Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Economia

Decreto crescita (salvo intese)

di Renato Gatti

Leggiamo alcuni tra i  provvedimenti presi, salvo intese, dal governo il 4 aprile. L’impressione è che, a seguito di questi provvedimenti, il PIL non aumenterà in modo tale da toglierci tutte le preoccupazioni che la lettura dei dati economici ci sollevano.

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Oltre Keynes

di Renato Gatti

Premessa

Le insanabili contraddizioni del capitalismo, rappresentate tipicamente dalle crisi, sono state superate grazie alla dottrina di Keynes. Keynes ha usato l'intervento dello stato, aborrito dai liberisti, per salvare il capitalismo che, altrimenti, sarebbe crollato sotto le proprie macerie. Quindi il vero salvatore del capitalismo è Keynes, ed è curioso che chi è keynesiano venga ritenuto di sinistra così come è curioso che personaggi che si definiscono di sinistra si proclamino keynesiani. Quindi chi è socialista e quindi anticapitalista non può essere keynesiano. Ciò non significa essere anti-keynesiani ma significa andare oltre Keynes, come hanno fatto i socialisti più illuminati nella storia.

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Tax expenditures

di Renato Gatti

La revisione delle tax expenditures ed al limite la loro soppressione finalizzata all’introduzione della flat tax è un argomento che va, a mio parere, approfondita anche al fine di appurare se tali “spese fiscali” (è questo il termine italiano) siano giustificate, efficaci ovvero “inutili o dannose” se non frutto di pressioni lobbistiche scaturenti in scambio di voti, come sostengono i 5S.

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La finanziaria prossima ventura

di Renato Gatti

Molti osservatori ritengono, ed io concordo, che la prossima finanziaria, anche se dovesse intervenire nel frattempo una manovra correttiva, dovrà affrontare una situazione tutt’altro che facile, ma al contrario tanto difficile per cui non è escluso che l’attuale governo possa scegliere di lasciare il cerino ad un diverso successivo esecutivo.

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Alcune note per le elezioni europee

di Renato Gatti

Nelle indicazioni date dal tavolo Economia e lavoro del recente convegno di Rimini organizzato da Socialismo del XXI secolo, tavolo che ho avuto l’incarico di coordinare, mi piace ricordare un punto importante relativo ai nostri rapporti con l’Europa. Riporto il punto:

  • una particolare attenzione va data al fatto che, dopo la bocciatura della fusione tra Siemens e Alstom, si stanno rimettendo in discussione le regole della concorrenza e degli aiuti di stato; revisione alla quale non possiamo, come paese, essere assenti.

Purtroppo non si vedono segnali di attenzione ad un disegno, che pare poter cambiare la governance europea, se non quello dato da Confindustria che si è incontrata pochi giorni fa con i colleghi francesi, con la presenza del ministro Tria, per affrontare i temi del ristagno della manifattura ed il rilancio del mondo produttivo.

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Riduzione del tempo di lavoro

di Renato Gatti

In molti post che affrontano il tema della digitalizzazione e della robotizzazione viene affermato che un modo di affrontare il problema è quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Ammetto che proporre che l’incremento della produttività vada distribuito anche al lavoro salariato o come aumento della paga oraria o della riduzione del tempo di lavoro, abbia una sua logica economica valida per un’economia keynesiana, lungi, quindi, dall’essere perseguita in questa unione europea in cui ci troviamo ad operare.

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Rapporti di produzione e rapporti di distribuzione

di Renato Gatti

Rapporti di distribuzione e rapporti di produzione. (Il Capitale, Libro III, Sezione VII Capitolo 51)

… consideriamo ora i cosiddetti rapporti di distribuzione. Il salario presuppone il lavoro salariato, il profitto presuppone il capitale. Queste forme determinate di distribuzione presuppongono quindi determinate caratteristiche sociali delle condizioni della produzione e determinati rapporti sociali fra gli agenti della produzione. Un determinato rapporto di distribuzione è, di conseguenza, solo l’espressione di un rapporto di produzione storicamente determinato.

Con la rivoluzione 4.0 stiamo superando un rapporto di produzione storicamente determinato e, di conseguenza, stiamo superando un rapporto di distribuzione conseguentemente determinato?

E nella fase di passaggio da un modo di produzione ad un altro, se così stesse succedendo con la rivoluzione 4.0, quali sono le mutazioni nel rapporto di produzione e le conseguenze sul rapporto di distribuzione?

Quali contraddizioni sottostanno ai rapporti di produzione e di distribuzione che stanno per essere superati e quali contraddizioni sottostaranno ai nuovi rapporti di produzione e di distribuzione?

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Recessione

di Renato Gatti

Improvvisamente (ma solo per chi non sa o non vuole leggere i numeri) ci capita tra capo e collo la recessione. Le discussioni impostate dall’attuale cultura politica stanno andando alla ricerca dei colpevoli piuttosto di andare alla ricerca delle cause e dei provvedimenti per contrastarle.

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Il diktat della BCE

di Renato Gatti

Recentemente l’organo della Vigilanza della BCE ha emesso una raccomandazione a tutte le banche europee affinché i crediti deteriorati (i not performing loans, gli NPL) presenti nei loro bilanci, vengano svalutati al presunto valore di realizzo, entro un certo periodo di tempo, calcolato con criteri che tengano conto della natura degli NPL e della condizione in cui si trova ciascuna banca. Il Monte Paschi di Siena, ad esempio, deve svalutare in sette anni cioè entro il 31/12/2026.

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Di chi è l'oro che sta in Banca d'Italia?

di Renato Gatti

Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi ha presentato una proposta di legge che (1) prevede che l’oro che si trova nei forzieri della Banca d’Italia sia di proprietà dello Stato e la Banca d’Italia ne sia la sola depositaria.  Questa richiesta fatta dal parlamentare della Lega ha lo scopo di dare una interpretazione autentica ad una norma che, evidentemente, non prevede lo Stato come proprietario dell’oro della Banca d’Italia. Avendo l’oro la stessa provenienza e natura di eventuali riserve in altre valute pregiate (dollaro statunitense) di cui non si contesta la proprietà, non si capisce perché mai la “nazionalizzazione” si limiti all’oro.

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