Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Demi-vierge

di Renato Gatti

Come professioniste consumate indossano vestiti inconsistenti, mediamente corti, che consentono affacci sull’intimità, e gestiscono gli incroci delle gambe in modo casuale ma casualmente perfetti per suscitare sussulti e consentire fotografie sublimi delle quali i giornali di gossip vanno pazzi.

L’Europa è come una demie-vierge, è e non è, vorrebbe essere una cosa ma nei fatti ne è un’altra, è un po’ dell’una e un po’ dell’altra e per questa ragione deve decidere cosa farà da grande, deve decidere chi e cosa essere dopo che il corona virus, essendo rientrato, ci pone scelte definitive.

Ci sono solo due scenari

L’Europa deve scegliere tra due scenari le cui regole siano compatibili e coerenti con la finalità:

  • O si ha come fine uno stato federale con una moneta unica ed allora occorre avere una banca centrale di ultima istanza, serve un budget federale con imposte federali con un governo e un parlamento federale, la banca centrale può venire in aiuto degli stati bisognosi senza limiti (senza la formula del capital key); insomma direi che il modello USA è il modello cui guardare;
  • O si ha come fine una zona di libero scambio, in tal caso la moneta unica è dannosa, meglio il modello ECU o meglio ancora il modello BANCOR; serve allora un organismo che a tempi scadenziati riveda gli aggiustamenti delle correlazioni alla moneta comune (penso ad una Bretton Woods in versione Keynes piuttosto che in versione Dexter White).

Soluzioni ibride difficilmente possono funzionare senza incappare in intrinsiche contraddizioni come pare oggi essere la situazione dell’Europa.

Ora a me pare indubbia la ragione geo-politica che spinge verso l’Europa (federale o zona di libero scambio che sia): la presenza di stati-continente come gli USA, la Cina e la Russia, per citare i primi) spingono ad una Europa unita per non divenire una ambita colonia di quei colossi e ciò in un momento storico in cui l’egemonia mondiale a suo tempo passata dal Regno Unito agli USA si sta spostando verso la Cina.

Escluderei quindi l’uscita dell’Italia dall’Europa perchè l’uscita sarebbe economicamente disastrosa e, una volta uscita, sarebbe in mano a governi di destra populista che mi fanno prevedere disastri anche peggiori. Purtroppo, in questo momento, sembrerebbe che una uscita fosse resa superflua dal fatto della possibile dissoluzione della Comunità.

Tra le due opzioni io propenderei decisamente per l’Europa federale con i mutamenti strutturali che tale scelta comporta; in primis la trasformazione della BCE in un organismo che tra le finalità abbia anche la lotta alla disoccupazione e che sia banca di ultima istanza, che mutualizzi parte dei debiti degli stati membri ed emetta eurobonds.

Se invece le resistenze fossero invalicabili, mi accontenterei di una Europa zona di libero scambio, con una moneta non coniata di riferimento tipo il Bancor di Keynes, e con precise regole di comportamento per quanto riguarda i surplus dei singoli paesi.

Restare in questa situazione di incertezza, che neppure l’intervista di Draghi, che tuttavia un indirizzo lo dà, riesce a chiarire, anzi lascia nella più profonda confusione.

In questo quadro penso che i socialisti europei dovrebbero riunirsi (anche telematicamente) per stendere un manifesto europeo capace di ritrovare lo spirito originario o almeno di evitare il baratro in cui pare stiamo cadendo.

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