Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La crisi Coronavirus

di Renato Gatti

Scrive Gramsci commentando la crisi del ’29 (pagina 1756 nell’edizione Gerratana):”

“Si potrebbe allora dire, e questo sarebbe il più esatto, che la crisi non è altro che l’intensificazione quantitativa di certi elementi, non nuovi e originali, ma specialmente l’intensificazione di certi fenomeni, mentre altri che prima apparivano e operavano simultaneamente ai primi, immunizzandoli sono divenuti inoperosi o sono scomparsi del tutto. Insomma lo sviluppo del capitalismo è stato una continua crisi, se così si può dire, cioè un rapidissimo movimento di elementi che si equilibravano. Ad un certo punto, in questo movimento, alcuni elementi hanno preso il sopravvento, altri sono spariti o sono divenuti inetti nel quadro generale. Sono allora sopravvenuti avvenimenti ai quali si dà il nome specifico di crisi, che sono più gravi, meno gravi appunto secondo che elementi maggiori o minori di equilibrio si verificano”.

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  • Pubblicato in Economia

Ragioniamo sulla crisi del 2007

di Renato Gatti

Un tentativo serio di andare a scavare sulle cause e i meccanismi della crisi del 2007, una condivisione sulle ragioni di quella crisi che tuttore perdura non è ancora stata fatta. Mi fa piacere quindi esaminare l’articolo di Vladimiro Giacchè all’interno del libro Quodlibet “Karl Marx e la crisi”.

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15 settembre 2008, solo 10 anni fa

di Renato Gatti

L’irrisolta crisi del capitalismo finanziario

Dieci anni fa vivevamo la più grande crisi del capitalismo dopo il 1929; le illusioni create dal capitalismo finanziario si scontravano con la dura realtà di un mondo reale che, prima o poi, smaschera le vacue creazioni di valori senza un supporto reale; le dottrine dei nuovi economisti, dei teorici statistici valutatori dei rischi che predicano la diffusione universale del rischio come presupposto dell’eliminazione del rischio stesso, si dissolvono come cera al sole nel disastro dei titoli tossici e dei derivati; le ipocrisie di agenzie di rating assurte a giudici indiscutibili della vitalità delle istituzioni vengono derise e smascherate da fallimenti di titoli pur valutati con la tripla A; in fondo crolla il modello nato dopo l’annuncio di Nixon, nel 1971, sulla fine della convertibilità del dollaro lasciandoci abbandonati a crolli e fallimenti che facevano temere, come poi in effetti accadde, una falcidia di dimensioni mai viste senza una speranza di una soluzione, senza una possibilità di indicare una strada.

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