Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il diktat della BCE

Banca Centrale Europea Banca Centrale Europea

di Renato Gatti

Recentemente l’organo della Vigilanza della BCE ha emesso una raccomandazione a tutte le banche europee affinché i crediti deteriorati (i not performing loans, gli NPL) presenti nei loro bilanci, vengano svalutati al presunto valore di realizzo, entro un certo periodo di tempo, calcolato con criteri che tengano conto della natura degli NPL e della condizione in cui si trova ciascuna banca. Il Monte Paschi di Siena, ad esempio, deve svalutare in sette anni cioè entro il 31/12/2026.

La notizia della raccomandazione della Vigilanza ha portato immediatamente ad un crollo della quotazione della banca sulla base della considerazione che il riconoscimento del costo della svalutazione deteriorerà i parametri della banca rendendo necessaria una nuova ricapitalizzazione.

Da parte mia devo fare alcune considerazioni:

  • La crisi del 2007, che rappresenta il fallimento del capitalismo finanziario e che ha scaricato i suoi guasti sull’economia reale, causando il default di molte imprese e quindi la fonte dei NPL, sta ancora devastando l’economia dei nostri paesi e cesserà i suoi effetti non prima del 2026: diciannove anni di disastri che hanno colpito milioni di lavoratori e che ci prospettano una lunga stagnazione, ma con cui nessuno sembra voler fare i conti, mettendo analiticamente in esame il capitalismo finanziario, anche con la memoria storica di come la crisi del 29, antesignana della crisi del 2007, si sia conclusa con una guerra;
  • La raccomandazione della BCE non causa perdite, ma regolamenta i tempi nei quali le perdite già realizzate debbono essere riconosciute nei bilanci delle banche. Si deduce che i bilanci che le banche stanno redigendo da anni, su autorizzazione delle autorità politiche e comunitarie, non rappresentano fedelmente la realtà fattuale. Capisco che se si fossero dovute riconoscere le perdite nel momento in cui queste sono sorte, il trauma sulle banche avrebbe portato molti sistemi bancari e molti stati al default. Occorre essere consapevoli che il danno fu creato dal capitalismo finanziario e per rimediare a questi guasti immensi le autorità politiche, monetarie, bancarie e comunitarie hanno concesso di redigere bilanci poco veritieri.
  • Il ministro Salvini  ha sostenuto che «l'intervento della Bce può creare un danno all'Italia da 15 miliardi». Ecco che allora si utilizza strumentalmente questo provvedimento per alimentare l’idea del solito complotto di Francia o Germania contro l’Italia, dimenticando che lo stesso provvedimento non riguarda le sole banche italiane ma tutte le 119 banche europee soggette alla vigilanza. Al contrario un responsabile atteggiamento politico dovrebbe risalire alle cause prime della crisi e non rivolgersi in eterna campagna elettorale, contro chi cerca soltanto di rimediare, con provvedimenti che violano tutti i principi contabili, ai guasti del capitalismo finanziario.

Va tuttavia rilevato che quei crediti deteriorati o sono definitivamente persi o sono recuperabili anche se in parte e con tempi e modalità che le banche non sempre sono in grado di perseguire.

Se i soldi degli NPL sono inesorabilmente persi, contabilizzarli come se fossero esigibili non cancella la perdita ma risulta essere solo una pietosa finzione. Mi chiedo come possano gli auditors dare una clean opinion a bilanci che esplicitamente non provvedono ad accantonare fondi di svalutazione crediti adeguati a riconoscere il vero valore dei crediti. I mercati, e si è visto con il crollo del titolo di Mps, sono consapevoli che gli NPL non valgono nulla e di conseguenza anticipano con le loro valutazioni le perdite non riconosciute nei bilanci. Le autorità monetarie, al contrario, conteggiano i parametri attività/patrimonio assumendo per buoni valori di bilancio che loro stesse hanno permesso di valutare in modo pietoso e notoriamente, ma ipocritamente, non attendibili.

Ora non va nascosto che esistono strutture finanziarie che comperano i NPL per poi recuperarli con quei tempi e quelle procedure che spesso le banche non hanno o non sanno usare. Va detto che quelle strutture specializzate acquistano i NPL con lo scopo di trarne un profitto, riuscire a cioè a recuperare più di quanto hanno sborsato ivi compresi i costi del recupero e l’interesse per il periodo tra l’acquisto ed il recupero. Nel 2014 e 2015 la media di recupero si è posizionata al 35% perché sono aumentate le cessioni in blocco di portafogli non performanti, che gli operatori specializzati sono stati disposti a rilevare a un prezzo pari al 23% del credito originario rispetto al 47% che le banche sono riuscite a spuntare. Spingere allora le banche a disfarsi degli NPL costringe le stesse a dover rilevare perdite (il 77%) mentre l’operatore che compra a 23 e realizza 47 lucra il 100%.

In entrambe i casi, comunque, si rileva una enorme contraddizione; il principio di verità viene violato in nome del salvataggio di un sistema che ha generato questa fallacia, e si finge di derogare da questo principio senza interrogarsi sulle ragioni dell’essenza del sistema. Già, quando scrivemmo sul “mark to market”, abbiamo notato la contraddizione che comporta la logica del sistema e l’ipocrisia del rimedio cui si è dato accesso per evitare le conseguenze di un comportamento che minerebbe alla base il sistema stesso.

La domanda che dovremmo porci è: cosa abbiamo fatto perché non si ripeta quanto è successo nel 2007?

Abbiamo separato le banche commerciali dalle banche d’affari? Abbiamo costruito strumenti anti bolle speculative o continuiamo a credere che siano imprevedibili? Abbiamo vietato tutte quelle forme di finanza che, più che razionale gestione di un investimento a lungo, si risolvono in scommesse con orizzonte al breve brevissimo termine? Abbiamo vietato i CDS nudi? Quanto del Frank Dodd act è stato attuato? Abbiamo affrontato l’azzardo morale? Abbiamo regolamentato le cartolarizzazioni non trasparenti? Abbiamo affrontato i sistemi premiali dei dirigenti?

Ma anche tenendo conto dell’incapacità o non volontà di andare alla fonte dei guasti che stiamo subendo, si potrebbe migliorare il meccanismo dei crediti deteriorati pensando ad un ruolo più avanzato della BCE; come noto lo statuto di questa banca, che ricalca quello della Bundesbank tedesca, limita pesantemente i poteri che una banca “federale” generalmente possiede (vedasi la Fed statunitense); sia in tema di spread, di debiti pubblici dei singoli stati federati, di politica monetaria e bancaria, tra cui appunto la gestione dei NPL. Se gli stessi fossero ad esempio ceduti alla BCE che con strutture efficaci, strumenti adeguati e tempi non pressanti, riuscisse a recuperare il doppio di quanto le banche sotto pressione pagano agli operatori specializzati, e se alla banca cedente fosse riconosciuto il valore recuperato, si darebbe un aiuto concreto alle banche. Si tratta di perseguire l’Unione bancaria che con una politica programmatoria dovrebbe costituire uno degli obiettivi delle prossime elezioni europee.

Devi effettuare il login per inviare commenti