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La discesa negli inferi degli Stati Uniti: Apocalypse Now!

La discesa negli inferi degli Stati Uniti: Apocalypse Now!

di Maddalena Celano

Antefatto

Nell’ottobre 2019 è uscito nei cinema il film Joker di Todd Phillips, con un superlativo Joaquin Phoenix nel ruolo di protagonista. Il film ha fatto molto discutere perché rappresenta la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso in quell’America che si sente oppressa e non rappresentata. É l’ottobre del 2019, in tutte le sale cinematografiche del mondo, a partire da quelle statunitensi, “spopola” un film dallo stile “dark”: Jocker. Tutti ne parlano e la critica cinematografica è in visibilio.

Lo è anche la critica italiana che, come sempre, si rivela la peggiore di tutte: la più “limitata” e mistificante che, osannando o denigrando il film, si dimena in interpretazioni improbabili e alquanto imbarazzanti: film nichilista, film noioso, un “non capolavoro”, addirittura hanno paragonato il protagonista, Arthur Fleck (in arte Jocker), ad un “incel” (bullo misogino rancoroso e vittimista che odia tutte le donne).

Paragone alquanto ridicolo ed improbabile giacché Arthur Fleck non è affatto misogino, all'opposto, ha un rapporto quantomeno cordiale e disponibile verso tutte le donne. Né ha particolari problemi “a rimorchiarne” qualcuna, nonostante la malattia mentale e la povertà che lo attanaglia.

Insomma: le donne rappresentano proprio l’ultimo dei suoi problemi.

Arthur Fleck è un attore comico fallito, affetto da patologia psichiatrica, che vaga senza senso per le strade di Gotham City, iniziando una lente ed inesorabile discesa verso gli inferi.

Joaquin Phoenix è l’attore che interpreta Arthur Fleck, il disabile psichiatrico che vive in quella che sembra essere la Gotham degli anni '70.  Arthur Fleck (in arte Jocker), per sopravvivere, fa il “cabarettista” nei locali o nei piccoli teatri (con risultati alquanto mediocri) oppure il clown nei reparti di oncologia infantile (clownterapia). Il film inizia informandoci che, a causa di un’epidemia (non si sa di che tipo), è in corso uno sciopero degli operatori sanitari e, di conseguenza, la città è coperta di immondizia. La spazzatura pervade il film. L’immondizia è uno dei personaggi principali. All'inizio del film, Fleck viene aggredito e picchiato da un gruppo di adolescenti, mentre indossa il suo costume da clown. Flack rimane quasi privo di sensi, in un vicolo, come un altro sacco di immondizia.

L’aggressione gli crea ulteriori problemi al lavoro (in cui vi è un clima già teso) poiché, durante l’aggressione, perde un cartello di proprietà del suo datore di lavoro.

La malattia mentale di Fleck è parte importante della storia. Intravediamo la società statunitense totalmente insensibile alle lotte, del protagonista, per i diritti sociali dei disabili mentali. Fleck, durante un viaggio in metro, sempre vestito da pagliaccio (giacché tornava dal lavoro), uccide accidentalmente degli impiegati di borsa (simbolo del potere costituito e dell’ élite) che cominciarono a molestarlo ed attaccarlo, non riuscendo a comprendere la sua risata isterica (causata proprio dal problema psichiatrico mal curato). La notizia dell’omicidio fa il giro della città e Fleck (Jocker) diventa, involontariamente, un eroe di riferimento per gli emarginati. Nel frattempo, si crea caos nella città e iniziano le prime rivolte.

Fleck è seguito da un programma governativo mirante a garantirgli un minimo di consulenze psichiatriche e psicofarmaci. Ma, nel frattempo, Fleck viene licenziato e perde anche il diritto alle cure psichiatriche, giacché il governo ha deciso di effettuare ulteriori tagli alla sanità. Vedremo che Fleck viene deriso ed umiliato anche in ambito lavorativo poiché ci si aspetta, da lui, lo stesso comportamento e la stessa condotta tipica di un “normodotato”. Ma Fleck normodotato non lo è: in più è costretto a badare, da solo, alla propria madre, anch’essa affetta da gravi patologie psichiatriche.

Il “cattivo”, nel film, è la società in generale, in particolare quell'elemento di società controllata da ricchi e dall’élite. Thomas Wayne, il padre di Bruce Wayne, è il simbolo dell’élite cinica e spietata che sfrutta e svilisce i più deboli. Wayne e la sua classe di appartenenza non si curano affatto della difficile situazione di Fleck e del resto della società.

Il film trascina questa sofferenza troppo a lungo, ma Fleck ha finalmente un'esperienza che lo porta a riscattarsi simbolicamente. Il suo intento è quello di andare in uno spettacolo televisivo locale e uccidersi in diretta, come per scherzo. Nella sua mente sarebbe divertente. Invece, uccide il conduttore dello spettacolo televisivo, il suo ex eroe, nel frattempo anche lui diventato simbolo dell’élite cinica. Questo omicidio innesca ulteriore caos nella città di Gotham e, Joker, diventa una sorta di antieroe che consente alla classe sofferente, di tutta la città, di esprimere finalmente la propria rabbia per le strade e nella rivolta.

Il film mi ha colpito, in diversi modi, mentre guardavo dall'inizio alla fine.  L'aspetto della malattia mentale è forte, così come la sua trascuratezza e l’indifferenza della società.

Ma alla fine del film, dopo l’ ultima scena che descrive uno schianto tra automobili durante le proteste, dopo il caos, l'impressione prevalente è che il film sia un'immagine profetica dei nostri tempi e della cultura in cui viviamo - in particolare della cultura americana.

L'immondizia che pervade ogni scena del film è l’emblema del grigio materialismo monetario e mercenario che compone il nostro mondo. È inevitabile. Ne facciamo tutti parte. È spazzatura e non possiamo evitarla. Più che l'ambiente, tuttavia, la persona di Joker rappresenta la massa crescente di persone che compongono la nostra società. Sono mortalmente ferite a livello emotivo, mentale e spirituale. Si sentono traditi dalla società. Sono persi, dimenticati, isolati e sempre più pericolosi. Possiamo metterci molte maschere, distrarre queste persone con un sacco di divertimento, ma alla fine, c'è tanta tristezza e solitudine intorno a noi.

Il conduttore dello spettacolo notturno interpretato da Robert De Niro, Murry Franklin, cerca di spiegare le azioni di Joker attraverso il filtro della politica e della commedia. Ma nessuno dei due si comporterà correttamente.

Il Joker di Todd Phillips ha ispirato alcuni contestatori per le strade americane: la protesta dei neri, degli operatori sanitari, dei poveri e dei disabili.

La morte di George Floyd, avvenuta questo 25 maggio 2020, per mano di agenti di polizia a Minneapolis, ha sconvolto gli Stati Uniti e ha provocato una violenta rivolta civile che non si vede da oltre mezzo secolo. Ciò è avvenuto mentre la nazione si stava riprendendo da una pandemia mortale, che ha già tolto la vita a 100.000 persone, e una crisi economica simile alla Grande Depressione.

Mentre la maggior parte delle proteste, dopo l'uccisione di George Floyd, sono state non violente e hanno goduto del  sostegno della maggioranza  negli Stati Uniti, ve ne sono state alcune che sono diventate violente, con episodi di vandalismo e saccheggio.

Alcuni personaggi pubblici neri e le autorità, in varie città degli Stati Uniti, hanno condannato il “danno alla proprietà” derivante da alcune delle proteste, tra cui il sindaco Keisha Lance Bottoms di Atlanta, in Georgia, e il sindaco Melvin Carter di St Paul, Minnesota.  

Ma il vero problema che il paese sta affrontando non sono affatto queste perdite materiali. L'azione di protesta di massa che, a volte, porta al saccheggio e al danno alla proprietà è una risposta naturale e logica a decenni di brutalità e impunità della polizia.

Concentrarsi su questi atti violenti verso gli oggetti, distoglie l'attenzione dalla vera questione: l'impoverimento sistematico e l'emarginazione socioeconomica, sotto un sistema razzialmente ingiusto, e la lunga storia di abusi da parte delle forze dell'ordine contro la comunità nera - che è continuata durante queste proteste.

Sia a Minneapolis, nel 2020, che in qualsiasi altro conflitto sociale, sconvolgimento, ribellione o rivoluzione nella storia del mondo, la violenza insita nell'oppressione di un popolo, la sottomissione di un gruppo o la perpetrazione dell'ingiustizia nei suoi confronti produce risposte violente. La rivoluzione francese, completa di ghigliottine, fu violenta, così come le lotte haitiane e algerine per la liberazione dalla Francia e le rivolte anticoloniali in America Latina, Africa e Asia.

Allo stesso modo, i neri schiavizzati negli Stati Uniti, hanno cercato la loro liberazione attraverso l'insurrezione e nei combattimenti durante la guerra civile, e non furono affatto docili o sottomessi, ma piuttosto intrinsecamente violenti. Quando alle persone - attraverso il dolore e la sofferenza, la frustrazione e il trauma - sono stati negati i loro diritti e privati della loro umanità, e credono di non poter fare ricorso alle autorità perché non sarebbero credute, decidono di prendere in mano la situazione, non lo fanno mai in maniera “pacifica”.      

Come disse Malcolm X, "una rivoluzione è sanguinosa. La rivoluzione è ostile. La rivoluzione non conosce compromessi. La rivoluzione ribalta e distrugge tutto ciò che si mette sulla propria strada."  

Il movimento americano per i diritti civili, nonostante tutte le sue presunte affermazioni non violente e pseudopacifiste, fece affidamento sui “Diaconi per la difesa e la giustizia”, un gruppo armato di autodifesa che proteggeva gli attivisti neri dagli estremisti dei Ku Klux Klan. Allo stesso modo, il Black Panther Party ha cercato di proteggere la propria comunità dalla violenza della polizia e dal razzismo istituzionale attraverso l'autodifesa militante, i programmi di empowerment basati sul comunitarismo e la solidarietà multirazziale della classe operaia.

Inoltre, anche le ribellioni urbane degli anni '60 - scatenate dagli atti di violenza della polizia, simili all'uccisione di George Floyd - furono violente e arrivarono in risposta al  razzismo istituzionale e alla povertà.

Martin Luther King aveva compreso cosa provoca disordini, la privazione sociale ed economica esistente nelle comunità emarginate e la priorità che alcuni bianchi hanno posto sulla tranquillità, rispetto alla giustizia. “La rivolta è la lingua degli inascoltati. E cos'è che l'America non è riuscita ad ascoltare?" chiese.

Allo stesso modo, i disordini attuali non sono solo una reazione all'uccisione della polizia di George Floyd. Questo movimento è molto più grande rispetto all’ennesimo uomo nero che ha subito l'ingiustizia di perdere la vita, per mano della polizia.

Le proteste nelle strade di molte città americane sono la risposta a decenni di razzismo sistemico e violenza sponsorizzata dallo stato. Sono un riflesso della rabbia repressa, della frustrazione, del dolore e del trauma nelle comunità, in cerca di giustizia per l'oppressione “razzializzata”, che oggi non si incarna solo nella tragica morte di George Floyd, ma anche nella morte di decine di migliaia di neri, neri morti di COVID -19 a causa delle gravi disuguaglianze sanitarie  e della precarietà socioeconomica.

A distanza di oltre cinquant'anni, dal passaggio del Civil Rights Act del 1964, la ricchezza media bianca è 6,7 volte maggiore della ricchezza media nera. I neri sono il 12 percento della popolazione, ma il 26,4 percento  delle persone uccise dalla polizia. I conducenti neri hanno il 20 percento in più di probabilità di essere fermati dalla polizia rispetto ai conducenti bianchi; gli studenti neri, dall'asilo fino alla terza media, hanno 3,8 volte più probabilità di ricevere sospensioni da scuola rispetto ai loro omologhi bianchi.

Pur affrontando la continua emarginazione socioeconomica, le molestie e le violenze della polizia, ai neri viene anche impedito di affrontare molte delle questioni che affliggono le loro comunità attraverso il voto, a causa della furiosa discriminazione degli elettori.

Ad esempio, da quando una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2013 ha indebolito le disposizioni del Voting Rights Act del 1965, almeno 17 milioni di elettori sono stati eliminati dai voti tra il solo 2016 e il 2018. In genere, questi elettori sono neri e poveri. Ciò, oltre ai vari ostacoli legali locali e statali, ha comportato alti livelli di privazione del diritto di voto per gli elettori neri.

In un paese che commette quotidianamente violenza razziale contro i neri, non c'è da meravigliarsi che alcuni - sentendosi impotenti nel cambiare il sistema che li opprime - prenderebbero in considerazione la possibilità di ricorrere alla distruzione della proprietà.

Mentre i media hanno ampiamente coperto i danni subiti dalle imprese, è importante sottolineare che i manifestanti hanno anche attaccato quelli che vedono come simboli dell’oppressione, tra cui la statua di Frank Rizzo, ex sindaco di Filadelfia, - un razzista noto per le sue brutali tattiche di polizia contro la comunità nera - e la statua del generale confederato Robert E Lee e il quartier generale delle Figlie Unite della Confederazione a Richmond, in Virginia.

La schiacciante attenzione dei media sul saccheggio e la "rivolta" negli Stati Uniti ha distolto l'attenzione non solo dalle realtà che le comunità nere continuano ad affrontare, ma anche dal persistere della violenza della polizia contro i manifestanti (compresi quelli pacifici).

La polizia ha commesso atti atroci di brutalità e ha usato una forza eccessiva contro i manifestanti, in tutto il paese, dalla dispersione forzata delle proteste pacifiche, usando proiettili di gomma e gas lacrimogeni, all'assalto e all'arresto dei manifestanti.

In pochi casi, i poliziotti sono stati ritenuti responsabili. A Buffalo, New York, due agenti di polizia sono stati accusati di aver spinto a terra un uomo di 75 anni, causandogli ferite alla testa. A Filadelfia, un ispettore di polizia è stato accusato di aggressione per aver picchiato un manifestante con un manganello di metallo sulla testa. La vittima, una studentessa di ingegneria della Temple University di 21 anni, ha avuto bisogno di 10 punti sulla sua testa. A Louisville, nel Kentucky, il capo della polizia è stato licenziato dopo che gli ufficiali hanno aperto il fuoco mentre disperdevano un raduno, sparando al 53enne David McAtee.

In varie città, gli agenti di polizia hanno anche preso di mira i giornalisti, anche quando si sono chiaramente identificati come tali, tra cui un fotografo che ha perso la vista dall'occhio sinistro, dopo essere stato colpito con un proiettile di gomma. Nel frattempo, oltre 11.000 persone sono state arrestate durante le proteste, in tutto il paese. Nel loro assalto ai manifestanti, la polizia è stata appoggiata dal dispiegamento della Guardia Nazionale in un certo numero di stati. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è andato oltre e ha minacciato di schierare l'esercito americano e sparare ai saccheggiatori. L’ esercito, nel frattempo, è stato schierato in molte città e la polizia continua a sparare sui manifestanti.

Le reazioni violente della polizia e della presidenza americana sono radicate nello stesso sistema di oppressione che ha portato alla morte di George Floyd e alle proteste di massa in tutto il paese.

L'America è in fiamme e gli incendiari sono gli agenti dello stato che alimentano le fiamme con la benzina. 

Black Lives Matter: il movimento

Il Covid-19 ha ucciso i neri con una frequenza doppia rispetto ai loro omologhi bianchi - mentre la polizia uccide i neri con una frequenza doppia rispetto a quella dei bianchi.

Operatori medici statunitensi, con le rispettive mascherine, hanno partecipato ad una manifestazione organizzata, questo il 6 giugno 2020, da un gruppo chiamato White Coats for Black Lives nel Central Park, New York. 

Il dott. Steven McDonald ha recentemente partecipato a una protesta contro la brutalità della polizia a Manhattan, indossando un camice bianco, mascherina e impermeabile da pioggia. "Il carico maggiore è stato supportato da comunità nera”, ha detto. Il virus ha ucciso i neri con una frequenza doppia rispetto a quella dei loro omologhi bianchi.

In un certo senso, ha detto, le proteste provocate dall'omicidio di George Floyd, da parte della polizia di Minneapolis, sembravano una "naturale estensione di quell'ingiustizia" causata dalla pandemia. 

Da marzo, migliaia di operatori sanitari neri, in tutto il paese, sono stati in prima linea durante la pandemia, ancor più a New York, che comprende un quinto dei casi e delle morti del paese. Ora, nonostante il controverso dibattito sull'impatto delle proteste sulla salute pubblica, molti si stanno unendo anche alle proteste contro la brutalità della polizia, a livello nazionale, nella speranza di smantellare le istituzioni razziste che uccidono regolarmente i neri, sia nelle strade che in ospedale.

Ultima modifica ilSabato, 27 Giugno 2020 08:13
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