Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La manovra di bilancio del governo giallorosso

Soldi in tasca Soldi in tasca

di Renato Gatti

Impossibile esimersi dal commentare l’inizio della stagione della legge di stabilità da approvarsi entro la fine di quest’anno. L’iter passa attraverso la nota di aggiornamento del DEF, i documenti di programmazione per il triennio a venire avendo presenti gli andamenti dell’economia mondiale e impostando strategie per correggere andamenti indesiderati o incentivare azioni ritenute politicamente auspicabili.

Una documentazione minima per orientarsi nel complesso iter dovrebbe prevedere i seguenti elaborati:

NADEF 2018……………………………………………………….138 pagg.

NADEF 2019……………………………………………………….120 pagg.

DEF 2019 composto da:

Programma di stabilità……………………………………….164 pagg.

Analisi e tendenze di finanza pubblica……………….144 pagg.

Programma nazionale di riforma………………………..142 pagg.

DOCUMENTO PROGRAMMATICO 2019………………. 62 pagg.

DOCUMENTO PROGRAMMATICO 2020………………. 46 pagg.

8 Quarterly European Economic Forecasts

Tonellate di pagine, tabelle, previsioni che alla fine danno l’esatta dimensione del documento spedito alle 5 di mattina del 16 ottobre a Bruxelles, come esatta fotografia dell’attuale governo. L’attuale governo, nella sua atipicità, nasce su un unico fondamento concreto: “primum vivere”. Di fronte alla prospettiva di elezioni anticipate che rischiavano di dare una maggioranza sostanziosa alle armate salviniane, di fronte al rischio che in tali elezioni il Movimento 5 stelle, dopo essersi dimezzato alle recenti europee perdesse ulteriori consensi, alla necessità del PD di costruirsi una strategia che lo togliesse dalla alternativa di avere o il 51% dei voti o vedersi relegato all’opposizione, nasce da un improvviso realismo di Grillo e Renzi la possibilità di un governo giallorosso.

Similmente si affronta la finanziaria tra la sventolata rivendicazione di “discontinuità” conclamata dal PD e il rifiuto di disconoscere nulla di quanto fatto nei precedenti 14 mesi dal governo Conte 1 rivendicato dal Movimento 5 stelle. La discontinuità prevede di cancellare i decreti sicurezza e di rivedere quota 100 per avviare un percorso nuovo; il rifiuto di cancellare i provvedimenti del precedente governo impongono in primis la misura bandiera del taglio dei parlamentari, ma poi la strenua difesa di quota 100 e del reddito di cittadinanza.

Ma al di sopra di questi prevedibili confronti, domina la parola d’ordine della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia indicata come obiettivo imprescindibile che sovrasta ogni altra considerazione con una specie di punto senza ritorno del destino del Paese. Se in una proiezione di lavoro si prospetta una rimodulazione delle aliquote, prima con un aumento di gettito di 5 miliardi per avere più possibilità di agire su altri fronti, poi a saldo zero rimediando alla temerarietà osata, subito scatta l’accusa del governo “Tassa e spendi”, accusa di chi si fa portatore del diritto alla libertà di evadere, nuovo diritto del “prima gli italiani”. Insomma l’obiettivo della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia castra ogni programmazione di intervento della finanziaria di questo governo, rinviando agli anni futuri le politiche programmatorie e sottacendo il fatto che l’anno prossimo incombono altre clausole da sterilizzare.

I 23 miliardi di sterilizzazione vengono trovati per 2 miliardi nella correzione delle previsioni dell’incidenza di quota 100 e reddito di cittadinanza, 7 miliardi con la lotta all’evasione e 14 miliardi creando deficit. Rinviamo alle future generazioni sotto forma di deficit la sterilizzazione che invece avremmo dovuto operare in questo esercizio, e ad abundantiam confidiamo su una cifra non banale di recupero di fondi derivanti dalla lotta all’evasione.

Questo aspetto della lotta all’evasione ha un fondamento reale; la fatturazione elettronica ha dato esiti positivi insperati, si tratta della procedura per il controllo della fatturazione B2B che evita effetti “scaletta” o vero e proprio utilizzo di fatture passive inesistenti. La fatturazione elettronica fa parte di un pacchetto di proposte fatte da V.Visco 5 anni fa che è stata attuata solo recentemente dopo che furono adottate anche le proposte relative allo split paymente e al reverse charge. Il pacchetto di proposte conteneva anche la lotta dell’evasione a livello B2C con l’adozione del “sistema del margine” consistente nel cancelare il diritto di detrazione dell’iva passiva dei commercianti e dettaglianti connessa ad una tassazione del margine dichiarato ovvero forfettariamente determinata categoria per categoria. Tale procedura rende inutile una lotta impari fatta di tracciabilità dei pagamenti, emissione di scontrini, penalizzazione del contante, cioè della strada che il governo sta cercando di perseguire. Comunque va riconosciuto che la lotta all’evasione, con questo governo, passa dallo stadio di pura enunciazione auspicante a impegno serio e quantificato sulla base del quale essere giudicato. Prescindendo dal come l’obiettivo va ricercato, non si può che convenire sulla serietà di un proposito che il MEF ha messo come prioritario, quantificato e falsificabile, su questa strada dovrò essere giudicato e le opposizioni dovrebbero incalzarlo da vicino. Purtroppo l’aver ceduto alla richiesta di Renzi di non ridurre da subito l’uso del contante da 3.000 a 1.000 € è sintomo della debolezza della determinazione.

Certo, con queste premesse la manovra non poteva che essere “non coraggiosa”, costretta a concentrarsi sulla copertura dei buchi lasciati dai precedenti governi, non c’è spazio per disegnare, abbozzare un futuro. Ed abbozzare il futuro consiste nell’uscire da una stagnazione che rischia di trasformarsi in recessione perpetuando gli effetti dell’irrisolta e accantonata crisi del 2007. E per uscire dalla stagnazione servono investimenti pubblici, infrastrutturali e una politica programmatoria sul recupero di produttività del nostro sistema produttivo, sulla strada tracciata da Calenda con la manovra 4.0.

E’ in questa ottica che la proposta dei CCF, già presentata su Ideologia Socialista da Sylos Labini e compagni, potrebbe costituire una prova coraggiosa di rilancio, anche solo prendendola in considerazione come strumento di cui tener conto. I CCF ci permetterebbero di impostare un programma biennale di investimenti senza aumentare il deficit e senza aumentare il debito, coerenti con le regole europee e, se usati prevalentemente in investimenti produttivi, ad alto moltiplicatore.

Forse è questo il coraggio che è mancato a questo governo. (Non è certo coraggio una finanziaria con 50 miliardi di deficit come era stata approntata da Salvini, con la prospettiva di vincere le resistenze di Bruxelles –win- o di farsi buttare fuori dell’euro – win win).

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