Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La sinistra muore perché ha dimenticato il socialismo

di Manuel Santoro

L’evoluzione politica delle ultime settimane all’interno della sinistra, questo variegato mondo spesso confuso, sicuramente multiforme, conferma quanto previsto già alcuni mesi fa. La sinistra muore poiché ha dimenticato il socialismo, l’alternativa di società e l’aspirazione per una società socialista. La sinistra muore poiché ha perso, da tempo, il coraggio di dichiararsi per quello che dovrebbe essere, e sperando nella salvezza, si è rifugiata in luoghi apparentemente salvifici, ma strategicamente mortali. La sinistra muore poiché non si dichiara più anticapitalista, ma modestamente e moderatamente antiliberista. Non tutta la sinistra però sta morendo, fortunatamente. Una parte, dove anche noi ci collochiamo, resiste e tenta di crescere.

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Donne, Femminismo, Lgbt+: eredità di coscienza e di rivolta

di Mariarita Galentino

“Qual è la cosa peggiore che puoi dire ad una donna? Non tirarti indietro adesso. Stai pensando probabilmente a parole come puttana, cagna, troia, (ti ho chiesto di non trattenerti!), vacca.

Ok. Adesso qual è la cosa peggiore che puoi dire ad un uomo? Frocio, femminuccia, cagna, figa. Ho sentito persino il termine mangina (da man, uomo + vagina).

Cosa noti?

La cosa peggiore che puoi dire ad una ragazza è che è una ragazza.

La cosa peggiore che puoi dire ad un ragazzo è che è una ragazza.

Essere donna è l’insulto peggiore”.[1]

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La politica del “lavoro sessuale” é compatibile con il marxismo e la sinistra?

di Maddalena Celano

Il Manifesto del Partito comunista fa riferimento alla sessualità in due modi: attraverso l’analisi della famiglia e attraverso l’analisi della prostituzione, che sono presenti in tutti gli scritti di Marx.  Le prostitute sono esseri sociali che per definizione vivono al di fuori della società, classificate né come lavoratrici, né borghesia, ma sempre come “sottoproletariato”. 

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Dazi e aiuti di Stato

di Renato Gatti

Non capisco questi sollevamenti contro i dazi che dal prossimo 16 ottobre il presidente Trump applicherà a 7,5 miliardi di importazioni dall’Unione Europea. Certo Trump è un pessimo e antipatico presidente degli USA, ma in questo caso, prima di scatenersi contro di lui, sarebbe il caso di approfondire la faccenda.

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  • Pubblicato in Economia

Il futuro del lavoro

di Renato Gatti

L’amico Aldo Potenza mi ha segnalato un documento dell’ISPI (italian insititute for international political studies) intitolato IL FUTURO DEL LAVORO UOMO VS MACCHINA? La segnalazione è conseguenza della mia attenzione al problema che è stata spesso, e continua ad essere, tema per miei interventi e scritti e che è motivo dominante nelle tesi su Economia e Lavoro elaborate nel febbraio del 2019 alla convention di Socialismo XXI secolo tenutasi a Rimini.

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Il Capitalismo e la falsa Democrazia

di Manuel Santoro

Partiamo da un semplice presupposto. Il capitale sceglie sempre accuratamente chi annientare e chi, invece, ergere a nuovo paladino della giustizia per la salvezza dell’intera umanità. Il capitale sceglie tenendo conto di tutte le condizioni al contorno con l’obiettivo finale di massimizzare il profitto, in termini politici, geopolitici, economici e strategici.

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  • Pubblicato in Cultura

Lavoro salariato e capitale. Parte V

di Karl Marx

L’accrescimento del capitale produttivo e l’aumento del salario sono però davvero così inseparabilmente uniti come pretendono gli economisti borghesi? Non dobbiamo creder loro sulla parola. Non dobbiamo nemmeno creder loro che, quanto più florido è il capitale, tanto meglio viene ingrassato il suo schiavo. La borghesia è troppo intelligente, essa sa fare i conti troppo bene, per condividere i pregiudizi dei signori feudali, i quali si vantavano dello sfarzo della loro servitù. Le condizioni di esistenza della borghesia la costringono a calcolare.

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  • Pubblicato in Economia

Ragioniamo sulla crisi del 2007

di Renato Gatti

Un tentativo serio di andare a scavare sulle cause e i meccanismi della crisi del 2007, una condivisione sulle ragioni di quella crisi che tuttore perdura non è ancora stata fatta. Mi fa piacere quindi esaminare l’articolo di Vladimiro Giacchè all’interno del libro Quodlibet “Karl Marx e la crisi”.

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Dallo Stato Capitalista alla Comunità Socialista. Brevi cenni introduttivi

di Manuel Santoro

La reazione al globalismo elitario, al transnazionalismo del grande capitale era certamente doverosa e auspicabile ma purtroppo si è avviata su un percorso alquanto pericoloso per gli effetti che nell’immediato futuro andremo a testimoniare. La reazione alla furia del capitale e alle crisi di sistema si sta traducendo in Europa in una sorta di revival del nazionalismo, in certi casi, e di un più confuso sovranismo di stampo populista che semina nelle ferite causate dalla ferocia del liberismo globale e raccoglie consensi di pancia e non di testa.

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