Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La fragile speranza dell’inizio del cambiamento, in Colombia alla vigilia delle elezioni presidenziali

di Tomas Emilio Silvera

Ancora una volta, ringrazio di cuore il Partito di Convergenza Socialista per accogliere questo articolo sul mio Paese. La Colombia è un Paese situato al nord dell’America del Sud, con una superficie di quattro volte l’Italia: 1.138338 Kmq (senza includere le isole di San Andres y Providencia che si trovano nel Caribe centro americano).

Ha una posizione geografica invidiabile, unico Paese sudamericano con due oceani, l’Atlantico e il Pacifico; sono presenti tutte le etnie al mondo, e ha una popolazione di quasi 60 milioni di persone, quindi scarsamente popolato, nel quale la maggior parte degli abitanti vive nelle grandi città: Bogotà, Medellin, Cali, Barranquilla ed altre.

La parte sud orientale comprende l’Amazzonia è quasi disabitata, cosi come la regione desertica della Guajra, al confine con il Venezuela. Ma cosa viene in mente all’europeo quando sente la parola “Colombia”?  Non pensa che onora il nome del navigatore genovese Cristoforo Colombo, purtroppo l’inconscio collettivo porta immediatamente al traffico internazionale di droga, ai narcos.

Negli anni ’60 dello scorso secolo gli europei ci consideravano come una delle “Repubbliche delle banane”; oggi la Colombia è il primo partner commerciale latinoamericano con l’Italia, togliendo questo antico privilegio alla Argentina e al Cile. Non rappresenta un segreto che le grandi imprese come l’Ansaldo, l’Agip, la Montedison, la Farmitalia e tante altre fanno ricchi affari nel nostro Paese.

Ma che situazione vive attualmente la Colombia? Per restare in tema italiano, potrei dire senza esagerare che è presente una realtà politica e sociale simile al “Regno borbonico delle due Sicilie” dove i privilegi, la corruzione, la pessima amministrazione hanno governato il Sud dell’Italia tra il 1816 e 1861.

Nel presente, noi colombiani viviamo ancora in uno Stato feudale dove i protagonisti non sono più i nobili ma poche famiglie ricchissime collegate con il fenomeno del traffico mondiale della cocaina, chiamati “i nuovi ricchi della Società”. E’ importante afferrare questo concetto; il fenomeno della droga nasce in Colombia alla fine del 1950 e si infiltra e prende consistenza sempre più nel tessuto di una Società eminentemente  contadina, che si vede obbligata e catapultata nella coltivazione delle piante di coca, dando origine al fenomeno che i sociologi descrissero come “ il fenomeno economico della coca”.

Questo fatto, unico al mondo, cambiò la sensibilità, il pensiero, la percezione e il comportamento della intera società colombiana. I narcotrafficanti, proprietari dei cartelli della droga iniziarono a entrare in contrasto con quelle famiglie tradizionali che nella Storia avevano oppresso e sfruttato i braccianti e gli operai, mantenendo il potere economico e politico dell’intero Paese come una merce privata.

Fu così che esponenti del narcotraffico entrarono a far parte della politica colombiana, anche appoggiando e finanziando partiti e uomini sia di destra, sia falsamente di sinistra.

La frode, il degrado, la perdita dei valori etici creò un caos, degenerando in una violenza spietata fra la oligarchia che non intendeva perdere i suoi privilegi, e i narcos, che volevano creare un Paese in cui “il denaro facile” rappresentava l’unico modello da seguire, in una Società tanto decadente.

Cosi iniziò uno stato di violenza inaudita fra i narcos, il governo, i politici e i vecchi latifondisti: una miscela di condizioni che hanno portato il Paese a una crisi fra le più dolorose, con l’eliminazione di quasi tutti i rappresentanti sindacali, l’esilio di militanti all’estero, la scomparsa e l’uccisione di migliaia di giovani, studenti, giornalisti, per non dimenticare l’eccidio dei “falsi positivi “da parte dell’esercito.

È il Narcostato, sostenuto dagli Stati Uniti, alleato numero uno dell’imperialismo in America Latina nel presente e nel passato: oggi in Colombia esistono 7 basi militari Usa. In questo scenario si presentano le elezioni presidenziali del 29 maggio prossimo, che seguono quelle avvenute il 13 marzo scorso per i seggi parlamentari, in cui il Partito della sinistra di Gustavo Petro “Patto Storico “non ha raccolto la maggioranza come sperava; sarà per questo molto difficile realizzare le riforme, rispettando la legalità costituzionale. A che prezzo, con quali alleanze potrà realizzarle?

Il 29 maggio l’elettore colombiano si presenta incerto e dubbioso, esiste una grande percentuale di indecisi anche nella destra, che non vogliono dare il voto a una corrente politica che ha portato il Paese alla rovina, diviso, con un indice di omicidi solo in questi mesi del 2022 superiore a 1000 vittime innocenti.

In Colombia si vota, e anche spesso; i partiti di ogni ideologia sono legali, incluso quello comunista. Ma hanno assicurata l’esistenza solo se non colpiscono i privilegi, se non sgarrano, non denunciano “il Sistema” (come scrive il giornalista Guido Piccoli nel suo libro “Colombia il Paese dell’eccesso”. Alla apparenza è tutto normale, nel nostro Paese esiste anche il diritto di organizzarsi e di scioperare, ma se si insiste con le proteste e le rivendicazioni si viene semplicemente eliminati.

Così succede anche con gli attivisti dei diritti umani, gli avvocati degli oppositori politici, i giudici rispettosi dei codici, gli uomini onesti. “Il Sistema” in Colombia è potente, si avvale di squadre di paramilitari, di mercenari, di istruttori stranieri che insegnano l’arte di uccidere.

Il candidato della speranza Gustavo Petro, che ha un programma progressista potrebbe essere il nuovo presidente della Repubblica. Ex guerrigliero, riformista con l’obbiettivo della espropriazione delle terre incolte, del miglioramento della salute pubblica e della giustizia, che porterebbe in carcere migliaia di militari colpevoli di omicidi. Glielo lasceranno fare?

Ultima modifica ilDomenica, 08 Maggio 2022 15:42
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