Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Covid-19: Cuba, un altro giorno senza perdite umane nel bel mezzo di una nuova guerra fredda

di Maddalena Celano

Questo 29 maggio 2020, a Cuba, 414 pazienti sono stati ricoverati negli ospedali per sorveglianza clinica epidemiologica. Altre 748 persone sono sorvegliate nelle loro case, dall'assistenza sanitaria di base.

Per il COVID-19 sono stati studiati 2.151 campioni, ottenendo 20 campioni positivi. 

Pertanto, sono stati confermati 20 nuovi casi, per un totale di 2.045 nel paese.

I 20 casi confermati erano cubani. Di questi 15, quattro non hanno specificato la fonte di infezione e uno di loro aveva contratto l’infezione all'estero.

Dei 20 casi diagnosticati, 13 (65%) erano donne e sette (35%) uomini. Le fasce di età più colpite sono state: da 20 a 39 e da 40 a 59 anni con 8 casi per (40,0%) rispettivamente. Il 90% (18) dei casi positivi era asintomatico.

Al 30 maggio sono stati segnalati 185 paesi con casi di COVID-19, con 5 milioni 899 mila 866 casi confermati (+ 122 mila 932) e 364 mila 891 decessi (+ 4 mila 802) con una mortalità del 6,18% ( -0.05).

Nella regione delle Americhe, vengono segnalati 2 milioni 769 mila 360 casi confermati (+ 70 mila 841), il 46,94% dei casi totali segnalati nel mondo, con 158 mila 866 decessi (+ 3 mila 102) e un decesso del 5,74% (-0,03).

Nota su silenzio e complicità degli USA

Il governo degli Stati Uniti deve ancora rilasciare una dichiarazione pubblica su quanto accaduto la mattina di questo 30 aprile 2020. Questo 30 aprile 2020, dei proiettili hanno colpito la parte anteriore dell’Ambasciata della Repubblica di Cuba a Washington, principalmente la porta e le colonne all'ingresso, l'asta della bandiera e la statua dell'eroe nazionale, José Martí. 

Mentre gli Stati Uniti decidono di includere L'Avana nell’elenco dei paesi che non collaborano con la lotta antiterroristica, preferiscono tacere riguardo agli eventi di questo scorso 30 aprile 2020, quando uno statunitense, di origine cubana, ha aperto il fuoco sull'Ambasciata caraibica, nella capitale nordamericana. Il cittadino incriminato sarebbe un certo Alexander Alazo Baró.

Per le autorità diplomatiche della più grande isola delle Grandi Antille, “ogni giorno che passa, il silenzio pubblico sull'atto terroristico perpetrato da un individuo che si è confessato pronto a uccidere, è un giorno in più che dimostra la complicità dell'attuale amministrazione, in relazione con questo evento”, ha dichiarato in una riunione con la stampa, questa settimana, Carlos Fernández de Cossío, Responsabile Esteri dell’Ambasciata della Repubblica di Cuba negli U.S.A. “È un silenzio complice, soprattutto quando è stato possibile dimostrare legami tra il cittadino, Alexander Alazo Baró, con gruppi e individui appartenenti a gruppi violenti della Florida, promotori di atti aggressivi contro il nostro paese”, ha spiegato il funzionario.

Mentre Cuba attende una dichiarazione ufficiale, da parte del governo degli Stati Uniti, sul ruolo di coloro che creano un clima di violenza tra i due paesi, i ricordi ritornano alla lunga e sanguinosa storia del terrorismo contro le missioni diplomatiche cubane negli Stati Uniti e contro i suoi funzionari. 

Undici diplomatici della Repubblica di Cuba sono stati assassinati violentemente da gruppi terroristici, uno dei quali, nel 1980, sul viale centrale a Queens, a New York City. Anche l'omicidio dell'ex ministro degli esteri cileno Orlando Letelier, in un viale centrale di Washington, fa parte di quella storia.

Alazo Baró, l’autore dell’assalto violento all’Ambasciata Cubana, aveva una licenza per il trasporto di armi e possedeva una pistola con marchio Glock. Nel periodo precedente all'attacco, ottenne un AK-47, due settimane prima. Il governo degli Stati Uniti non ha mai adempiuto al proprio obbligo di prevenire questo attacco, di cui ha ricevuto segnali sufficienti.

Nei documenti legali dell'arresto, è riportato che Alazo Baró è una persona che soffre di un disturbo mentale, che fa uso di farmaci; tuttavia, anche nel documento del governo degli Stati Uniti, si scopre che nella sua auto è stato trovato un pacco di polvere bianca che si è rivelata essere cocaina.

Alazo Baró è noto per essere in difficoltà finanziarie, aveva perso una piccola impresa ed era disoccupato al momento dell'attacco. Secondo sua moglie, hanno attraversato periodi in cui non hanno nemmeno avuto un alloggio, il che li ha costretti a vivere in macchina.

Tuttavia, come ho già riportato, possedeva armi e una patente di guida.

Secondo documenti legali, Alazo Baró, ha agito motivato dall'odio per Cuba e dal timore di attacchi da parte di presunti gruppi criminali cubani, che tutti sanno non esistere. È noto che a Cuba non esistono organizzazioni criminali o criminalità organizzata, questo è noto dal governo degli Stati Uniti e del mondo.

Alazo Baró, nella sua infanzia e giovinezza, mentre viveva a Cuba, ha conservato una condotta sociale del tutto normale, con inclinazioni religiose. In una fase della sua vita si dedicò alla teologia e divenne pastore protestante. Normalmente, ha svolto il servizio militare, senza alcuna difficoltà.

Nel 2003, Alazo Baró si recò in Messico con un visto religioso per stabilirsi lì, avendo precedentemente sposato una cittadina messicana con una vocazione religiosa simile. Ha vissuto in Messico per diversi anni e ha mantenuto una normale relazione con Cuba.  Va ricordato che negli anni, prima che le misure del blocco e delle restrizioni di viaggio verso Cuba si intensificassero, l’isola veniva visitata ogni anno da oltre 600.000 cubani espatriati. Pertanto, nell'ambito delle normali relazioni che il paese intrattiene con cubani residenti all'estero, ai fini del ricongiungimento familiare, della facilitazione del viaggio e del diritto al viaggio, Alazo Baró ha visitato frequentemente Cuba, l'ultima volta nell'anno 2015.

Durante il suo periodo all'estero, ha avuto contatti regolari con cittadini cubani e ha ricevuto servizi consolari, normalmente, dalle Ambasciate Cubane. Pertanto, è stato stabilito che Alazo Baró non ha mai avuto problemi né con Cuba e né con i cittadini cubani.

Il governo degli Stati Uniti dovrebbe spiegare come mai, un individuo con un comportamento del tutto normale, religioso e pacifico, si trasforma improvvisamente in qualcuno con problemi mentali che, con risorse finanziarie limitate, diventa proprietario di un fucile d'assalto, si muove, viaggia da uno stato all'altro degli USA e si lancia in un'aggressione armata contro il quartier generale diplomatico cubano, nella capitale degli U.S.A.

Ultima modifica ilDomenica, 31 Maggio 2020 16:55
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