Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Economia

Governo giallo-rosso e rivoluzione 4.0

di Renato Gatti

Il primo a mettere al centro della politica economica la rivoluzione 4.0 fu, poi il governo giallo-verde tagliò gli incentivi previsti da Calenda per poi doversi ricredere e reintrodurli (anche se depotenziati); parliamo, come si intuisce del super ed iper ammortamento sugli investimenti 4.0.

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Americanismo e robotismo

di Renato Gatti

Dal fordismo alla rivoluzione 4.0

Quando si affronta il tema di un nuovo modo di produzione, nello specifico la rivoluzione 4.0, non si può non riandare al testo gramsciano di “Americanismo e fordismo”, alle sue tematiche e soprattutto alla logica dialettica che pervade tutto quel testo che analizza appunto il mutamento di un modo di produzione.

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Fully Automated Luxury Communism - FALC

di Renato Gatti

Fully Automated Luxury Communism (Comunismo Pienamente Automatizzato di Lusso)

Aaron Bastani, opinionista britannico e fondatore di Novara Media, è l’autore che ci introduce in questa nuova dimensione politica. La premessa parte da numerosi studi secondo i quali nei prossimi vent’anni una percentuale tra il 30 e il 50% dei lavori potrà essere automatizzato grazie ai progressi compiuti grazie alle nuove tecnologie, dall’IOT al deep learning, dai big data all’intelligenza artificiale. Per il momento è impossibile sapere quali saranno effettivamente le reali conseguenze della rivoluzione 4.0, ma una cosa è certa: il rischio è di trovarsi davanti alla disoccupazione di massa; senza la possibilità che i lavori persi vengano assorbiti grazie a quelli creati dalle nuove tecnologie.

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La quarta rivoluzione industriale

di Renato Gatti

Forse non ci stiamo rendendo conto appieno della rivoluzione industriale, la quarta, la rivoluzione 4.0 che sta invadendo il mondo, predisponendo una ricollocazione dei paesi in base alla loro capacità di assorbire tempestivamente le nuove tecnologie, pena l’essere emarginati nella divisione internazionale del lavoro. La Cina e gli U.S.A sono in testa in questa corsa mentre l’Europa segue, ma all’interno dell’Europa l’Italia è agli ultimi posti, ed è forse anche per questo che il PIL non cresce e l’incremento di produttività è a livello zero da almeno 20 anni.

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L'unione bancaria

di Renato Gatti

Una questione di stile

“Alla fine del summit europeo del giugno 2012, mentre la cancelliera Merkel si preparava ad uscire, Monti chiese la parola. Con un tono pacato e in modo elegante espose quella che forse sarebbe stata la dichiarazione più spinosa della sua vita. La cancelliera si rimise a sedere, aveva capito che se Mario Monti prendeva quella linea, dietro doveva esserci qualcosa di significativa importanza”.(Yanis Varoufakis I deboli sono destinati a soffrire? Pag. 364)

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Il decreto crescita è legge

di Renato Gatti

La nuova legge approvata definitivamente il 27 di questo mese, letto con un’ottica di classe, si sostanzia in numerose agevolazioni fiscali per le imprese. Alcune, le principali, sono riproposte dopo essere state inopportunamente cancellate (agevolazioni 4.0 e mini Ires), altre sono nuovi bonus e provvedimenti di supporto a nuove assunzioni (contratti di espansione).

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Ridurre il debito italiano

di Renato Gatti

I dati

Il debito pubblico italiano viaggia attorno ai 2.250 miliardi di euro, pari al 132.6% sel PIL pari a 1.690 euro, in valore assoluto il debito italiano si piazza al quarto posto dopo USA, Giappone e Cina. In percentuale sul PIL è al terzo posto dopo Giappone e Grecia. Il debito pubblico è posseduto al 32% da investitori esteri, al 22% dalle banche, al 22% da istituzioni finanziarie diverse dalle banche, al 19% da bankitalia e da privati il 5%.

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Il nulla e i mini-bot

di Renato Gatti

Questa nauseante polemica sui mini-bot, basata sull’illusione bambinesca della soluzione dei problemi con la semplicità di singoli provvedimenti o strumenti che risolvono tutto, negando la complessità della situazione e limitandosi alla superficie delle cose senza penetrarne l’intima struttura, mi pare essere più che altro un’arma di distrazione di massa, uno dei tanti temi estratti dal cilindro di Salvini per dirottare l’attenzione e la discussione dal vero tema da affrontare.

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