Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Lotta e coscienza di classe

di Renato Gatti

La folla sfoga la sua rabbia: “Fuori, fuori”, urla, e ancora “Via, via” all’indirizzo degli immigrati in un clima che assume toni di intolleranza. Dall’alto un giovane bulgaro, rabbioso, scaglia una sedia verso il basso, e tra i manifestanti scatta la reazione: vengono lanciati sassi contro le vetture con targa bulgara, infranti i vetri e strappate le targhe poi mostrate come trofei. Qualcuno prova senza riuscirsi a sfondare il cordone delle forze dell’ordine. Un furgoncino viene dato alle fiamme con una molotov.

I fatti di Mondragone sono lì a dimostrare che la coscienza di classe non è una cosa innata ma che il processo dialettico da condizione in sé di classe, se non è percepita per sé dal soggetto, non riesce a trasformarsi in coscienza di classe ed è quindi facilmente attratta dai valori che il capitale vuole inculcargli.

Da una parte dei lavoratori agricoli bulgari con le loro famiglie, fuggiti da condizioni miserabili, si assoggettano a lavorare per pochi euro al giorno in condizioni sub-umane vittime del caporalato. Nelle miserabili condizioni in cui vivono è facile l’accendersi di un focolaio di corona virus.

Dall’altra parte agrari che hanno bisogno, per la raccolta, di mano d’opera di bassa qualificazione e da retribuire a cottimo con salari ridicoli.

Infine la popolazione che spontaneamente inveisce contro questa comunità di poveracci, accusati di essere un pericolo per i figli, con una violenza che rende necessario l’ntervento della forza pubblica.

Fa male vedere i dimostranti prendersela con le vittime invece che con gli sfruttatori; la nostra solidarietà va a quei lavoratori (non certo a quelli che sono fuggiti dalla zona rossa) doppiamente insultati e senza alcuna solidarietà di classe.

Ma già scriveva Lenin che “le masse non impareranno mai a condurre una lotta politica finchè non aiuteremo a educarsi i dirigenti di questa lotta, che provengono dagli operai colti sia dagli intellettuali; ma educarsi simili dirigenti possono esclusivamente attraverso una valutazione sistematica, quotidiana di tutti gli aspetti della nostra vita politica, di tutti i tentativi di protesta e di lotta fatti da diverse classi e per diversi motivi.”

Quello che manca è l’educazione pedagogica, sviluppata in senso plastico dal pensiero gramsciano, che il Partito Comunista faceva, finchè è esistito, ogni giorno, in ogni luogo del paese.

Oggi il deserto rosso è palpabile, e tra pochi giorni vedremo, in queste zone, lo sciacallaggio di Salvini pronto a cavalcare l’onda razzista che cancella la solidarietà di classe.

Devi effettuare il login per inviare commenti