Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Banche venete, eurostat e campagna elettorale

Banche e moneta Banche e moneta
  1. IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE

Martedì, il giorno dopo Pasquetta, Eurostat ha inviato all’Istat le proprie valutazioni per il calcolo dell’intervento di salvataggio delle banche venete e MPS nel quadro dei conti pubblici.

Le valutazioni Eurostat costringono l’Istat a modificare i dati: del deficit 2017 che aumenta di 4.7 miliardi e del debito che aumenta di 11.2 miliardi.

Le cifre ufficiali comunicate il primo marzo, qualche giorno prima delle elezioni, davano un deficit pari all’1.9% del PIL e del debito pari al 131.5% del PIL. Ora quei dati salgono rispettivamente al 2.3% e al 131.8%.

A parte il sospetto di una campagna elettorale che può aver spinto ad un eccessivo ottimismo nel calcolo e nella comunicazione dei dati, mi chiedo come sia stato possibile un errore del genere che mina la credibilità delle nostre istituzioni. In effetti andando a scavare nelle carte, notiamo che qualche dubbio l’Istat ce l’aveva e non è pensabile che il dubbio non sia stato trasmesso al ministro Padoan. Si legge sul Sole 24 ORE che “ il problema cruciale nasce dal fatto che le bad banks in cui sono stati concentrati i crediti più deteriorati delle due banche venete e le garanzie che le accompagnano, sono integralmente a carico del bilancio pubblico. E di conseguenza anche il passivo potenziale rientra nel perimetro del consolidato della Pubblica Amministrazione a prescindere dalla veste giuridica del soggetto liquidatore ( il liquidatore GACS non rientra nella pubblica amministrazione, ma essendo posseduta al 100% dal Tesoro va considerata nel consolidato. NdR) Veste giuridica, rileva l’istituto europeo, su cui l’Istat ha deciso di non decidere, proponendo nel quesito tre diverse ipotesi senza indicare una classificazione settoriale finale. Proprio dalla risposta europea a questa domanda, del resto, è arrivata la spinta a deficit e debito”.

Si aggiunga che nella valutazione della recuperabilità degli NPL,”le stime delle autorità italiane sono considerate non abbastanza prudenti e viziate da mancanza di una analisi indipendente”. Parole pesanti su cui meditare.

  1. IL RAPPORTO CON BANCA INTESA

Scrive Banca d’Italia (https://www.bancaditalia.it/media/notizie/...banche-venete/index.ht.)

al n. 1 della Sezione III: “L'intervento per cassa dello Stato è pari a circa 4,8 miliardi di euro. Di questi, 3,5 miliardi sono a copertura del fabbisogno di capitale generatosi in capo a Intesa in seguito all'acquisizione della "parte buona" delle attività delle due banche; altri 1,3 miliardi contribuiscono alla ristrutturazione aziendale che Intesa dovrà sostenere per rispettare gli obblighi assunti nell'ambito della disciplina europea sugli aiuti di Stato”.

Tale intervento si configura come aiuto di Stato come più avanti precisato nello stesso documento; infatti “in base al Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, la Commissione Europea può ritenere compatibile con il mercato interno gli aiuti di Stato destinati "a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro".

Dunque un aiuto di Stato legittimo, non è ciò in discussione; ciò su cui richiamo l’attenzione è la modalità dell’aiuto di Stato. Se la motivazione espressa dei 3.5 miliardi concessi a Intesa è la “copertura del fabbisogno di capitale generatosi in capo a Intesa in seguito all'acquisizione della "parte buona" delle attività delle due banche”; corre subito l’obbligo che Intesa si è comprata la parte buona delle due banche, si è comprata la good bank, e per questo acquisto ha pagato un euro mentre lo Stato le ha regalato 3.5 miliardi (più la garanzia fino a 11 miliardi per venire incontro “all'esigenza di sopperire a una serie di carenze informative che, data la rapidità con cui è stato necessario condurre l'asta competitiva, non è stato possibile colmare prima della presentazione delle offerte”).

 Senza mettere in discussione questi provvedimenti, vorrei notare che per coprire il fabbisogno di capitale generatosi in capo a Intesa per comperare la good  bank, c’erano tre possibilità: a) regalare 3.5 miliardi, b) prestare anche a tassi di favore i 3.5 miliardi, c) conferire i 3.5 miliardi quale nuovo capitale sociale con corrispondente emissione di azioni che tenessero anche conto del sovrapprezzo delle stesse. Posto che in ogni caso si tratta di aiuto di stato permesso dalle norme europee, gli effetti sui conti pubblici italiani sarebbero infatti enormemente diversi: nel primo caso si genera un deficit; negli altri due casi non si genera alcun deficit. Differenza sostanziale per operazioni che aiutano Intesa in modo indifferente nei casi a) e c) e un po’ più sconveniente nel caso b).

  1. UN APPROCCIO SOCIALISTA

In questo caso concreto, non metto in discussione il fine perseguito, ma insisto sul principio già enunciato in altro articolo, che gli aiuti, gli incentivi, le contribuzioni che lo Stato eroga a società private vengano erogate come partecipazioni a quelle imprese e non come regali a fondo perduto, anche sottoforma di  detrazioni fiscali.

In fondo il ministro Calenda insiste spesso nel dire che i soldi che lo Stato gestisce sono soldi dei contribuenti, dei cittadini, della comunità. Non si vede allora perché questa comunità, utilizzata solo per spremere da essa le imposte che finanziano lo Stato, non debba divenire titolare di quegli investimenti che legittimamente lo Stato delibera a favore di enti e società private.

Modificare il paradigma raggiunge tre obiettivi:

  1. Si crea un fondo di solidarietà alla base di un nuovo modello redistributivo pensato per i tempi della rivoluzione 4.0;
  2. Crea un processo economico che, senza danneggiare gli enti e le società meritevoli di incentivi o finanziamenti, aumenta il senso comunitario dei cittadini che, nelle ultime elezioni hanno dimostrato di pensare solo in termini individualistici;
  3. Non crea deficit di bilancio in quanto l’erogazione aumenta le partecipazioni statali, ovvero sostituisce il denaro con un asset concreto e alla bisogna commerciabile.

 

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