Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

"Non basta più pregare": Camillo Torres Restrepo, il Vangelo e la lotta armata

di Tomas Emilio Silvera

Ringrazio Convergenza Socialista per l'opportunità di scrivere ancora, in questa prestigiosa rivista impegnata al riscatto delle classi più deboli ed emarginate della società. Per questo mese vi presento una figura storica del movimento rivoluzionario della Colombia degli anni '60, un intellettuale, profondo osservatore critico delle contraddizioni del nostro Paese: Camillo Torres Restrepo, la cui inquietudine è stata rivolta principalmente alle enormi disuguaglianze sociali.

Nacque a Bogotà nel quartiere coloniale della Candelaria il 3 febbraio 1929; la sua era una famiglia borghese e di nobili origini, con il padre pediatra Callisto Torres Umana e la madre Isabel Restrepo Gaviria, che ebbe sempre una forte influenza sull'amato figlio. I biografi affermano che la diversità di temperamento fra il padre, ateo e abituato all'isolamento della ricerca scientifica, e la madre affettuosa ed estroversa fu la causa della loro crisi matrimoniale e separazione, nel 1937. Tale esperienza famigliare turbò profondamente la tenera psiche di Camillo, che conobbe a 8 anni il dolore esistenziale, che lo portò in seguito a decidere di diventare sacerdote.

La sua prima formazione nello studio fu di matrice europea, perché da piccolo era vissuto in Svizzera, a Ginevra, dove suo padre occupava un incarico diplomatico. Di ritorno in Patria proseguì gli studi secondari, sotto l’attenzione della madre, perché era  un ragazzo irrequieto, amante della 'dolce vita', allegro e romantico. Entrò alla Università Nazionale di Bogotà, facoltà di Giurisprudenza, ma dopo il primo anno di corso intraprese contatti con i monaci domenicani e, placato il turbine dell'incertezza dovuta anche alle resistenze famigliari, si iscrisse al Seminario Conciliare della sua città, nell'esclusivo quartiere del Chicò. Questo periodo così importante nella vita di Camillo durò circa 7 anni; così, nella solitudine, con lo stoicismo e la disciplina conventuale, il futuro guerrigliero acquisì una coscienza mistica, ma anche della realtà che lo circondava. Si temprò nel carattere e modellò il suo metodo analitico, tanto che iniziarono i primi contrasti con i superiori. Camillo decise di integrare gli studi del cristianesimo con quelli del marxismo, del quale negli anni futuri ne diventerà il precursore.

Il 29 agosto 1954 ricevette il sacramento del sacerdozio, e celebrò la sua prima messa nella Chiesetta del Liceo Cervantes, dove aveva studiato, con ottimi risultati. Il 25 settembre dello stesso anno si trasferì nella città di Lovanio in Belgio, per iscriversi alla facoltà di Sociologia. Qui conobbe da vicino un fertile ambiente per gli studi e per l'aspetto laico, fiducioso e democratico della convivenza, che indirizzò molto il suo pensiero.

L'Europa stava uscendo dalla tragedia della II Guerra mondiale e dall'orrore del nazismo; le idee socialiste e comuniste cominciavano ad estendersi in Occidente, a seguito del consolidamento della Rivoluzione bolscevica in Urss. In questo diverso ambiente, rispetto all'America Latina, Camillo Torres maturò anche le sue riflessioni, sensibile alla presenza della nascente Democrazia Cristiana e del Sindacalismo. Continuò a studiare il marxismo, a formarsi per lottare meglio con gli oppressi e condividere con loro gli sforzi per una società socialista. Il marxismo gli offrì gli strumenti per verificare le disuguaglianze fra il primo mondo opulento, benestante, e la povertà e la miseria del terzo mondo.

Nel 1955 verificò la totale mancanza della ricerca sociale e per questo fondò un gruppo di studio sui problemi di natura economica e sociale, chiamandolo Ecise (oggi potrebbe essere equivalente a una scuola di formazione politica). Nel 1958 si laureò, come sociologo con la tesi intitolata " Una approssimazione statistica alla realtà socio economica di Bogotà", anche grazie al suo professore Yves Urbain. La sua tesi espresse una conoscenza pioniera e profetica sulle disuguaglianze della città capitale della Colombia, in essa Camillo analizzò con precisione gli aspetti abnormi, e la tesi fu pubblicata postuma nel 1987, con il suggestivo titolo "la proletarizzazione di Bogotà". Dopo aver anche conseguito di nuovo a Lovanio il dottorato in Sociologia, viaggiò negli Stati Uniti per perfezionarsi alla Università del Minnesota, dove frequentò il grande sociologo Teodoro Kaplov. In questa epoca Camillo Torres patì un doloroso conflitto interiore, fra lasciare la carriera ecclesiastica e la decisione impietosa di trasformare il Vangelo intraprendendo al più presto la strada marxista leninista.

È necessario ricordare che negli anni '60 la lotta armata in Colombia aveva una posizione ideologica molto coerente e onesta verso la realtà del Paese. Era una guerriglia sorta per la feroce repressione della oligarchia e borghesia contro gli studenti, gli operai e i contadini. Non esisteva ancora il fenomeno del narcotraffico a dimensioni mondiali ed era un movimento formato soprattutto da intellettuali, insegnanti e leaders sociali. Nel contesto latino americano, la lotta armata rappresentava l'unico metodo operativo contro regimi dittatoriali sostenuti dalla insistente e diffusa penetrazione dell'imperialismo americano. Sono gli anni della guerriglia in Venezuela, al comando di Douglas Bravo e Ruben Pekoff; in Perù, con il movimento " Apra rebelde" guidato da Hugo Blanco, Javier Herau, Hector Bejar; in Bolivia, con i fratelli Castano e successivamente con la partecipazione di Ernesto Guevara.

Camillo Torres negli anni di docenza alla facoltà di Sociologia della Università Nazionale di Bogotà indirizzò i suoi messaggi educativi agli studenti, che lo seguivano e consideravano come un leader indiscusso. Fu anche cappellano dell'Università, e la sua popolarità crebbe al punto che gli studenti con un referendum lo scelsero come Rettore. Ma il fatto gli costò discrepanze con la gerarchia ecclesiale colombiana dell'allora cardinale Luis Concha che lo destituì e lo inviò al quartiere periferico Vera Cruz. A contatto con molte famiglie povere ed emarginate, il sacerdote acquisì una esperienza decisiva. Fra il 1962 e 1965, Camillo fu riconosciuto come la figura pubblica più significativa e importante nel Paese; la sua percezione politica si chiarì e rafforzò di più, e la Parrocchia nel quartiere Vera Cruz divenne un 'rifornimento' evangelico di convivenza civile di diseredati e contadini. Definì e proseguì inoltre il suo pensiero marxista, affermava che i comunisti colombiani lottavano per una società proletaria, giusta e democratica, e che i cristiani dovevano schierarsi dalla loro parte, unirsi al proletariato rivoluzionario. Proclamava che marxisti e cristiani avevano molte cose in comune, e che in quel momento storico si sarebbero dovuti alleare contro il nemico comune della povertà e disuguaglianza sociale.

La Chiesa colombiana è stata per tradizione conservatrice, legata al potere, con un atteggiamento chiuso verso la problematica del Paese e di quei sacerdoti come Camillo che denunciavano e si opponevano francamente ai governi fascisti e dittatoriali. La gerarchia cattolica in quella decade non volle mai comprendere e recuperare quei coraggiosi sacerdoti che anni più tardi formarono "la Teologia della liberazione", movimento cristiano che si distaccò dalla Chiesa ufficiale e mise come suo fondamento l'uomo quale essenza vivente di dignità, con i suoi bisogni sociali e i suoi principi inalienabili di giustizia; un proletariato e un sottoproletariato che non ebbero la fortuna di essere difesi e sostenuti da un partito rivoluzionario per rivendicare i loro giusti diritti. Questa minoranza cattolica cristiana provò a riempire un vuoto nella nostra società, ossia l'assenza di una organizzazione capace di guidare la classe lavoratrice al potere. In Colombia esistevano tutte le condizioni reali per dare l'avvio ad una strada pre-rivoluzionaria. I sindacati paralizzarono per molti giorni il Paese con scioperi continui; le università statali vennero chiuse e i loro leaders incarcerati; gli indigeni insorsero nelle regioni del sud. A livello mondiale c'era il massimo intervento nord americano nella guerra del Vietnam; l'Europa era in fermento, il mondo studentesco e operaio diede vita al famoso "maggio francese" che mise in crisi le stesse istituzioni governative. Questo il quadro sociologico in cui possiamo inserire Camillo Torres Restrepo nella sua breve esistenza. In Colombia, dopo la caduta del presidente Rojas Pinilla, i due partiti conservatore e liberale si accordarono nell'alternarsi al Governo ogni 4 anni, attraverso il Fronte Nazionale.

Nel Vaticano, il papa Paolo VI scrisse e divulgò la Enciclica "Populorium Progressio" (Il Progresso dei Popoli) , che ricevette manifestazioni di disapprovazione e critiche da parte di religiosi e politici reazionari, per il suo contenuto innovativo, riformatore e anticipatore dei tempi. In questa importante Enciclica, Paolo VI comprende, giustifica la posizione dei sacerdoti della Teologia della Liberazione, e va ancora oltre quando scrive che la violenza dell'oppresso verso l'oppressore non è la stessa della violenza comune e delinquenziale, ma è una violenza riempita di amore, e che fa capire all'oppressore la sua condotta iniqua verso suo fratello. Il Papa Paolo VI sempre in questa straordinaria, rivoluzionaria Enciclica sottolinea come la pace non sia solo la mancanza di guerra, ma si deve accompagnare con la giustizia sociale, contro un capitalismo spietato che fomenta nei Paesi del cosiddetto terzo Mondo le disuguaglianze, la miseria, la povertà, la fame, le guerre. La figura di Camillo Torres, pur contrastata da una opinione pubblica reazionaria, appare oggi recuperata dalle generazioni successive; nell'attuale anno 2022 ci domandiamo "prese la strada più giusta per complementare la sua protesta sociale?" È difficile dare una risposta veritiera e onesta alla domanda. Certo, Camillo non aveva la preparazione militare e nemmeno fisica e psicologica per entrare in un movimento armato dove le condizioni di vita sono estremamente disagiate. All'interno di quella guerriglia' Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) nascevano già profondi contrasti, e dopo la sua morte avvenuta il 15 febbraio 1966, il comando a cui lui faceva parte si divise in una forma cruenta con esecuzioni, fughe e delazioni. Camillo morì nel dipartimento di Santander, in uno scontro militare con l'esercito. Era la sua prima azione nel campo, e dalle testimonianze raccolte non ebbe la volontà di difendersi. Fare una analisi politica della sua vita non è solo difficile e complesso, ma ci porta piuttosto ad affrontare anche la funzione dei movimenti armati in Colombia. 

Vladimir Lenin li definiva come forme di estremismo e di infantilismo, che invece di far avanzare la classe operaia rivoluzionaria la rallenta nel suo progredire verso una coscienza politica effettiva e autentica.

 

Ultima modifica ilLunedì, 14 Febbraio 2022 18:06
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