Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il moltiplicatore keynesiano

John Maynard Keynes John Maynard Keynes

di Renato Gatti

Premessa

Tutto l’impianto della nota di accompagnamento al DEF si basa sulla previsione di crescita del PIL nel 2019 e anni successivi. Voglio subito chiarire che sono completamente d’accordo che per ridurre l’incidenza del debito pubblico sul PIL sia da perseguire la strada che tende ad aumentare il denominatore piuttosto che quella che tenderebbe soltanto a diminuire il numeratore.

Tuttavia qualsiasi cifra si indichi nella previsione di crescita, se seriamente elaborata, deve partire dalle performances degli anni passati, dalle proiezioni previsionali elaborate da istituti affidabili, dalla individuazione dei mezzi che si intende mettere in atto per migliorare la crescita, dalla considerazione dei limiti e dei colli di bottiglia che quei mezzi si troveranno ad affrontare, dalle misure quantitative di quei mezzi, dai tempi di attuazione e di realizzazione degli effetti sperati, dalle condizioni internazionali e nazionali e da tutti quei fattori che in un modo o nell’altro devono essere tenuti in considerazione nel modello simulativo che si sta costruendo, semprechè tale modello simulativo esista.

Le performances degli anni passati

L’andamento del PIL negli anni passati va esaminata per periodi; prendendo in considerazione il periodo  1991-2000 la crescita è stata dell 1,6 media, nel periodo 2001-2006 dello 0,9 medio, nel periodo 2007-2011 del -1.2 medio, nel periodo 2007-2017 si è passati dal -2.8 fino al + 1.6 nel 2017.  L’andamento è stato catastrofico negli anni della crisi del capitalismo finanziario del 2007 trasformandosi in crisi del debito pubblico poi e in crisi dell’economia reale alla fine. Dal 2014 il Pil ha ripreso a crescere ma ancora non ha raggiunto i livelli pre-crisi. La Germania ha da tempo superato i livelli pre crisi e così pure la Francia ma anche la Spagna. I livelli italiani hanno registrato, comunque, peformances di crescita pari alla metà di quelli della media europea. Porsi quindi il dimezzamento di questo gap come obiettivo che il nuovo governo indica nella relazione di accompagnamento del DEF è una “scommessa” che merita approfondita analisi e provvedimenti conseguenti.

Come funziona il moltiplicatore

Il moltiplicatore funziona in situazioni che presentino due fondamentali caratteristiche: a) che ci siano fattori della produzione inutilizzati, b) che ci sia un ampio input-gap.

La teoria keynesiana si applica solo in caso di rallentamento dell’economia, ossia quando l’equilibrio di mercato non utilizza appieno tutti i fattori della produzione, non funziona comunque ed indipendentemente dalle condizioni indicate, come spesso abusivamente sostenuto. Inoltre l’efficacia del moltiplicatore è tanto maggiore quanto più si è lontani dall’output potenziale del paese, ovvero quanto maggiore è l’output-gap.

E’ indubbio che il nostro paese presenti nella sua situazione attuale entrambe le due precondizioni richieste, per cui non dovrebbero esservi dubbi sull’efficacia di un intervento di spesa pubblica tesa a mettere in moto il moltiplicatore stesso. Tuttavia analizzando un po’ più a fondo notiamo che nel mondo del lavoro si rileva un dato contradditorio; i dati della disoccupazione sono ancora a doppia cifra e straordinariamente elevati per quel che riguarda la disoccupazione giovanile, ma le imprese stentano a trovare figure professionali adeguate alle loro necessità produttive.

Sembrerà quasi paradossale, ma è proprio così: con la disoccupazione vicina ai massimi storici, con tante persone rimaste senza un'occupazione, ci sono imprese che cercano personale ma non lo trovano. Si rileva quindi un aspetto particolarmente importante: l'inadeguatezza del sistema di formazione rispetto alle richieste del mercato.  Insomma, le imprese cercano personale che non trovano sul mercato del lavoro, perché magari le competenze richieste sono differenti da quelle disponibili ».

C’è allora da considerare che, contrariamente a quel che si ritiene, ci sia piena occupazione in un particolare settore del mondo del lavoro e che quindi prima di immettere spesa pubblica pensando di mettere in movimento il moltiplicatore, sia necessaria una azione energica nel mondo della scuola e della formazione professionale per evitare che l’intervento risulti inefficace. A maggior ragione se occorre tener conto che la rivoluzione 4.0 tende a rivoluzionare il mondo del lavoro destinando all’inutilità il lavoratore con scarsa formazione professionale, appare allora preoccupante che la presente manovra sembra cancellare gli incentivi Calenda sui corsi di formazione 4.0.

Quale tipo di spesa pubblica?

La domanda aggregata è, come noto, composta da consumi più investimenti (sia pubblici che privati), più spesa pubblica più il valore delle esportazioni nette. Sembrerebbe che un intervento su qualsivoglia di questi elementi sia egualmente efficace per mettere in moto il moltiplicatore. Meta-analisi di Gechert e Will, che hanno analizzato una abbondante quantità di dati e di casi di interventi pubblici, portano ad indicazioni abbastanza chiare:

“i moltiplicatori della spesa sono più alti di quelli di tasse e trasferimenti” per la duplice ragione che l’effetto risparmio riduce il maggior reddito disponibile che viene consumato (ancora una volta si pensi agli effetti degli 80 euro), ed inoltre parte dei consumi possono essere rivolti a prodotti esteri senza effetti o con effetti negativi, quindi, sulla domanda aggregata.  

“i moltiplicatori dell’investimento pubblico sono anche più elevati dei moltiplicatori della spesa corrente” , naturalmente gli investimenti non hanno tutti lo stesso moltiplicatore anche perché molto dipende dalla localizzazione (Sud o Nord del paese) in cui gli investimenti vengono attuati.

E’ quindi chiaro che l’intervento della spesa pubblica utilizzato per rilanciare un’economia in difficoltà dovrà essere ben calibrato per ottenere il miglior risultato possibile.

La congiuntura internazionale

La crescita economica in Italia e in Europa sta rallentando in corrispondenza di un indebolimento del commercio mondiale e della produzione industriale. La cosiddetta “guerra dei dazi” sta influendo su aspettative e decisioni di investimento in scorte e beni capitali da parte delle imprese. Occorre quindi tener conto di questo scenario internazionale al fine di una seria proiezione dell’andamento della crescita del nostro paese nel 2019.

Le previsioni di crescita degli istituti indipendenti

Le previsioni di crescita del nostro paese fatte da OCSE, FMI, Confindustria e altri istituti indipendenti sono state riviste al ribasso e, nelle ultime proiezioni, si piazzano al massimo ad un livello dell’1%. La crescita prevista dal DEF pari all’1,5% appare quindi coraggiosa (diciamo così) e va valutata sulla base degli incentivi indicati nella nota illustrativa del DEF stesso.

I tempi di attuazione dei provvedimenti

In un recente articolo il Sole 24 ore nell’indicare in 150 i miliardi per investimenti pubblici deliberati ma non ancora spesi, fa notare che “secondo i dati della Presidenza del consiglio oggi servono 15 anni per realizzare una grande opera e 8 anni se ne vanno in tempi di attraversamento, burocrazia pura per rilasciare autorizzazioni e visti o inerzie fra una fase e l’altra”.

La nota di aggiornamento del DEF

“A questo scopo, il Governo intende mettere in campo una serie di azioni ad ampio raggio volte ad espandere, accelerare e rendere più efficiente la spesa per investimenti pubblici, migliorando la capacità delle pubbliche amministrazioni di preparare, valutare e gestire piani e progetti. Nel quadro di queste azioni, il Governo attiverà entro la fine di quest’anno una task force sugli investimenti pubblici.”

“Il programma di politica economica e finanziaria illustrato nel presente documento può essere riassunto nei seguenti punti principali:

  • Attuazione del Reddito di Cittadinanza nell’ambito di un’ampia riforma delle politiche di inclusione sociale;
  • Introduzione di modalità di pensionamento anticipato per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani;
  • Prima fase dell’introduzione della ‘flat tax’ a favore di piccole imprese, professionisti e artigiani;
  • Taglio dell’imposta sugli utili d’impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi;
  • Rilancio degli investimenti pubblici e della ricerca scientifica e tecnologica;
  • Promozione dei settori-chiave dell’economia, in primis il manifatturiero avanzato, le infrastrutture e le costruzioni.”

Conclusioni

Tra i punti sopra elencati:

  •  i primi due sono erogazioni a valere sulla spesa corrente (con medio moltiplicatore);
  •  il terzo ed il quarto punto sono minori imposte sempre a valere sulla spesa corrente (con basso moltiplicatore);
  •  gli ultimi due sono spese per investimenti (con alto moltiplicatore).

Pare che il Governo intenda mettere in cantiere investimenti già finanziati dalle precedenti leggi di bilancio e non ancora spesi (fino a 150 miliardi) puntando anche su CdP che sta studiando la creazione di task force per offrire un sostegno a 360° (tecnico, amministrativo e finanziario) alle PA centrali e locali in tutte le fasi dell’investimento.

Se prescindiamo dagli investimenti in opere già finanziate da precedenti leggi di bilancio (operazione tutta da verificare),  i provvedimenti sopra elencati non sembrano affatto in grado di realizzare un aumento sostanzioso del PIL dall’1 all’1.5%.

Capiamo perciò le perplessità di istituzioni indipendenti nazionali ed internazionali che dubitano della credibilità di una prospettiva di crescita così alta. 

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