Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il Venezuela non è una nazione sola

di Martha Alvarez 

Il rispetto dei confini, insieme alla sovranità e l’autodeterminazione dei popoli sono principi che risalgono all’alba dei tempi, e sui quali poggia ogni Stato moderno che ha una effettiva potestà d’imperio. Tra i tanti racconti, per dimostrare l’idea, si è scelto uno straordinario che risale al XIII secolo a.C.

In riassunto dice: dopo tanti anni un popolo doveva tornare alla propria terra e per farlo doveva passare per il territorio del fratello. Il capo dei viandanti commissiona ambasciatori con precise indicazioni d’andare e chiedere il permesso di passaggio sulla strada maestra. Il governatore del territorio non acconsente al permesso. Allora, gli ambasciatori s’offrono di pagare il pedaggio, l’acqua e possibili danni cagionati durante il transito. Neanche così fu possibile ottenere il permesso. La storia, a questo punto finisce dicendo: “Così Edom rifiutò a Israele il transito per i suoi confini e Israele si allontanò da lui”. Questa storia dovrebbe insegnare che l’autodeterminazione di un popolo e il rispetto del territorio di una nazione sono così sacri che neanche il legislatore Mosè e il Dio di Israele vogliono violarli. La componente religiosa è importante quando si tratta di difendere la propria “terra promessa”.

Nessuna nazione sta sola nella difesa della propria gente, le risorse del territorio e la sovranità. Venezuela conta con il civismo e la forza morale del proprio popolo, l’appoggio della maggioranza delle nazioni principalmente da Russia, Cina, Iran, e altri paesi e la nostra solidarietà. 

Uno dei compiti della sovranità dei popoli è difendere la salute e le proprie vite, proteggere il proprio spazio vitale, e mantenere nei limiti della giustizia e l’equità il proprio sistema di governo scelto. Però, in pieno secolo XXI ci sono gruppi di nazioni che non riconoscono l’autodeterminazione dei popoli, ci sono poteri apolidi che non vogliono la pace e la sicurezza di altre nazioni; esistono enti che medianti mercenari vogliono attentare contro la democrazia, organizzando e pianificando attentati contro l’ordine costituzionale. Il Venezuela è l’esempio. Venezuela è costantemente minacciata da nazioni e gruppi d’oppositori in mala fede. Di fatto, la notte tra sabato 2 e domenica 3 maggio 2020 è stato sventato un attacco armato da parte di mercenari terroristi.

I principali organi Costituzionali della Repubblica Bolivariana del Venezuela in capo al Presidente Nicolàs Maduro Moros; il presidente dell'Assemblea costituzionale nazionale venezuelana, Diosdado Cabello; il ministro dell’Interno, Nestor Reverol; il ministro di Difesa Vladimir Padrino Lopez; e le cancellerie, dall’alba del 3 maggio, in tutti i mezzi venezuelani, riportavano l’esito delle forze popolari contro un’incursione armata. Contro una violazione del territorio proprio. 

In un Comunicato stampa, il 4 maggio, il Venezuela ha denunciato come complici i governi degli Stati Uniti e della Colombia, che hanno minimizzato e rifiutato l’affermazione come un intento per nascondere i problemi interni, come una “trama speculativa”. 

Allo stesso modo, visto che in seguito all’avanzata della pandemia del Covid-19, le Nazioni Unite (ONU), avevano fatto una richiesta globale per la solidarietà, per fermare ogni attività d’ingerenza e la cessazione delle ostilità, il governo venezuelano ha avvisato “il Segretario Generale e il Consiglio di Sicurezza e gli altri organi delle Nazioni Unite di questa escalation, che oltre a violare le Risoluzioni 42/9 del Consiglio dei Diritti Umani e 74/138 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite Contro l'uso dei mercenari come mezzo per violare i diritti umani e ostacolare l'esercizio del diritto dei popoli all'autodeterminazione, si verifica nel mezzo di una pandemia globale, ignorando la chiamata del Segretario Generale a cessare le ostilità nel mondo.”.  Di fatto, in una situazione di crisi globale si dovrebbe attivare la solidarietà, agire con maggior trasparenza e con tutta la bontà del cuore umano. 

L’Agenzia Italia, riportava la risposta istituzionale di Antonio Guterres, Segretario Generale ONU, che attraverso il portavoce Stéphane Dujarric, ha affermato: “Abbiamo visto le notizie, sulle quali non abbiamo informazioni indipendenti. Siamo contrari ad una escalation della situazione in Venezuela. Il modo per risolvere il problema è il dialogo politico e il pieno rispetto dei diritti umani”. Una dichiarazione semplice di solidarietà e per fare sapere che il Venezuela non sta sola.

I fatti raccontati dai funzionari venezuelani esaltavano il valore civico del proprio popolo, ovverosia, che grazie all’intervento dell’umile popolo pieno di “amore per la patria”, attento a collaborare con la difesa e le forze di polizia, con il loro lavoro in simbiosi, terroristi che avevano forzato la frontiera marittima del Venezuela sono stati intercettati. I mercenari in gruppi di circa dieci persone, usando motoscafi, già nelle coste di Chuao e nel Petaquire, stato Vargas, stavano sbarcando e altri s’erano inoltrati nel territorio. La spiaggia ha una posizione strategica: dista poco meno di 40 chilometri da Caracas e ancora meno dell’aeroporto Internazionale de Maiquetìa. 

Nell’operazioni si sono verificati scontri a fuoco e sono morte otto persone, tra essi militari disertori, come il capitano Robert Colina, alias “Pantera”. I commenti nei mezzi social, e poi il governo, hanno costatato che era un sujeto che appare in diverse fotografie in Colombia, con Juan Guaidó, il 30 aprile 2019, dopo che Guaidó aveva invitato alle forze alla diserzione. 

Il Procuratore Generale Tarek William Saab, ha informato che 13 persone sono state catturate, vincolate alla cosiddetta “Operazione Gedeon”, una cospirazione pianificata possibilmente nella Colombia, con danari del narcotraffico e degli Stati Uniti, per destabilizzare il governo Maduro, creare caos sociale e generare spirali di violenza. Il ministero pubblico ha affermato l’esistenza di prove che indicano a Juan Guaidó come l’autore intellettuale. Guaidó è l’autoproclamato presidente incaricato riconosciuto da circa 45 nazioni, però in Venezuela non ha maggiore seguito, neanche come capo dell’opposizione. Guaidó nega e pone l’accento nella pandemia e nella situazione carceraria, e posteriormente, visto che ha l’immunità parlamentare chiederà il rispetto dei diritti per i complici.

Per catturare il resto dei terroristi che erano riusciti ad entrare nel territorio, il Governo ha dispiegato l’”Operazione Negro Primero”. Essa ha catturato altri mercenari e complici, sequestrato armamento e equipaggiamento da guerra, veicoli e apparecchiature di comunicazione incontrati nelle vicinanze. I mercenari morti e vivi sono stati identificati. I catturati sono principalmente disertori delle Forze Armate e della polizia venezuelana, che si trovavano in Colombia da più d’anno. Le rilevazioni del GPS dei veicoli natanti, indicavano la provenienza dalla Colombia. L’Operazione Negro Primero, contrastava una operazione transnazionale. Tra i mercenari, d’accordo al racconto dei prigionieri, ci sono almeno due nordamericani, chiamati “gringos”. Sono intermediari appartenenti al gruppo che lavora con i servizi di sicurezza del presidente nordamericano Donal Trump. Nei documenti rilevati dai social, la pozione di Jordan Goudreau sembra confermare l’appartenenza alla sicurezza di Trump.

Durante i primi interrogatori uno dei detenuti ha confessato essere agente veterano della Agenzia Antidrogas degli Stati Uniti (DEA). Il Ministro Padrino Lòpez affermava che era vincolata al narcotraffico. Maduro ha esibito i passaporti nordamericani e i badge d’identificativi della Silvercorp, un’impresa di sicurezza della Florida. Il capo esecutivo della Silvercorp, Jordan Goudreau ha riconosciuto ai mezzi i nomi coincidenti a Airan Berry e Luke Denman, come affermavano i venezuelani. 

Il militare statunitense, un berretto verde, durante gli interrogatori diffusi dal governo e RT en Español, ha segnalato che era stato ingaggiato a dicembre dalla Silvercorp per assicurarsi il controllo dell’aeroporto venezuelano. Arrivato in Colombia a metà gennaio, si era trasferito al dipartimento della Guajira, alla frontiera, per allenare circa 70 persone e preparare l’incursione. Ha confermato l’ingaggio sporgendo il proprio contratto con le firme di Guaidó, il pubblicista Juan Josè Rendón, e la di Jordan Goudreau, insieme alla propria nel documento.

In una intervista diffusa nelle reti sociali Goudreau ha confermato sommando la firma del parlamentare Sergio Vergara, affermando essere stato tradito da Guaidó, che inizialmente  l’aveva convinto per salvare la vita di molte persone.

La trama di uno o più contratti mercenari già erano evidenti quando il 23 marzo, nella Colombia era stato intercettato un veicolo che trasportava arsenale militare verso Riohacha, la città capitale regionale dove sono stati addestrati i mercenari. Dopo che la Giustizia nordamericana aveva offerto 15 milioni di dollari per informazioni sul presidente Maduro era chiaro che si sarebbero stati organizzati molti piani fantasiosi per ottener i soldi. Però, chi è più meno informato sa che Maduro abita al Palazzo de Miraflores, costantemente appare in televisione e che a causa del Covid-19 ha dovuto rallentare le apparizioni in pubblico.

Negli Stati Uniti Donal Trump ha negato il coinvolgimento del governo. Però, anche chi solo sente le testate giornalistiche delle radio in luoghi remoti, ha sentito parlare che il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti, da diversi anni, ha appaltato le operazioni militari ad eserciti privati.

Resta un mistero perché il primo maggio l’Associated Press abbia intitolato un articolo di Joshua Goodman: “Ex-Green Beret led failed attempt to oust Venezuela’s Maduro”, in cui Goodman ha riportato una supposta operazione come i 300 delle gesta biblica di Gedeone, però destinandola al fallimento. Nel testo, Goodman, ha dipinto i militari esaltandoli le qualifiche; anche sé, alla prova dei fatti, il testo lo ha denunciato come uno scellerato, uno dei tanti cowboy con la testa fuori della realtà. Difatti, il Jack Ryan d’Amazon Prime aveva predisposto l’imaginario globale alla caduta di un fittizio dittatore venezuelano, allora, resta un mistero perché la maggioranza dei film nordamericani dipingono gli atti come sin etica e morale, dove in campo geopolitico, economico e militare tutto sia possibile e non si ha timore alle sanzioni, però nella realtà non è in grado di fermarsi davanti una pandemia e non sempre sono eroici. Resta un mistero perché i personaggi coinvolti abbiano confessato subito e quelli lontano degli scenari abbiano fornito prove del coinvolgimento. Resta un mistero quanta influenza abbia avuto l’intelligenza russa e il soft power cinese nel fallimento dell’operazione. Resta un mistero perché Mike Pompeo abbia affermato che se fosse stato per loro, “i risultati sarebbero differenti”, mentre rilancia che andranno in loro riscatto. Certo è che la storia già scritta di Baia dei Porci, a Cuba, e il Vietnam hanno dato la vittoria al popolo sovrano. Anche questa volta il popolo venezuelano è stato il protagonista e il vincitore.

I chiaroscuri che hanno i fatti indicano l’ingerenza straniera e sull’altra parte della bilancia, una possibile crisi interna al governo venezuelano. La verità finora si sbilancia verso la solidità sovrana del Venezuela. 

Nella puntata del 05 maggio 2020, di “Nessun luogo è lontano” di Radio 24, il conduttore Giampaolo Musumeci ha offerto il programma con l’introduzione: “l’assalto, i mercenari, il giardino di casa, il Venezuela e gli Stati Uniti”, y ha dato ecco alla voce al presidente venezuelano, Nicolas Maduro, che denunciava un tentato golpe mediante mercenari “tipo Rambo”. Musumeci chiamava in causa i governi della Colombia e degli Stati Uniti, definendo i fatti una “sotterranea ingerenza degli Stati Uniti rispetto al cosi detto: ‘giardino di casa”. Comunque, sono oramai molti anni che il Venezuela subisce gli embarghi e l’ingerenza, che fanno sembrare più cattiva la gestione politico-economica por parte del governo Maduro. Solo il popolo venezuelano conosce la verità e sembra stimare il proprio presidente.

Nell’ambito della Comunità internazionale Nicolàs Maduro ha ottenuto da tempo il riconoscimento della piena personalità giuridica come Capo dello Stato venezuelano. I limiti dell’ingerenza sterna, per il presente governo, rimontano a prima dell’ultime votazioni nel 20 maggio 2018. D’accordo al ilfoglio.it, le elezioni sono state dichiarate illegittime dall'Unione europea, Stati Uniti, Canada, e da 15 paesi latino-americani. Nel campo interno, un boicottaggio alle elezioni era stato indetto dalle opposizioni, dal Fronte Ampio Venezuela Libero, dalla Tavola di Unità Democratica (Mud), da dissidenti chavisti, con settori del Movimento studentesco, gruppi civici e sindacali, e la partecipazione politica della chiesa cattolica. Tutti essi hanno cercato di fermare l’affluenza alle urne e posteriormente hanno contestato la partecipazione lasciandola al 20%. Maduro ha ottenuto la sedia presidenziale con la partecipazione ufficiale di circa il 48% dei venezuelani, ha ottenuto 5.823.700 voti, rappresentando il 67,7%, un grande distacco sull’opponente principale.

Il riconoscimento della legittimità come presidente Maduro de jure e de facto è derivante della conferma ricevuta nelle urne e dallo schieramento internazionale di Xi Jinping e di Vladimir Putin in testa. Oltre al giuramento realizzato alla presenza dei delegati della Comunità internazionale, il riconoscimento nel tempo come presidente e ha la fedeltà degli organi Costituzionali nazionali che comprendono le forze armate.

All’atto del giuramento tenutosi a Caracas presso la sede della Corte suprema di giustizia, il 10 gennaio 2019 erano presenti, come ha affermato Maduro, un gruppo di “Cari ospiti internazionali che fanno brillare questo evento”. D’accordo alla bbc.com, erano presenti i presidenti: Evo Morales, dalla Bolivia; Miguel Díaz-Canel, di Cuba; Salvador Sánchez Cerén, di El Salvador; e Daniel Ortega, del Nicaragua. La Cina ha inviato il ministro dell'Agricoltura e degli affari rurali, Han Changfu. Il governo russo era rappresentato dal vicepresidente del Consiglio federale dell'Assemblea federale, Ilyas Umakhanov. Era presente il ministro della Difesa iraniano Amir Atami; e il ministro degli Esteri della Palestina, Riad al-Maliki; anche il vicepresidente di Turchia Fuat Oktay e di Bielorussia, Igor Liashenko. I Primi Ministri di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves; e Saint Kitts e Nevis, Timothy Harris. Anche i presidenti di due paesi non riconosciuti dall’ONU: l’Ossezia del Sud, Anatoli Bibílov e dell'Abkhazia, Raul Khajimba. Erano presenti l'incaricato d'affari dell'ambasciata messicana, Juan Manuel Nungaray; e quello dell'Uruguay, Jose Luis Remedi. Un rappresentante dell'Unione Africana che riunisce 54 paesi e della Lega araba, che rappresenta 20 paesi, hanno completato l'elenco dei leader presenti all’evento, insieme a inviati da diversi paesi africani e del Medio Oriente. Maduro non stava solo, in una piazza con un manipolo sbandato.  Venezuela stava di fronte alla comunità internazionale come da protocollo.

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza all’ONU, che sono vincolanti, devono ottenere nove voti e nessun veto da parte dei cinque membri permanenti: Regno Unito, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti. A febbraio 2019, Stati Uniti aveva presentato un testo che voleva forzare la sovranità venezuelana imponendole l’ingresso d’aiuto umanitario. D’atra parte il progetto di risoluzione presentato dal governo della Russia appoggiava la non ingerenza e la risoluzione politica e pacifica del problema venezuelano.  Il testo russo ha ottenuto solo quattro voti a favore: Russia, Cina, Sudafrica e Guinea equatoriale, oltre a sette contrari e quattro astensioni. Il testo degli Stati Uniti aveva ottenuto la maggioranza dei 15 voti sul totale, però, è stato posto il veto dalla Russia e dalla Cina, che sostengono Nicolás Maduro. Venezuela non stava sola di fronte alla comunità internazionale, e il divieto assoluto dell’uso della forza anche con scuse d’aiuto umanitario, sancito dalla Carta ONU era ribadito un’altra volta.

Nell’UNU è stato espresso altre volte l’appoggio internazionale al governo Maduro mediante l’atti formale di votazione, che rappresentano una vittoria diplomatica.  Per esempio, all'elezione per osservatori del Human Rights Watch (HRW). Di fatto, come affermava la agenzia efe.com, nonostante una forte campagna contro, il Venezuela ha vinto un seggio nel Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani. Ottenne il sostegno di 105 dei 193 paesi e prevalendo contro i 96 voti della Costa Rica. Inoltre, Marco Villar, de Efe, ha scritto: “Quando il presidente dell'Assemblea Generale ha annunciato il risultato, una parte della camera è esplosa in un'ovazione, qualcosa che non è stato dato quando il resto dei funzionari eletti erano conosciuti durante il giorno. Era un ulteriore atto tacito che deriva della volontà di riconoscere al Venezuela come una nazione autodeterminata sotto la direzione di Maduro. Venezuela, il 17 ottobre 2019 non stava sola di fronte alla comunità internazionale, all’ONU.

Nicolàs Maduro il 4 maggio 2020 ha partecipato alla riunione virtuale importante. Il Venezuela per il periodo 2016- 2019, ha avuto la presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (MNOAL) in capo a Maduro. Il MNOAL, dal 1961, è un gruppo di 120 Stati, più altri 17 Stati osservatori, del Sudamerica, Africa e Asia che si considerano non allineati con, o contro, le principali potenze mondiali. Il diplomatico venezuelano Jorge Arreaza nell’ultima riunione di fatto, a luglio 2019, aveva annunciato che all’interno del MNOAL, doveva fortificarsi un meccanismo in grado di proteggere tutti i paesi vittime di sanzioni europee e nordamericane, non solo Venezuela, anche per aiutare Cuba, Iran, Siria. Nella relazione che si è firmata a conclusione è stata ribadita la solidarietà e il sostegno al legittimo governo di Nicolas Maduro. Venezuela ha un buon gruppo di nazioni che non la lasciano sola. 

Venezuela ha ottime relazioni con Cuba, che sono strette per la condivisione sviluppata dalla vicinanza durante la colonizzazione, la lingua e la fratellanza dei popoli latinoamericani.  Della Cina si può affermare che non esiste una nazione che non abbia relazioni. La Via della Seta cinese è la speranza di sviluppo per molte nazioni e include il Sudamerica. Con Russia, la vicinanza d’interessi prodotto dalle sanzioni, si complimenta con l’ideologica, tecnologica economico e di difesa. Il Venezuela afferma d’avere una stretta relazione con i paesi che non rappresentano un ostacolo alla propria autodeterminazione e tende la mano offrendo solidarietà e desiderio di convivere pacificamente in sicurezza a tutti.

Barack Obama, nel 2011, ha imposto sanzioni alla compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, per una collaborazione in materia petrolifera con Iran. Per altre materie Iran e Venezuela hanno ricevuto dure sanzioni dagli Stati Uniti.

I popoli iraniani e venezuelani chiedono il rispetto alla propria volontà d’autodeterminarsi, e sarebbe naturale che si fortificasse un’alleanza in materia energetica, strategica e militare, visto che Washington insiste in una politica discussa e li tratta come regimi repressivi. In effetti, intorno alla terza settimana d’aprile 2020, diverse agenzie comunicavano l’incremento dell’alleanza del Venezuela con l’Iran, particolarmente The Associated Press, riportava l’arrivo di aerei della compagnia Mahan Air, all’aeroporto vicino al Centro de Raffinazione Paraguaná. L’aviazione iraniana è partner commerciale con la Venezuelana Coviasa.

Iran ha una tecnologia petrolifica più sviluppata, e la venezuelana, a causa degli embarghi, ha avuto scarsità di componenti necessari per sviluppare l’industria generando poca offerta di benzina. Però, non solo l’unisce il petrolio e il gas naturale, visto che il Venezuela ha bisogno di farmaci e attrezzature chirurgiche e della maggiore capacità dell’industria bellica, dell’intelligence e la missilistica iraniana; anche, delle conoscenze nucleare per scopi pacifici, commercio di tessili e per l’sviluppo dell’edilizia residenziale. L’alleanza si ha sviluppato principalmente sotto il Governo di Hugo Chávez, che ricevete in più occasioni la visita di Mohamed Khatami. Ha proseguito con Mahmoud Ahmadinejad e Hassan Rouhani. Chávez e Maduro hanno visitato Iran. Il ventaglio delle centinaia d’accordi bilaterali nei settori industriale, energetico e scientifico e tecnologico, è complimentato con progetti nel campo ambientale, agricolo, commerciale, educativo, sportivo, abitativo, culturale, molto altro ancora. Iran, ha bisogno di molte delle risorse naturali che il Venezuela produce, tra cui oro e prodotti agricoli.

Ingannati dal miraggio neoliberista, fino al 2019, migliaia di venezuelani lasciarono la propria patria, per poi rendersi conto che la realtà dei paesi dove erano arrivati era peggio dell’immaginato. È allora che hanno iniziato un percorso di ritorno tante volte aiutati dal governo Maduro per reintegrarsi ai circa 33 milioni d’abitanti. Ora si spera che portino la conoscenza, l’innovazione, il buon fare che hanno riscontrato nei luoghi che hanno visitato come viandanti. Ora che sono di nuovo a casa possano schierarsi facendo critiche costrittive e lavorando per il bene comune.

Venezuela ha accolto milioni di migranti provenienti d’ogni paese che ha permesso che questo fosse possibile. Chi per mancanza di libertà di coscienza, chi alla ricerca del dorato o della fonte dell’eterna giovinezza, chi per fuggire alla giustizia e chi per le proprie ragioni.  Sono persone e intere famiglie che sono arrivati cercando di salvare la vita e per trovare l’opportunità desiderata. Poco più 1.376.700 stranieri residenti.

Fuggendo dal conflitto armato che ha superato i sessant’anni, in Venezuela abitano circa cinque milioni di colombiani che non la hanno lasciato in tempo di crisi e attualmente sono circa il 70% dei migranti residenti, d’accordo a dati macro. Essi formano parte della compagine che ora sviluppa il sistema paese del venezuelano, insieme al 5,31% di spagnoli, 3,89% di portoghesi e a circa 120mila italiani. Venezuela ha un potenziale umano che solo ha i limiti delle persone, però che, conoscendo il luogo e l’idiosincrasia del popolo ci fanno affermare che: Venezuela non sta sola.

Come già avevamo affermato, la componente religiosa è importante quando si tratta di difendere la propria “terra promessa”. In Venezuela sono numerose le comunità religiose con principali sedi sia nel Vaticano, che negli Stati Uniti. Le gerarchie religiose sono uno strumento del stabilimento politico e militare per diffondere e imporre la propria agenda. Non a caso, questo recente atto di terrorismo lo hanno battezzato “Operazione Gedeone”. Però a differenza di Gedeone, l’antico condottiero biblico che voleva liberare la propria terra invasa e saccheggiata dai madianiti, i mercenari assoldati da Guaidó, non hanno avuto successo.

No hanno avuto una vittoria perché essi erano più affamati del popolo che volevano liberare, erano stranieri, oppure, erano palesemente traditori della patria e dei giuramenti di giustizia. Chavez e Maduro hanno saputo fare investimenti sociali, sia in salute, edilizia residenziale, educazione e di sostegno agli emarginati anche con pacchi d’alimenti. I mercenari con avarizia volevano di più. Al nostro parere i dirigenti chavisti non sono un nemico mentre si mantengano da parte della gente, facendo investimenti per il popolo, perché il Dio biblico ha sempre desiderato la giustizia e la solidarietà. Il buon Cristo ha alimentato la folla, guarito gli ammalati e quando fu necessario, risuscitò i morti e proclamò che il suo regno è d’empatia, amore, speranza e ogni cosa buona. Paolo scrisse che dobbiamo pregare per i governanti. Anche nell’aspetto trascendentale VENEZUELA NON STA SOLA!

Il deputato Juan Gerardo Antonio Guaidó Márquez è stato eletto nelle elezioni parlamentari del 2015 con 97.492 voti nel partito Mud, “La Mesa de Unidad democratica” ovverosia la Tavola di unità democratica. Dopo essere eletto presidente dell’Assemblea del parlamento venezuelano il 5 gennaio 2019, ha dichiarato incostituzionale il secondo mandato di Nicolás Maduro. Citando gli Articoli 233, 333 e 350 della Magna Carta venezuelana, il 23 gennaio 2019, durante una manifestazione popolare di poca importanza, si ha autoproclamato capo di governo ad interim. Successivamente è stato riconosciuto dal Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), però Guaidó non ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dell'OSA poiché ha ottenuto 16 voti, contro altri 18 paesi. Inoltre, ha ricevuto il riconoscimento dal Parlamento europeo e dai governi dei paesi come l’Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Francia, Guatemala, Paraguay, Perù, Stati Uniti, e Regno Unito, ovvero poco meno di 50 nazioni.

Juan Guaidó è riuscito a ottenere un altro importante appoggio internazionale a febbraio 2019, quando è andato a Cúcuta, una città dove si trova la principale frontiera colombiana col Venezuela, a raccogliere l’aiuto umanitario e presiedere un concerto di beneficenza. Con la presenza del Presidente del Cile, Sebastián Piñera; il Presidente del Paraguay, Mario Abdo Benítez; Eliot Abrahams degli Stati Uniti, Luis Almagro Segretario Generale dell’OSA; Iván Duque, presidente della Colombia, contavano di potere accedere al Venezuela usando la figura dell'aiuto umanitario. Il concerto convocato era stato un flop e il ricavato disperso in sconosciuti meandri. I camion sono stati incendiati sul suolo colombiano e l’auto umanitario è svanito. Volontariamente la folla si è dispersa come pecore senza pastore. Ritornando gli eventi del 3 maggio, si ricorda che i Jordan Goudreau, era il capo della sicurezza dell’evento.

L’opposizione non si è accontentata di vedere il governo lavorare per favorire i più poveri, né si è attivata per fare un’opposizione costruttiva, né ha lavorato col favore della comunità internazionale a favore del proprio popolo. Oltre alla poca partecipazione alle urne, il popolo, praticamente non ha spalleggiato nelle dichiarazioni di disobbedienza civile di Guaidó. A febbraio al ritorno d’una gira internazionale è stato aggredito dai propri concittadini. Guaidó potrebbe avere qualche riconoscimento internazionale senza effetti, ovvero, di fatto è Maduro chi ha la maggioranza delle nazioni che lo riconoscono, appoggiano le sue scelte di geopolitica di fatto e “tacitamente” deve sottostare tutta la comunità internazionale. Dopo i fatti di maggio 2020 s’attende che Guaidó sia sollevato dell’incarico come parlamentare, lasciato tranquillo e solo. Nel frattempo tutti ricordiamo che il Venezuela non sta sola.

 

FONTI

Sacra Bibbia. Numeri 20: 14-21; Giudici 7

Rt Español

datosmacro.com

Governo del Venezuela. Venezuela denuncia nueva agresión mercenaria y terrorista organizada desde Colombia y planificada por agentes de EE.UU. https://www.vtv.gob.ve/comunicado-venezuela-agresion-mercenaria-terrorista-colombia-agentes-ee-uu/. Ultima consulta 8 maggio 2020

Joshua Goodman: “Ex-Green Beret led failed attempt to oust Venezuela’s Maduro”. https://apnews.com/79346b4e428676424c0e5669c80fc310. Ultima consulta 8 maggio 2020

Maurizio Stefanini. Maduro vince, ma l'opposizione boicotta le urne: "E' senza legittimità”. https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/05/21/news/maduro-vince-ma-l-opposizione-boicotta-le-urne-e-senza-legittimita-195864/. Ultima consulta 8 maggio 2020

Gianluca Zeccardo. Maduro accusa gli Stati Uniti per "tentata invasione", arrestati due americani. https://www.agi.it/estero/news/2020-05-05/venezuela-tentativo-di-invasione-nicolas-maduro-8527366/. Ultima consulta 8 maggio 2020

Redazione News Mundo. Toma de posesión de Nicolás Maduro: qué presidentes fueron y cuáles no a la juramentación del mandatario de Venezuela (y qué significa). https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-46831600. Ultima consulta 8 maggio 2020

Marco Villar. Victoria para Maduro en la ONU al conseguir un puesto en el Consejo de DD.HH. https://www.efe.com/efe/america/mundo/victoria-para-maduro-en-la-onu-al-conseguir-un-puesto-el-consejo-de-dd-hh/20000012-4089391. Ultima consulta 8 maggio 2020

Irán ayuda a Venezuela a reactivar producción de gasolina. https://www.infobae.com/america/agencias/2020/04/24/iran-ayuda-a-venezuela-a-reactivar-produccion-de-gasolina/. Ultima consulta 8 maggio 2020

Caracas, Vertice Mnoal: 120 paesi confermano il sostegno al presidente Maduro e la notizia è totalmente censurata.  https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-caracas_vertice_mnoal_120_paesi_confermano_il_sostegno_al_presidente_maduro_e_la_notizia__totalmente_censurata/82_29580/. Ultima consulta 8 maggio 2020

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Ultima modifica ilDomenica, 10 Maggio 2020 09:40
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