Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

L'Antifascismo oggi

di Giandiego Marigo

Quello che “toccherò” in questo articolo è un argomento “delicato”. Divisivo, ma che oggi viene spesso usato in modo strumentale. Lo premetto, tale argomento mi tocca direttamente. La mia gioventù e media età è stata caratterizzata dall'antifascismo “militante” ed ancora oggi ritengo importante questa caratteristica.

Ma cosa è il fascismo oggi, qui, nella modernità? La nostalgia di busti vetusti e mascelluti? Un pellegrinaggio a Predappio? Una camicia nera ed un saluto romano? Oppure esso, molto più astutamente e subdolamente si insinua nei comportamenti, nei modi, nelle “dichiarazioni di principio”, nel cattivismo diffuso? Nella competitività esasperata, nel mito dell'uomo forte, della Patria, della strenua difesa del confine.

Nell'odio per il diverso, nella richiesta di reazioni forti ad ogni forma di dissenso; Nel liberismo esasperato che umilia l'essere umano, nel modernismo senza progresso spirituale, nel machismo paternale della preponderanza maschile?

In cosa si manifesta il retaggio culturale, mai realmente messo in discussione del fascismo?

Hanno quindi qualche senso i richiami retorici, che non si rispecchiano nei comportamenti e che poi “praticano l'abuso di potere” nella manifestazione politica e personale, nei modi essere e negli atteggiamenti privati.

Richiami che si rifanno ad un fascismo di cartone, delle cerimonie e delle commemorazioni. Classificando come “fascistoidi”, tutti i comportamenti antisistemici?

Ha senso un antifascismo che si richiama alla forza ed agli atteggiamenti repressivi dell'apparato nel trattare il dissenso? Un antifascismo che deride il diverso, l'oppositore, che appoggia la peggior degenerazione liberale della storia cioè la globalizzazione mondialistico-capital-liberista?

Questa generalizzazione semplicistica, per cui il sistema stesso si arroga di essere “l'antifascismo istituzionalizzato”, per cui finisce nel mazzo della destrosità tutto quello che non è “sistemico” sta creando mostri e sta concedendo alla peggiore onda conservativa della storia ogni forma di dissenso. I rivoluzionari da operetta si trovano oggi a difendere le contrafforti del sistema... ma siamo seri?

Esiste il fascismo dell'anima e questo purtroppo è profondamente radicato, ma non solo, è stato implementato, nutrito, coccolato da coloro che si autodefiniscono antifascisti (parlo degli antifascisti istituzionali in camicia bianca) e che chiamano a raccolta contro le destre (definendo però destra tutto quello che non sono loro).

La destra è solo Salvini, il salvinismo leghista dei suoi reggicoda di CasaPound o i carabinieri di Forza Nuova? Sono fascisti coloro che sono convenuti a Piazza San Giovanni il 10 Ottobre-2020?

Ha senso definirli tali oppure il farlo è purissima strumentalità. Una facilitazione per classificare in modo “vergognoso” (come per altro l'abuso di termini come complottista e negazionista) in una generalizzazione semplicistica tutto quel che è dissenso dall'unico pensiero?

Oggi l'antifascismo di maniera è rappresentativo del bisogno di un mondo diverso? Oppure per definire il termine bisogna andare nel profondo dei comportamenti, dentro la cultura diffusa, guardando attraverso la manipolazione consentita, anzi ampiamente sfruttata proprio da quelli che si autodefiniscono i portatori dell'antifascismo?

Combattere il dissenso in questo modo, con la calunnia, la menzogna, la derisione e l'isolamento sociale. Accarezzando l'idea di metodi repressivi anche più “visibili ed organizzati” è forse meno fascista delle farneticazioni Salviniane?

Consentire che il mito del più forte e del più degno, che un capitalismo immorale e tendenzialmente omicida si impadronisca del mondo è una manifestazione di antifascismo?

Usare i mezzi di comunicazione senza scrupoli, organizzando la menzogna e impedendo l'accesso a qualunque voce contraria o peggio umiliandola pubblicamente, circondandola, privandola artificiosamente di senso è un comportamento antifascista? Facilitare l'affermazione delle multinazionali del farmaco, anche a costo di mentire, e di costringere ed obbligare alla cura è un aspetto esteriore dell'antifascismo?

Pensare, dentro di sé la famosa frase del Marchese Del Grillo “Io sono Io e voi non siete un cazzo”, che molti pseudo-democratici manifestano palesemente è antifascista? Il comportamento di certi presidenti di regione, vocati alla repressione e portati al solipsismo è antifascista?

Facciamoci due domande. Personalmente, l'ho detto spesso, sono libertario e quindi antifascista per vocazione spirituale, ma oggi ritengo che si debba chiarire cosa sia il fascismo del 2020 e quali implicazioni abbia con il progetto culturale globalista. Perché di progetto culturale si tratta, oltre che pratico e politico, e molti dei suoi modelli sono nazifascisti, ma vengono accettati senza profferire verbo, anzi praticati dai cosiddetti “Antifascisti del nulla”.

 

Ultima modifica ilLunedì, 19 Ottobre 2020 17:23
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