Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La riforma fiscale

di Renato Gatti

L’IRPEF

Il ministro Gualtieri, secondo alcune fonti, portebbe in aula una riforma fiscale che vorrebbe abbassare le tasse sui ceti medi e ciò accorpando le aliquote degli scaglioni da 28.000€ a 55.000€ che oggi è soggetta al 38% e da 55.000€ a 75.000€ che oggi è soggetta al 41%. In un solo scaglione da 28.000€ a 75.000€ soggetta all’aliquota del 36%.

Poiché questa proposta farebbe perdere molto gettito, si legge su Huffington post una differente proposta che abbasserebbe l’aliquota del 38% al 34% e nel contempo aumenterebbe quella del 43 al 45%.

Con questa manovra si riducono le imposte sui redditi superiori a 28.000€ mentre nulla cambia per i redditi inferiori a quella cifra, anche se, tuttavia, vengono poste correzioni alle deduzioni e detrazioni che penalizzerebbero i redditi più alti.

Vediamo schematicamente:

consideriamo quattro redditi lordi e determiniamo l’aliquota, l’imposta ed il netto attuali con quelli risultanti dalla supposta riforma:

Reddito

Oggi %

Oggi imposta

Gualtieri %

Gualtieri imposta

Huffington post %

Huffington post imposta

28.000

24.86%

6.960

24.86%

6.960

24.86%

6.960

55.000

31.31%

17.220

30.33%

16.680

29.35%

16.140

75.000

33.89%

25.420

31.84%

23.800

32.45%

24.340

100.000

36.17%

36.170

34.65%

34.650

35.59%

35.590

  

Vediamo quindi che l’abbassamento delle aliquote beneficiano non solo i soggetti che si trovano negli scaglioni beneficiati, ma beneficiano anche tutti i redditi superiori a quegli scaglioni, mentre nessun beneficio rimarrebbe ai redditi bassi.

Con un calcolo spannometrico, il gettito derivante da questa variazione diminuirebbe di una cifra che si aggira sui 5 miliardi di € con la proposta Gualtieri e di 1.5miliardi nel caso Huffington post.

Certamente le proposte sopra riportate non possono ritenersi una “riforma” fiscale, ma soltanto un riequilibrio delle aliquote che, con l’intento di correggere il forte salto di aliquota dal 27 al 38% che ha aggravato il ceto medio, genera una riduzione di incidenza a tutti gli scaglioni più alti, non beneficiando in alcun modo i redditi più bassi.

Una correzione intelligente è invece costituita dalla proposta di una aliquota progressiva continua che aumenta l’incidenza ad ogni aumento di reddito. Un caso pratico di questa aliquota progressiva è il metodo di imposizione adottato in Germania che prevede:

fino a 9.000€                             nessuna imposta

da 9.001 a 55.000€         aliquote crescenti dal 14 al 42%

da 55.001 a 260.000€                  42%

oltre i 260.000€                           45%

E’ ovvio che l’aliquota continua deve avere un termine dopo il quale diventare flat, altrimenti potrebbe salire fino al 100%, il sistema tedesco prevede due scaglioni ad aliquota flat al supero dei 55.000€ di reddito (tassati al 42% rispetto al 31% italiano).

Il sistema ad aliquota crescente continua dovrebbe essere congegnata in modo da dare lo stesso gettito attuale prevedendo una no tax area, una minor pressione sui redditi bassi e medi ed un incremento sui redditi più alti.

Ma il punto che le riforme sopra proposte non contemplano è che l’Irpef progressiva attuale si applica solo ai salari, agli stipendi, alle pensioni e ai redditi di lavoro autonomo con fatturato superiore ai 65.000€. Tutti gli altri redditi: agricoli, di capitale, dei fabbricati, dei lavoratori autonomi al di sotto dei 65.000€ di fatturato hanno tassazioni flat, cioè, contrariamente a ciò che prevede la costituzione, non progressive.

Il riportare tutti i redditi ad una effettiva equità verticale (chi ha maggiori redditi paga imposte con aliquote progressive) nonché ad una equità orizzontale (i contribuenti con gli stessi redditi pagano imposte uguali) ricordando che l’Italia è una repubblica “fondata sul lavoro”, dovrebbe essere la “vera” riforma da attuare eliminando tutte quelle imposizioni sostitutive, bonus di tutte le razze che sono spesso il frutto di pressioni corporative, non dimenticando che una economia sommersa non denuncia redditi stimati in 190 miliardi di euro pari a 90 miliardi di gettito evaso.

Su questo fronte, in presenza di un continuo divaricarsi della disuguaglianza reddituale dei cittadini, sarebbe auspicabile un allineamento delle nostre imposte di successione ai livelli europei, recuperando un gettito di valore redistributivo.

L’IRES

E’ l’imposta sul reddito delle società. L’invenzione della persona giuridica ovvero di ritenere una associazione come un entità giuridica a sé, ne ha conseguito l’imponibilità che tuttavia è sempre intesa come un acconto sulla tassazione finale che colpisce il socio quando incassa il dividendo. Il meccanismo dell’acconto era esplicito ai tempi dell’IRPEG (imposta sulle persone giuridiche), è stato camuffato ai tempi di Tremonti ed è ora composta da due flat taxes: una del 24% sul reddito lordo delle società e una del 26% sul dividendo. Quindi se il reddito lordo è 100 il dividendo sarà (100-24)= 76, ed il dividendo di 76 sarà tassato al 26% ovvero 19.76 per un netto di 56.24 con un’imposta totale di (24+17.76)= 43.76.

Ma l’acconto può diminuire (recentemente è passato da 27 a 24) ma nel contempo deve aumentare l’aliquota sul dividendo. Ad esempio l’IRES può scendere a zero, ma l’imposta sul dividendo salire al 43.76%. Con l’Ires a zero c’è da aspettarsi uno shock stimolante al mondo delle imprese ed uno spostamento in avanti nel tempo dell’incasso del gettito semprechè non intervengano reazioni consguenti da parte dei capitalisti, ovvero lo spostamento della sede fiscale in Olanda.

La vera riforma

Ma il vero punto che una vera riforma fiscale deve affrontare è quello che consegue al nuovo modo di produzione; come scrive Marx: I rapporti societari entro i quali gli individui producono, i rapporti societari di produzione dunque si alterano, si trasformano con l’alterazione e lo sviluppo dei mezzi di produzione materiali, delle forze produttive. I rapporti di produzione nella loro totalità formano quel che si chiama i rapporti societari, la società, e anzi una società a uno stadio di sviluppo determinato, storico, una società con un carattere proprio, distintivo (Marx, in Marx-Engels, 1964, p. 81.)

Voglio dire che la rivoluzione 4.0, la robotizzazione, l’innovazione tecnologica cambieranno significativamente la proporzione tra lavoro vivo e lavoro morto, rendendo sempre più impellente la necessità di un reddito di cittadinanza universale, accompagnato in particolare in Italia da un serio invecchiamento della popolazione con un rapporto pensionati/attivi che passa da 1/3 a 1/1

Va altresì rilevato “il progressivo inaridirsi dei redditi da lavoro come base per la tassazione; fino agli anni 80 del secolo scorso la quota dei redditi da lavoro rispetto al PIL si aggirava intorno al 65%, oggi essa è scesa sotto il 50%.(…) Il prelievo tuttavia risulta fortemente sperequato a danno dei redditi da lavoro; infatti il rapporto tra prelievi sul lavoro e prelievi sugli altri redditi (profitti, interessi, rendite, royalties ecc) risulta di 3 a 1 rispetto ad una ripartixione del reddito di 47 a 53 per cento”V.Visco Il Sole 24 Ore 3/7/2020.

Può allora il sistema impositivo essere basato quasi totalmente sui redditi da lavoro?

Se in prospettiva, ma la marcia è già iniziata, solo l’innovazione tecnologica e l’incremento della produttività sarà il campo di confronto e scontro tra i paesi, occorre che le imprese investano sempre più in R&S e in formazione. E’ corretto che lo stato incentivi gli investimenti su quel fronte, ma gli incentivi non possono essere un regalo (ovvero uno sconto fiscale) che la comunità fa al capitale privato, l’incentivo deve invece essere una partecipazione sociale nelle imprese per un sinergico sviluppo pubblico-privato.

La riforma fiscale richiederebbe allora di essere preceduta da una riforma proprietaria nel senso che ogni aumento di produttività non sia appropriato dal capitale privato ma socializzato in un fondo che sia finalizzato ad un welfare generalizzato.

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