Rivista aperiodica teorica del Socialismo
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Gabriel Boric: la forza della gioventù di fronte alla sfida del cambiamento in Cile

di Yoselina Guevara López

Il Cile ha un nuovo presidente, Gabriel Boric, che ha vinto il secondo turno delle elezioni del 19 dicembre con il 56% dei voti, battendo il candidato di estrema destra José Antonio Kast.

Il neoeletto presidente è stato appoggiato dalla coalizione Apruebo Dignidad, un gruppo molto ampio che comprende il Partito Comunista (PC) e formazioni di centro-sinistra. Boric succederà a Sebastián Piñera l'11 marzo e diventerà il più giovane presidente nella storia del paese.

Il 56% dei cileni ha esercitato il proprio diritto di voto nelle elezioni di domenica scorsa, la più alta affluenza da quando il voto è diventato volontario nel 2012, una rarità in America Latina, dove in molti paesi è ancora obbligatorio andare alle urne. Lo scrutinio ha avuto un'affluenza di 12 punti superiore alle elezioni per eleggere la Convenzione costituzionale a maggio.

Il Cile desidera un vero cambiamento

Le cifre riflettono il desiderio di cambiamento politico in un paese che è stato caratterizzato da una ricchezza di esperienze politiche significative nel continente, nonostante gli anni di oscurantismo durante la dittatura di Pinochet. Per esempio, alla fine del XIX secolo, il Cile fu teatro della nascita delle prime vere forme di organizzazione del lavoro in Sud America, grazie all'esistenza di miniere e alla precoce formazione di una classe operaia, e decenni dopo, con il presidente Salvador Allende, guidò il primo tentativo di costruire un modello socialista con mezzi pacifici, Questo finì bruscamente con il colpo di stato militare di Augusto Pinochet, sostenuto dagli Stati Uniti, che impose una dittatura caratterizzata da una stabilità politica raggiunta attraverso l'autoritarismo, la repressione, le sparizioni forzate e una serie di abusi.

Questo è stato seguito dal cosiddetto periodo di transizione democratica degli ultimi 30 anni, con l'ascesa al potere di coalizioni e alleanze di destra, centro destra, socialisti e democristiani. Un modello di transizione che è stato certamente concordato, con alcune somiglianze con il processo vissuto dalla Spagna e la sua transizione dal regime di Franco alla democrazia.

Tuttavia, non ci si poteva aspettare che una dittatura così sanguinosa e spietata, con una leadership così unita e ferma nel perseguimento dei suoi obiettivi, terminasse la sua traiettoria consegnando il potere con una cerimonia civile. Le destre e i settori reazionari non hanno fatto concessioni e si sono schierati in blocco nonostante le loro contraddizioni, per cui il risultato è stato che questa transizione, esaltata come esemplare, ha prodotto una democrazia protetta in cui sopravvivono ancora numerose enclavi di autoritarismo, perpetuando essenzialmente un modello di dominio tecnocratico; in realtà un'eredità avvelenata.

Dal ritorno della democrazia, il modello economico neoliberale ha permesso una certa crescita, ma ha lasciato irrisolte questioni importanti come la disuguaglianza, la mancanza di opportunità per i giovani, la marginalizzazione delle popolazioni indigene e il ruolo dell'apparato di sicurezza nella vita pubblica.

L'emergere della gioventù nella vita politica

È in questo quadro politico convulso che è emersa la generazione di Gabriel Boric, che è balzata alla ribalta politica nel 2011, quando sono scoppiate le proteste studentesche, criticando i presunti successi della transizione, la continuità del modello neoliberale stabilito durante il regime militare e le profonde disuguaglianze sociali. Gli studenti chiedevano un'istruzione gratuita e uno stato che garantisse a tutti i cileni pari opportunità. L'anno successivo, Boric è stato eletto presidente della Federazione Studentesca dell'Università del Cile; poi, nel 2013, è stato eletto come legislatore alla Camera dei Deputati in rappresentanza della regione del suo nativo Magallanes e dell'Antartide cilena.

L'esplosione sociale dell'ottobre 2019, contro l'aumento delle tariffe della metropolitana, e che divenne rapidamente il più grande movimento di protesta dal ritorno alla democrazia nel 1990, ha evidenziato la rottura del consenso costruito dalla transizione, che erano sempre accordi forzati dal potere di veto della destra. Questo ha segnato una svolta nella carriera politica di Boric, che ha sostenuto un accordo per cercare una soluzione politica alla crisi e convocare una Convenzione costituzionale con il compito di riscrivere la Costituzione, un'eredità della dittatura di Pinochet, così come il superamento del modello economico neoliberale.

Nel luglio 2021 Boric ha vinto le primarie della coalizione Apruebo Dignidad per le elezioni presidenziali, alle quali ha partecipato al primo e secondo turno, ottenendo il recente trionfo che lo accrediterà come presidente del Cile per quattro anni a partire dal marzo 2022.

Il potere del dialogo 

Evidentemente una delle chiavi della vittoria di Boric sta nella sua capacità di dialogare in modo non dogmatico, che potrebbe essere la sua forza e potrebbe renderlo uno dei rappresentanti di una nuova sinistra latinoamericana caratterizzata dal tener conto delle richieste del movimento femminista, del riconoscimento dei popoli indigeni e, in generale, dal dare peso alle esigenze delle minoranze per costruire una società più giusta, oltre ad essere decisamente in linea con un'economia verde.

Forse il suo problema più grande ora è proprio conciliare le promesse elettorali con la realtà, aspirazioni che sono incarnate nel suo piano di governo e che hanno conquistato la maggioranza degli elettori.  Tra i suoi alleati ci sono quelli che vogliono colpire i grandi imprenditori dei settori minerario e agricolo, che insieme rappresentano l'80% di tutte le esportazioni cilene. Durante la campagna elettorale, il nuovo presidente ha promesso di seppellire il modello economico neoliberale, un modello che ha permesso al Cile di triplicare il suo PIL pro capite in trent'anni, ma che non ha ridotto la disuguaglianza in un paese dove il 75% dei lavoratori guadagna meno di 700 dollari al mese e metà delle pensioni sono inferiori a 230 dollari al mese.

Sfide internazionali

Sulla scena internazionale, il Cile deve gran parte della sua fortuna alla sua posizione geografica, che lo rende uno snodo da e per l'Asia, e alle sue esportazioni di materie prime, soprattutto verso la Cina. Ha sostenuto i progetti finanziari e infrastrutturali di Pechino, dalle nuove vie della seta alla Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIF), senza adottare una posizione frontale anti-americana. Conservare questo approccio proteggerebbe il nuovo presidente da alcune delle tensioni che le sue proposte economiche solleverebbero sui mercati internazionali e che hanno già portato a scosse di borsa e di prezzo del dollaro.

Allo stesso tempo, le affinità ideologiche con i capi di stato dei paesi vicini (Argentina, Perù e Bolivia) potrebbero permettere un clima di frontiera rilassato e iniziative comuni. Per esempio, risolvere la diatriba sull'accesso al mare della Bolivia rappresenterebbe una vittoria diplomatica con conseguenze economiche positive per La Paz, mentre per Santiago del Cile sarebbe chiudere una disputa che dura da più di un secolo, oltre ad assicurarsi l'amicizia del suo vicino nordorientale.

Tuttavia, l'arena internazionale non ha molta importanza nel programma di governo di Boric, coprendo solo quattro pagine su 229. In questo ambito, non si sa quale sarà la sua posizione sul congelamento dell'Unasur, il futuro del Mercosur e altri meccanismi di integrazione.

Quello di cui siamo certi è che Gabriel Boric è già il più giovane presidente del Cile e dell'America Latina, è la nuova voce di una sinistra che dovrà affrontare una destra che non può essere sottovalutata, e dovrà farlo senza cadere nel populismo e nel personalismo. Il suo governo ha il compito di realizzare le trasformazioni sociali, ecologiche, politiche e culturali che emergeranno dalla Convenzione costituzionale e di renderle sostenibili e praticabili. Una sfida ambiziosa e difficile, ma allo stesso tempo una sfida che siamo sicuri che con la forza della sua gioventù affronterà vittoriosamente.

 

Yoselina Guevara López: Analista politico internazionale. Corrispondente in Italia per la rivista Correo del Alba (www.correodelalba.org).

 

Ultima modifica ilGiovedì, 20 Gennaio 2022 13:24
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