Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il ritorno dei viandanti

di Martha Alvarez

A sud de rio Bravo la pandemia fa ripartire l’odissea di milioni di migranti e di turisti.

All’arrivo dei primi spagnoli, accolti con magnifici doni, si sono meravigliati di trovare una società dove l’ospitalità era importante. L’America si mostra subito come territorio accogliente socialmente e in grado di supplire ogni bisogno. Sono stati i popoli originari, pur disconoscendo i principi del Vangelo, sono stati a testimoniare la concretezza dei valori fondamentali dell’umanità nell’accoglienza, la pratica della solidarietà e l’affermazione del diritto alla esistenza.

Il senso di fratellanza che avevano i popoli originari dell’America, hanno dato l’input allo sviluppo di un meticciato etnico e culturale. Però presto le cose si sono capovolte e i nativi americani sono caduti vittime di un genocidio e delle malattie. Oggigiorno, in pieno secolo XXI, subiscono la mancanza di diritti e di tutela alla propria dignità come persone. Purtroppo, negli ultimi anni la situazione sociale è diventata trasversale e ha dato passo a chiusure, muri, conflittualità, violenza e morte che mettono ombre alla bellezza di un paesaggio bellissimo. Il terreno è permeato di scelte poco lungimiranti, di governati avidi e corrotti, diretti discendenti della casta dei conquistatori o di migranti europei che sono fuggiti per mancanze d’opportunità e libertà, per non partecipare alle guerre, o perseguiti per crimini, e che una volta ottenuto un briciolo di stabilità economica e di potere, dimostrando di aver adottato politiche importate, che non formano parte del patrimonio ideologico e culturale delle nazioni americane. In più se la maggioranza s’identifica come cristiani, in realtà hanno tradito i principi. Soprattutto il testo della Lettera che indica: “Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio”.

Il primo racconto dei migranti, infatti, si trova nella storia di tutti i popoli. Forse i nativi americani sono anche essi prodotto d’una migrazione sviluppata attraverso almeno sette rotte e in tempi imprecisati. È nei racconti della vita reale, più che in quelli dei testi sacri, che si riconosce che tutti “siamo stranieri e pellegrini sulla terra”.  

I punti cardine del ritorno dei viandanti s’origina nella dichiarazione d’emergenza Covid-19 che gli stati europei hanno comunicato al mondo. Sono in sviluppo ottime relazioni con la Cina, però i paesi latinoamericani come Messico, Brasile, Argentina, Perù, Chile, Nicaragua, Cuba e Colombia, non hanno ritenuto la via della seta latinoamericana come possibile canale dal quale sarebbe arrivato il contagio.

Presto i messicani negli USA, onduregni in Messico, boliviani e argentini in Cile, venezuelani in Colombia, Brasile e altri paesi, uruguaiani che lavoravano in Brasile e successivamente tutte popolazioni a cavallo della frontiera si sono decisi a restare nella zona che offriva il miglior conforto, amicizia e solidarietà.  Addirittura latinoamericani residenti in Europa, Asia e Africa hanno ritenuto non essere più sicuri dove stavano e hanno iniziato la via del ritorno.  Tutte queste persone erano rimaste senza un minimo di tutela e desiderano che il processo di rimpatrio o l’apertura delle frontiere li dia un ventaglio e pone fine al calvario d’inseguire il miraggio del sogno americano. Hanno lasciato il proprio paese inseguendo il sogno della stabilità economica, del vivere senza la minaccia d’invasioni da potenze straniere, d’embargo e blocchi economici. I migranti semplicemente volevano vivere in pace, avere un lavoro degno e la bellezza di realizzare i propri ideali. 

La nostalgia per la propria patria è sempre esistita ed è raccontata dai poeti antichi e moderni. Minacciati da un virus hanno trovato più difficile vivere in quarantena, pagare l’affitto, bollette e acquistare alimenti, sono stati sloggiati senza pietà e hanno finito per ritrovarsi senza abitazioni, sono stati licenziati dai lavori, le piccole imprese che avevano costruito hanno dovuto chiuderle, sono stati insultati e ora attendono gli sviluppi del futuro come altri miliardi di persone. Ciononostante, con la speranza della propria casa sono partiti. In queste condizioni hanno scelto il ritorno volontario. La patria, con il suo dolce ricordo, appare più desiderabile, soprattutto, in momento di grande bisogno.

Il ritorno dei viandanti indicava un periodo, l’emergenza pandemia, in che il mondo sovvertito idealizzato dalle favole si rendeva realtà. Non hanno temuto incamminarsi per affrontare centinaia di chilometri da percorre senza soccorso, a piedi, affrontando condizioni climatiche avverse e attori armati. Forse nel paese hanno un tetto proprio e condizioni migliori; forse si sono resi conto che la sicurezza economica offerta dal neoliberalismo era una semplice illusione, che in caso d’emergenza non offriva nessuna sicurezza.

La seconda e terza settimana di marzo, son state le più congestionata nelle frontiere terrestri e negli aeroporti, per l’aumento delle restrizioni nella mobilità e altre misure di contingenza, adottate per la maggioranza dei paesi.

Con la crisi dell’embargo e costanti minacce emesse dal governo nordamericano, milioni di venezuelani avevano lasciato il proprio territorio migrando in diverse condizioni verso l’Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Perù, e principalmente a Colombia. L’ultima ondata s’era registrata sotto l’istanza dell’autoproclamato presidente Juan Guaidó nel 2019, e molti venezuelani s’erano allontanati aspettando di trovare migliori condizioni di vita.  Presto rendendosi conto che sono stati ingannati dal miraggio del capitalismo neoliberista imperante, nei paesi d’arrivo, le condizioni non erano migliori. Si sono confrontati con episodi di xenofobia, maltrattamenti emarginazione e alla fine volevano ritornare. I governi avevano promesso aiuto per i migranti venezuelani, tuttavia, i fondi internazionali sembrano essere svaniti molto presto.

Le dichiarazioni di pandemia sono state usate contro i migranti. Il governo del Brasile aveva annunciato misure volte ad espellere migliaia di venezuelani. Claudia López, sindaco di Bogotà, capitale della Colombia, aveva fatto l'annuncio di non avere sufficienti risorse e doveva lasciarli senza aiuti. I governi hanno collaborato con mezzi di trasporto e rifornimento. La crisi sanitaria di Guayaquil, l’Ecuador, ha dato l’input e i venezuelani sono partiti in più di 20 autobus in un solo periodo. Hanno percorso la Colombia sotto severi schemi di sicurezza sanitaria, sono arrivati a Cúcuta, città colombiana e unica frontiera con possibilità di passaggio “legale” verso la propria casa.

Il governo del Venezuela nonostante sia sotto l’embargo economico nordamericano ed europeo, ha promosso il ritorno volontario dei propri cittadini e delle loro famiglie, che subito sono incorporati nei programmi sociali. L’investimento sociale venezuelano è il più grande del continente.

Il Presidente Nicolás Maduro, nell’agosto 2019, aveva sviluppato il “Piano di Ritorno alla Patria”, per aiutare i propri cittadini in difficoltà all’estero. All’arrivo del virus, molti venezuelani si sono affrettati a tornare nella propria patria, anche come viandanti a piedi con bambini e bagagli, prima che fossi impossibile usare le strade comuni e chiudessero la frontiera.

Il Piano Ritorno alla Patria è diventato un ponte umanitario efficace. Al 10 febbraio 2020, il ponte aereo aveva realizzato circa 100 voli, molti in condizioni di reciprocità e rappresentava il 31%; il terrestre mediante l’uso d’autobus era il 69%. Inoltre, il governo informava che s’erano registrati 100.426 persone. I rimpatriati finora erano 60% donne. Un totale di 17.522 persone che includeva bambini e anziani provenienti dal Brasile 7.285, Perù 4.259, Ecuador 3.242, Cile 1.136, Colombia 764, Argentina 434, Repubblica Dominicana 366, Panama 35 e Uruguay 1.

Le principali motivazioni erano la precarietà degli impieghi trovati e l’incertezza economica per il 64%, la mancanza di garanzie sanitarie per il 21%. Le discriminazioni, xenofobia, sfruttamento e maltrattamento lavorativo e sociale sono una seconda motivazione precisata dal 54% dei cittadini venezuelani trasferitosi all’estero che desideravano il ritorno. Il fenomeno dei venezuelani di ritorno si è moltiplicata a marzo, e continua nel mese d’aprile.

I viandanti senza altre alternative si sono congregati soprattutto in Cúcuta. Dati ufficiali scrutati dal quotidiano colombiano, El Tiempo, sulla migrazione della Colombia, indicano che a Cúcuta, nei mesi di gennaio e febbraio è stata registrata una crescita di quasi il 14%, che equivale a 70.000 venezuelani ritornati alla propria patria. Il sindaco Jairo Yáñez, inoltre, ha assicurato che tra le 300 e le 500 persone ritornano ogni giorno a Venezuela, però nell’ultimo mese la cifra superava oltre 34.000 persone.

Il Brasile indicava ai venezuelani come la causa della mancanza di posti letto negli ospedali, e i venezuelani per proteggersi della cattiva gestione del presidente Bolsonaro e dell’avanzamento della pandemia in Brasile, si sono decisi a ritornare. 

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, il 5 aprile, in un tweet aveva annunciato: “Stiamo aspettando i nostri compatrioti che vittime della xenofobia hanno deciso di tornare in Venezuela, la loro patria. Qui li apriamo le braccia come abbiamo fatto a milioni di persone che hanno trovato nel nostro paese una terra di pace e di speranza. Benvenuti!

La speranza dell’esperimento come migranti era finita. La crisi del 2018- 2019 che li aveva dipinti come sfiniti, affamati, denutriti, malati. Però questa situazione è ormai un miraggio, in incubo risolto. I venezuelani avevano visto ai cittadini europei e nordamericani fare la stessa corsa all’acquisto di carta igienica con che erano stati sbeffeggiati precedentemente.  Considerando le costanti minacce di aggressione forse è conveniente apprestarsi a difendere con fedeltà e onore la propria patria.

Il clamore del bisogno di soccorso s’è levato anche in paesi più lontani come il Messico e nell’escludente sistema nordamericano. Negli USA l’ombra della recessione economica avanza a passi giganti, come gli infettati, i disoccupati e i bisognosi. Il governo venezuelano, per il rimpatrio dei propri cittadini, ha dovuto sollecitare più volte la cooperazione alle autorità statunitensi.

La fotografia e i video che mostrano all'aeroporto di Guayaquil, Ecuador, invaso da veicoli per evitare l'atterraggio di un aereo che deve rimpatriare gli europei sono famosi. Una situazione sfortunata con conseguenze disastrose. Nicaragua dopo la metà d’aprile non aveva adottato misure restrittive: né quarantena, né chiusura di frontiere.

L’avviso della pandemia ha prodotto aeroporti completamente affollati. La chiusura delle frontiere, in media annunciata da i governi per 30 giorni, ha lasciato migliaia di passeggeri provenienti da tutto il mondo intrappolati nei paesi latinoamericani. Le cancellazioni dei voli commerciali internazionali hanno obbligato ai governi di organizzare voli umanitari di rimpatrio. Oppure, i turisti hanno dovuto organizzarsi in hotel, appartamenti e ostelli per osservare le quarantene imposte in diversi paesi della regione. Si sono sentiti voci di discriminazione e xenofobia verso gli europei negli appartamenti di Argentina, Cile, Colombia.

I turisti rimasti bloccati e senza la certezza del volo di ritorno sono molti. Cuba è un esempio. Il portale france24.com, con un testo di Marina Sardiña, il 24 marzo, ha segnalato che le autorità cubane avevano riscontrato i bisogni di rimpatrio di “circa 60.000 stranieri che lasceranno Cuba per via aerea - inclusi 10.000 canadesi, circa 5.000 francesi e quasi 2.000 spagnoli - al ritmo di circa 13.000 partenze giornaliere”. Inoltre, la Sardiña aveva segnalo al Perù come la seconda nazione con presenza di stranieri, circa 10.000, che chiedevano il rimpatrio principalmente a Spagna e Canada. 

La chiusura delle frontiere hanno generato grossi problemi per i latinoamericani di turismo o affari nei paesi europei, asiatici e africani. Molti hanno dovuto contattare il proprio servizio consolare urgentemente o chiedere l’aiuto dei governi locali. Nell’aeroporto cileno de Santiago circa 600 argentini attendevano di ritornare al proprio paese.

L'evoluzione dell'epidemia ha generato un’altra peculiarità: in Cina, alla chiusura della regione de Hubei, uno studente dell’università di Wuhan procedente dalla Colombia, ha rifiutato il rimpatrio. Lo studente avendo costatato che la zona origine del virus, nel suo momento la più pericolosa, offriva più garanzie di quelle che poteva ricevere nella propria patria, dove ci sono condizioni sfavorevoli nel sistema sanitario e ha preferito restare.

Studenti fuori sede e lavoratori rimasti disoccupati, si sono affrettati a uscire dalle grandi città. I luoghi del turismo internazionale come le bellissime spiagge dalla California alla Patagonia, sia nella coste del Pacifico, dell’Atlantico o del mare Caraibico sono rimaste praticamente vuote. Machu Picchu e parchi nazionali come le cascate dell'Iguazú e il ghiacciaio Perito Moreno sono rimasti essenzialmente con il personale di sorveglianza.

Le città di turismo interno, specialmente il religioso, per pasqua, hanno visto frettolosamente cancellate le prenotazioni alberghiere e ridotte al minimo le funzioni religiose, quelle che non sono state cancellate in forza d’un provvedimento amministrativo. Non ci sono viandanti. Il silenzio accompagna le notti della quarantena anti-diffusione della pandemia. 

Le colonne sonore, comunque, hanno accompagnato i viandanti e sono numerose. Per esempio l’opera “il Nabucco” di Giuseppe Verdi, ha parole e cori più riconosciuti globalmente, derivanti dal salmo 137, con profonde capacità di rappresentare le nostalgie per la propria patria.

I latinoamericani riconoscono le parole del tango di Carlos Gardel “Volver”.  In spagnolo volver significa tornare. Anche un film del 2006 diretto da Pedro Almodóvar si chiama “Volver”. La tematica principale dell’opera del cinema è sottolineata in una scena culminante grazie al tango cantato da Penelope Cruz.

Carlos Gardel è ancora dopo tanto tempo un mito. Nei versi del tango “Volver”, c’è tutta una filosofia del viandante e il meglio delle emozioni umane. Sono parole sensibilissime capaci di strappare una lacrima al viandante più nostalgico.  A continuazione i versi sono sottoposti alla vostra attenzione, gentile lettore, però siate avvertiti che hanno il tocco della personale traduzione e punteggiatura di M. Alvarez. 

RITORNO

“Immagino il battito di ciglia delle luci che in lontananza

stanno marchiando il mio ritorno.

Sono gli stesse che si sono accese,

con i suoi pallidi riflessi,

nelle ore di profondo dolore.

E comunque non volevo il ritorno.

Ma sempre si ritorna al primo amore,

alla vecchia strada dove l'eco diceva:

"la sua vita è tua, tuo è il suo amore”.

Sotto lo sguardo beffardo delle stelle,

che con indifferenza, oggi, mi vedono tornare.

 

Ritorno

Con la fronte appassita,

le nevi del tempo hanno argentato le mie tempie.

Sentire che è un soffio la vita,

quei venti anni non sono niente,

che febbrile è lo sguardo vagando nell’ombra:

ti cerca e ti nomina.

Vivere con un'anima aggrappata a un dolce ricordo

che un’altra volta rimpiango.

 

Ho paura dell’incontro con il passato che ritorna

per affrontare la mia vita.

Ho paura delle notti cosi piene di ricordi,

che incatenano il mio sognare.

Ma il viaggiatore in fuga

prima o poi smette di camminare.

E nonostante l’oblio, che distrugge tutto,

ha già ucciso la mia vecchia illusione,

ho nascosta un'umile speranza

qual tutta la fortuna del mio cuore:

ritornare con la fronte appassita,

le nevi del tempo hanno argentato le mie tempie.

Sentire che è un soffio la vita,

quei venti anni non sono niente,

che febbrile è lo sguardo vagando nell’ombra:

ti cerca e ti nomina.

Vivere con l'anima aggrappata a un dolce ricordo

che un’altra volta rimpiango.”

 

FONTI:

lavanguardia.com. Trump ha deportado a 10.000 inmigrantes en medio de la pandemia. https://www.lavanguardia.com/internacional/20200410/48403339046/trump-deportado-inmigrantes-pandemia-coronavirus.html, ultima consulta 22 aprile 2020

Sacra Bibbia, Romani 15,7

Andrès Carvajal. Más de 34.000 migrantes han llegado a Cúcuta para cruzar a Venezuela. https://www.eltiempo.com/colombia/otras-ciudades/regreso-de-migrantes-venezolanos-a-su-pais-por-la-crisis-del-coronavirus-484642, Ultima consulta 22 aprile 2020

Telesur. Venezolanos retornan su país tras crisis por el coronavirus. https://www.telesurtv.net/news/venezolanos-retornan-crisis-coronavirus-20200405-0020.html, Ultima consulta 22 aprile 2020

Marina Sardiña. El Covid-19 deja a miles de turistas varados en América Latina. https://www.france24.com/es/20200324-el-covid-19-deja-a-miles-de-turistas-varados-en-américa-latina. Ultima consulta  22 aprile 2020

Pablo Gimòn y Pablo Ximènez de Sandoval. El coronavirus rompe las costuras de la política migratoria de Trump. https://elpais.com/internacional/2020-04-12/el-coronavirus-rompe-las-costuras-de-la-politica-migratoria-de-trump.html . Ultima consulta il 22 aprile 2020

Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores. Plan vuelta a la Patria. http://mppre.gob.ve/temas/vuelta-a-la-patria/; http://mppre.gob.ve/wp-content/uploads/2020/02/2020-02-10_Bolet%C3%ADn_Vuelta_a_la_Patria.pdf. Ultima consulta il 22 aprile 2020

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Aprile 2020 14:34
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