Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

L'arroganza. Punto!

di Giandiego Marigo

È un ben misero esempio da cui partire, ma comunque efficace, perché i modi ed i comportamenti definiscono i contenuti e derivano, sempre, dalle premesse. È un discorso che personalmente ho affrontato molte volte, anche su queste pagine che, cortesemente e coraggiosamente, mi ospitano. Sto parlando ovviamente della gaffe (gaffe o volontaria affermazione ad effetto?) di Giuseppe Conte alla festa del Fatto Quotidiano.

Nel tono e nel modo di quel “134/135,000... Punto!” è contenuta tutta l'arroganza del potere in questo periodo storico e nella gestione della fase pandemica. Quasi che non bastassero le graduali esternazioni derivate dalla lettura del carteggio segretato fra la Task Force e la presidenza del consiglio e le decisioni poi prese, senza tenere conto nemmeno della visione di parte dei consiglieri governativi strapagati.

Non solo di questo voglio, però, parlare, ma approfondendo, della relatività di questa visione. L'arroganza del potere non è nuova e non è unicamente di questa presidenza del consiglio. Così come non sono nuovi i pretesti emergenziali che depistano e distraggono dalla “Modificazione del mondo in corso”.

Gli interessi popolari non vengono rappresentati da anni ed è da anni che la nostra democrazia (presunta) non è compiuta, ma unicamente formale (è nella natura del liberalismo capitalistico rinnegare se stesso in difesa del potere delle oligarchie). I nativi americani direbbero che l'uomo bianco non parla mai davvero con lingua dritta: dice una cosa mentre prepara il tradimento della medesima cosa.

La pantomima elettorale è in corso da tempo, non è cosa nuova; da molto essa è svuotata dal suo contenuto partecipativo, da altrettanto è in corso un graduale attentato alla rappresentatività parlamentare (vogliamo ricordare il maggioritario, il mancato uso delle preferenze?). Per capirci, il referendum in divenire è la punta di un iceberg che naviga da anni e non si scioglie iniziato sin dalla implementazione della costituzione e proseguito nel tempo attraverso svariati tentativi di modificarne il senso.

L'arroganza di Conte è derivazione di un lungo percorso che gliela permette e la pochezza del presunto “cambiamento” sventolata dai grillini che continuano a fissare il dito anziché la Luna, non contribuisce, realmente, a mitigare questa deformazione dei servi del Grande Capitale, finendo anzi per diventarne parte integrante.

Giordano Bruno, prima di essere bruciato sul rogo, disse “Chiedere al potere di riformare se stesso... che ingenuità”. È il gioco, da tempo usato con strumentalità dai buratti del potere, delle definizioni distorte che usa termini d'impatto (Negazionista, Complottista, Comunista, Anarcoinsurrezionalista, Fascista) per definire variazioni minimale del medesimo racconto.

È l'invenzione di stracci colorati a strisce o a scacchi per allineare dietro ad essi le moltitudini dei tifosi, distratti dal nulla, ma incattiviti su questioni di nessuna rilevanza reale. È il “Divide et impera” di sempre corroborato dal “Panem et Circensens” di complemento, che non significa affatto che il Panem ci sarà per sempre e per tutti.

Sto svariando, giocando da un rimbrotto arrogante per definire le ragioni dell'arroganza stessa.

Questa tracotanza è stata usata molte volte sul palco del teatrino del potere, per definire una forza, che spesso non esisteva e che sempre finisce per sconfinare in comportamenti violenti dei guardiani armati posti a salvaguardia del castello del potere.

Torniamo sui comportamenti. Un rivoluzionario, teoricamente, dovrebbe essere preparato alle recite che l'èlite mette in cartellone, ma negli anni, molti, hanno finito, giocando con l'antico gioco del compromesso e della convivenza, per compromettersi con la narrazione della borghesia sino a crederci. Si badi che qui il termine rivoluzionario (anch'esso inflazionato e deformato) è inteso come colui che comprende che solo una mutazione rivoluzionaria possa operare un “cambiamento” reale e che tale mutazione è sempre, in qualche modo, traumatica.

Conte e la sua corte, quindi, sono solo in un solco di continuità con una narrazione temporalmente molto lunga e la sua contrapposizione con l'altro burattino (ogni tanto cambia, oggi è l'asse Capitone-Meloni domani chissà) in gioco solamente apparente, non è un caso che quando si tratti di riformare in senso “modernista-liberista” la struttura del potere (come con il taglio dei parlamentari, la riduzione dei diritti, i tagli orizzontali al allo Stato Sociale) essi navighino nel medesimo senso, ma anche questo può essere asservito, se occorre all'apparenza del conflitto con creazione conseguente di tifoserie. L'importante è che tutto appaia in costante movimento per non cambiare mai.

Il totalitarismo prossimo venturo è in atto da tempo, la democrazia è negata, di conseguenza. La pandemia ed i pretesti connessi, sono solo la ciliegina sulla torta. L'automatizzazione e l'industria 4.0, la globalizzazione delle comunicazioni con il 5G, l'Intelligenza artificiale (di cui poco si parla, ma che è già realtà). La robotizzazione antropomorfa … la necessità di riduzione drastica della popolazione che altrimenti diverrebbe peso morto e palla al piede di un'economia cinica e senza morale alcuna; sono i problemi reali per il capitalismo contemporaneo.

L'aumento della popolazione parzialmente inattiva porrà problematiche enormi che l'èlite mondiale non ha alcuna intenzione di affrontare, questo spiega molte cose e non è complottismo o dietrologia, ma logica e continuità della visione. Che piaccia o meno. Solo un cambiamento sostanziale e profondissimo dell'ordinamento sociale con una modificazione orizzontale del rapporto di potere ed un reale Controllo Democratico dal Basso con una ridistribuzione sostanziale della ricchezza può porre rimedio a questa follia, ma questo si chiama ed inizia con il termine SOCIALISMO

Ultima modifica ilSabato, 12 Settembre 2020 06:39
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