Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Alcune note per le elezioni europee

Elezioni Europee Elezioni Europee

di Renato Gatti

Nelle indicazioni date dal tavolo Economia e lavoro del recente convegno di Rimini organizzato da Socialismo del XXI secolo, tavolo che ho avuto l’incarico di coordinare, mi piace ricordare un punto importante relativo ai nostri rapporti con l’Europa. Riporto il punto:

  • una particolare attenzione va data al fatto che, dopo la bocciatura della fusione tra Siemens e Alstom, si stanno rimettendo in discussione le regole della concorrenza e degli aiuti di stato; revisione alla quale non possiamo, come paese, essere assenti.

Purtroppo non si vedono segnali di attenzione ad un disegno, che pare poter cambiare la governance europea, se non quello dato da Confindustria che si è incontrata pochi giorni fa con i colleghi francesi, con la presenza del ministro Tria, per affrontare i temi del ristagno della manifattura ed il rilancio del mondo produttivo.

Un segnale, a mio avviso, di una crescente contraddizione tra capitalismo produttivo e capitalismo finanziario, di allocazione delle risorse, di gestione del rischio e, non ultimo, di alleanze sociali (vedasi la partecipazione di una delegazione confindustriale, non smentita dal centro, al recente sciopero unitario dei tre sindacati).

Penso che stiamo attraversando un momento politico in cui il disastro del 2007 viene finalmente proposto alla elaborazione delle forze sociali, mettendo in discussione se la produzione debba essere messa al servizio della finanza o viceversa.

Il discorso vale anche a livello di teoria economica, mi riferisco al fatto che il famoso dibattito tra Hayek e Keynes era assente di quella componente finanziaria e globalistica che invece oggi rappresenta elemento caratterizzante la realtà attuale; pure la modellistica iniziata da Harrod-Domar e sviluppata da tutti i maggiori economisti ignora la stessa componente rendendola, se non obsoleta, necessaria di un aggiornamento.

Ma torniamo al punto da cui siamo partiti, ovvero la bocciatura della fusione tra Siemens e Alstom, per mettere in evidenza i passi successivi, presi soprattutto dai tedeschi affiancati dai francesi. Il ministro dell’industria tedesco Peter Altmaier ha ufficialmente presentato una proposta che, superando le attuali regole della commissione Antitrust guidata dalla commissaria danese Margrethe Vestager, punta alla creazione di “campioni europei” nei settori strategici dell’industria, prevedendo una revisione degli aiuti di stato ed il tutto per apprestarsi a contenere l’invadenza della potenza cinese disegnata nel piano “Made in China 2025”.

Il disegno della proposta tedesca consiste nella creazione di nuovi campioni europei in grado di far fronte alla sfida cinese  prevedendo, in modo esplicito, un maggior intervento statale per soccorrere la creazione di detti campioni in settori quali: automobili, ingegneria meccanica, dispositivi medici, tecnologie verdi, aerospaziale, difesa e con riguardo a certi prodotti quali: batterie per auto elettriche, prodotti chimici, stampanti 3D, intelligenza artificiale, innovazione, digitalizzazione.

La proposta di Altmaier modifica la natura liberista prevalente in Europa per introdurre elementi dirigistici che vanno attentamente valutati, perché a fianco di elementi che potrebbero essere positivi, se letti con un’ottica programmatoria (vedi una riedizione forte del piano Juncker), presenta elementi preoccupanti sul fronte del protezionismo e del centralismo della politica, della prassi industriale, e dell’egemonia tedesca.

Quando, quindi, pensiamo alle elezioni europee dobbiamo aver presenti questi fatti che sono in gioco e che determineranno il futuro dello stare in Europa, essere preparati sia come elettori che come governo. Come elettori dovremmo non dare il nostro voto a chi si pone in posizione conflittuale con l’Europa attuale con il rischio di essere esclusi dai momenti decisionali importanti, come quelli esposti in questo articolo, ma neppure a chi propenda per la prosecuzione di una politica depressiva come quella portata avanti in questi anni e che, molto presumibilmente, propone ed appoggia soluzioni egemoniche per il proprio paese. Come governo c’è da augurarsi che si ponga attenzione ai temi in discussione e non essere distratti o impreparati, come troppe volte i nostri governi hanno dimostrato di essere ( basti pensare al trattato di Dublino o all’introduzione del bail-in) o addirittura astenersi in Consiglio UE sul regolamento che introduce nuove norme per esercitare un miglior controllo sugli investimenti  diretti provenienti da paesi terzi.

Un altro punto, sempre nel campo della politica industriale, consiste nelle trattative tra Stati Uniti e Cina per regolamentare i loro rapporti commerciali e i relativi dazi. Ovviamente un conflitto commerciale sui dazi comporterà una diminuzione dei commerci mondiali causando, in diverse misure, pressioni deflazionistiche sui vari paesi. Quando il presidente Conte ha previsto una meravigliosa second metà del 2019, pensava probabilmente ad una soluzione positiva di questo confronto che, a quanto si legge in questi giorni, si starebbe avviando ad una soluzione positiva, e che dovrebbe concludersi il 27 marzo con l’incontro tra Trump e il premier cinese Xi Jinping che andrà in Florida dopo essere stato in Italia e Francia.

Attenzione però che la possibile pacifica soluzione del dissidio Usa-Cina potrebbe avere conseguenze non piacevoli per il nostro paese; infatti l’intesa fra i due paesi dovrebbe contemplare l’impegno cinese di aumentare le proprie importazioni di prodotti statunitensi riducendo di conseguenza le importazioni da altri paesi. Da calcoli fatti da osservatori si ritiene che i paesi potenzialmente più penalizzati sarebbero il Giappone, la Corea, Taiwan, Brasile ed Unione europea (ovvero Germania, Italia, Francia e U.K.). In questa ottica appaiono interessanti i passi, condannati dagli Usa, che il nostro paese sta percorrendo sulla “via della seta” con il governo cinese, percorso che non si può non mettere in relazione con le nostre relazioni con l’Europa. Argomenti che non possono essere presi alla leggera.

 

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