Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Riallineamento e svalutazione competitiva

Cambio Cambio

di Renato Gatti

Riallineamento

Ipotizziamo due paesi con due monete e con un cambio nominale di 350 monete A contro 100 monete B. Immaginiamo che il tasso di inflazione nel paese A sia del 3% e quello del paese B sia dell’1.5%. Quindi la stessa merce che costava 350 nel paese A costerà ora (350*1.03) 360.5 e quella che costava  100 nel paese B costerà (100*1.015) 101.5. Il cambio reale  allora non sarà più 350/100 ma ( 360.5/101.5) 355/100.

Quando il cambio reale, nella continuazione negli anni di differenze tra i tassi di inflazione, si discosta sempre più dal cambio nominale, questo deprezzamento si trasforma in un riallineamento del cambio nominale che si accosta così al cambio reale. Se il paese A svaluta il cambio da 350/100 a 355/100, penalizza le importazioni  dal paese B e incentiva le esportazioni verso il paese B. (Attenzione però che l’effetto favorevole sulle esportazioni si ha solo sul differenziale tra valore del bene esportato diminuito dall’import content del prodotto stesso).

Ora si può ammettere che il riallineamento sia un fatto tecnico indipendente dalle politiche monetarie del paese, ma, d’altro canto, non si può sostenere che sia indipendente dalle politiche economiche del paese; in sintesi il riallineamento è dovuto da una gestione dell’inflazione che non è estranea alla politica economica del governo. Se le leggi di bilancio prediligono abbondare nella spesa facile non è difficile prevedere che a medio termine ciò si rifletta sul tasso di inflazione e quindi prima o poi sulla modifica del tasso di cambio.

Svalutazione competitiva

Quando invece la svalutazione deriva da una volontaria politica monetaria che porta alla svalutazione della moneta, questa svalutazione viene detta “competitiva” ovvero attuata proprio al fine di modificare i rapporti di cambio con gli altri paesi sperando di rendere più concorrenziali i prezzi dei beni esportati e quindi di incrementare le esportazioni stesse.

Adam Smith chiamò questa pratica come beggar-thy-neighbor, ovvero politica di politica economica, che produce benefici al Paese che lo adotta e danni agli altri  Spesso in Europa (prima dell’euro) ed anche nel resto del mondo, si è assistito a manovre di svalutazione competitiva volte contrastare le importazioni e promuovere le esportazioni. La conseguenza probabile di queste svalutazioni è che ogni paese reagisca alla svalutazione dell’uno in risposta alla svalutazione dell’altro. Tuttavia, così facendo, si innesca un vero e proprio circolo vizioso che può sfociare in una guerra delle valute.

Per svalutare la propria moneta se ne può stampare in abbondanza (per esempio il quantitative easing finalizzato ad aumentare l’inflazione e portarla al 2%, rientra in questa categoria) oppure la svalutazione si può ottenere vendendo la propria moneta (magari a consegna differita di modo che a fronte di una vendita a prezzo pieno la si ricompra alla scadenza a prezzo svalutato) , oppure si può svalutare la propria moneta generando meno inflazione rispetto agli altri paesi (ad esempio aumentando i salari meno dell’incremento della produttività, come per esempio succede con la Germania).

Il cambio lira/marco

Se storicamente andiamo ad esaminare l’andamento del cambio lira marco dal 1960 al 1999 (prima cioè della moneta unica) vediamo che partendo da un cambio pari a 190 lire , siamo arrivati ad un cambio di 990 lire per un marco (con un massimale nel 1995 di 1180 lire). Complessivamente la lira si è svalutata, in 40 anni, del 665% rispetto al marco.

Quanto di questa svalutazione sia dovuta a semplice riallineamento e quanto sia dovuto a svalutazione competitiva lo si potrebbe determinare confrontando i coefficienti di inflazione durante il quarantennio, non dimenticando però che, ad esempio nel 1992, l’Italia prima di svalutare attinse pesantemente alle riserve valutarie per cercare di sostenere il cambio, denunciando quindi, almeno in quella occasione, l’assenza di ogni ricerca di una svalutazione competitiva.

Con l’avvento della moneta unica il cambio nominale il marco fu convertito in euro applicando la conversione pari a 1.95583, e la lira con il tasso di conversione di 1.936,27. Si verifica facilmente che moltiplicando il vecchio cambio lira/marco pari a 990 per il coefficiente 1.95583 otteniamo il tasso di conversione di 1.936,27.

Ma con l’avvento della moneta unica non è stato più possibile né riallineare il cambio né tantomeno attuare svalutazioni competitive. Appare evidentissimo che la Germania, il paese più virtuoso in Europa, con la moneta unica gode dell’ “esorbitante privilegio” (per parafrasare Valery Giscard d’Estaing) di vietare agli altri paesi sia i riallineamenti che le svalutazioni competitive.

Nel periodo 2000/2018 il differenziale dei tassi di inflazione tra Italia e Germania, ovvero lo scostamento del cambio reale rispetto al cambio nominale fa registrare: nel periodo 2000/2003 un indice del 7%, incrementatosi al primo quadrimestre 2018 fino a circa l’8%  (con una punta massima del 12% nel 2012).

L’“esorbitante privilegio” di cui gode la Germania, permette alle esportazioni tedesche di raggiungere tassi che infrangono gli accordi europei, costituendo una nascosta svalutazione (o meglio mancata rivalutazione) competitiva che costituisce uno dei maggiori vulnus alla convivenza nell’eurozona.

Si aggiunga a ciò che l’essere esportatore cronico comporta un rischio di credito rispetto ai paesi cronicamente importatori, rischio aggravato dal fatto che è proprio la Germania a finanziare quei paesi affinchè essi importino i suoi prodotti. Una politica mercantilistica che potrebbe portare a coinvolgere tutti i paesi dell’UE nel default del paese importatore (cosa peraltro già successa per i rapporti tra Germania e Grecia i cui effetti sono stati scaricati sugli altri paesi UE).

Val sempre la pena ricordare le parole di Keynes” “Un paese che si trovi in posizione di creditore netto rispetto al resto del mondo, dovrebbe assumersi l’obbligo di disfarsi di questo credito, e non dovrebbe permettere che esso eserciti nel frattempo una pressione contrattiva sull’economia mondiale e, di rimando, sull’economia dello stesso paese creditore. Questi sono i grandi benefici che esso riceverebbe, insieme a tutti gli altri, da un sistema di clearing multilaterale.(...). Non si tratta di uno schema umanitario filantropico e crocerossino, attraverso il quale i paesi ricchi vengono in soccorso ai poveri. Si tratta, piuttosto, di un meccanismo economico altamente necessario, che è utile al creditore tanto quanto al debitore”.

Conclusioni

Nel riaffermare la scelta europea alle prossime elezioni del maggio 2019, non significa tuttavia non lottare per modificare i meccanismi di funzionamento dell’euro e le rigidità di ogni approccio a politiche di condivisione dei rischi sottostante alla politica dell’austerità.

Spetta ai partiti socialisti europei proporre le modifiche a quei meccanismi che ostacolano un buon funzionamento della moneta unica, e spetta alla Germania di rendersi conto che il suo atteggiamento di rifiuto a prendere in considerazione un rimedio all’esorbitante privilegio di cui gode, così come deve prendere in considerazione i rischi che la sua posizione creditoria verso i paesi cronicamente debitori possono ricadere sull’Unione intera.

Certo che la proposta di Keynes, rimane il modello cui guardare. Nel suo progetto c’è il  “bancor”, una moneta virtuale, cui le monete nazionali sono legate da tassi sostanzialmente fissi ma rivedibili dal FMI in caso di grave defaillance, in modo da poter venir incontro, con un effetto svalutativo, a casi di straordinaria difficoltà;  il piano prevede inoltre, anche la creazione di un fondo, finanziato da penalità applicate ad eccessi di esportazioni, finalizzato ad aiutare i paesi membri in difficoltà. La solidarietà è quindi insita nel sistema ed essa è gestita da una istituzione super-nazionale, il FMI, senza che gli aiuti risultassero come “regali” fatti dai paesi più ricchi ai paesi più poveri, ma come normali interventi previsti da un sistema al di sopra dei singoli paesi.

 

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