Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La diplomazia dell’avocado

di Martha Alvarez

I principali e più costanti ambasciatori delle ricchezze americane provengono dell’agricoltura. La varietà dei frutti, con i loro colori, forme, sapori e profumi sono fatti per il piacere dell’umanità. Della Colombia, prodotti tradizionali come il caffè, cacao e fiori, hanno costruito un percorso diplomatico, che sotto lo sfondo meraviglioso delle cartoline dei paesaggi incontaminati, vogliono offrire ai popoli del villaggio globale, un assaggio di speranza nell’eradicazione della fame e della malnutrizione.

Presto, all’arrivo dei primi conquistatori in America, si sviluppa uno scambio agricolo. Da occidente a oriente, arrivarono le risorse americane che hanno trasformato le diete, l’arte culinaria, l’abitudine culturale e sociale, che non solo sono incorporate, ma, ora sono parte dell’eredità che identifica un popolo. La pasta al pomodoro è un esempio; ovverosia, il grano euroasiatico e il pomodoro americano si combinano per essere un esempio d’arte culinario locale.

I popoli e la agricoltura globale, enormemente, hanno beneficiato dell'antico lavoro di selezione sviluppato dagli agricoltori precolombiani.

Le cartoline postali utili al gusto ed erette al grado di ambasciatrici, sono: patate, mais, pomodori, cioccolato, tabacco, zucchine, cotone, girasole, melanzane, avocado, un sacco di diversi tipi di fagioli e zucche, patate dolci, arachidi, anacardi, ananas, papaya, guaiava, patate dolci, manioca, vaniglia, diversi tipi di peperoncino e pepe. Esse si sono trasferite e risiedono definitivamente tra le molte piante usate come alimento, si sono integrate nelle diete, però hanno origine americano. A grado equipollente, non possiamo dimenticare la coca, il cactus, agavi, aloe, e centinai d’altri prodotti vegetali utili anche in medicina, para la cura della persona, e l’ornamento. Cioè, circa il 60% dei raccolti europei del secolo XXI sono d’origine americana. Ancora, oggi abbiamo bisogno di conoscere moltissimi prodotti.

Tra i francobolli di collezione del paniere italiano possiamo trovare l’avocado. L’avocado è un prodotto d’origine americana: la Persea americana. In America è chiamato in alcune zone mamón o aguacate in spagnolo; oppure palta, parola trata del chèciua, l’antica lingua del Perù. Ora è coltivato in alcune zone europee.

L’avocato, attualmente ha una grande promozione e una distribuzione sul mercato mondiale, grazie alle sue numerose varietà e proprietà. Renee Jacques, nel The Huffington Post, ha elaborato una piccola guida per l’uso dell’avocato: come olio o burro, a pezzetti nell’insalata o come guacamole che “è la salsina più salutare”; come “un ottimo idratante, curare le scottature prevenendo le irritazioni, e perfino aiutare a ridurre le rughe.” In Colombia si mangia la fresca polpa delle molte varietà e forme, portate alla minima espressione: solo, condito con sale zucchero, in crema, frullati e in ogni forma e combinazioni che possiamo immaginare.  

Le virtù dell’avocado, prosegue la Jacques, sono numerose: “sono pieni di magnesio e potassio, entrambi d’aiuto nel regolare la pressione sanguigna. L’avocado ti regala più magnesio di venti altri tipi di frutta, inclusi banana, kiwi e fragola”. Insomma, un prodotto della terra, dove per ultima volta gli idealisti hanno ricercato la fonte dell’eterna gioventù. 

Nel 2018, il candidato presidenziale, Gustavo Petro, oggi a capo dell’opposizione, ha proposto una maggiore attenzione del governo verso lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e produttiva, per sviluppare ciò che possiamo identificare come una diplomazia dell’avocato. Lo ha ripetuto diverse volte durante la campagna elettorale, trovando risposte folcloriste e tal volta deriso. In un Twitter del 28 marzo, aveva scritto un programma di sviluppo agrario, che offriva un nuovo scenario d’opportunità per la generazione di dividendi internazionali a favore della Colombia, lavoro per i cittadini e l’utilizzo produttivo di molte terre incolte. Petro, aveva scritto: “Abbiamo davvero un progetto di creazione di posti di lavoro più potente di Duque. Il petrolio dà 50.000 posti di lavoro, avocado e simili se vengono coltivate terre fertili, danno due milioni di posti di lavoro rurali e mezzo milione di posti di lavoro industriali.”

Il percorso diplomatico già era stato disegnato dai contadini e piccoli impresari, che avevano individuato un albero dell’orto, che offriva un frutto importante nella loro dieta, già commercialmente presente nel consumo interno in gustose varietà.  Finalmente, intorno alla prima decade del presente secolo, lo hanno eretto come il loro portavoce nel panorama internazionale: “Mister Avocado. Ambasciatore della Colombia nel mondo”.

Il processo di legalità e presenza del diplomatico agricolo, inizia dove la diplomazia umana dà il meglio di sé: intorno ai buffet. Il food service ha iniziato a sfruttare il comparto alimentare attingendo ai prodotti agricoli colombiani. L’avocado ha atteso pazientemente il suo turno per fare la comparsa e ora è facilmente riconosciuto nei mercati internazionali per il colore della sua mimetica: generalmente verde, la sua forma di pera e la versatilità con che si può usare.

Sua eccellenza, Mister Avocato sta sempre accompagnato. Il caffè, i fiori colombiani, le banane fresche o secche hanno fatto l’apripista nel mercato internazionale del dopo guerra. Infatti, lentamente e prestando l’attenzione adeguata, conosciamo molti prodotti agricoli che arrivano alle nostre tavole: caffè e cacao con i loro derivati, frutta e verdura, carne di manzo, trota e tilapia, sono tra gli importanti prodotti che le numerose aziende colombiane esportano. Il nostro diplomatico, attende nei mercati insieme alla varietà dei frutti colombiani: curuba, guanabana, mango, maracuya, papaya, ananas, tomate de arbol, uchuva, zapote, pitahaya, carambola, feijoa, granadilla, lulo, limone di Tahiti, uva spina, gulupa, borojò e molti altri sono i prodotti.

L’avocado e l’insieme degli ambasciatori agricoli della Colombia sono un’importante divisa internazionale. La Colombia ha sviluppato, purtroppo lentamente, una diplomazia alimentare. Però, ultimamente sta ricevendo l’attenzione che merita. Il Dipartimento amministrativo nazionale di statistica (Dane) ha rivelato che nel gennaio 2020, nelle vendite esterne della Colombia, il 19,7% sono prodotti dell’agricoltura, alimenti e bevande. Il sito, forbes.co, indica che il comparto alimentare ha riportato una crescita di 5,4% rispetto a gennaio 2019; ovvero 676, milioni di dollari. 

Gli Stati Uniti finora sono stati il primo mercato al mondo per quanto riguarda gli alimenti di fascia premium. Il business è collaudato con l’UE, e in pieno sviluppo con i paesi asiatici. Esiste un concreto interesse delle piccole e medie imprese verso la creazione d’una piattaforma logistica con tutti i paesi dell’UE e l’Asia, per il commercio d’avocado. 

Il presidente Ivan Duque può offrire al proprio popolo una opportunità di presenza e di sviluppo intorno ai mercati agricoli internazionali, offrendo norme chiare e burocrazia snella e una partecipazione nella collocazione promozionale. I predecessori hanno lavorato per portare al nostro diplomatico alle tavole e industrie del mondo. Il governo, insieme all’imprenditoria degli agricoltori, ha stabilito accordi commerciali  con importanti importatori alimentari nel mondo come gli Stati Uniti, il Canada, l'Unione Europea, la Corea del Sud, il Giappone, i paesi del sud-est asiatico e Medio Oriente.

Con un enorme potenziale agricolo la Colombia potrebbe essere un profeta che alimenta i popoli. La storia sacra, racconta un episodio interessante: il Cristo riceve l’informazione che il cugino, Giovanni il Battista, era stato decapitato. Allora, sta scritto: “Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare»”.  Se la scena si fosse sviluppata sulle fertili montagne della Colombia dove si coltiva l’avocado, i discepoli l’avrebbero offerto una dozzina.

In tempi di pandemia, condividere il pane, più che mai, risulta un imperativo. Donate un avocado al vostro vicino.

 

FONTI

Renee Jacques, 10 ragioni per cui gli avocado sono il cibo migliore del mondo, in the Huffington Post, huffintonpost.it;

semanarural.com; semana.com;   telesurtv.net; chetemagni.wordpress.com;

rcnradio.com; cancilleria.gov.co; forbes.co

youtube.com: Top de impacto, ¿Habrá escasez de alimentos?; ¿La agricultura y ganadería, en jaque? Esto nos espera. Hora de actuar

Ultima modifica ilSabato, 11 Aprile 2020 14:09
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