Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

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L'economia della conoscenza

di Renato Gatti

Chiunque legga il Manifesto oggi, sarà sorpreso di scoprire un’immagine di un mondo molto simile al nostro, in bilico sulla soglia dell’innovazione tecnologica. Al tempo del Manifesto, il motore a vapore rappresentava la più grande sfida per i ritmi e le routine della vita feudale. I contadini furono travolti negli ingranaggi e nelle ruote di questo macchinario e una nuova classe di padroni, i proprietari delle fabbriche e i mercanti, usurparono il controllo della nobiltà terriera sulla società. Ora, è l’intelligenza artificiale e l’automazione che incombono come minacce dirompenti, promettendo di spazzare via “tutti i rapporti stabili e irrigiditi“. “Rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione“, il Manifesto proclama, trasforma “tutti i rapporti sociali“, determinando “l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca“.(da VAROUFAKIS: IL MANIFESTO DI MARX HA PREDETTO LA NOSTRA CRISI)

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Perché il nostro PIL non cresce?

di Renato Gatti

Il nostro prodotto interno lordo, dopo il crollo conseguente alla crisi del capitalismo finanziario del 2007, ha ripreso a crescere: nel 2015 dell’1%, nel 2016 del ,09%, nel 2017 dell’1,5%. Ma già nel 2018 la previsione di crescita scende al 1,4% (per l’Istat) ma all’1,3% per il Centro studi Confindustria e, sempre per lo stesso centro, scenderà al 1,1% nel 2019.

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I conti della flat tax

di Renato Gatti

Ho comparato le dichiarazioni di 8 contribuenti per il 2017 con l’imposizione derivante dall’applicazione della flat tax. Naturalmente mentre conosco benissimo le modalità di imposizione vigente, per la flat tax ho considerato l’ultima versione nota, ovvero: due aliquote 15% fino a 80.000 euro, 20% oltre gli 80.000; deduzioni dall’imponibile di 3.000 € per ogni componente familiare per redditi fino a 35.000€, 3.000 per ogni persona a carico fra 35.000 a 50.000€, nessuna deduzione oltre i 50.000€.

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  • Pubblicato in Economia

Incentivi fiscali

  1. Gli sgravi fiscali

Con il termine sgravio si intende il sollevamento da un obbligo o un peso morale, ma anche un alleggerimento di un onere. In senso economico lo sgravio vuol dire la riduzione di un’imposta concessa dalla legge. Gli sgravi fiscali, quindi, non sono altro che una riduzione delle tasse. Istituti per incentivare attività o supportare determinati soggetti, rappresentano un vantaggio per chi ha possibilità di usufruirne. E’ importante che siano correttamente istituiti ed applicati per garantire un vantaggio maggiore per la collettività rispetto all’entrata dei tributi. Un esempio? Pensiamo agli utili di un’azienda che, una volta reinvestiti, non subiscono le tasse. Si tratta di un vero e proprio incentivo per l’occupazione, ma anche per le aziende che in questo modo sono maggiormente interessate a restare in Italia e non ad espatriare all’estero dove la manodopera e i costi sono relativamente bassi.

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Le bolle finanziarie

di Renato Gatti

Dagli effetti dell’ultima bolla finanziaria non siamo ancora usciti; è dal 2007 anno in cui è scoppiata la bolla sub-prime che, a livello mondiale, stiamo pagando le conseguenze di quel disastro; un disastro cinico perché nato dalla follia del mondo finanziario si è scaricato dapprima sulle banche mandandone in fallimento molte, tra cui la più nota è la Lehman Brothers, oppure costringendo gli stati a salvarle. Questi salvataggi hanno squassato i bilanci degli stati mettendo in pericolo i loro conti.

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Moneta, debito e derivati. La transizione di fase in atto nel capitalismo

di Manuel Santoro

Il mondo sta cambiando velocemente e nuovi scenari si aprono davanti a noi. L’involuzione del capitalismo moderno è stato rapido e molto doloroso per miliardi di esseri umani. La metamorfosi ancora in atto del capitalismo dalla sua fase produttiva a quella finanziaria è stata un cambio di paradigma che ancora la sinistra non riesce ad assorbire. Il capitalismo è divenuto post-capitalismo o neo-liberismo e si avvia ad assumere i connotati dell’ipercapitalismo, vale a dire salire da un contesto prettamente economico, globalizzato e uniformato, in cui la politica cerca ancora di sopravvivere e di non genuflettersi completamente ponendo resistenza, al controllo diretto delle masse. La via è spianata poichè testimoniamo non solo una crescente accumulazione di ricchezza in pochissime mani, ma una concorrenza su singoli prodotti, a livello globale, tra pochissime realtà multinazionali oppure un assoluto regime di monopolio mondiale. Non mi riferisco solo ai beni di consumo come, per esempio, i cellulari, ma al cibo, alla farmaceutica, alle risorse disponibili nel pianeta.

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Blocco storico e blocco sociale

di Renato Gatti

Un sordo terremoto

Un sordo scricchiolio grave e minaccioso, come un annuncio di terremoto; un senso di disaffezione dapprima strisciante e poi sempre più esplicita; un’insoddisfazione profonda per un mondo che non sembra più appartenerci; un crescente individualismo che monta come rigetto di una filosofia sociale; una fuga dall’impegno collettivo; la crescita di una visione corporativa egoista e rinchiusa in sé stessa. Si sente, palpabilmente una sfiducia nell’esistente affiancata da un’incapacità di intravvedere una alternativa prospettica e che fa quindi ricadere nella reazione, nella presa di coscienza di impotenza che può sfociare solo nella disperazione o nella violenza.

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