Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Progetto Europa In evidenza

di Renato Gatti

L’autunno si sta profilando come il mese in cui le conseguenze economiche della crisi Covid19 si faranno implacabilmente sentire nella società italiana; tra perdita di PIL, perdita di posti di lavoro, fallimenti e disagi popolari. A raccogliere tali disagi e a trasformarli in un misto di paura e rabbia sarà la destra salviniana tutta tesa a realizzare con nuove elezioni  il consenso dell’elettorato, e ciò nel silenzio di segni di vita della sinistra.

Molte delle speranze del governo e della maggioranza si basano sul Recovery Fund ovvero sul Next Generation Eu, che dovrebbe portare al nostro paese 173 miliardi di € che si aggiungono a quelli del SURE, del BEI e, forse, a quelli del Mes. Ma siamo sicuri che il Next Generation Eu sarà approvato nella forma annunciata da Ursula von Der Leyen? Gli agguerriti paesi frugali, spalleggiati da quelli di Visegard, sembrano determinati a contrastare questo progetto che favorirebbe i paesi del Sud ed in particolare l’Italia. Certo, essi esprimono la convinzione che l’Europa debba fare qualcosa per contrastare gli effetti della crisi, ma, essi sostengono, la ripartizione dei fondi deve essere equa, determinazione che va letta come “proporzionalità”.

Ecco che allora piomba sullo stagno europeo il macigno della sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe che:

  • Ha accusato la Corte di Giustizia Europea di aver dichiarato legittimo il Quantitative Easing senza considerare gli effetti economici e finanziari che quello strumento causa e soprattutto senza valutare la proporzionalità degli interventi, cosa pregiudiziale prevista dai trattati;
  • Ha accusato il Governo ed il Parlamento tedeschi di non aver, essi pure, valutato effetti economici, finanziari e proporzionalità, attenendosi acriticamente alle decisioni della BCE;
  • Ha intimato alla BCE di dimostrare in modo chiaro, sostanziale e non equivoco, di aver agito seguendo il criterio della proporzionalità;
  • Ha intimato alla Bundesbank, qualora si accertasse l’infrazione del criterio di proporzionalità, di non ubbidire alle indicazioni della BCE ad acquistare titoli pubblici di altri paesi, ed eventualmente di rivendere quelli incautamente acquistati nel passato.

E’ indubbio che questa sentenza, richiesta dalla destra finanziaria tedesca (fortemente colpita dai tassi di interessi negativi determinati dalla politica della BCE) appoggiata da Alternative fur Deutchland, emessa nei confronti del Q.E. non può non avere conseguenze negative sul Pandemic Emergency Purchase Plan per il quale la BCE sta operando in questi giorni, con riflessi negativi anche sul Next Generation Eu che si basa, in buona parte sulla sproporzionalità degli interventi.

Non vi è dubbio, inoltre, che la sentenza della Corte prelude ad una crisi, se non alla paralisi, della Unione Europea, per cui occorre porre estrema attenzione alle scadenze del 3 luglio e del 5 agosto, date indicate dalla Corte di Karlsruhe a Bundesbank e a BCE per fornire le informazioni intimate. La BCE che risponde solo al Parlamento Europeo ed alla Corte di Giustizia Europea, non pare per nulla intenzionata di soggiacere alle intimazioni della Corte tedesca, e prosegue nel suo cammino; una sfida che quindi prelude ad uno scontro.

La Bundesbank si è pronunciata recentemente a mezzo del suo presidente con una intervista in cui Weidmann si è dichiarato “fiducioso che le istituzioni interessate siano in grado di trovare una soluzione in grado di tenere conto sia delle esigenze della Corte costituzionale federale sia dell'indipendenza della politica monetaria”. Ed ha aggiunto che in caso di disaccordo tra le istituzioni interessate “si applica il principio secondo cui, in base alla giurisprudenza della Corte di Karlsruhe, la Banca federale tedesca non può essere parte di misure adottate da organi (…) dell'Unione europea che (...) toccano l'identità costituzionale” della Germania.”

Die Welt, il quotidiano che ha intervistato il presidente Weidmann, ha così commentato: il Presidente “ha chiarito inequivocabilmente che la Banca centrale della Germania non è un organo puramente esecutivo della Banca centrale europea (Bce), ma è soggetta al diritto tedesco”.

Da parte sua la BCE dichiara che per “sostenere il recupero dell’economia dalle ripercussioni del coronavirus” il Consiglio direttivo – che ha già varato un “considerevole stimolo di politica monetaria” – ribadisce “il massimo impegno a intraprendere ogni azione necessaria nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro nell’attuale fase di estrema difficoltà”.

Ci troviamo di fronte a lotte egemoniche tra paesi, che spingono quindi le classi di ogni paese ad associarsi alle posizioni di questo, invece di ricercare una unione di classe europea con cui ridisegnare l’Unione

E la sinistra?

Il documento del PCI di presentazione di un convegno sull’Unione Europea esamina il tema nella consapevolezza che “un altro polo imperialista si va aggiungendo, nel quadro mondiale, ai due da tempo consolidati (Usa e Cina) e questo terzo polo è quello dell’Ue. Essa non era all’ordine del giorno della storia: velocizzarne violentemente il processo di costruzione è stato un progetto funzionale agli interessi del grande capitale transnazionale europeo, che aveva ed ha bisogno, per partecipare alla lotta per la conquista dei mercati internazionali, di aumentare la propria potenza economica, produttiva e mercantile e ciò attraverso le più classiche politiche liberiste: attacco ai salari, ai diritti e allo stato sociale e ciò attraverso un piano sovranazionale, continentale.

Questa è l’essenza del Trattato di Maastricht e dell’Euro, la sola moneta al mondo senza Stato, una moneta che è servita ad arricchire Berlino e costruire miseria di massa in tanti Paesi dell’Ue. E’ sotto gli occhi di tutti una contraddizione drammatica: la genuflessione di tanta parte della sinistra politica e sindacale dei Paesi dell’Ue ai dettami liberisti ha liberato gli spiriti animali delle destre populiste e nazionaliste, che a partire da una critica all’Ue ripropongono un progetto complessivo razzista e neofascista.

Non c’è alternativa, dunque: occorre come il pane che le forze comuniste e della sinistra anticapitalistica dell’Ue ritrovino le strade dell’unità e della lotta comune, per un progetto strategico che non consideri l’Ue e l’Euro l’ultima fase della storia. Il capitale transnazionale europeo ha trovato da tempo la propria unità nello stesso progetto liberista dell’Ue. I partiti comunisti e l’intera sinistra anticapitalista devono trovare la loro unità nella lotta comune e in un progetto completamente alternativo all’Ue.”

Trovo che l’indicazione per cui: ”I partiti comunisti e l’intera sinistra anticapitalista devono trovare la loro unità nella lotta comune e in un progetto completamente alternativo all’Ue” sia estremamente vago e indeterminato, addirittura irrealistico quando parla di un progetto completamente alternativo all’Ue”.

Nel momento storico che stiamo attraversando, con il rischio di un dissolvimento dell’Unione Europea che scatenerebbe gli appetiti annessivi delle potenze imperialistiche esistenti, ritengo che la lotta della sinistra anticapitalista europea debba trovare uno specifico programma di riforme europee che diano all’Unione una connotazione di rilancio socialista. Il lavoro è enorme ma ci sono contributi, penso in particolare a quelli di Yanis Varoufakis, che offrono spunti molto interessanti da elaborare e tradurre in progetto specifico.

Il silenzio delle sinistre in questo momento storico è assordante, certamente incapace di fronteggiare le rivolte popolari cavalcate, quando non provocate, dalla destra  previste nell’imminente autunno. Inseguire modelli che prescindono dalla realtà dell’oggi mi pare una forma di infantilismo ideologico.

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