Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

L'ipostasi del bitcoin

di Renato Gatti

Premessa

Il legislatore italiano ha disciplinato il fenomeno delle criptovalute solo nell’ambito della disciplina antiriciclaggio, reputandole una «rappresentazione digitale di valore non emessa da una banca centrale o da un'autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l'acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente» (art. 1 D.Lgs. 231/2007).

In merito alla gestione delle criptovalute nei bilanci, il documento evidenzia come l'analisi contabile escluda la possibilità di considerare, sulla base dei principi contabili internazionali Ias/Ifrs, le cripto attività una valuta o uno strumento finanziario e, al tempo stesso, la disciplina vigente pare indirizzare verso l'uso di due categorie contabili, tra le quali la prima risulterebbe l’attività immateriale, definita come attività senza sostanza fisica, identificabile e non monetaria e la seconda la rimanenza, in grado di rappresentare anche le commodity intangibili.

Marx ed Hayek

Nel Manifesto, Marx auspicava l’“accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo” onde evitare che la moneta venisse snaturata da mezzo di scambio nel sogno del capitalismo finanziario della produzione di ricchezza senza produzione e circolazione dei beni attuando la formula del D-D’.

Hayek, l’economista austriaco, auspicava invece che la moneta non fosse gestita dallo Stato che sarebbe stato influenzato dalla politica facendo perdere alla moneta le sue virtù che sarebbero invece esaltate dall’emissione privata da parte di più banche che, proprio grazie alla concorrenza, ne avrebbero garantito la cosciente assegnazione, la non volatilità, e dunque l’adempimento delle funzioni della moneta.

Importante quindi riassumere le funzioni assegnate alla moneta:

STRUMENTO DI PAGAMENTO

La moneta è un bene che, in un determinato contesto socio-economico, viene generalmente accettato come mezzo di pagamento nella compravendita. La sua prima funzione è dunque quella di strumento di pagamento. L’acquirente consegna moneta al venditore in cambio di un bene o di un servizio; in questo modo si libera da ogni obbligo nei confronti del venditore il quale, accettandola, ne riconosce il valore.

UNITÀ DI CONTO 

La moneta è l’unità di conto con cui si misura il valore dei beni e dei servizi e costituisce quindi il parametro di riferimento per confrontare in maniera omogenea il valore di prodotti e servizi molto diversi. Questa funzione agevola le decisioni economiche e l’accordo tra le parti perché esprime univocamente il valore delle cose.

 RISERVA DI VALORE

La moneta mantiene il suo valore nel tempo, può essere quindi accumulata per costituire una riserva di valore. Questa funzione consente a tutti di risparmiare, cioè differire i consumi, e accantonare una riserva per spese impreviste e necessità future.

Le forme della moneta

  • Le monete d’oro hanno un valore intrinseco e l’oro è utilizzabile anche per altri scopi;
  • le monete di carta rappresentanti corrispondenti quantità di oro, non hanno valore intrinseco ma possono essere convertite in oro
  • le monete convertibili in oro ma emesse in quantità eccedenti l’oro detenuto non hanno valore intrinseco e sono fiduciarie, costituiscono un debito da parte dell’emittente
  • le monete non convertibili non hanno valore intrinseco, sono fiduciarie e costituiscono un debito a carico dell’emittente
  • le criptomonete non hanno valore intrinseco, non costituiscono debito verso l’emittente-

Tutte le monete, escluse quelle criptiche, hanno le tre caratteristiche sopra indicate (strumento di pagamento, unità di conto e riserva di valore), le criptomonete hanno la prima caratteristica, non hanno la seconda e tendono ad avere la terza.

L’ipostatizzazione delle criptomonete

In questa sede ci occupiamo solo delle criptomonete tipo bitcoin che costituiscono il grande fenomeno di questi ultimi anni.

La criptomoneta tipo bitcoin, si presenta come uno strumento di pagamento estraneo all’intermediazione di autorità o banche che permette riservatezza ed evita qualsiasi onere di intermediazione. Il prezzo del bitcoin si determina con il confronto domanda offerta realizzando quel fenomeno di inversione per cui non è il valore ad estrinsecarsi nel prezzo, ma è il prezzo determinato dall’incontro di domanda e offerta a determinarne il valore. Essendo quindi domanda ed offerta i due elementi chiave, vediamo di affrontarne le caratteristiche:

  • Dal lato della domanda; l’operatore in bitcoins li acquista sulla rete e li utilizza per pagare i suoi fornitori; più operatori accettano questo mezzo di pagamento più aumenta la domanda e di conseguenza più aumenta il prezzo. Data la facilità del mezzo e la sua riservatezza e sicurezza garantita dal sistema blockchain, l’uso di criptomonete è prescelto per quello che si chiama il deep (o dark) web, ovvero per transazioni illegali se non criminali. Ma, a parte ciò, è ovvio che se incasso 100 bitcoins riscuotendo un mio credito e uso gli stessi bitcoins per pagare un mio debito quando il bitcoin vale 150, nella transazione ho guadagnato 50. Questa prospettiva attrae molti operatori facendo aumentare ulteriormente il prezzo del bitcoin, e spingendolo a trasformarsi da strumento di pagamento in riserva di valore. Nulla vieta, in condizioni di buon funzionamento del sistema, che questo permanga nel tempo, soprattutto permanendo la fiducia degli operatori, fiducia che costituisce l’unico fattore che può far funzionare la criptovaluta. Se diamo un’occhiata alla pubblicità fatta ai bitcoins sui social, si può notare che il messaggio punta esclusivamente all’incremento di valore della moneta piuttosto che sulla sua funzione di mezzo di pagamento; esalta cioè il fenomeno del D-D’ come vera natura della moneta.
  • Dal lato dell’offerta; il sistema bitcoin prevede che l’offerta sia sistematicamente limitata onde fare della scarsità l’elemento di sostegno all’incontro tra domanda e offerta. I minatori, quelli che estraggono bitcoins risolvendo l’algoritmo del sistema, sono oggi ristretti a operatori che dispongono di reti di computers enormi; si pensi che i minatori consumano tanta energia elettrica per far funzionare i centri di calcolo quanta ne consuma uno stato come l’Austria. Il sistema prevede pure che il compenso ai minatori diminuisce quando sia stato estratto un tot di monete, causando in tal modo un aumento del costo del bitcoin ed incrementando in tal modo l’aumento del punto d’incontro tra domanda e offerta. Inoltre, il sistema prevede che raggiunto un certo limite (21 miliardi di bitcoins) cessa l’attività di estrazione delle monete e l’offerta rimane limitata alle monete emesse meno quelle tesaurizzate. E’ obiettivamente difficile prevedere come si comporteranno gli operatori nel momento in cui si raggiungerà il limite di emissione dei bitcoins; se dovessero essere presi dall’esigenza di realizzare, si genererebbe un fenomeno simile alla corsa agli sportelli bancari a ritirare i depositi, facendo crollare al minimo il prezzo del bitcoin. Ma, a parte ciò, si osservano, in questi giorni, fenomeni che scompaginano il valore del bitcoin, facendone una moneta estremamente volatile. Si pensi alle dichiarazioni della Tesla che non accetta più bitcoins in pagamento delle sue auto, oppure al divieto alla circolazione di bitcoins decretato dal governo cinese.

La criptomoneta si presenta come un pallone che viene gonfiato dalla fiducia degli operatori, e che si gonfia in funzione del numero degli operatori che soffiano in questo pallone che sostenuto dalla fiducia è esposto alle minacce che possono modificare l’atteggiamento psicologico degli operatori. Ho usato il termine “pallone gonfiato” rifacendomi all’equivalente termine “bolla speculativa” anch’essa fondata sulla credulità degli operatori. Credulità alimentata dal fatto che veramente l’operatore che riesce a disfarsi degli assets della bolla guadagna molti denari, ma che alla fine ritorna al suo vero valore (il valore lavoro) e crolla insieme al prezzo della bolla rovinando chi si trova con il cerino acceso in mano. Purtroppo, nel mondo del capitalismo finanziario quel crollo coinvolge spesso le banche che hanno prestato fondi agli operatori e lo stato si fa carico del dissesto bancario trasformando il debito privato in debito pubblico, naturalmente a carico dei contribuenti, per non parlare della crisi produttiva e dei milioni di lavoratori che perdono il lavoro, così come nel 2007.

La criptomoneta è l’ipostasi del concetto D-D’, del nulla eretto a sistema destinato a crollare ma scaricando i guasti del crollo sul mondo del lavoro. Un altro modo di sfruttamento del capitale a danno del mondo del lavoro.

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