognuno secondo le proprie possibilità”. Ci sono anche gli antagonisti, quelli che offrono il peggio di se stessi (perché non hanno nient'altro). Il peggio è l'obiettività davanti all'autorità, il panico di fronte alla libera iniziativa delle coppie e la testa che si inchina davanti ai paralizzanti "orientamenti" ufficiali. Se pensiamo che questa fase del film sia marcatamente volontarista, non ci si sbaglia assolutamente. A volte, tutto è pericolosamente vicino a uno scontro tra volontà sane (ben intenzionate) e altre troppo perfide.

L'attesa è lunga, molto lunga. Tanto che dà il tempo di perdere i bambini, di sentire la fame, di rompere tubi, rubinetti e altri dispositivi per aggiungere i propri difetti a quelli dell'autobus, spiegando la catastrofica obsolescenza strutturale vissuta a Cuba. In alcuni di questi drammi, il film monta un'attraente impalcatura umoristica. Per il resto, l'estensione dell'attesa porta a un panorama surreale quanto “utopico” (ma nel senso etimologico del termine). Ovvero, ciascuno dei personaggi presenti offrendo, per generosità o necessità, le proprie risorse materiali, pratiche ed intellettuali, contribuisce a creare, dal nulla, una vera e propria comunità basata su nuove regole e nuovi principi. Ecco che i passeggeri, senza neanche averlo mai immaginato o desiderato, si ritrovano in una vera e propria “comune”, fondata da ciascuno di loro. Una perfetta “comune” fornita di relativi dormitori, cucina, sala da tè, biblioteca, orto e officine varie. La penuria, improvvisamente, sparisce e diventa, al contrario, decoro e dignità. Nel film, il sogno si sovrappone alla realtà e viceversa: diventa perciò impossibile, ad un certo punto, distinguere i due elementi. Questo perché i sogni non sono altro che sintomi del desiderio e aspirazioni, quindi “energia”. Questa energia, se canalizzata nella giusta direzione, nelle relazioni e nella risoluzione di questioni pratiche, lascia un segno. Tutto diventa trasformazione creativa della realtà. Come lo è stato per Cuba, la “crisi” non è altro che l’ opportunità di una trasformazione creativa e creatrice.

Ultima modifica ilVenerdì, 03 Aprile 2020 08:05
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