Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La filosofia della flat tax

Flat tax Flat tax

di Renato Gatti

Il ministro Salvini definisce la flat tax come una proposta rivoluzionaria, per giudicare questa affermazione occorre, a mio avviso, addentrarci nella conoscenza delle origini e della filosofia che ispira questa politica fiscale.

Prendo in considerazione due documenti abbastanza corposi redatti: il primo dall’Istituto Milton Friedman (IMF), il secondo dall’Istituto Bruno Leoni (IBL), entrambi scaricabili da internet.

Premetto che l’inventore di questa formula fu, nel 1956, Milton Friedman, secondo l’IMF, mentre fu Alvin Rabushka secondo IBL.

Il documento IBL

Passo ora ad esaminare il documento IBL che elenca i pregi della flat tax partendo ovviamente dalla semplicità dell’aliquota unica che farebbe risparmiare tempo e costi ai contribuenti oltre a dar loro la conoscenza immediata dell’onere fiscale. Ma la posizione interessante di questo documento è che l’imposizione basata sulla progressività dell’imposta non attuerebbe l’art. 53 della costituzione in quanto porta a una sostanziale regressività dell’impianto attuale. “Il dettato costituzionale (della progressività) non si riferisce specificamente alle aliquote, ma alla struttura del sistema fiscale preso nel suo insieme. Come ha affermato l’economista dei Democratici di Sinistra Nicola Rossi – il principio di progressività, affermato dalla Costituzione, non lo si ritrova solo nelle aliquote ma nell’intero complesso delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato-“. E mentre il nostro sistema fiscale è da considerarsi, per quanto riguarda le entrate, formalmente rispettoso del dettato costituzionale, per quanto riguarda le spese invece la progressività si rivolta in regressività. Sono in particolare la spesa pensionistica, quella sanitaria, quella per l’istruzione e quella per gli aiuti alle imprese, quelle voci in cui, in sintesi, avviene un trasferimento dai poveri (quelle spese sono finanziate con le imposte di tutti) ai ricchi fruitori di quei servizi che lo Stato offre gratuitamente o quasi. Ecco che allora di fronte a imposte prelevate con criteri di progressività riscontriamo un utilizzo delle stesse che vanno a favore delle fasce più ricche della popolazione. Quindi la posizione dell’IBL è una posizione apparentemente di sinistra, nel senso che bisogna smontare il sistema imposte-spese in modo da favorire i ceti più deboli. “Un’aliquota unica ridurrebbe l’onere fiscale per tutti i cittadini, specie per i più deboli che partecipano attivamente al finanziamento del nostro iniquo sistema pensionistico, alla fornitura di quei servizi dei quali non possono beneficiare e al sostegno delle aziende italiane”.

In conclusione l’IBL ricorda che “la maggior parte della spesa pubblica sociale vada in realtà a favorire in modo più o meno diretto anche (quando non soprattutto) le fasce più abbienti della popolazione (quelle cioè che sono capaci di organizzarsi per difendere i propri interessi: dai dipendenti pubblici ai pensionati, dalle aziende ai professionisti) (sic).Sulla base di quanto detto un’eventuale riduzione della spesa dovuta all’introduzione della flat tax non comporterebbe alcun dramma sociale (…) significa ridurre fortemente il peso dello Stato nell’economia e limitare i trasferimenti solo a favore di chi ne ha veramente bisogno.” (…) . Ora “lo stesso Stato ha poca fiducia nei cittadini medesimi pretendendo di conoscere meglio di loro come spendere le risorse del paese. Quindi ristabilire la fiducia dei cittadini e ristabilire la fiducia degli investitori internazionali creando un clima di business-friendly, caratterizzato non solo da un adeguato livello di tassazione ma anche da una limitata burocrazia”.

La risposta sembra quindi la raccomandazione di abbassare le imposte a tutti, ed eliminare la cosiddetta spesa sociale che favorisce solo chi non ne ha diritto. Ne consegue “crescita economica, stimolo all’offerta di lavoro, disincentivazione all’evasione e all’elusione con un chiaro effetto positivo sul sentiment tanto degli operatori stranieri che di quelli nazionali”.

Il documento IMF

Più esplicito il documento dell’Istituto Milton Friedman:

“per coloro che hanno un reddito basso il movente predominante della domanda di moneta è quello transazionale; mentre al crescere del reddito, l’utilità di possedere moneta diventa prevalente nei risparmi e negli investimenti. Questa concezione della moneta e dei suoi utilizzi può essere la chiave per comprendere il ruolo di stimolo alla crescita che la flat tax può giocare nell’economia del nostro paese (…) L’efficacia della flat tax può essere fortemente potenziata, nel suo effetto shock sulla circolazione della moneta, da una serie di misure atte a stimolare una nuova serie di investimenti e una nuova governance del sistema, che sblocchi i processi decisionali sia in ambito pubblico che in quello privato”.

Far pagare meno tasse a tutti, ed in particolare a chi oggi ne paga di più con una aliquota unica (e a chi è più povero – con una no-tax-area se non addirittura per imposte negative per chi è sotto al minimo di sopravvivenza) libera moneta per la crescita che poi a poco a poco (teoria di Friedman del trickle-down o gocciolamento) scende a tutti gli strati più bassi della popolazione.

“La progressività dell’imposta comporta che i cittadini non siano trattati allo stesso modo: la legge, insomma, non è uguale per tutti. Chi ha di più non solo paga di più in termini assoluti, ma paga anche proporzionalmente di più rispetto a chi ha meno. Di fatto invece che valorizzare chi riesce a produrre più reddito, il sistema a scaglioni lo penalizza, lasciandolo in proporzione con meno di coloro che hanno redditi meno elevati”. (sic).

Appare abbastanza chiaro che la “rivoluzione di Salvini” è un ritorno alla formula “meno Stato più Mercato” per cui meno imposte ai più ricchi (e ai più poveri tramite no tax area e imposte negative) significa rilancio del paese, più investimenti, più occupazione, più benessere più felicità. Una visione irenica smentita da anni di liberismo economico e completamente ignorante della nuova fase del capitalismo, quella finanziaria. Il sillogismo più soldi ai ricchi = più risparmi = più investimenti = più occupazione, deve fare i conti con “la trappola della liquidità” ovvero che i risparmi invece di andare in investimenti vanno in tesaurizzazione o meglio in investimenti finanziari che non producono lavoro ed occupazione ma bolle finanziarie e tracolli come nel 2007.

La forza occulta della flat tax sta nel fatto che tutti pagherebbero meno imposte. Il senso comune del contribuente gioisce di questo beneficio, massimo per poverissimi e per i ricchissimi, ma molto meno allettante per i ceti medi, e non tiene conto di tutte le conseguenze del mancato gettito fiscale. Con le proiezioni attuali verranno a mancare decine di migliaia di miliardi di gettito, probabile vedere un crollo della spesa per lo stato sociale, il welfare state, quel minimo di socialdemocrazia che i paesi nordici hanno coniugato così bene. Quindi la proposta di Salvini, vecchia come il rapporto sfruttatori-sfruttati di hegeliana memoria, più che rivoluzionaria è di puro stampo reazionario.

 

 

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