Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Aspetti del nazionalismo latinoamericano, dalle sue origini

di Tomas Emilio Silvera

Ringrazio ancora Convergenza Socialista per offrire lo spazio di uno studio sul ruolo delle borghesie nei confronti del nazionalismo in America Latina.

È necessario quindi conoscere le forme di dipendenza a cui è stato costretto il nostro Continente da parte dell'imperialismo, così come la maturazione di una coscienza nazionale. Vladimir Lenin faceva già notare le grandi differenze fra il nazionalismo reazionario delle metropoli oppressive e il nazionalismo dei Paesi colonizzati e dipendenti, incubatore di forti movimenti democratici ed antimperialisti.

Le tendenze rivoluzionarie ispirate al nazionalismo possono crescere o essere frustrate in rapporto con l'evoluzione delle contraddizioni fra le classi sociali che lo hanno sostenuto e l'imperialismo; così anche in America Latina la linea divisoria fra l'aspetto progressista antimperialista del nazionalismo e il suo aspetto reazionario è storicamente 'mobile'.

Le correnti nazionaliste latinoamericane si sono formate al colore delle crisi periodiche fra quei borghesi interessati a promuovere l'industrializzazione e la modernizzazione della economia nazionale, e le forze interne ed esterne che gli si sono opposte.

Anche nel campo della democrazia borghese, il movimento operaio ha avuto una definizione antioligarchica e antimperialista già molto presto, contro il latifondo commerciale e la penetrazione straniera.

Nel secolo scorso, lo sviluppo del capitalismo nell'ambito latinoamericano, soprattutto nel settore agricolo, ha sempre rinviato gli urgenti cambiamenti della struttura, moltiplicando la sofferenza della classe contadina, chiaramente sottomessa alle nuove forme di sfruttamento capitalista senza essere liberata dalle antiche esazioni feudali. Questo aspetto ha rappresentato un grave ostacolo per le aspirazioni della emergente borghesia nazionale, minacciata dalla rovina ogni volta che la paralisi del settore - in anni di depressione e crisi - annunciava il rallentamento di tutta l'attività economica.

È in questi momenti che in alcuni Paesi che avevano raggiunto un relativo maggiore sviluppo, certi gruppi o movimenti nazionalisti impongono o difendono nuove politiche tipiche del 'capitalismo di Stato'.

Nel piano politico, questi movimenti - quasi tutti nati nel decennio degli anni '30- oscillarono fra le posizioni del nazional riformismo e del nazionalismo rivoluzionario.

La congenita debolezza della borghesia nazionale latinoamericana (che ridusse la sua ribellione antioligarchica e antimperialista a episodici scontri congiunturali) contribuì a che altri settori sociali di piccola borghesia radicalizzata, di intellettuali patrioti, di ufficiali nazionalisti e soprattutto il proletariato, assumessero un ruolo di avanguardia nel movimento di liberazione nazionale.

Fra tutti è conosciuto l'esempio della Rivoluzione Cubana nell'intraprendere i compiti della costruzione socialista, che ha assicurato il suo sviluppo ininterrotto eliminando il rischio di essere "neutralizzata" dal di dentro, o l'altro esempio del caso della Rivoluzione Guatemalteca, semplicemente liquidata 'dal di fuori'.

Riguardo ai progetti del cambio sociale patrocinati dalla borghesia nazionale in America Latina, si deve ricordare che questi sono sempre stati rappresentati da individui, gruppi o partiti senza un vincolo organico con la borghesia industriale, ossia movimenti con leader dalla figura "carismatica" proveniente dalla intellettualità piccolo-borghese o dai circoli nazionalisti dei corpi armati.

Le tendenze nazionaliste che fiorirono nelle file dei giovani ufficiali di alcuni Paesi latino americani nel trascorso degli anni '30, si invertirono nel periodo dal 1947 al 1957 e soprattutto fra il 1963 e il 1968, prima con la congiura della guerra fredda organizzata dall'imperialismo nordamericano contro il campo socialista e il movimento di liberazione nazionale, poi nel contesto della campagna continentale lanciata contro la Rivoluzione Cubana.

Ma la crisi generalizzata del sistema imperialista era già latente in settori di ufficiali progressisti che in alcuni luoghi decisero di compiere con l'imperativo patriottico il recupero delle ricchezze nazionali ed eseguire le trasformazioni sociali rimandate dai partiti politici. Approssimativamente, questo è successo in Peru e Panama, e ciò che si sviluppò durante il governo di Juan Torres in Bolivia.

Per una comprensione scientifica di queste trasformazioni, niente è più utile - dal punto di vista metodologico- che le osservazioni di Carl Marx intorno alla crisi della sottosviluppata Spagna del secolo XIX, così come la sua analisi del fenomeno bonapartista in Francia.

Nel primo caso restò dimostrato che in eccezionali situazioni storiche l'esercito é capace di prendere l'iniziativa rivoluzionaria, quando le classi chiamate a promuovere il cammino sociale si mostrano incapaci di farlo. Nel secondo, Marx e Engels avvertivano anche che "eccezionalmente si presentano periodi nei quali le classi in lotta si mantengono in un equilibrio tale che il potere statale, come apparente mediatore, acquista momentaneamente una certa indipendenza di fronte ad esse".

In America Latina tutto sembra indicare che l'intervento dell'esercito si è sviluppato in due direzioni opposte: come agente di secolari rivendicazioni sociali e nazionali (Peru e Panama) o come salvaguardia di situazioni neocoloniali (l'Argentina dopo la caduta di Peron, e il Brasile dal 1964).

D'altra parte, il colpo di stato militare fascista in Cile dimostra la fragilità della pretesa "neutralità" delle istituzioni armate.

La partecipazione della piccola borghesia radicale ai movimenti di aspetto nazionalista raggiunse l'apice nel decennio degli anni '30, dopo una serie di tentativi di ribellione avvenuti negli anni '20.

Vari fattori contribuivano a questo: l'instabilità economica dopo la prima guerra mondiale, divenuta una esplosiva crisi a partire dal 1929; le scandalose depredazioni della "dollar diplomacy" nordamericana; il deterioramento del livello di vita delle masse lavoratrici e della piccola borghesia; l'assoluta incapacità dei partiti tradizionali di soddisfare le rivendicazioni minime delle masse e affrontare, con una politica in difesa degli interessi nazionali, le terribili ripercussioni di una prolungata depressione economica.

In sintesi, fra il 1918 e 1928 nel Caribe e in America Centrale i Paesi che non erano occupati dalle truppe yanquees soffrivano la dittatura di qualche lacchè dei monopoli nordamericani. Il Messico si dibatteva in mezzo ai conflitti che seguirono la fase armata della sua rivoluzione e la promulgazione della costituzione del 1917. Il Brasile attraversava una tappa di acuti conflitti interni, derivati dal fallimento della repubblica neocoloniale, e la maggioranza dei Paesi restanti serviva da scenario a una più o meno acuta lotta di interessi fra gli Stati Uniti e l'Inghilterra per il dominio delle loro risorse naturali e dei mercati.

Un terreno cosi fertile non poteva che far nascere e fruttificare la semente rivoluzionaria del leninismo seminata dalla trionfante classe operaia russa. Nei luoghi dove esistevano gruppi socialisti (Cono Sud) questi si divisero e sorse un nuovo partito che chiese la sua affiliazione alla Terza Internazionale. In alcuni Paesi come Cuba un gran numero di operai abbandonò l'anarchismo e seguì le bandiere dei sostenitori della Rivoluzione d'Ottobre.

La radicalizzazione degli intellettuali patriottici in questi anni si dimostrò con il movimento di Cordoba, con la fondazione della Lega antimperialista degli ingegneri e con l'attività di uomini come Mella e Mariategui. Neppure mancarono episodi insurrezionali di ispirazione nazionalista (la colonna Prestes in Brasile 1924-1926) e le campagne armate contro l'intromissione imperialista che, come accadde nel Nicaragua di Sandino, rafforzarono un ampio movimento di solidarietà continentale.

La cosiddetta " decade delle rivoluzioni frustrate" fra il 1929 e 1938 costituì in molti sensi un punto di viraggio per molti Paesi latino americani. La borghesia del Brasile, Argentina, Cile, Messico e in minor misura Uruguay e Colombia, reagì di fronte alla crisi del 1929-1933, che in America Latina arrivò ampliata per i meccanismi inflazionistici, o dettando alcune leggi espropriatrici (Lazaro Cardenas) in Messico che facilitarono lo sviluppo dell'industria nazionale. Altri Paesi invece cercarono una via d'uscita adottando trattati bilaterali di commercio con gli Stati Uniti che avrebbero reso impossibile qualsiasi sviluppo industriale e avrebbero rafforzato i vincoli di dipendenza nella loro condizione di semi-colonie.

Nel campo politico, il Continente attraversò un periodo di falliti sforzi rivoluzionari (Cuba), insurrezioni dal carattere antimperialista affogate nel sangue dalla reazione (El Salvador 1932), esperimenti socialisti (Marmaduk Grove, Cile 1932) e una forte ascesa popolare. Come é ovvio, le classi dominanti cercarono di frenare la continuazione della lotta rivoluzionaria utilizzando l'esercito e organizzando la repressione. Eppure, nel seno dei corpi armati cominciò a formarsi una tendenza nazionalista che portò al potere elementi riformisti (Franco in Paraguay) e rivoluzionari (Bush in Bolivia), disposti a guidare un movimento di rinnovamento nazionale.

Questo era il panorama generale fra le due guerre mondiali, una epoca fertile per la crescita delle idee rivoluzionarie, e come sempre succede anche per il riformismo.

Primi movimenti nazionalisti: l'Apra e il Mnr

Per le sue implicazioni politiche e ideologiche e per le sue ripercussioni continentali, il movimento nazionalista più importante l'aprismo non ebbe influenza in nessuno dei Paesi di maggiore sviluppo relativo, ma rimase circoscritto al solo Peru, una regione dove si mantenevano quasi intatti i rapporti socio-economici dell'epoca coloniale, in cui un ridotto circolo di famiglie oligarche decideva dalla capitale i destini del Paese e la vita misera di milioni di indios e peones sottomessi alla più arcaica forma di sfruttamento feudale e semifeudale, accompagnate a volte dalle più abusive modalità di sfruttamento capitalista.

Anche se l'aprismo perse presto l'impronta di movimento continentale che gli volle imprimere il suo fondatore, condizionò notevolmente tutte le correnti nazional-riformiste di indole simile che si costituirono in alcuni dei Paesi più arretrati dell'America del Sud: il Mnr boliviano (Movimento Nazionalista Rivoluzionario, 1941), l'Azione Democratica del Venezuela (1940-1941) e il Partito Febrerista Rivoluzionario del Paraguay (1936).

L'ambiente sociale e il carattere delle forze che le promuovevano rivelano la essenza piccolo-borghese di questi movimenti, battezzati da uno storico nordamericano come " partiti apristi".

Indipendente dalle molteplici differenze, lo “stile politico”, l'ideologia e lo scandaloso opportunismo dei loro fondatori, servono come denominatore comune tanto all'aprismo peruviano quanto al Mnr.

Senza soffermarci molto sulla prolissa storia di questi partiti, vorremmo commentare il ruolo divisionista che svolse che svolse il primo, con relativo esito, nella scena latinoamericana, e il lamentevole epilogo del nazionalismo boliviano come comparsa politica di una sanguinosa dittatura fascista.

Haya della Torre fondò il movimento aprista nel 1924, in esilio nel Messico. Il 7 maggio di quell'anno inviò teatralmente una bandiera ricamata in oro con le lettere Apra (Azione Popolare Rivoluzionaria Americana) alla Federazione Studentesca Messicana, e una lettera che comprendeva i cinque punti fondamentali della nuova organizzazione:

1) azione contro l'imperialismo yankee

2) per l'unità politica dell'America Latina

3) per la nazionalizzazione progressiva di terre o industrie

4) per la internazionalizzazione del Canale di Panama

5) per la solidarietà con tutte le classi e i popoli oppressi.

Queste ambigue formulazioni gli apristi le presentavano come un apporto originale alla lotta rivoluzionaria latinoamericana, in opposizione al programma della Lega antimperialista, organizzata da un gruppo di rivoluzionari e intellettuali di avanguardia.

Nell'ignorare l'esistenza di una organizzazione veramente antimperialista nell'ambito latinoamericano, l'Apra poneva allo scoperto, fin dalla sua fondazione, i reali obiettivi divisionisti che animavano i suoi dirigenti, come in seguito denunciò il grande leader rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella:

" Se tutto l'anteriore è vero, quale scopo ha l'Apra? Dice di essere marxista, perché? E se non lo è, perché? È sorta per combattere il leninismo, il comunismo, il vero socialismo; a lottare contro gli operai coscienti e contro le loro organizzazioni; a cercare di neutralizzare l'azione dei reali rivoluzionari che hanno capito la lotta nel suo aspetto di azione internazionale contro l'imperialismo mondiale capitalista, e non nell'enfasi piccolo-borghese e patriottica latinoamericana degli 'apristi' ".

Rimaneva così tracciata la linea divisoria fra il socialista rivoluzionario e il riformista-nazionalista che nel caso dell'Apra si presentava, per di più, sotto la facciata socio culturale di un ' indigenismo americano'.

Smascherato sul piano internazionale e indebolito alla fine degli anni '20 nel Peru per l'attitudine conseguente di Mariategui di fronte alle velleità anticomuniste di Haya della Torre, l'aprismo divenne senza dubbio, grazie all'unione di un certo numero di fattori, un forte partito di massa a partire dal 1931. Gli apristi peruviani combinarono, negli anni critici della grande depressione mondiale, i metodi di agitazione politica nelle università con il lavoro di organizzazione sindacale negli ambienti rurali e operai del nord. Riuscirono così a beneficiare di tutte le contraddizioni in cui si dibatteva la società peruviana, e a far passare per rivoluzionaria la rammendata ideologia riformista del loro 'chiaro' sostenitore.

Fra il 1931 e 1939 le rivendicazioni e le mobilitazioni apriste nelle provincie del nord provocarono scontri sanguinosi con l'esercito (Trujillo,1932) che crearono una prolungata animosità fra l'Apra e i militari.

Il programma aprista di quegli anni conteneva una serie di misure 'progressiste' che gli diedero un alone di movimento di sinistra antimperialista e antifeudale. Ma la storia si sarebbe incaricata molto presto di dimostrare il 'realismo' e la 'moderazione' dei dirigenti apristi. Dopo il suo ritorno in Peru nel 1939, sotto la presidenza di Manuel Prado (1939-1945), Haya della Torre cominciò a partecipare al gioco politico della oligarchia. Nel 1945 raccolse i primi frutti, dopo aver cambiato momentaneamente il nome della sua organizzazione in “Partito del Popolo”, e aver appoggiato la candidatura, che risultò vittoriosa, del giurista social-cristiano Josè Luis Bustamante; Come premio, tre dei suoi chierichetti entrarono a far parte del gabinetto governativo, altri presidiarono la Camera dei Deputati e il Senato, e uno dei più conosciuti 'compagni' , Luis Alberto Sanchez, arrivò ad occupare l'incarico di rettore dell'università di San Marco a Lima.

La ' luna di miele' in compagnia dei più distinti rappresentanti della aristocrazia peruviana si interruppe nel 1947, un anno dopo la rivolta militare capeggiata da Odria; dopotutto non risultò negativa per Haya, in quanto gli permise di fare il ruolo della vittima continentale dall'Ambasciata di Colombia in Lima, per cinque lunghi anni (1949-1954).

Ansiosi di un nuovo periodo di legalità che permettesse di arrivare al potere attraverso una manovra (l’appoggio a un candidato che in seguito gli avrebbe assicurato la possibilità di competere in successive elezioni) gli apristi iniziarono con la nuova presidenza di Prado (1956-1962) una cordiale intesa con le forze politiche tradizionalmente nemiche.

In questa maniera vide la luce la cosiddetta 'convivenza' che cancellò le ultime illusioni di coloro che ancora pensavano all'Apra come a una forza capace di portare avanti trasformazioni profonde nella società peruviana.

Simultaneamente, faceva la sua apparizione una nuova corrente riformista, rappresentativa in apparenza dei settori moderni della borghesia peruviana e che annunciava drastici cambi strutturali.

È il "Partito di azione popolare", dell'architetto Belaunde Terry.

Terry raggiunse il potere (1963) appoggiato da una promettente corrente nazionalista che stava prendendo corpo nel seno delle Forze armate, alimentata dalle teorie della Cepal e dalle moderne concezioni sulla sicurezza nazionale formatesi nel Centro di alti studi militari (Caem).

Con la sua azione, Belaunde dimostrò la totale incapacità dei partiti politici riformisti di eseguire un programma di rivendicazioni nazionali (restituzione al Paese della ricchezza petrolifera) e sociali (riforma agraria), che da parecchio tempo era all'ordine del giorno. In conseguenza, le Forze armate ritirarono il loro appoggio e decisero di incaricarsi esse stesse di dirigere un processo di sostanziali cambiamenti rivoluzionari.

Durante il Governo di Azione Popolare, l'Apra attuò in forma ostruzionista nel Parlamento, in aperta alleanza con i partitari dell'ex dittatore reazionario Odria. Il suo vecchio anticomunismo, trasformato in isterismo controrivoluzionario, gli fece chiedere una mano forte e un trattamento implacabile per i guerriglieri e i contadini in lotta contro i proprietari terrieri. Quando nel 1968 arrivarono le autentiche nazionalizzazioni, la riforma agraria (1969), la vera redenzione sociale delle masse indigene, gli apristi invece di salutare la realizzazione effettiva delle storiche riforme da essi richieste, si dedicarono a organizzare congiure contro il Governo di Velasco Alvarado in nome di una squalificata democrazia rappresentativa.

A differenza dell'Apra, il Mnr boliviano si spostò progressivamente verso sinistra nel periodo posteriore alla seconda guerra mondiale. I suoi leaders assunsero una posizione antimperialista e antifeudale sempre più definita. Questa attitudine spiega l'appoggio che ricevettero le masse nelle elezioni del 1951, e la sua successiva ascesa al potere, grazie ad una insurrezione popolare nel 1952. Agli inizi, il Mnr non parlava di nazionalizzare le miniere, ma di controllo statale; invece di una riforma agraria sosteneva una regolamentazione del lavoro contadino. Si dichiarava anche contrario alla falsa democrazia e difensore di un rafforzamento dello Stato. Tutto accompagnato dalle tradizionali formule della protezione della Patria, la giustizia sociale, e la liberazione economica, insieme ad alcuni temi razzisti come quello della superiorità della razza meticcia, ricevuti dall'Apra.

Già nel potere cominciarono a manifestarsi le contraddizioni fra la vacillante direzione nazionalista del Mnr e gli ampi settori popolari che la sostenevano. Anche se di natura molto eterogenea, il Mnr rappresentava gli interessi della nascente borghesia nazionale boliviana, il cui vero potenziale economico non corrispondeva al ruolo politico che grazie all'appoggio delle masse lavoratrici gli era toccato svolgere. Era evidente che il suo consolidamento come classe governante dipendeva dalla sua capacità di combattere gli elementi feudali e l'imperialismo. Sotto la pressione popolare vennero decretate la nazionalizzazione delle miniere (ottobre 1952) e la riforma agraria (agosto 1953), tali misure costituirono un trionfo più che altro simbolico per i lavoratori, perché la loro efficacia dipendeva dalla abolizione della sottomissione neocoloniale a cui era costretto il Paese.

Lo sviluppo seguente chiarì che il Mnr, sempre più mediato, non era capace di consolidare l'indipendenza economica della Bolivia. Questo indebolì la sua posizione e, dopo la scissione di destra di Walter Guevara Arze (1959) e di sinistra di Lechin (1963), si vide escluso dal potere da un colpo di Stato militare diretto da Washington nel novembre 1964.

Il regime pro imperialista del generale Barrientos mise fine, senza pena né gloria, all'esperimento rivoluzionario prima, riformista poi, del Mnr. Anni dopo le guerriglie internazionaliste di Che Guevara cercarono di accendere di nuovo le lame della rivoluzione ma furono soffocate prematuramente con l'aiuto di una serie di disgraziate coincidenze fortuite, politiche e militari, che facilitarono l'azione repressiva dei 'rangers' boliviani e dei loro ufficiali yankees.

Per ultimo, Estensorio riapparì a La Paz, dopo la morte di Barrentos, dopo l'interregno di Ovando e il fallito episodio nazionalista di Juan Josè Torres in qualità di 'cervello' politico dei militari fascisti capeggiati da Hugo Banzer.

In America Centrale e nelle Antille la contropartita del nazionalismo piccolo borghese dell'America del sud la offrì, dopo la seconda guerra mondiale, una grande varietà di organizzazioni di autodefinizione democratica, alcune volte rivoluzionaria, che identificarono i dittatori tropicali (Somoza, Trujillo) con i loro principali nemici politici (Partito della Rivoluzione nazionale del Costa Rica).

Fra i movimenti o partiti del Caraibi in cui si poteva discernere un’autentica vocazione nazionalista stavano il Partito ortodosso di Cuba, il Partito rivoluzionario domenicano e il Partito operaio e contadino haitiano.

Nonostante questi, l'esperienza nazionalista di più risonanza nell'area centroamericana fu rappresentata dal Governo di Jacobo Arbenz, erede rivoluzionario del movimento nazional riformista diretto da Juan Josè Arevalo. Mentre il governo nazionalista di Arbenz (1951-1954) si sforzava di trasformare il potere statale in uno strumento per i cambiamenti sociali e di struttura, i 'baroni' del caffè e la United Fruit Company (Ufco) utilizzavano le leve del potere economico nelle loro mani per arrestare il progresso. Ma è anche certo che alcuni proprietari di terre modernizzati, come i contadini rappresentati da una borghesia nazionale in germe, consideravano con timore l'ascesa del movimento operaio e l'effervescenza rivendicativa della classe contadina. L'esercito era poi lo stesso di prima, nonostante avesse represso più di 18 cospirazioni e rivolte antigovernative fra il 1944 e 1949.

Ad eccezione del Partito guatemalteco del lavoro, organizzato nella clandestinità durante il mandato di Arevalo e legalizzato in quello di Arbenz, le altre organizzazioni non superavano - nonostante i loro comunicati rivoluzionari - un progressismo liberale, ed erano coinvolte in costanti dispute intestine.

In questa maniera, la rivoluzione democratica borghese guatemalteca, isolata internazionalmente, incerta di fronte alla necessità di mobilizzare le masse e consegnare armi al popolo quando ancora poteva farlo, si trovò decapitata da una congiura interna e dalle bande mercenarie del governo nordamericano.

L'ambivalenza della borghesia

Ma i movimenti nazionalisti più chiaramente identificati nei progetti di una borghesia nazionale crebbero in Brasile, Argentina e Messico, Paesi con indici relativamente alti di urbanizzazione e industrializzazione. In essi il nazionalismo fu rappresentato dal "Partito lavoratore brasiliano" (costituito da Getullio Vargas nel 1945), il "Partito peronista" e il "Partito della Rivoluzione messicana" ribattezzato in "Partito rivoluzionario istituzionale", nel 1946.

Nell'analizzare questo tipo di movimento nazionalista è molto importante soffermarsi sulle modalità storiche dello sviluppo industriale latinoamericano, e delle classi sociali che lo promuovono a partire dalla fine del secolo XIX. Vorremmo ricordare a proposito il rapido e paralizzato sviluppo dei gruppi orientato verso l'esportazione, e la lenta e contraddittoria evoluzione della industria latinoamericana, sofferente di successi e retrocessioni, attraverso le tre classiche tappe studiate da Celso Furtado ed altri economisti: ' Industrializzazione provocata dalla espansione delle esportazioni' - alla fine del XIX secolo e fino al 1929 - ; processo di 'sostituzione di importazioni' e sviluppo di una industria nazionale in alcuni Paesi - approssimativamente fra il 1930 e 1950- e ' industrializzazione sostitutiva' con partecipazione preponderante dei monopoli stranieri, associati o no al capitale nazionale (industrializzazione dipendente) nel periodo successivo.

Risulta interessante che nella prima tappa (fino al 1929) il carattere del processo di industrializzazione non provoca aperti antagonismi fra la nascente industria e l'oligarchia tradizionale. La cosiddetta 'industrializzazione provocata dalla espansione delle esportazioni' avviene nel settore esterno della economia latinoamericana alla fine del secolo XIX e l'inizio del XX, epoca di rapida integrazione al mercato mondiale capitalista. In questo periodo scoppia la prima guerra mondiale e la momentanea mancanza di collegamento di alcuni Paesi dai loro approvvigionatori tradizionali - principalmente quelli dominati dall'imperialismo inglese - senza che vengono alterati gli antichi privilegi della borghesia commerciale e latifondista - in Uruguay con il 'Batlismo', in Argentina con il 'Radicalismo', e in Messico come risultato della prima Rivoluzione democratico borghese della storia del continente latinoamericano.

In quest'ultimo Paese, per esempio, le riforme strutturali avvennero durante gli anni '30 sotto il governo di Lazaro Cardenas, nel periodo in cui la nascente borghesia industriale latinoamericana approfittava della crisi per dare impulso ad una politica di sostituzione di importazioni con l'aiuto dello Stato.

In questa seconda tappa le riforme, e le misure nazionaliste di Cardenas, furono una eccezione in America Latina: da qui il loro carattere rivoluzionario. Negli altri Paesi la borghesia industriale tentò un compromesso con i settori agrari esportatori per non danneggiare la sua principale fonte di finanziamento, anche attraverso i controlli nei cambi, le tariffe parcellari e l'inflazione, canalizzava a suo favore gran parte delle risorse generate dalla vendita dei prodotti tradizionali.

Nel caso dell'Argentina il movimento nazionalista che si impose fra il golpe del 1943 - punto di partenza di quel che sarà il regime peronista - auspicò un programma di sviluppo industriale appoggiandosi sulla abbondanza delle esportazioni derivate dalla seconda guerra mondiale, L'indebolimento dell'imperialismo inglese e la dinamica che impresse Peron al processo, permisero dei significativi progressi; ma l'avversa situazione creata dall'irrobustimento dell'imperialismo - ostile al governo peronista - , la assenza di una industria pesante, la scarsità di petrolio, e inoltre l'abbassamento dei prezzi delle esportazioni negli anni '50, liquidarono un regime che , coinvolto dalla contraddizione fra due dei suoi postulati essenziali : giustizia sociale e conciliazione fra le classi , si soffermò in un momento decisivo di fronte alle inevitabili conseguenze di una rivoluzione popolare.

In Brasile nel 1950 sale al potere il leader nazionalista Getulio Vargas. Nonostante la dissoluzione dell’Estado Novo' da lui fondato nel '37, l'equilibrio di interessi che il suo regime aveva propiziato fra la borghesia industriale e l'oligarchia del caffè era ancora in vigore. La crisi delle esportazioni faceva presagire la paralisi di uno sviluppo industriale che aveva trascurato una politica di cambi strutturali. In questo bivio, vargas, appoggiandosi alle masse urbane, cerca di riunire il cammino delle riforme nazionaliste inaugurato dal suo precedente governo (creazione di Petrobras, progetto di Electrobras), ma la situazione è cambiata radicalmente. La borghesia industriale che egli aiutò a costituirsi, si trova in una crisi di crescita nell'avere terminato le possibilità del processo che iniziò dopo il 1930. Le uniche opportunità immediate di espansione che la borghesia industriale intravede dipendono dalla sua capacità di associarsi con il capitale straniero, che a sua volta esige l'abbandono della ' politica del nazionalismo economico'.

Prima di questo labirinto, il vecchio caudillo perde l'appoggio della classe che teoricamente avrebbe dovuto assecondarlo; ciò che ha alle sue spalle è una borghesia sempre più dipendente e incapace di rispondere alle sue concezioni.

Dinnanzi alla evidente inclinazione della borghesia industriale verso una collaborazione con l'imperialismo (lo stesso fenomeno si produsse in Argentina negli ultimi anni di Peron), e davanti alla opposizione chiusa della oligarchia, Vargas deve appoggiarsi momentaneamente alle masse popolari (fino al 1953), è allora che si accentua il carattere nazionalista del suo governo. Ma a causa delle concessioni a cui lo forza la reazione, il suo regime non riesce a sostenersi e cade (agosto 1954) in mezzo ad una offensiva generale delle classi dominanti, impaurite dai progressi del Partito comunista e dallo spettro di ' una repubblica sindacalista' di stile peronista.

Dopo il 1961, il suo discepolo Goulart tenta un percorso simile, ma al suo nazionalismo si oppose con fermezza la reazione del luogo e l'imperialismo. I campi erano più chiaramente delimitati; in una nuova situazione creata dalla Rivoluzione cubana non c'era più posto per le antiche velleità nazionaliste, quelle a cui inoltre era stato aggiunto un programma di ' riforme di base' e una debole ma minacciosa volontà di politica estera indipendente.

Alla ambasciata nordamericana non fu difficile trovare alleati; un Paese come il Brasile non era il luogo più appropriato per esperimenti politici e meno ancora nel momento in cui l'imperialismo aveva necessità di completare l'accerchiamento continentale intorno a Cuba e contro tutto ciò che avrebbe potuto cospirare contro lo status quo.

Gli indietreggiamenti dei progetti nazionalisti, soprattutto in Messico, Argentina e Brasile ebbero molto a che vedere con l'offensiva di penetrazione condotta dai grandi consorzi nordamericani dopo la seconda guerra mondiale.

La giovane industria nazionale, nata in questi Paesi sotto il mantello protettore del 'Capitalismo di Stato' e le crisi, aveva il tallone di Achille di dipender dalle entrate in divise del settore tradizionale (esportatore) per poter acquistare macchinari (materie prime).

Con la stabilizzazione dei mercati internazionali verso gli anni '50, caddero i prezzi delle esportazioni latinoamericane e cominciò l'asfissia delle imprese nazionali. E nel vanificarsi degli schemi nazionalisti, cominciarono ad aprirsi il cammino le teorie che presentano l'investimento straniero e misto, soprattutto nella industria manifatturiera, come

l'unica via di sviluppo praticabile per i Paesi latinoamericani. Era nato ' il desarrolismo ', e da allora in poi il processo di industrializzazione sarebbe passato al controllo delle grandi imprese straniere.

Per avere una idea della valanga di investimenti realizzati dal capitale nord americano nel settore manifatturiero, sfera naturale di azione delle borghesie nazionali, basta ricordare che le filiali dei grandi monopoli degli USA incrementarono la loro partecipazione in questo campo di 251% fra il 1950 e il 1965, da 780 a 2741 milioni di dollari.

Così alle vecchie forme di dipendenza - ancora non superate- si aggiungevano nuovi e più complessi meccanismi che subordinano le economie latinoamericane ai centri di potere imperialista. Si passava progressivamente al dominio dei consorzi stranieri dei settori più dinamici delle economie locali, e alla imposizione di un controllo finanziario - più potente di quello tradizionale - attraverso una rete di istituzioni creditizie che non tardano a bloccare qualsiasi rivendicazione nazionale sorta nel Continente, come ha dimostrato il boicottaggio nordamericano contro il Cile di Salvador Allende.

Ma le nuove forme di penetrazione presto dimostrarono - nel rafforzare la dipendenza e l'indebitamento dell'America Latina - la loro capacità di acutizzare le contraddizioni, mentre Il Continente è stato condotto a un vicolo senza uscita, entro gli stretti limiti del regime capitalista, dalle illusioni del ' desarrolismo'.

Il risultato di questo fenomeno fu Il progressivo calo del tasso economico di crescita; sul piano sociale un inasprimento delle tensioni e un incremento delle lotte popolari e rivoluzionarie, e sul piano politico una nuova ascesa delle forze antimperialiste, del movimento operaio e di diverse e correnti nazionaliste.

Ultima modifica ilGiovedì, 20 Gennaio 2022 13:18
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