Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Economia

Politica e consenso

di Renato Gatti

Lo spettacolo, cui stiamo assistendo, sulla formazione della legge di stabilità (e sviluppo), ci offre due modalità di intendere e praticare la politica: quella che guarda alla ricerca del consenso e quella che ha un disegno strategico per il domani.

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Tra flat tax e reddito di cittadinanza

di Renato Gatti

Premessa

In questo scritto intendo chiarire quali, a mio parere, sono le caratteristiche macroeconomiche e le conseguenze che le due proposte del “governo del cambiamento” recano in sé. Quando parlo di “flat tax” intendo il progetto originario presentato dalla Lega e non quel provvedimento che sta circolando in questi giorni e che, nonostante il nome di flat tax, altro non è che una estensione dell’esistente regime forfettario; parimenti quando parlo “reddito di cittadinanza” intendo quel reddito subordinato alla sola condizione di essere “cittadino” e non a quella proposta del movimento 5S attualmente in discussione che altro non è che una estensione dell’esistente reddito di inclusione (una indennità di disoccupazione estesa ai non occupati).

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Lo spread

di Renato Gatti

A margine de “La moneta incompiuta” di M.Minenna.

Riprendo l’esempio di pagina 41 del libro di Minenna:

“Immaginiamo ora uno Stato non proprio solido, su cui ci sono seri dubbi che possa assolvere l’obbligo di restituire il capitale alla scadenza e/o pagare le eventuali cedole periodiche (Stato I). Il governo di questo Stato emette un’obbligazione ad un tasso di interesse uguale a quello dello Stato super tranquillo (Stato D) ovvero 1.1%.

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L'economia della conoscenza

di Renato Gatti

Chiunque legga il Manifesto oggi, sarà sorpreso di scoprire un’immagine di un mondo molto simile al nostro, in bilico sulla soglia dell’innovazione tecnologica. Al tempo del Manifesto, il motore a vapore rappresentava la più grande sfida per i ritmi e le routine della vita feudale. I contadini furono travolti negli ingranaggi e nelle ruote di questo macchinario e una nuova classe di padroni, i proprietari delle fabbriche e i mercanti, usurparono il controllo della nobiltà terriera sulla società. Ora, è l’intelligenza artificiale e l’automazione che incombono come minacce dirompenti, promettendo di spazzare via “tutti i rapporti stabili e irrigiditi“. “Rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione“, il Manifesto proclama, trasforma “tutti i rapporti sociali“, determinando “l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca“.(da VAROUFAKIS: IL MANIFESTO DI MARX HA PREDETTO LA NOSTRA CRISI)

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Perché il nostro PIL non cresce?

di Renato Gatti

Il nostro prodotto interno lordo, dopo il crollo conseguente alla crisi del capitalismo finanziario del 2007, ha ripreso a crescere: nel 2015 dell’1%, nel 2016 del ,09%, nel 2017 dell’1,5%. Ma già nel 2018 la previsione di crescita scende al 1,4% (per l’Istat) ma all’1,3% per il Centro studi Confindustria e, sempre per lo stesso centro, scenderà al 1,1% nel 2019.

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Socialisti per l'Europa

di Renato Gatti

L’analisi

Mundell nel 1961 individuò tre condizioni affinchè si potesse realizzare con successo un processo di unificazione monetaria, ovvero la realizzazione di un Area Valutaria Ottimale AVO. Analizzando l’area euro possiamo verificare la presenza o meno dei tre criteri indicati da Mundell:

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I conti della flat tax

di Renato Gatti

Ho comparato le dichiarazioni di 8 contribuenti per il 2017 con l’imposizione derivante dall’applicazione della flat tax. Naturalmente mentre conosco benissimo le modalità di imposizione vigente, per la flat tax ho considerato l’ultima versione nota, ovvero: due aliquote 15% fino a 80.000 euro, 20% oltre gli 80.000; deduzioni dall’imponibile di 3.000 € per ogni componente familiare per redditi fino a 35.000€, 3.000 per ogni persona a carico fra 35.000 a 50.000€, nessuna deduzione oltre i 50.000€.

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Europa e socialismo

di Renato Gatti

  1. La mia prima scelta è di stare in Europa. In una economia mondiale che si sta, o forse lo ha già fatto, organizzando a livello di continenti, pensare ad una Italia fuori dall’Europa con le sue debolezze, le sue incapacità, la sua inconsistenza, mi fa schierare per una soluzione che persista in una Europa unita e da rafforzare. Lo slogan “prima gli italiani”, che con scarsa fantasia scimmiotta l’”America first” di Trump, individua la debolezza del paese ai “non italiani” da cui dovremmo difenderci, nascondendo il fatto, che considero più avanti, che la debolezza nasce prima che da altri, da noi, solo da noi (vedasi l’andamento dei nostri indici di produttività, non certo esaltati dalla piccola impresa osannata dalla Lega).
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