Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Globalizzazione o imperialismo

di Renato Gatti

La crisi del coronavirus, costringendoci a casa, alla lettura, alla riflessione ci spinge a fare considerazioni che in quella che era la vita normale forse rimandavamo o forse neppure ci ponevamo. Ad esempio stavo riflettendo se la nuova categoria di “globalizzazione” non fosse altro che un nuovo nome impostoci dal potere egemone, in sostituzione di una vecchia categoria denominata “imperialismo”.

Sviluppando questa riflessione è bene risalire ai contenuti del concetto di imperialismo e confrontarli con la situazione attuale in cui si trova il nostro paese, l’Europa e quindi il mondo intero.

Occorre riandare ai testi classici con la consapevolezza che l’imperialismo ha mutato forma di realizzazione; oggi non sono più le conquiste coloniali, oggi sembra più opportuno pensare alle multinazionali senza una vera sede fisica, estesi come sono su tutto il globo, anche se subordinatamente ad esse, gli stati operano ai fini di sostenere il loro potere. Qualunque sia la forma lo scopo del capitalismo, nella forma imperialistica, rimane quello: il suo scopo è l'appropriazione da parte del capitale della ricchezza e del valore dai capitali delle nazioni dominate che, a loro volta, lo hanno estorto dal mondo del lavoro.

Le modalità di appropriazione operate dal capitale imperialista può assumere tre forme: c'è la violenza bruta, tipicamente rappresentata dalla guerra o dalle pressioni militari; poi c'è l'uso della finanza che sta connotando l’attuale fase capitalistica ed infine c’è la competizione tecnologica. Quest’ultima è oggi la più interessante, basti pensare agli sviluppi che si riscontrano con la tecnologia 5G.

La storia economica può anche leggersi come la storia dell’imperialismo del capitale, di come esso, supportato da stati nazionali o da blocchi di stati subalterni a quello egemone, si stia muovendo per realizzare la propria egemonia ed appropriarsi del plusvalore prodotto nell’intero globo terrestre.

Oggi i blocchi monopolistici hanno dimensioni continentali e le battaglie dei dazi sono la palese dimostrazione di scontro tra imperialismi. Si giunge al punto per cui il presidente Trump vuole acquistare un vaccino antivirus tedesco per “uso esclusivo” negli States; la lotta imperialista trova alleati anche nei virus.

Si può interpretare il progetto europeo come il tentativo di creare un blocco in grado di controbilanciare il potere economico degli USA, cosa buona e giusta;  ma occorre avere la consapevolezza che all’interno della comunità europea l’imperialismo tedesco, anche attraverso l’introduzione del cambio fisso, opera affinchè lo sfruttamento della miglior tecnologia diffonda la sua pervasività.

La struttura europea:

  • non interviene a monte a contrastare le pratiche di vendor financing che sono alla base delle crisi finanziarie dei paesi importatori, ma interviene a valle mutualizzando attraverso il Mes la crisi finanziaria asimmetrica generata dal mercantilismo tedesco, scaricandola su tutti i paesi della comunione. Ecco dove avviene la vera mutualizzazione degli squilibri finanziari della comunità;
  • non regolamenta il target 2, evitandone la cancrenizzazione, favorendo al contrario l’autoalimentazione del credito di cui l’esportatore cronico può disporre per rifinanziare il vendor financing. L’esperienza greca dimostra esplicitamente come i meccanismi europei siano alla base del deleveraging del capitale tedeco mutualizzando i guasti creati dall’espansionismo imperialista del capitale tedesco;
  • non opera per evitare le speculazioni finanziarie operate con operazioni di arbitraggio legati alla diversità degli spreads ovvero alla Collateral discrimination esistente nel mondo dei Re.po.;
  • non interviene a impedire il fiscal dumping che sviluppa una concorrenza sleale tra i paesi comunitari;
  • discrimina il giudizio sulle banche con la regola del Mark to market che ignora la pesantissima presenza di derivati “senza mercato” giacenti nelle banche francesi e tedesche.

Le regole di una comunità non al servizio dell’imperialismo del capitale sono diverse da quelle auspicabili e proponibili dalle forze socialiste europee, una lotta per il capovolgimento dell’asservimento delle norme comunitarie asservite all’imperialismo del capitale è attuale più che mai. Se non ora quando.  

Ciò non toglie che il compito del nostro paese sia quello di sostituire l’adeguamento dei tassi di cambio, impossibili con la moneta unica, con una crescita della produttività tale da rendere competitivi i nostri prodotti, cosa peraltro possibile come dimostra il fatto che, prima della crisi coronavirus, la nostra bilancia commerciale fosse positiva, grazie a quelle imprese che, invece di portare la sede fiscale in Olanda, hanno investito in innovazione e robotizzazione dimostrando così di poter gestire la rivoluzione 4.0. Si rende cioè indispensabile una politica economica statale, tesa a creare le condizioni affinchè le troppe micro e piccole imprese, possano raggiungere quella dimensione critica tale da potersi affacciare alla rivoluzione 4.0 e poterla gestire  godendone i benefici.

Rimane infine il tema della fuga dei capitali che mettono in discussione la grossa contraddizione tra una legittima aspirazione del capitale di cercare la miglior protezione e profittabilità, ma con ciò obiettivamente causando grossi danni alla finanza nazionale che cade a pioggia a danneggiare i subalterni, e la funzione sociale della proprietà privata sancita dal secondo comma dell’art. 42 della nostra Costituzione.

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