Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il trans-european automated real-time gross settlement express transfer system, ovvero il target 2

Target 2 Target 2
  1. Cos’è e come funziona.

Il TARGET 2 è il sistema per le transazioni finanziarie europee vigente non solo per i Paesi aderenti all’area euro, ma anche per quei Paesi che pur non avendo aderito all’area euro, hanno aderito al sistema Target 2 (Bulgaria, Romania, Danimerca, Polonia e Lituania).

Per spiegarne semplicemente il funzionamento farò un esempio nazionale. Se abito a Como e voglio fare un acquisto a Frosinone, prima vado in banca e deposito gli euro che servono per l’acquisto, poi faccio un ordine alla banca di Como di pagare il fornitore di Frosinone. La banca di Como accrediterà la cifra alla banca di Frosinone che a sua volta darà gli euro al mio fornitore. In realtà gli euro sono usciti dalle mie tasche e sono andati nelle tasche del mio fornitore, ma per le due filiali delle banche non c’è stato alcun trasferimento di euro ma soltanto una registrazione a debito della filiale di Come e a credito per la filiale di Frosinone. Poiché le due filiali sono della stessa banca, nel consolidato non succede nulla, rimarrà solo la registrazione di un debito e di un debito tra filiali, senza maturazione di interessi.

Tra i Paesi aderenti al sistema Target 2 succede la stessa cosa; le banche centrali dei paesi aderenti registrano i relativi debiti e crediti che non verranno mai compensati attraverso un trasferimento effettivo di fondi, che non sono realmente esigibili in quanto relativi a entità che nei fatti non sono altro che “filiali” della Banca Centrale Europea.

E’ evidente che i saldi dei target 2 continuano ad accumulare le varie transazioni senza che sia prevista alcuna sistemazione contabile; ad esempio la Germania, notoriamente esportatrice ha accumulato crediti verso gli altri paesi per 900 miliardi di euro, mentre l’Italia ha un saldo negativo di 442 miliardi di euro.

Solo per essere più completi nell’informazione ricordo che negli Stati Uniti il sistema è diverso, infatti ad aprile di ogni anno le banche centrali di ciascun stato eseguono un “netting” delle loro posizioni attraverso lo scambio di gold certificates, impedendo in tal modo il formarsi di surplus o deficits persistenti.

  1. Ma cosa non funziona?

Notavamo nel paragrafo precedente che il sitema europeo porta all’accumulo delle transazioni che sfociano in ammontari enormi di saldi contabili; ricordavamo per esempio il saldo a credito della Germania pari, oggi, a 900 miliardi di euro e quello a debito dell’Italia di 442 miliardi.

Finchè gli Stati rimangono nel sistema Target 2 non sorgono eccessivi problemi, anche se, e lo vedremo più avanti, alcune perplessità turbano le coscienze europee.

Certo è che viene subito da chiedersi cosa succede se uno stato dovesse uscire dall’area euro e dal sistema Target 2. Ebbene, il 20 gennaio 2017 che potrebbe essere ricordato come un giorno spartiacque per il futuro dell’Euro, a margine di una lettera di risposta ad alcuni europarlamentari italiani, il Presidente Draghi ha dichiarato apertamente che in caso di ipotetica uscita di un Paese membro dall’Eurozona, i saldi Target2 della banca centrale uscente dovrebbero essere regolati in pieno, ed in euro; in particolare se un Paese dovesse trovarsi in una situazione debitoria, la sua banca centrale dovrebbe farsi carico dei debiti utilizzando i suoi attivi di bilancio, riserve auree comprese.

A parte la successiva precisazione di Draghi secondo cui non è pensabile che alcun Paese possa uscire dal sistema, rimane pur sempre la precisazione che quelle che sono annotazioni contabili, registrate dalle banche centrali nei loro libri, in caso di rottura del sistema o comunque di uscita dallo stesso, si tramutano in veri e propri debiti da pagare. Una situazione dura ma logica, difficilmente contestabile e da tener presente per ogni decisione presa dalle forze politiche riguardo alla nostra collocazione nel sistema in oggetto.

Ma se i Paesi debitori dovrebbero seriamente preoccuparsi sui possibili futuri accadimenti della nostra “moneta incompiuta” (come la chiama Minenna), anche i paesi creditori, anzi “il paese creditore” per eccellenza, la Germania comincia seriamente a preoccuparsi per una ragione inversa.

Abbiamo detto che i saldi del Target 2 al momento “non sono esigibili” e generano un interesse estremamente basso, ovvero al tasso MRO (Main Refinancing Opertaions) della BCE (0.50%), ma nel momento dell’uscita di un paese dal sisteme non è prevista alcuna procedura di esazione di quel debito nei confronti di un paese debitore, mentre il paese creditore non avrebbe alcuna arma efficace per rientrare del suo credito.

Recentemente gli economisti tedeschi si sono posti questa problematica e stanno pensando alla collateralizzazione dei saldi Target 2, ovvero le banche centrali dovrebbero porre ,a garanzia di eventuali debiti, attivi di sicuro valore, come l’oro; fermo restando che il debito è pagabile solo in euro e non con la nuova valuta adottata dal paese uscente. Da notarsi che gli economisti tedeschi si pongono questa problematica non solo pensando all’eventuale uscita di un paese europeo, ma anche pensando all’uscita dal sistema della stessa Germania. Prospettiva questa che la Germania potrebbe prendere in considerazione nel caso in cui l’Euro-burocrazia e gli altri Paesi riuscissero a forzare il processo di integrazione verso una mutualizzazione dei rischi, processo “inaccettabile” da parte tedesca che potrebbe quindi prendere in considerazione una via di fuga dall’Eurozona, ma senza dover abbandonare l’Unione Europea come oggi previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona.

  1. Lo strano caso Italia.

L’Italia ha  chiuso l’anno 2017 con un saldo positivo della bilancia commerciale  di 47,5 miliardi di euro. Il surplus resta dunque il terzo più alto all’interno dell’Unione europea, dopo quello tedesco di 249 miliardi di euro e quello olandese, pari a 70 miliardi di euro. Le imprese italiane l’anno scorso hanno esportato merci per un valore di 448,1 miliardi di euro, importando beni per 400,6 miliardi di euro.

Ci si aspetterebbe allora che il nostro Target 2 fosse positivo, mentre al contrario esso è negativo ed ha raggiunto la impressionante cifra di 442 miliardi di euro. Sembrerebbe logico dedurne che i risultati positivi della bilancia commerciale siano azzerati e resi negativi da “fughe di capitali” verso gli altri paesi UE.

La Banca d’Italia nel suo bollettino “I saldi Traget2 e i movimenti di capitale” nel rilevare che alcuni osservatori abbiano visto in questa dinamica il sintomo di una “fuga di capitali”,  sostiene  che al contrario così non è e così argomenta  :

” L’ampliamento del saldo TARGET2 riflette la riduzione dell’indebitamento con l’estero delle banche italiane e una ricomposizione del portafoglio dei residenti verso attività diverse dai titoli di Stato italiani e dalle obbligazioni bancarie, di pari passo con gli acquisti di titoli e l’immissione di liquidità da parte dell’Eurosistema”.

Cosa è successo in pratica?

 La BCE, con il quantitative easing, ha prestato alla Banca d’Italia ingenti quantità di euro (ecco il significato del passaggio che parla di “immissione di liquidità da parte dell’Eurosistema”) che Banca d’Italia ha usato per acquistare sul mercato secondario titoli di Stato. Coloro che hanno ceduto titoli di Stato alla Banca d’Italia hanno utilizzato gli euro incassati per acquistare titoli di Stato, fondi comuni, azioni o bond esteri causando il peggioramento dei dati del Target 2. Banca d’Italia dice che:  

“Questa dinamica non appare dovuta a una preferenza per attività finanziarie ritenute più sicure legata a incertezza sulle condizioni del nostro paese; rispecchia invece la difficoltà dei residenti a conseguire una maggiore diversificazione e maggior rendimenti, a fronte di un mercato finanziario nazionale caratterizzato da un’offerta limitata di attività alternative alle obbligazioni bancarie e ai titoli pubblici, e lo spostamento della raccolta del settore bancario verso i finanziamenti dell’Eurosistema.”

Insomma i capitali sono usciti dal Paese, ma ciò per Banca d’Italia non è una fuga di capitali, se questa allora è solo una questione nominalistica, non mi pare ci sia molto da tranquillizzarci. Se poi vogliamo parlare di nazionalismo o di italianità dei capitali condivido il parere di Minenna quando dice che “L’aspetto preoccupante è che le imprese italiane hanno sempre preferito reinvestire all’estero piuttosto che nell’economia nazionale”.

  1. Conclusioni

Abbiamo visto come funziona (e come non funziona) il sistema Target 2 ma a mio parere non è nelle tecnicalità del sistema che va lanciata la nostra proposta, ma al contrario essa deve riguardare la sostanza reale del sistema, non la sua espressione monetaria. Voglio dire che tutte le disfunzioni nascono da una gestione dei fondamentali che, per subalternità alla Germania o meno, non combatte il mercantilismo tedesco (non facendo rispettare il tetto del 6%) e non persegue in modo più convinto e determinato l’obiettivo di avere nella lunga media tutti i paesi con una bilancia commerciale in pareggio. I guasti a livello monetari nascono cioè da una cattiva gestione dei fondamentali e della loro auspicabile convergenza.

 

 

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