Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

I paradossi della flat tax

Flat Tax Flat Tax

di Renato Gatti

L’approvazione della legge di stabilità ha finalmente reso esplicito il testo di una legge tra le più travagliate.

Una delle innovazioni, che dovrebbe essere l’inizio di una grande riforma, è rappresentata dall’estensione del regime forfettario per il 2019 e dalla successiva introduzione dal 2020 della flat tax.

Come noto la partita iva che avrà fatturato nel 2018 fino a 65.000€ potrà nel 2019 adottare, senza i limiti previsti dalla precedente legge, un regime di tassazione che lo assoggetta all’aliquota del 15%. Mentre nel 2020 chi nel 2019 avrà fatturato più di 65.000€ e meno di 100.000€ sarà assoggettato alla flat tax del 20%.

Ricordiamo che nei successivi esempi (tratti da Il Sole 24 ore del 3 gennaio 2019) l’imponibile fiscale non corrisponde al fatturato in quanto si considerano in tutti gli esempi i costi deducibili nella misura forfettariamente previsti.

Un primo paradosso è rappresentato dal caso di due partite iva che nel corso del 2018 abbiano fatturato rispettato l’uno 66.000€ e l’altro 65.000€.

Ebbene nel corso del 2019 se entrambi i soggetti fatturassero 75.000€, il primo sarà tassato col regime normale e pagherebbe tra Irpef e imposte regionali e comunali 17.647€, mentre il secondo, applicando il regime forfettario pagherà una imposta sostitutiva di soli 7.722€. Il nuovo regime prevede quindi che se nel 2018 una partita iva fatturasse solo 1.000€ in più di un’altra, e se entrambe nel 2019 fatturassero lo stesso importo, i due soggetti sarebbero tassati in modo rilevantemente diverso. Quale ratio alla base di questo meccanismo?

Facciamo lo stesso esempio per due soggetti che nel 2019 fatturassero: il primo 100.000€ ed il secondo 101.000€ e che entrambi, nel 2020, fatturassero 150.000€. Ebbene per il 2020 il primo contribuente pagherebbe la flat tax per 20.592€, il secondo pagherebbe col regime normale ben 41.353€. Solo 1.000€ di fatturato in più nel 2019 faranno pagare a quel contribuente, nell’esempio, il doppio delle imposte nell’anno successivo!    

Naturalmente i contribuenti saranno molto attenti, nella pianificazione fiscale, a minimizzare, al massimo possibile, e legalmente l’incidenza fiscale sui loro introiti.

Il fatto di legare il regime fiscale al fatturato dell’anno precedente è il fatto distorsivo più evidente, significa cioè che l’essere al di sotto del limite di legge nell’anno x permette nell’anno x+1 di assoggettare a flat tax fatturati milionari con risparmi di imposta enormi rispetto a quelli che gravano su redditi equivalenti realizzati da chi nell’anno x avesse fatturato al di sopra del limite di legge.

Ora nel caso delle prestazioni di servizi, il presupposto iva previsto dall’art.6 del D.P.R. 633/72, scatta nella data in cui si emette la fattura, quindi è legalmente possibile manovrare il fatturato di ogni esercizio pianificando il carico fiscale.

Faccio un esempio; un professionista fattura mediamente 150.000€ l’anno e se fatturasse (e incassasse) quell’importo, non applicandosi la flat tax pagherebbe ogni anno 41.353€. Lo stesso professionista spostando la fatturazione da dicembre di un anno al gennaio dell’anno successivo, e l’anno successivo facendo il contrario, potrebbe fatturare 100.000€ nell’anno x e nell’anno successivo fatturarne 200.000€ pagando su 200.000 il 20% (ovvero, tolte le spese 15.600€), e nell’anno successivo, tornato al regime normale, pagherà su 100.000€ (ovvero 26.710€). Quindi nei due anni nel primo caso pagherà 41.353*2= 82.706€, pianificando le fatturazioni invece pagherà, nei due anni, solo 42.310€.

E’ facile prevedere che ogni partita iva, cercherà in ogni modo di spostare le fatturazioni, ovvero gli incassi, ubbidendo ad una pianificazione fiscale finalizzata a minimizzare il carico fiscale, ma, in tal modo, rendendo ridicola la ricerca di una tassazione equa e consona all’art.53 della costituzione, ma creando un regime fiscale in cui a pagare su tutto il reddito ed in modo progressivo saranno solo i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Va pure rilevato, però, che il candidato dipendente con un reddito sopra i 65.000€ sarà portato a chiedere al potenziale datore di lavoro di non essere assunto come lavoratore dipendente, ma di aprire un rapporto di lavoro autonomo con partita iva che abbatterebbe il suo onere fiscale anche se verrebbero a mancare quelle decrescenti tutele che ancora assistono il lavoro dipendente. E ritengo che anche il datore di lavoro gradirà questa proposta.

Va infine rimarcato che lo slogan secondo cui con la flat tax emergerà il lavoro nero e che quindi tutti pagheranno le tasse, rimane uno slogan utile a raccogliere voti tra i piccoli imprenditori del nord e tra i professionisti, ma non servirà per nulla a far emergere il nero. L’esempio della “cedolare secca” sugli affitti, lanciata con la promessa che l’emersione dal nero avrebbe compensato la perdita di gettito, si è chiusa con una notevole perdita di gettito e una ridicola emersione dal nero. E questa finanziaria giallo-verde allarga i presupposti di questa cedolare.

 

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