Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Intelligenza artificiale, capitalismo e marxismo

di Renato Gatti

Premessa

Certamente l’innovazione tecnologica, la robotizzazione, l’internet of things, l’intelligenza artificiale costituiscono gli elementi di una rivoluzione produttiva e culturale tali da configurare un nuovo modo di produzione che entra in conflitto con l’assetto delle forze produttive.

Immaginarsi come sarà, è un esercizio stimolante cui chiunque può dare un contributo anche per uscire dalla visione breve della politica attuale, in questo esercizio mentale scompaiono determinazioni come lavoro vivo, lavoro morto, salario e tutte quella legate all’attuale modo di produzione; non sparicono però il capitale, i subordinati, le disuguaglianze ed altre determinazioni.

Val la pena cercare di prefigurarsi le conseguenze economiche e sociali che questo modo di produzione causeranno nel mondo capitalista e come invece potrebbero essere gestite in un mondo socialista.

Nel mondo capitalista

La rivoluzione 4.0 nel mondo capitalista sarà guidato dall’egemonia del capitale e comporterà uno sconvolgimento nel mondo del lavoro; possiamo immaginare uno scenario estremo in cui i robots producono tutto ciò che viene oggi prodotto, forse anche di più e meglio, senza utilizzare neppure un’ora di lavoro vivo. Poiché i robots, i mezzi di produzione sono tutti di proprietà del capitale, si presenteranno i seguenti problemi:

  • Sparirà il plusvalore non essendoci più lavoro vivo, né fisico né intellettuale che sarà l’ultimo a sparire rimanendo l’ultimo lavoro richiesto finchè i robots intelligenti saranno in grado di progettare e costruire robots di nuova generazione. La scomparsa del plusvalora è accompagnata dall’apprpriazione totale della produzione da parte del capitale.
  • Cambierà il criterio di produzione dei beni; non si produrranno più beni di scambio perché non ci saranno più salari da scambiare con beni di scambio.
  • Il capitale destinerà parte dei robots o del tempo dei robots a produrre beni da elargire gratuitamente ai non possessori di capitale per assicurarne la sopravvivenza mentre tutto il resto della produzione robotica sarà destinato alle scelte dei detentori del capitale. Si formeranno così due classi estreme: l’una a livelli di sussistenza decisi dai detentori del capitale, l’altra con illimitata disponibilità di beni.
  • I livelli di sussistenza decisi dai detentori del capitale avranno come riferimento il grado di possibile sollevazione dei non possessori di capitale, onde prevenire tempestivamente ogni pericolo per il possesso dei mezzi di produzione.
  • Se nell’attuale fase capitalistica i livelli di sussistenza sono determinati dalla necessità di sopravvivenza dei possibili lavoratori ma anche della loro riproduzione,nella fase robotica viene meno la necessità di far riprodurre gli ex lavoratori.
  • I detentori del capitale potrebbero selezionare tra i non detentori figure eccellenti per la scienza, l’arte, l’intrattenimento, la sessualità ma soprattutto un servizio di sicurezza, creando una classe di servitori con diritti maggiori grazie al loro stato di privilegiati subordinati.
  • Si potrebbe anche formare una classe di non possessori di capitale che torneranno ad una produzione di beni per il proprio consumo, seguiti da forme di baratto tra nuclei diversi fino ad una sopravvissuta oasi di economia di scambio elementare.
  • La produzione totale robotica interesserà il capitale di Paesi diversi, che potrebbero entrare anche in crisi tra di loro fino a giungere al conflitto, nel qual caso la produzione sarà dirottata su prodotti bellici.
  • La fase robotica sarà la fase in cui i big data detenuti dai detentori del capitale, saranno in grado di controllare ogni tipo di dissenso e di latente pericolo, ogni individuo sarà profilato in modo da essere controllato per ogni sua intenzionalità.

Con la pianificazione socialista

Prendiamo spunto da un articolo del professor Feng Xiang docente alla Tsinghua University, presentato al workshop del Centro cinese sull’intelligenza artificiale del Berggruen Institute a Pechino; in tale articolo si analizza come una proprietà socialista dei mezzi di produzione possa trarre vantaggio da una programmazione assurta a livelli tecnologici inimmaginabili solo qualche anno fa, per sostituire la razionalità alla “mano invisibile” del mercato nella produzione e distribuzione dei beni.

A proposito dello sviluppo della tecnologia cinese mi piace ricordare quanto apparso su Le Scienze di febbraio a pag. 21: “Sfruttando il computer quantistico Jiuzhang, che usa fotoni come qubit, il gruppo guidato da Wei Pan è riuscito a realizzare in circa 200 secondi un calcolo che avrebbe richiesto 2,5 miliardi di anni ai migliori computers esistenti”

Con questi sviluppi tecnologici si può immaginare che:

  • La proprietà dei computers e dei robots passi allo stato per evitare che i prodotti dell’intelligenza dell’uomo siano appropriati dalla logica del capitale e di chi lo detiene.
  • In tal modo sarebbe lo Stato a controllare la distribuzione dei beni anziché essere la logica del capitale a controllare lo Stato.
  • La liberazione dal lavoro salariato potrà essere l’inizio di una nuova civiltà in cui l’uomo lavora per sé e per la comunità e non sarà più costretto a lavorare per il capitale per poter sopravvivere.
  • L’AI sulla base dei big data raccolti sulla produzione robotica e di quelli demografici potrebbe assegnare razionalmente le risorse presenti.
  • Sulla base delle proiezioni demografiche potrebbe programmare incrementi di produzione e, di conseguenza, la ricerca dei colli di bottiglia provvedendo ad investire su di essi.
  • L’AI dopo aver raccolto tutte le leggi e le sentenze, potrebbe sostituirsi al lavoro del giudice e, sempre sotto il suo controllo, potrebbe ridurre drasticamente i tempi della giustizia.
  • L’A.I. con tutti i big data sui risultati scolastici dei giovani cittadini potrebbe selezionare quelli da destinare a specifici progetti proiettati nel futuro, programmando in tal modo il processo di innovazione e di liberazione dell’intera collettività.

Conclusioni

Affrontare lo scenario di una trasformazione già in atto, ma di cui non si sono approfondite tutte le implicazioni, è un atto di politica seria che un’organizzazione politica dovrebbe farsi carico uscendo da quelle dispute da pollaio che caratterizzano la fase politica attuale. L’esercizio proposto va nella strada indicata da Manuel Santoro nel suo Manifesto per il socialismo per attrezzare i compagni a proporsi come soggetti attivi per l’egemonia socialista.

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