Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Economia

C'è un dopo per lo stato sociale?

di Renato Gatti

Quando studiavo alla Bocconi il testo politico-economico più discusso era quello di Giovanni Demaria “Lo stato sociale moderno”, uno dei testi che ha ispirato la Costituzione italiana; il Demaria presiedette la commissione economica per la Costituente e pubblicò quel testo nel 1946. Quel testo è quindi a monte dell’articolo 38 della Costituzione che recita:

“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.”

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La manovra di bilancio del governo giallorosso

di Renato Gatti

Impossibile esimersi dal commentare l’inizio della stagione della legge di stabilità da approvarsi entro la fine di quest’anno. L’iter passa attraverso la nota di aggiornamento del DEF, i documenti di programmazione per il triennio a venire avendo presenti gli andamenti dell’economia mondiale e impostando strategie per correggere andamenti indesiderati o incentivare azioni ritenute politicamente auspicabili.

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Dazi e aiuti di Stato

di Renato Gatti

Non capisco questi sollevamenti contro i dazi che dal prossimo 16 ottobre il presidente Trump applicherà a 7,5 miliardi di importazioni dall’Unione Europea. Certo Trump è un pessimo e antipatico presidente degli USA, ma in questo caso, prima di scatenersi contro di lui, sarebbe il caso di approfondire la faccenda.

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Il futuro del lavoro

di Renato Gatti

L’amico Aldo Potenza mi ha segnalato un documento dell’ISPI (italian insititute for international political studies) intitolato IL FUTURO DEL LAVORO UOMO VS MACCHINA? La segnalazione è conseguenza della mia attenzione al problema che è stata spesso, e continua ad essere, tema per miei interventi e scritti e che è motivo dominante nelle tesi su Economia e Lavoro elaborate nel febbraio del 2019 alla convention di Socialismo XXI secolo tenutasi a Rimini.

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Ragioniamo sulla crisi del 2007

di Renato Gatti

Un tentativo serio di andare a scavare sulle cause e i meccanismi della crisi del 2007, una condivisione sulle ragioni di quella crisi che tuttore perdura non è ancora stata fatta. Mi fa piacere quindi esaminare l’articolo di Vladimiro Giacchè all’interno del libro Quodlibet “Karl Marx e la crisi”.

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Governo giallo-rosso e rivoluzione 4.0

di Renato Gatti

Il primo a mettere al centro della politica economica la rivoluzione 4.0 fu, poi il governo giallo-verde tagliò gli incentivi previsti da Calenda per poi doversi ricredere e reintrodurli (anche se depotenziati); parliamo, come si intuisce del super ed iper ammortamento sugli investimenti 4.0.

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Americanismo e robotismo

di Renato Gatti

Dal fordismo alla rivoluzione 4.0

Quando si affronta il tema di un nuovo modo di produzione, nello specifico la rivoluzione 4.0, non si può non riandare al testo gramsciano di “Americanismo e fordismo”, alle sue tematiche e soprattutto alla logica dialettica che pervade tutto quel testo che analizza appunto il mutamento di un modo di produzione.

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Fully Automated Luxury Communism - FALC

di Renato Gatti

Fully Automated Luxury Communism (Comunismo Pienamente Automatizzato di Lusso)

Aaron Bastani, opinionista britannico e fondatore di Novara Media, è l’autore che ci introduce in questa nuova dimensione politica. La premessa parte da numerosi studi secondo i quali nei prossimi vent’anni una percentuale tra il 30 e il 50% dei lavori potrà essere automatizzato grazie ai progressi compiuti grazie alle nuove tecnologie, dall’IOT al deep learning, dai big data all’intelligenza artificiale. Per il momento è impossibile sapere quali saranno effettivamente le reali conseguenze della rivoluzione 4.0, ma una cosa è certa: il rischio è di trovarsi davanti alla disoccupazione di massa; senza la possibilità che i lavori persi vengano assorbiti grazie a quelli creati dalle nuove tecnologie.

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