Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Keynes e la pianificazione In evidenza

di Renato Gatti

Keynes: State planning 1932. Come uscire dalla crisi P.Sabbatini Laterza

Credo che noi soffriamo di una cronica incapacità a vivere al livello consentitoci dalle nostre possibilità tecniche di produzione di beni materiali. Il problema della pianificazione nasce per rimediare a questo fallimento. La pianificazione consiste nel fare quelle cose che sono, per loro natura, al di fuori della portata dell’individuo. Trarre frutto dall’intelligenza collettiva, trovare uno spazio nell’ordine economico delle cose per la capacità decisionale centrale, non significa screditare i risultati dello spirito individuale o dell’iniziativa privata. In realtà sono i risultati di questa iniziativa che hanno posto il problema. Quello a cui dobbiamo porre rimedio è il fallimento dell’intelligenza collettiva, non dico a tenere il passo, ma a non rimanere troppo indietro rispetto ai risultati dell’intelligenza individuale.”

Keynes, a parere di molti economisti, e modestamente a parer mio, con le sue analisi e le sue proposte; le prime sull’incapacità del mercato a garantire il pieno impiego e a risolvere comunque i problemi portati dalla congiuntura; e quindi proponendo con le seconde un intervento dello stato teso a correggere le insufficienze del libero mercato; ha di fatto salvato il capitalismo dalle sue contraddizioni permettendogli, grazie ad un mutamento radicale, peraltro non condiviso da tutti, nel ragionamento economico, ad affrontare le crisi ricorrenti del capitalismo.

Crisi che purtuttavia continuano a ripresentarsi anche con virulenze catastrofiche, come la crisi del 2007 è lì a rappresentarci.

Ciò non toglie che Keynes, pur rifiutando un approccio socialista come soluzione delle crisi del capitalismo, non si ponga il problema di una economia e di un’azione statale la cui logica non sia basata sul dominio del “profitto”, ipotizzando una economia basata sull’”intelligenza collettiva”, che richiama il “general intellect” marxiano dei Grundrisse. L’idea di Keynes parte dalla convinzione che la pianificazione possa funzionare democratizzando le istituzioni senza ricorrere a regimi autoritari.

È bene osservare che Keynes nel 1925 avrebbe dato volentieri «alla Russia la sua possibilità di riuscita: aiutandola, non ostacolandola (…) perché, se fossi un russo, preferirei tutto sommato di gran lunga offrire il mio contributo alla Russia sovietica piuttosto che alla Russia zarista! Non potrei aderire alla nuova fede più che alla vecchia.

Detesterei le azioni dei nuovi tiranni non meno di quelle dei vecchi. Ma sentirei che i miei occhi sono rivolti verso le possibilità del reale, e non più che ne sono lontani. E che, mentre nulla avrebbe mai potuto venir fuori dalla crudeltà e dalla stupidità della vecchia Russia, dietro la crudeltà e la stupidità della nuova Russia potrebbe nascondersi qualche piccolo segno dell’ideale. Il nuovo ordine non dev’essere giudicato dagli orrori della rivoluzione o dalle privazioni del periodo di transizione» (Keynes, 1926 Laissez faire et communisme)

Mi pare che l’aspetto caratterizzante la visione keynesiana della pianificazione sia che essa è basata sull’intelligenza umana collettiva e non sui meccanismi di un mercato dove non esiste l’esercizio dell’intelligenza ma un conflitto tra interessi diversi che dovrebbe portare ad una sintesi a favore della collettività quando però l’elemento dominante è squisitamente individualista come il profitto.

Questo approccio Keynesiano pare essere estraneo alla realtà storica del conflitto di classe quando sostiene che:” La pianificazione consiste nel fare quelle cose che sono, per loro natura, al di fuori della portata dell’individuo.”  Ne discende quindi una interpretazione utopistica della realtà, e ricordiamo che Marx attribuì all’utopismo dei riformisti l’ingenuità di “non afferrare la differenza necessaria tra la forma reale e quella ideale della società borghese, e perciò il farsi carico dell’impresa superflua di voler essi stessi, da parte loro, realizzare l’espressione ideale, l’immagine luminosa trasfigurata e riflessa, gettata in quanto tale dalla realtà stessa”.

Gianfranco Pala osserva che:” La realizzazione di obiettivi di giustizia sociale, non solo formale, non è possibile che fuori dal modo di produzione capitalistico, e perciò stesso fuori dal sistema keynesiano. Se le conseguenze relative alle soluzioni di politica economica di intervento pubblico possono anche essere di non poco conto, nulla o quasi cambia per quanto concerne invece i presupposti keynesiani riguardanti i fondamenti teoretici ed epistemologici comuni all’economia marginalistica e neoclassica.” E continua:” La storia mondiale ha ampiamente dimostrato (e chi affermasse il contrario dovrebbe motivarlo compiutamente) che sulla base del sistema del capitale gli unici miglioramenti sociali – e nei secoli se ne sono avuti di certo – sono solo quelli che il capitale stesso via via è costretto a consentire, sotto il peso della dialettica dell’antagonismo e della lotta che lo trasforma, facendogli superare lo stadio provvisoriamente raggiunto. Al di là di questo, viceversa, idee keynesiane di un profitto non avulso da considerazioni di indole sociale o di una economia-al-servizio-dell’uomo sono sempre finite a copertura ideologica di un potere desideroso di mostrare il volto osceno della sua democrazia”.

Ne concludo che la crisi del capitalismo che stiamo attraversando non può che essere risolta con una “rivoluzione” di classe che attui la razionalità totale nella gestione dell’economia. E quando parlo di rivoluzione non mi riferisco al modello romantico della presa del palazzo d’inverno, ma piuttosto ad una gramsciana presa di coscienza (rivoluzione culturale) che coinvolga tutte le classi subalterne (in particolare quelle che votano Lega) perché in un confronto dialettico con gli intellettuali portino la classe del mondo del lavoro ad elaborare un pensiero egemonico atto a portare alla gestione del paese la razionalità assoluta rappresentata dalla pianificazione.

Devi effettuare il login per inviare commenti