Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Quantitative easing e cancellazione del debito pubblico

Debito pubblico Debito pubblico

di Renato Gatti

Le finalità del quantitative easing

Il 22 gennaio 2015 la BCE ha annunciato un piano di acquisto di titoli di Stato per un importo di circa 1000 miliardi di euro: si tratta del famoso “Quantitative easing” che ricalca l’azione fatta dalla FED negli Stati Uniti.

L’obiettivo di questa operazione è quello di scongiurare gli effetti di una recessione che si trasformi in deflazione, e cerca quindi di immettere liquidità nei mercati europei acquistando sul mercato secondario, e quindi dalle banche i titoli di stato che queste detengono e che quindi possono trasformare in liquidità.

In verità la BCE non acquista titoli di stato sul mercato, ma presta euro alla banca centrale (nel nostro caso alla Banca d’Italia) perché essa acquisti titoli di Stato dal sistema bancario. Il debito che quindi la Banca d’Italia ha verso la BCE è un debito in euro, elemento che scoraggia qualsiasi tentativo di uscire dall’euro e svalutare la lira.

I vantaggi attesi sarebbero di

  • aumentare il valore dei titoli e farne scendere il rendimento e quindi diminuire il tasso di emissione di nuovi titoli;
  • espandere la diminuzione dei tassi anche alle altre obbligazioni e mutui;
  • riequilibrare i rapporti di cambio con il dollaro favorendo le esportazioni (in sintesi una contro-svalutazione-competitiva);
  • allontanare lo spettro della deflazione mirando ad un tasso di inflazione del 2%;
  • ridare liquidità alle banche affinchè queste tornino a finanziare le attività produttive a tassi ridotti e quindi rilanciare la ripresa.

I mille miliardi sono destinati ad acquistare, nella modalità suddetta, titoli di stato tedeschi, francesi, italiani e spagnoli in proporzione alle quote di partecipazione delle singole banche centrali nazionali nel capitale della BCE.

Ad oggi i risultati raggiunti sono discutibili, in particolare quello relativo al tasso di inflazione, e quello dello sviluppo dei finanziamenti delle banche all’economia reale.

La proposta della Lega

La Lega ha presentato in parallelo al Parlamento Europeo ed alla Camera, un atto di indirizzo per la cancellazione dei mille miliardi di debito pubblico dell’Eurozona finora acquistati dalla BCE nel corso del programma di Quantitative Easing.

Quali sarebbero le conseguenze di questa raccomandazione qualora fosse accolta?

Intanto, per il nostro Paese, svanirebbero 200 miliardi di debito pubblico e con essi sparirebbero 8 miliardi di interessi.

In pratica la BCE ha creato dal nulla denaro a costo zero e la cancellazione del debito non costituirebbe perciò alcuna perdita. Certo quegli euro sono stati creati e sono in circolazione ed hanno contribuito ad allontanare il pericolo di deflazione ed a creare quel punto e mezzo di inflazione desiderata; la cancellazione del debito non costituirebbe immissione di nuova liquidità sui mercati ed essendo un puro provvedimento contabile non favorirebbe alcun effetto inflattivo.

Afferma l’economista della Lega Claudio Borghi: “La BCE non fallirebbe a seguito della cancellazione del debito perché il suo passivo è costituito dal denaro in circolazione e quindi può tranquillamente operare con capitale negativo come se nulla fosse”.

Quindi la BCE cancellerebbe il credito che ha verso le banche centrali e queste ultime cancellerebbero il debito che hanno verso la BCE e i titoli di Stato in loro possesso.

In fondo si nullifica ciò che era stato creato dal nulla.

Che ne dicono gli esperti.

Gerardo Gaita così commenta la proposta:

“Quando una banca centrale compra del debito pubblico, in asta o sul mercato secondario, in realtà lo sta comprando soltanto in maniera temporanea. L’autorità monetaria terrà, infatti, nei propri bilanci questo debito o fino alla sua naturale scadenza o lo rollerà finché non ritenga che l’economia abbia ripreso un corso sufficientemente progressivo.

Questo debito viene temporaneamente comprato iniettando nel sistema economico liquidità, nuova massa monetaria. Questa massa, sarà definitivamente rimossa solo quando la banca centrale riuscirà a vendere i titoli di debito pubblico in proprio possesso, rientrando così delle somme investite.

Tuttavia, se la banca centrale decidesse di non rivendere il debito pubblico in suo possesso, ma decidesse di cancellarlo, tale massa monetaria è destinata a restare permanentemente nel sistema economico al di sotto della banca centrale.

Cancellare il debito pubblico in possesso alle banche centrali significa, insomma, cancellare attivi della banca centrale stessa.

Da un punto di vista squisitamente contabile, questo oggigiorno per una banca centrale non è mai un problema: una banca centrale anche se si trovasse in una situazione in cui le passività superano gli attivi non corre mai il rischio d’insolvenza.”

Secondo il premio Nobel neokeynesiano Krugman, la cancellazione del debito pubblico darebbe immediato sollievo all'economia globlale. Ma ciò non avviene per un eccesso di giustizia: qualsiasi remissione del debito sarebbe un brutto esempio dal punto di vista etico.

Enrico Zanetti già viceministro al Ministero dell’Economia e Finanze e segretario di Scelta civica alla domanda fattagli da Claudio Borghi su cosa sarebbe successo se Draghi avesse azzerato i mille miliardi di debito pubblico acquistati dalla BCE, risponde:

Quando però sento parlare addirittura di emissione di moneta senza nemmeno emissione di debito (o per cancellare debito esistente) e per di più lo sento dire da chi in teoria si presenterebbe nemmeno come marxista di rigurgito, ma come difensore dei ceti produttivi e della piccola e media borghesia, ebbene: prima ancora che non essere d'accordo, faccio addirittura fatica a capire.”

Cosa concludere

La pratica di politica monetaria di immettere liquidità sul mercato (anche acquistando titoli di Stato) per contrastare fasi di depressione/deflazione, è una pratica comunemente adottata.

Così come è pratica comunemente adottata quella di attendere la scadenza dei titoli stessi e quindi riassorbire la liquidità immessa se non addirittura venderli anticipatamente rispetto alla scadenza, mettendoli sul mercato, se una azione di freno all’eccesso di liquidità sui mercati fosse urgente.

Ne deriva che in effetti, come sostenuto dalla proposta della Lega, la cancellazione del debito non creerebbe alcun effetto inflattivo né tantomeno farebbe fallire la BCE.

Quello che Borghi non dice e che Krugman ignora, è che i mille miliardi sono sì stati immessi sul mercato e sono serviti ad allontanare l’incubo della deflazione creando un minimo di inflazione, ma tale eccesso di capitali nominali potrebbe in un domani, ripartita l’economia, costituire una pressione inflazionistica poderosa. Dire che quei soldi ormai sono stati stampati e sono in circolazione e che quindi le conseguenze inflazionistiche ormai si sono concretizzate per cui la semplice cancellazione non cambia nulla, vuol dire guardare all’immediato e non porsi il problema più a lungo termine.

Se ad esempio molta liquidità fosse stata “intrappolata” in attesa di tempi migliori e, una volta tornati tali tempi, si riversasse sul mercato la BCE non avrebbe più, una volta cancellato il debito, alcuno strumento per frenare le tensioni inflazionistiche. Cosa che invece potrebbe fare mettendo in vendita i titoli di Stato e drenando così liquidità.

In altre parole, è ipotizzabile che la BCE possa trovarsi senza risorse sufficienti per drenare la liquidità in eccesso che aveva creato in precedenza e quindi rischiare di perdere il controllo monetario.

Mi pare, per concludere, che se la Lega non propaganda più di tanto questa proposta, anzi in campagna elettorale non se ne è proprio sentito parlare, significa che anche quel partito si rende conto dell’insuccesso cui andrebbe incontro la sua proposta.

 

 

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