Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Economia

Moneta Fiscale per l’Italia

di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini (Gruppo della Moneta Fiscale)

Alcuni anni fa, abbiamo iniziato a proporre la Moneta Fiscale (MF) come strumento in grado di superare le disfunzioni dell’Eurozona. È quindi abbastanza frustrante leggere sul Financial Times (28 ottobre 2018) in un articolo di Wolfgang Munchau (“Italy is setting itself for a monumental fiscal failure”) che la MF, data la sua natura di moneta parallela, innescherebbe la rottura dell’euro.

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Mark to market

di Renato Gatti

I principi contabili

Il mark to market (mtm) è un principio contabile che prescrive alle banche di valutare i titoli posseduti al valore di mercato. Ciò comporta che se la quotazione di mercato è positiva la banca può registrare utili non realizzati;  ma se le quotazioni di mercato sono negative  gli assets detenuti dalle banche vanno svalutati al loro valore di mercato, si genera quindi una perdita non realizzata ma che va a ridurre il patrimonio netto e di conseguenza riduce i prestiti che la banca può erogare essendo parametrati al patrimonio netto in base ai criteri del Common Equity Tier 1 (CET1). La valutazione è determinata dal mercato, principalmente dal mercato dei Cds, dai credit default swaps che sono basati sul rischio di credito ovvero sul rischio che quel titolo possa non essere rimborsato per default dell’emittente.

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Riallineamento e svalutazione competitiva

di Renato Gatti

Riallineamento

Ipotizziamo due paesi con due monete e con un cambio nominale di 350 monete A contro 100 monete B. Immaginiamo che il tasso di inflazione nel paese A sia del 3% e quello del paese B sia dell’1.5%. Quindi la stessa merce che costava 350 nel paese A costerà ora (350*1.03) 360.5 e quella che costava  100 nel paese B costerà (100*1.015) 101.5. Il cambio reale  allora non sarà più 350/100 ma ( 360.5/101.5) 355/100.

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Il moltiplicatore keynesiano

di Renato Gatti

Premessa

Tutto l’impianto della nota di accompagnamento al DEF si basa sulla previsione di crescita del PIL nel 2019 e anni successivi. Voglio subito chiarire che sono completamente d’accordo che per ridurre l’incidenza del debito pubblico sul PIL sia da perseguire la strada che tende ad aumentare il denominatore piuttosto che quella che tenderebbe soltanto a diminuire il numeratore.

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Il mantra del governo del cambiamento

di Renato Gatti

Le linee direttrici del governo del cambiamento sembrano essere, in campo economico, due, e precisamente:

  • Riduciamo, con la flat tax, le imposte di modo che le imprese possano rilanciare la loro attività anche emergendo dal nero; il rilancio della attività produrrà a catena la ripresa dalla stagnazione.
  • Diamo ai cittadini un reddito di cittadinanza che, combattendo la povertà, aumenterà i consumi e di conseguenza la domanda, la produzione, l’occupazione.
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Politica e consenso

di Renato Gatti

Lo spettacolo, cui stiamo assistendo, sulla formazione della legge di stabilità (e sviluppo), ci offre due modalità di intendere e praticare la politica: quella che guarda alla ricerca del consenso e quella che ha un disegno strategico per il domani.

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Tra flat tax e reddito di cittadinanza

di Renato Gatti

Premessa

In questo scritto intendo chiarire quali, a mio parere, sono le caratteristiche macroeconomiche e le conseguenze che le due proposte del “governo del cambiamento” recano in sé. Quando parlo di “flat tax” intendo il progetto originario presentato dalla Lega e non quel provvedimento che sta circolando in questi giorni e che, nonostante il nome di flat tax, altro non è che una estensione dell’esistente regime forfettario; parimenti quando parlo “reddito di cittadinanza” intendo quel reddito subordinato alla sola condizione di essere “cittadino” e non a quella proposta del movimento 5S attualmente in discussione che altro non è che una estensione dell’esistente reddito di inclusione (una indennità di disoccupazione estesa ai non occupati).

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Lo spread

di Renato Gatti

A margine de “La moneta incompiuta” di M.Minenna.

Riprendo l’esempio di pagina 41 del libro di Minenna:

“Immaginiamo ora uno Stato non proprio solido, su cui ci sono seri dubbi che possa assolvere l’obbligo di restituire il capitale alla scadenza e/o pagare le eventuali cedole periodiche (Stato I). Il governo di questo Stato emette un’obbligazione ad un tasso di interesse uguale a quello dello Stato super tranquillo (Stato D) ovvero 1.1%.

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L'economia della conoscenza

di Renato Gatti

Chiunque legga il Manifesto oggi, sarà sorpreso di scoprire un’immagine di un mondo molto simile al nostro, in bilico sulla soglia dell’innovazione tecnologica. Al tempo del Manifesto, il motore a vapore rappresentava la più grande sfida per i ritmi e le routine della vita feudale. I contadini furono travolti negli ingranaggi e nelle ruote di questo macchinario e una nuova classe di padroni, i proprietari delle fabbriche e i mercanti, usurparono il controllo della nobiltà terriera sulla società. Ora, è l’intelligenza artificiale e l’automazione che incombono come minacce dirompenti, promettendo di spazzare via “tutti i rapporti stabili e irrigiditi“. “Rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione“, il Manifesto proclama, trasforma “tutti i rapporti sociali“, determinando “l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca“.(da VAROUFAKIS: IL MANIFESTO DI MARX HA PREDETTO LA NOSTRA CRISI)

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