Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

No alla strumentalizzazione interclassista del 25 Aprile

di Lamberto Consani

In tempo di Covid19 tutte le manifestazioni e gli eventi pubblici sono o eliminati o rimandati o celebrati in forma sintetica o riduttiva e così sarà anche per questo 25 aprile, ma questo non deve attenuare il rigore di una critica che recepisce un comune sentire sempre più diffuso e che comincia a percepirsi; sarà quindi nell’intento di contribuire a dare una forma più definita a questo sentimento sempre più diffuso che scriveremo quanto segue.

Ci si consenta di dire, più che altro a titolo di comprensibile sfogo (“voce dal sen fuggita” n.d.r.), che il Covid19, svolgendo almeno in questo una funzione non negativa, ci risparmierà in parte la presenza sulle piazze di spregevoli figuri che, facendosi scudo del 25 aprile, ne avrebbero approfittato per ammannirci la solita stucchevole retorica patriottarda da alcuni anni a questa parte sempre più sordida, melensa, vischiosa e ipocrita.

Un’occupazione militare straniera non è tale solo se connotata dalla presenza dell’esercito di un certo paese (quello tedesco, in questo caso n.d.r.) ma non di un altro e se i nostri partigiani, con pesante sacrificio di sangue, contribuirono a liberarci dalla presenza dell’occupante nazista e della tirannia  fascista non è lecito, nascondersi strumentalmente dietro l’evocazione di quegli eventi e di quella temperie morale (di per se sacrosanta n.d.r.) per occultarne un’altra, quella della N.A.T.O., che da più di 70 anni pesa sul territorio del nostro paese (aggravata, oltretutto, dalla presenza di un imprecisato numero di ordigni nucleari che mettono a repentaglio la vita e la sicurezza del nostro popolo n.d.r.) ed un’altra ancora, quella dell’U.E. che, sebbene non attuata con strumenti militari in senso stretto, non è meno pesante dell’altra e che, in barba a quella Costituzione di cui i Quisling eurocratici sempre si riempiono la bocca, ci sottrae ogni giorno di più indipendenza politica, sociale ed economica.

Ma atteniamoci, per non essere dispersivi, al 25 aprile 1945. Come, da lotta intrapresa dalla maggior parte delle forze antifasciste combattenti (social-comuniste n.d.r.) come l’inizio d’un processo liberatorio che avrebbe dovuto portare, sì, all’abbattimento del fascismo ed alla cacciata dell’invasore nazista ma anche a radicali rinnovamenti sociali e sia divenuta invece, di fatto, strumenti di contenimento interclassista delle contraddizioni sociali, è cosa che non può almeno in parte non ricondursi alla profonda involuzione interna in senso riformista e moderato del P.C.I.

Sorvoliamo, per necessità di spazio, sulla strumentalizzazione deformante del pensiero gramsciano attuata da Togliatti e da taluni settori del P.C.I. (spintasi, in alcuni casi, fino ad una vera e propria, per quanto discreta, manipolazione degli scritti originali n.d.r.) ma non possiamo  non prender atto del fatto che la lenta ma inesorabile opera di erosione revisionistica, iniziatasi ben prima della svolta di Salerno, contribuì prima, a liberazione avvenuta, a contenere le spinte più avanzate del movimento partigiano e poi a neutralizzare le potenzialità della classe operaia ricondotte entro i limiti d’una più gestibile (per i revisionisti e per la borghesia n.d.r.) prassi socialdemocratica.

La retorica patriottarda della “festa di tutti gli italiani”, retorica in nome della quale ogni contrasto di classe doveva venire smussato e deprivato d’ogni potenziale radicalità, ha proceduto a tappe forzate fino a restituirci l’immagine progressivamente sempre più deformata d’un 25 aprile che, così come ieri venne usato per consegnarci nelle mani della borghesia nazionale post-bellica, oggi serve a consegnarci in quelle, anche più spietate, della borghesia finanziaria e multinazionale e di N.A.T.O., Euro e Unione Europea.

Non bisogna cadere però nell’errore, dal quale tanti si sentono forse tentati, di ripudiare il 25 aprile solo perché si tenta di farcene assimilare un’immagine sempre più pesantemente falsata in senso interclassista e neo-liberista.

Vogliamo restituire al 25 aprile i suoi connotati sociali e di classe e come la resistenza di ieri ci liberò dalla tirannia fascista e dall’occupazione nazista quella di oggi deve liberarci da ogni soggezione militare, sociale ed economica. No N.A.T.O., no euro, no Unione Europea.

Ultima modifica ilLunedì, 20 Aprile 2020 12:31
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