Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il Target 2

di Renato Gatti

Nel mio precedente articolo “Vendor financing” facevo riferimento al Target 2 e mi chiedevo come mai esso fosse negativo nonostante la nostra bilancia commerciale fosse positiva. Sarà tuttavia necessario dare una veloce spiegazione di cosa sia e come funzioni il Target 2.

La Banca Centrale Europea è al centro del sistema monetario europeo, oltre a emettere moneta, la BCE registra i movimenti tra i vari paesi della Comunità. Il meccanismo è più o meno il seguente; se un italiano acquista dalla Germania un prodotto egli provvederà a prelevare euro dal suo conto corrente ed incaricherà la sua banca di accreditare il fornitore tedesco; la banca tramite la Banca d’Italia comunicherà alla BCE la transazione che tramite la Bundesbank provvederà a versare euro alla banca del fornitore tedesco. Ma fisicamente gli euro non vanno dall’Italia verso la Germania; infatti la BCE segnerà un debito nel conto Target 2 italiano e un credito nel conto Target 2 tedesco. Essendo le due banche centrali italiana e tedesca filiali della BCE nel conto Target 2 centrale il credito della Bundesbank si compensa con il debito della Banca d’Italia.

Ovvio che allora che se un paese è esportatore avrà un Target 2 a credito, al contrario se è importatore avrà un Target 2 negativo. Ecco allora la ragione della mia domanda iniziale: perché se noi siamo un paese esportatore netto il nostro saldo Target 2 è negativo di ben 482 miliardi a fine 2018?

La ragione la ritroviamo nel seguente prospetto che analizza i movimenti del Target 2 nel triennio 2016/2018:

Tabella 7

Anno

Totale

Investitori esteri

Raccolta fondi

Bilancia commerciale

Altre

Investitori italiani

2016

-108

-75

-17

40

29

-85

2017

-82

29

-40

46

-1

-116

2018

-43

-70

52

44

-22

-47

Sub

-233

-116

-5

130

6

-248

Leggiamolo insieme:

  • la colonna totale è ovviamente il totale delle varie causali esposte nelle colonne successive (va aggiunto che il saldo a gennaio 2019 ammontava a -482 miliardi ovvero 249 in più di quelli creati nel triennio);
  • La colonna investitori esteri espone l’acquisto o la vendita di assets italiani (titoli pubblici, bancari e privati). Nel 2017 gli investitori esteri hanno acquistato assets italiani per 29 miliardi, nel triennio gli investitori esteri hanno venduto assets italiani per 116 miliardi. Vendendo titoli di stato italiani è diminuita la quota di debito pubblico posseduto dagli altri paesi comunitari. Il recente invito della Kommercial Bank tedesca di vendere titoli di stato italiani farebbe aumentare il segno meno in questa colonna;
  • La colonna raccolta fondi indica i prestiti che le banche italiane riescono a farsi dare dalle banche degli altri paesi; nel 2018 sono entrati 52 miliardi, nel triennio siamo in sostanziale pareggio;
  • La bilancia commerciale rappresenta il saldo contabile dell’operazione esportazioni meno importazioni; in tutti e tre gli anno l’Italia è esportatrice netta contribuendo quindi a registrare movimenti positivi al saldo del target 2;
  • La colonna Altre non la commentiamo anche perchè insignificante nel triennio;
  • L’ultima colonna indica l’acquisto di titoli esteri (presumibilmente Bund) da parte degli investitori italiani; detto brutalmente rappresentano “fughe di capitali”.

In sintesi così (seraficamente) commenta la Banca d’Italia:

  • Nel 2018 gli investitori esteri hanno ridotto le loro consistenze di titoli di portafoglio italiani, principalmente titoli di Stato; gli investitori italiani hanno continuato ad acquistare titoli di portafoglio esteri, ma in misura decisamente più contenuta rispetto agli anni precedenti.
  • I deflussi di capitale che ne sono risultati sono stati solo in parte compensati dalla maggiore raccolta netta all'estero delle banche italiane e dal surplus di conto corrente e conto capitale, traducendosi in un aumento di 43 miliardi della posizione debitoria della Banca d'Italia su TARGET2.

Per completare la situazione, ricordo che Italia e Spagna sono i paesi con i maggiori saldi negativi circa 900 miliardi fra tutte e due, mentre la Germania espone un saldo attivo di, appunto, 900 miliardi.

Prima considerazione

Salta subito agli occhi che nel triennio, se da una parte il mondo del lavoro (includiamo anche il capitalismo produttivo) pur sganganato, con una produttività che non aumenta da anni fa segnare un saldo positivo di 130 miliardi, dall’altra parte il capitalismo finanziario nel triennio porta all’estero 248 miliardi (ad oggi i miliardi si aggirano sui 400). Sorge una spontanea reazione di ripulsa contro la logica del capitalismo finanziario che annulla e sovverte ciò che il mondo del lavoro ha, con fatica, creato.

A ciò si aggiunga il fatto che quanto più moneta gli investitori italiani trasferiscono in Germania, tanto meno depositi vi saranno sulle banche italiane, tanto meno crediti potranno essere concessi dalle banche italiane. Questa può essere l’origine del credit crunch nel nostro paese. Si tenga presente che i 248 miliardi (ad oggi 400) fuggiti in Germania corrispondono al 23% del PIL italiano.

Sorge una seria domanda sulla necessità che una comunità debba potersi difendere regolamentando la libera circolazione dei capitali. Nasce una contraddizione tra un legittimo interesse del capitale di rifugiarsi laddove si sente più garantito (anche se i tassi di interesse sono negativi) e l’interesse sociale di ostacolare un fenomeno che determina la stagnazione se non la recessione di tutto il paese. Ma a questa contraddizione l’art. 42 secondo comma della nostra Costituzione dà una risposta chiara:” La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Quindi tra l’interesse legittimo del capitale e la funzione sociale dello stesso la nostra carta costituzionale fa prevalere la funzione sociale. Ne discenderebbe la limitazione della libera circolazione dei capitali quando ciò determinasse un vulnus alla nazione, ma la libera circolazone dei capitali è un caposaldo dell’Unione europea.

Seconda considerazione

Le regole del Target 2 non prevedono la possibilità e tantomeno le modalità di uscita dal sistema. Ma tale uscita potrebbe essere una opzione, anche per ragioni opposte, che un paese può voler esercitare. Spesso si parla dell’Italia che ne debba uscire per riprendersi la propria sovranità, da altri siti si parla dell’uscita della Germania finalizzata a realizzare i suoi crediti.

Il punto infatti consiste nel chiedersi che fine faranno i saldi del Target 2 una volta che un paese volesse uscire, se potesse.

Abbiamo la famosa affermazione di Mario Draghi del 18 gennaio 2017:”Se un paese lasciasse l’eurosistema i crediti e le passività della sua BCN nei confronti dela BCE dovrebbero essere regolati integralmente” frase, sempre di Draghi, seguita, nel 24 settembre 2018, dalla seguente :”I saldi sono già garantiti dai collaterali presentati alle banche centrali nazionali della originaria creazione di moneta”.

La questione è terribilmente complessa e non esiste ad oggi un generale consenso sulla fine che farebbero i saldi del Target 2 in caso di uscita dal sistema.

Una prima posizione è quella per cui l’uscita non è possibile e quindi non deve essere, così come non è, regolamentata.

La seconda posizione, guarda caso dell’economista tedesco Hans-Werner Sinn, sostiene che il saldo debitore della BCN (Banca Centrale Nazionale) debba essere ripagato alla BCN del paese creditore in toto, anche eventualmente con le sue riserve auree. In pratica se l’Italia uscisse dall’€ la Banca d’Italia dovrebbe dare, usando anche le riserve auree, 400 miliardi alla Bundesbank.

La terza posizione, opposta alla precedente (vedasi Thomas Fazi su EUnews.it) è piuttosto difficile da spiegare, ma ci proverò anche se semplificando un po’.

 Le registrazioni sul Target 2 non sono registrazioni contabili come quelle che si fanno con i c/c, ma sono registrazioni statistiche che registrano “le riserve” in base alle quali la banca centrale può creare moneta concedendo prestiti alle banche e quindi alle imprese. Se ad esempio il paese A avesse un saldo Target 2 positivo ciò non significherebbe che ha un credito verso il paese B, ma ha riserve trasferitegli dalla BCE in base alle quali può creare più moneta concedendo prestiti alle imprese. Al contrario il paese B ha ceduto riserve alla BCE e quindi diminuisce la sua capacità di creare moneta concedendo crediti; il credit crunch di cui abbiamo parlato più sopra. Se il paese B esce dal sistema la banca centrale del paese A non subisce alcun danno, le sue riserve positive rimangono immutate; al limite è la BCE che potrebbe trovarsi uno scompenso, uno squilibrio ININFLUENTE al funzionamento del sistema.

C’è una quarta posizione che sostiene che “I saldi Target 2 sono l’ultimo dei problemi” e ciò con considerazioni molto complesse ma che riassumerei con il seguente concetto. La Germania non avrebbe convenienza a sostenere la tesi 2, in quanto quando andranno a maturazione quei 400 miliardi di Bund sottoscritti dagli investitori italiani, la Bundesbank dovrà restituire quegli € all’Italia segnando una poderosa diminuzione delle sue riserve che andrebbero sottozero nel caso in cui avesse attivato la soluzione 2 e che invece equilibrerebbero i conti se nel caso in cui quella posizione fosse invalida.

Personalmente sarei propenso a condividere la terza posizione, ma ciò che è impressionante è che noi si giochi con questi strumenti non sapendo come funzionano e con interpretazioni divergenti di 180°, e che vanno ad incidere sulla vita di paesi con milioni di abitanti ed economie che servono per la sopravvivenza. C’è da chiedersi che disastrosa costruzione abbiamo fatto con questa Unione Europea. Sempre personalmente sono dell’avviso che i socialisti di tutta Europa si facessero carico di riscrivere una Unione senza tutte le storture che stiamo riscontrando.

Terza considerazione

Il mercantilismo tedesco che viola costantemente il 6% di saldo commerciale genera un loop ormai sistematico; più esporta, più aumentano le sue riserve e quindi i finanziamenti che le banche possono erogare, e che spesso erogano, attuando quel vendor financing di cui ho scritto reventemente. Non ci sono agiiustamenti come previsti nel sistema statunitense con i “nettings” ivi previsti, né tantomeno ci sono sistemi di autocorrezione come previsto con il Bancor di Keynes, quindi la situazione rischia di entrare in un tunnel senza uscita.

Concludiamo poi con gli effetti indesiderati generati dal Quantitative Easing; cosa succede in pratica? La Banca d’Italia riceve i fondi dalla BCE, con questi fondi acquista titoli di Stato italiani e la corrispondente liquidità entra nella disponibilità del capitalista che si è disfatto dei titoli italiani. Tale disponibilità in brevissimo tempo defluiscono con diverse modalità verso i paesi nordici. Il saldo Target 2 segna un corrispondente passivo. Impressionante, a sostegno di quanto detto l’alto indice di correlazione tra l’attivo della Banca d’Italia (crescente in corrispondenza delle immissioni di liquidità fatte dalla BCE) e il trend di crescità dei saldi passivi del Target 2; quando la Banca d’Italia espande il suo bilancio immettendo moneta nel sistema finanziario italiano, il saldo Target 2 dell’Italia diventa più negativo. In sostanza dall’inizio della crisi al 2016, oltre 220 miliardi sono stati re-ivestiti da imprese non finanziarie italiane  in fondi comuni con residenza legale in Lussemburgo, Olanda e Germania.

NOTIZIA REUTERS DEL 7 APRILE

Le passività della Banca d’Italia verso le altre banche centrali dell’eurozona sono aumentate in marzo al loro massimo livello dal novembre 2018, i dati comunicati martedì mentre il paese sta lottando contro lo shock generato dal coronavirus.

L’esposizione debitoria del Target 2 italiano ha raggiunto i 491.6 miliardi di €, comparati ai 384,7 di Febbraio (106.9 miliardi in più nel mese di marzo n.d.r.).

La posizione del Target 2 del Paese esprime la posizione della situazione finanziaria e dei suoi saldi con l’eurozona. Il Target 2 può ad esempio aumentare l’esposizione a causa di fughe di capitali.

La massima esposizione fu raggiunta nell’agosto 2018 con un saldo di 492,5 miliardi. (Riportato da Sara Rossi edito da Agnieszka Flak)

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