Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La crescita è l’unica strada per abbattere lo spread

La crescita è l’unica strada per abbattere lo spread La crescita è l’unica strada per abbattere lo spread

di Stefano Sylos Labini

Siamo sottoposti quotidianamente al bombardamento dello spread che viene usato come uno strumento di ricatto per condizionare le decisioni di politica economica del governo. Per cercare di capirne qualcosa è interessante confrontare  i valori dei tassi di interesse e dello spread precedenti alla crisi con quelli attuali. In Italia il valore attuale è associato ad una fase di stagnazione prolungata essendo il Pil reale inferiore di circa 100 miliardi di euro rispetto a quello del 2007. Una situazione totalmente diversa da quella della Germania che ha conseguito una crescita molto consistente dopo il crollo del 2009.

2007                           OGGI

BTP = 4,2 %              BTP = 3,3 % 

Bund = 4,0 %            Bund = 0,35%

Spread = 0,2              Spread = 300

Dunque oggi i tassi sui BTP sono più bassi di quelli del 2007 dell’1% nonostante le ondate di panico che vengono alimentate da tutti i mass media. Ma quello che colpisce è il crollo del rendimento dei bund tedeschi di quasi 4 punti %. Ciò significa che durante la stagnazione dell’Italia i capitali sono scappati in Germania che si è avvantaggiata in modo eclatante rispetto al nostro Paese. In altre parole la crescita dello spread non è il risultato dell’innalzamento dei tassi italiani bensì del crollo di quelli tedeschi.

Perché è successo tutto questo ? Perché dopo la crisi Lehman del 2008 l’Italia ha continuato a conseguire avanzi primari elevatissimi che hanno letteralmente mandato a picco l’economia. L’esempio più evidente di queste ricette sbagliate si è avuto con il governo Monti che ha fatto una pesante stretta fiscale portando l’avanzo primario al 2,2% del Pil, il reddito nazionale è crollato del 2,4% e il rapporto debito / Pil è aumentato di 10 punti.

L’insegnamento che possiamo ricavare è che l’unico modo per far tornare i capitali in Italia e quindi ridurre lo spread, è quello di dare un forte stimolo alla ripresa dell’economia. L’esatto contrario della ricetta suicida che ci vuole imporre l’Unione Europea. Per questo dobbiamo lanciare la Moneta Fiscale che consiste di titoli fiscali (CCF, Certificati di Credito Fiscale) emessi dallo Stato il quale si impegna ad accettarli al valore nominale dell’emissione per concedere sconti sul pagamento di qualsiasi obbligazione fiscale a chi ne sarà in possesso. In tal modo si garantisce un controvalore monetario stabile e certo a questi titoli.

Con la Moneta Fiscale possiamo immettere potere d’acquisto aggiuntivo nell’economia evitando di chiedere soldi sui mercati e guadagnando due anni di crescita prima di avere un impatto sul bilancio dello Stato. Ciò perché i CCF non appena emessi possono funzionare immediatamente come un mezzo di pagamento complementare all’euro essendo negoziabili, trasferibili a terzi e scambiabili sul mercato.

La Moneta Fiscale può essere assegnata senza contropartite per integrare redditi e pensioni basse e si potrebbero prevedere anche delle assegnazioni per finanziare la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario evitando di far ricadere i maggiori costi sulle imprese. Un'altra linea di intervento riguarda la riduzione del cuneo fiscale per mantenere in equilibrio la bilancia commerciale di fronte all’aumento della domanda interna e delle importazioni. Infine, con la Moneta Fiscale si può pagare una certa quota di investimenti, lavori e servizi pubblici. Nella prima fase può essere opportuno destinare le risorse proprio sul finanziamento degli investimenti pubblici che hanno la maggiore capacità moltiplicativa e sono in grado di generare il più alto livello di occupazione.

Un passo importante per garantire il successo di questa operazione è rappresentato dalla costituzione di un circuito commerciale, sull’esempio del Sardex, in cui le imprese che aderiscono si impegnano ad accettare i CCF in rapporto di 1 a 1 con l’euro. Se venissero coinvolte grandi imprese partecipate dallo Stato come ENI, ENEL, Poste, Ferrovie, ecc., e venissero stipulati accordi con le grandi imprese della distribuzione, dell’edilizia, dei servizi, ciò costituirebbe un segnale importante per l’intero sistema economico favorendo l’accettazione e la circolazione dei titoli fiscali su larga scala.

Sappiamo che non sarà facile lanciare la Moneta Fiscale sia perché i politici ora al governo non hanno né il coraggio e né la determinazione, sia perché le forze contrarie sono molto potenti e sono disposte a tutto pur di fermare un’operazione di questo genere. Qualche giorno fa Draghi ha dichiarato che: "L'euro è la sola moneta dell'Ue. Monete parallele o sono illegali o sono debito che aumenta il debito esistente". Ma un mezzo di pagamento ad accettazione volontaria non è illegale perché non mette in discussione l’euro come unica moneta ad accettazione obbligatoria mentre gli sconti fiscali non aumentano il debito all'emissione in quanto non c'è nessun impegno dello Stato a sborsare euro alla scadenza dei titoli. Del resto è intuitivo essendo i CCF dei titoli che non vengono venduti sul mercato per raccogliere euro che poi devono essere restituiti alla scadenza come accade per i BOT e i BTP.

In conclusione, servono delle strategie adeguate per sfidare l’Unione Europea e le sue regole fiscali troppo rigide. Quello che non si può fare è ignorare le regole: un atteggiamento di sfida puro e semplice non funziona. Gli sconti fiscali a scadenza rispettano le regole sulla moneta, sul deficit e sul debito. Pertanto una reazione negativa dell’Europa non potrebbe essere giustificata in alcun modo se non come un atto di forza e di prevaricazione assolutamente inaccettabile.

 

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