Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Dai Maya alla Mara Salvatrucha, passando al ‘Hospital El Salvador’ e la Palestina di Bukele

di Martha Alvarez

Il grande impero Maya, in età precolombiana, dominava gli estesi territori dalle zone Sud del Messico come il Chapas e lo Yucatan, l’attuale Belize, Guatemala, Honduras, El Salvador e altre zone delle nazioni centroamericane. Di questa grande civiltà del passato preispanico rimangono numerose vestigia, materiali e immateriali.

Le origini dei maya risalgono circa al 1500 a.C., prodotto delle numerose migrazioni che hanno favorito il popolamento di tutti i continenti. La vasta area culturale dei Maya diede grandi risultati in campo matematico, astronomico e il più completo sistema di scrittura dell’America preispanica. Il massimo splendore del periodo Classico riversa ancora il suo riflesso nelle scienze naturali e sociali, fornendo spunti al pensiero attuale, all’architettura e le scienze naturali; che beneficiano anche alla finzione delle lettere e del cinema.

La colonizzazione europea del territorio de El Salvador inizia intorno al 1524, con i Fratelli Pedro e Diego de Alvarado. A principio del secolo XVI inizia il genocidio dei popoli maya, la distruzione della loro cultura e l’azzeramento della conoscenza immateriale con la morte dei saggi, la sostituzione dei governati por rappresenti del gruppo degli invasori, la distruzione dei loro libri e manufatti.  

Nella conoscenza e la cultura attuale si sta cercando di valorizzare e conoscere la cultura maya.  Ci sono tantissimi tesori che i ricercatori cercano di portare alla luce. Le scienze naturali e l’ingegneria sociale osservano con attenzione e cercano d’individuare aspetti necessari per migliorare la società attuale, andando alla ricerca delle ricchezze naturali e dell’archeologia. Nella lingua, la religione, la politica e l’industria dell’intrattenimento e la speculazione cercano il passato centroamericano e le nuove forme di vedere il mondo sono propizie per studiare la cultura maya.

Il tzotzil è una lingua derivazione del maya precolombiano parlata sugli altopiani del Chiapas messicano da circa 350.000 persone. Ci sono numerose parole per identificare piante, uccelli, mammiferi, insetti, rettili, oggetti, parentele e zone geografiche che hanno contaminato non solo la lingua spagnola, che è attualmente la dominante nella zona. Ecco alcune parole: Cacao la pianta e il frutto; Yucatán la penisola; Campeche che è un cognome, uno stato al sudest messicano e un tipo di zecca animale; cenote è un pozzo o caverna con acqua; le cucarachas sono le blatte; un patatús è uno svenimento; un cachito è un pezzetto. Malinche è la donna che ha insegnato la lingua maya al “conquistatore” Cortés, ha fatto d’interprete agli invasori ed è stata la mediatrice e ambasciatrice del proprio governo.

Un’altra parola importante in questo scritto è mara che significa gruppo, folla; però, potrebbe essere un’abbreviazione della formica guerriera, una legionaria americana molto feroce, capace di divorare tutto ciò che trova al suo passaggio: la marabunta.

La sfiziosa gastronomia centroamericana ha i fondamenta nei sapori e nei nomi di reminiscenze maya. Gli amici della diaspora salvadoregna vi faranno assaggiare volentieri e generosamente i gustosi piatti e le pupusas

Travestiti da santi cristiani, per secoli, i simboli e miti maya sono sopravvissuti alla conquista spagnola. Deità preispaniche sono state assimilate, con qualche piccolo ritocco di adozione e senza maggiori ed eclatanti cambiamenti.

I ritmi preispanici accompagnano gli antichi rituali della vita delle persone, dalla nascita al funerale, e ancora si ritrovano mimetizzati nelle feste cattoliche ed evangeliche della regione.

Il Calendario maya, è uno dei principali reperti scientifici a noi pervenuti è riconosciuti. Le ipotetiche profezie, fantasiosamente elaborate, occupano l’immaginario collettivo grazie al cinema e alle reti sociali che fanno ecco alle diverse speculazioni.  

La zona anticamente occupata dai maya è una delle zone archeologiche più ricche d’America. Grandi piramidi e piramidi-non-piramidi, come il Chichén Itzà, Tulum e Uxmal fanno apparire la zona specialmente dello Yucatán, costellata di resti monumentali; molti di essi sconosciuti o poco frequentati per la loro posizione immersa nella grande foresta centroamericana.

Le pietre maya formano parte della architettura vigente visto che sono state usate nella costruzione delle chiese e nei palazzi coloniali.  Vestigia maya sono dissimulati negli archi dei conventi, e perfino nelle recinzioni delle grandi tenute rurali.

El Salvador ha diversi siti archeologici costruiti dalla civiltà Maya. La zona dell'area archeologica di Chalchuapa si estende per circa 10 km² e si trovano le rovine e i manufatti di Tazumal, che hanno fornito la prova di un attivo comercio dal Messico fino al Panama.  Le piramidi, i palazzi, le tombe e oggetti rituali sepolti e una serie complessa di sistemi idrici e di drenaggio sono considerate come le più importanti e meglio conservate della nazione. Un sito archeologico di grande pregio, inserito nel 1993 tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco è il Joya de Cerén.

Il Joya de Cerén, ovvero, il Gioiello di Cerén, possibilmente abitata fin dal secolo X a.C., è uno dei siti archeologici di notevole interesse culturale. Identificata come la Pompei americana, l’insediamento umano è stato raso al suolo in un attimo dall’eruzione del vulcano Ilopango. Dalla “scoperta” nel 1976, si ha dissotterrata una città agricola costituita per circa 70 edifici. Oggi il vulcano è il lago Ilopango, un paesaggio mozzafiato.

El Salvador ha interessanti resti della civiltà Pipil, continuatrice dei maya, in luoghi come Casa Blanca e innumerevoli parchi naturali dove immergersi in una natura affascinante e incontaminata non ha prezzo.

Tra le nazioni del continente americano, El Salvador è la più piccola, con solo 21.041 km²; con una popolazione sotto i sette milioni, ha la densità di popolazione più alta. Ha soltanto coste nell’Oceano Pacifico; il Golfo de Fonseca lo separa dal Nicaragua ed è uno dei porti naturali più belli del pianeta. Le due frontiere terrestri sono con Honduras e Guatemala.

In questa cornice, il 21 di giugno 2020, il governo del presidente Nayib Bukele e la Segreteria di Prensa di El Salvador, presentavano al proprio popolo e alla comunità globale la struttura ospedaliera più grande e moderna della regione latinoamericana attrezzata per la lotta contro il coronavirus: Hospital El Salvador. “Non esiste un ospedale in tutta l'America Latina che abbia 1.000 unità di terapia intensiva per attendere Covid”, annunciava Bukele alla radio, televisione e mezzi sociali.

Dentro del principio del buon andamento della pubblica amministrazione, l’input del presidente Bukele ha messo in moto la sapienza e la capacità di lavoro dei salvadoregni. Usando el luogo e l’infrastruttura del Centro di Ferie e Convegni (CIFCO), l’amministrazione ha previsto l’istallazione di 400 posti letto di UCI e 2000 posti addizionali per terapie normali, spendendo circa 75 milioni di dollari. La struttura attrezzata e ultimata ha la destinazione iniziale per garantire le cure agli ammalati per la pandemia provenienti di tutte le strutture che ha il sistema frammentato della salute: la rete pubblica, la struttura privata, il sistema della rete dell'Istituto di previdenza sociale salvadoregna (ISSS) e l’ospedale militare. 

Alcuni deputati dell’opposizione e personale medico di alto livello hanno inizialmente criticato la spesa e la struttura. Proponevano una infrastruttura temporale, soggetta al vento e la pioggia: uno spreco di soldi. Bukele, dopo la prima metà di marzo, si ha imposto dicendo: “i soldi sono sufficienti quando non viene rubato”. Nel discurso della ricerca documentale, già nelle pagine dei numeri passati della nostra revista, pubblicata il 31 maggio, “La mano invisibile dei prestiti non aiuta la salute”, avevamo segnalato: “El Salvador ha indebitato l’89% del PIL, visto che il Parlamento ha approvato mil milioni di dollari per appoggiare la riattivazione economica”. E avevamo indicato il monto delle riserve d’oro. Nelle fonti troverete i link indicati.

Nayib Bukele, ha preso in prestito più di 30 milioni di dollari dai fondi ISSS per costruire ed equipaggiare l'ospedale El Salvador. Praticamente hanno raso al suolo o ristrutturato una parte del CIFCO, rendendola una struttura permanente ed utile per la salute degli abitanti. La prima fase presentata ha pronti 105 posti letto dei 400 previsti. Oltre la zona critica, sono attrezzati con zone burocratiche e di statistica, radiologia, banca del sangue, farmacie e zone di riposo per il personale e socializzazione per il pubblico e ovviamente, la morgue. L’uso di carta è ridotto al 10% visto che la struttura è computerizzata e monitora in tempo reale le forniture. La struttura pubblica supera le aspettative delle strutture sanitarie private ed è dotata con televigilanza e telemedicina, ovvero, con sensori automatici monitora la temperatura del paziente. L’uso della tecnologia d’avanguardia è una parte che risalta. Bukele ha affermato che è la prima volta che un ospedale usa l’intelligenza artificiale.

Le amministrazioni precedenti, come ha ricordato Bukele, senza maggior riguardo per la cosa pubblica, avevano presentate opere incomplete, addirittura senza finestre, come il “Hospital La Ceiba”, un elefante bianco, però che l’attuale amministrazione ha rimodernato e attualmente cura i pazienti con Covid senza maggiori rischi.

Il personale per la nuova struttura ha dovuto ser assunta, pero l’élite medica proviene dell’Ospedale San Rafael, finora il più importante della nazione. La formazione medica è stata affidata all’Università El Salvador. Bukele ha offerto una paga al personale volontario che collabora; ha affermato lo slogan: “Un nuovo El Salvador nasce da questa crisi!”; e ha sviluppato una promozione internazionale ai lavoratori de El Salvador, dicendo: “siamo il popolo più lavoratore del pianeta”.

Le organizzazioni imprenditoriali e religiose, più di 500 istituzioni, sono state anche esse elogiate per offrire appoggio al governo. L’ospedale ha tutte le attrezzature, forniture, e magazzini. L’acqua proviene di pozzi propri, l’elettricità è garantita con molte strutture ausiliarie, l’aria compressa medica arriverà a fornire circa 30 mila litri di ossigeno. In questa prima fase, il governo ha speso 25 milioni di dollari, 12 in attrezzature.  La fase due ha un 80%, ha sarà pronta per le prime settimane di luglio. La terza fase ha un progresso che arriva circa al 60%.

Sotto un governo progressista, attento alla salute del proprio popolo, i cittadini possono pensare a salvare l’economia, salvaguardando prudentemente la salute. Il presidente Bukele ha annunciato la costruzione di un Nuovo Centro di Ferie e Convegni, mentre la mappa di propagazione del virus Civid-19 nelle nazioni s’aggiornava a cifre tristissime. Di fatto, il 27 giugno la diretta di Infoviral, una pagina in Facebook e YouTube, riportava per i paesi industrializzati, economicamente forti e neoliberisti del continente dati freddi. Per gli Stati Uniti: 2.573.727 contagi e 127.845 decessi; e per il Brasile 1.280.325 infettati e 56.121 morti.

La statistica nasconde fatti e atti umani non tangibili. Nelle nazioni sotto scacco dal virus, molti piangono i loro cari scomparsi, temono per il loro ammalati e agiscono attivando il comune senso di responsabilità.  Confrontando i dati con i vicini, El Salvador presentava un panorama speranzoso: 5.727 contagi e 143 decessi; mentre, il Guatemala presentava 15.828 casi positivi e 672 deceduti, e Honduras con 15.994 ammalati e 471 morti si mostravano più colpiti. Visto che non hanno frontiere terrestri e sono separati dal Golfo de Fonseca, il Nicaragua è un esempio di gestione della salute pubblica e contava 2.170 casi positivi e 74 decessi; ha agito in modo opposto senza chiudere frontiere, né decretato quarantena, chiamando alla responsabilità individuale. Bukele ha agito finora con visione politica.

El Salvador senza aver rilevato un primo caso, il presidente decretò la quarantena l’11 di marzo. Il primo caso fu rilevato il 18 marzo. Il 20 maggio riportava 17 morti e 889 positivi. A quelle date, la rete della salute pubblica era distrutta: poteva contare 80 UCI e funzionavano 30. Bukele ha velocemente lavorato, ampliato la visione e l’infrastruttura, e reperito risorse: sono passati a 1000 posti nominali, confrontandolo con Costa Rica, al momento tra le nazioni più preparate, che aveva 640.

Pero, chi è il presidente de El Salvador?

Nei paesi latinoamericani, oltre a gli europei, sono arrivati liberamente moltissime famiglie del continente asiatico e forzatamente gli schiavi africani. Di fatto, l’attuale composizione etnica salvadoregna sta conformata principalmente da meticci 86%, europei 13%, nativi americani 0,1%, neri 0,1%. I nativi americani sono praticamente scomparsi per il duro lavoro imposto dai coloni, le violenze e soprusi. I meticci sono i figli delle indigene sottomesse al volere dei nuovi arrivati e, visto che El Salvador no ha coste sull'oceano Atlantico la migrazione dei gruppi provenienti dall’Africa non fu stimolata, anche perché l’élite preferì asservire i propri figli meticci.

Nella zona centroamericana il primer movimento d’indipendenza lo ha sviluppato El Salvador, che ottiene la propria dalla Spagna il 15 settembre del 1821.

A finali del secolo XIX e inizi del XX, tra 1880 e 1922, quando la società salvadoregna s’affermava e la politica non soffriva le ingerenze esterne, per motivi economici e diverse difficoltà sociali che sopportavano sotto il dominio dell’impero ottomano, molte famiglie si sono trasferite al continente americano, principalmente dell’Arabia, Libano, Palestina, Siria e Turchia. Nei loro passaporti si leggeva la parola turco, a motivo che il governo che rilasciava i passaporti era turco-ottomano.

I “turchi” dell’epoca sono stati discriminati, specialmente dall’élite di discendenza europea. La parola “turco” è un peggiorativo rimasto tra i latinoamericani e ha una connotazione associata alle classi sociali basse, che identificava al turco come il cenciaiolo o il venditore ambulante. Di fatto, la xenofobia tra i latinoamericani ha più una connotazione sociale che etnica, ovvero, il razzismo istituzionalizzato per eredità spagnola, tante volte, dipende dei lavori svolti: se è un lavoro domestico, artigiano, manuale o si pratica il commercio informale e di sussistenza, si disprezza; mentre che, se usa i contatti corrottivi o vive dei redditi provenienti da oscure fonti e riesce a ostentarli, ha dignità e viene trattato con riguardo.

Dalle città come Betlemme, quando nel 1841, ritornò sotto il controllo dell'impero ottomano e molti abitanti sono stati costretti alla leva militare obbligatoria, a pagare tasse esose e senza trovare una vera opportunità occupazionale, molte famiglie decisero migrare. Della maggioranza dei palestinesi -che hanno venduto le loro terre e possedimenti per potere migrare alle nazioni americane, ancora prima del ritorno di Israele nel panorama della società delle nazioni- una quinta parte abita a El Salvador. Gli assestamenti più importanti sono radicati a San Salvador, San Miguel e Santa Ana. Soltanto Cile e Honduras hanno una colonia arabe maggiore.

Fonte autorevoli della comunità palestinese a El Salvador, sono arrivati ad affermare che essa è più numerosa che a Betlemme. Tuttavia, il comune di Betlemme di Galilea nella Cisgiordania sotto la giurisdizione dell’Autorità Nazionale Palestinese, oggi minacciata dagli assestamenti israeliani, d’accordo a Ghada Karmi, docente universitaria e scrittrice palestinese, a dicembre 2019, ha una popolazione di circa 220.000 abitanti. Ciononostante, dal luogo di nascita di Gesù Cristo, che forma parte di una città particolarmente sacra per la cristianità, sono partite le numerose famiglie, che ora sono parte dell’idiosincrasia salvadoregna, importante e integrata, che senza trovare cifre esatte, arriva attualmente a contare più di 120.000 persone.

La vita dei migranti non è facile. Il governo salvadoregno attraverso differenti leggi, istituzionalizza il razzismo e arriva a vietare l’entrata a cinesi e arabi. A partire de 1933 la legge del dittatore Massimiliano Hernández, proibisce l’entrata di africani e nuovi immigranti dell’Arabia, Palestina, Siria e Turchia; posteriormente arriva a discriminazioni maggiori, con la scusa di “proteggere l’interesse nazionale”, vieta l’apertura di commerci stabili ai nuovi abitanti. 

Il conflitto odierno tra Israele e il popolo palestinese si sviluppa pacificamente negli spazi pubblici di El Salvador. I due popoli riconoscono l’opportunità trovata nel continente americano e lottano affinché El Salvador sia una nazione prospera e pacifica, che non abbia xenofobia neanche latente, desiderano che sia azzerata la discriminazione sociale, manifestano affinché si rispettino i diritti umani e si tenda verso l’equità economica e l’uguaglianza sociale. Molti dei discendenti non parlano né conoscono la scrittura arabe, però, preservano aspetti importanti della loro cultura.

In modo quasi impercettibile la umanità e soprattutto i lavoratori onesti hanno molta iniziativa, soprattutto d’indole socialista, tollerante, benigna. Nel 1968 in un sobborgo della città di San Salvador, un gruppo di otto famiglie arabi-salvadoregne, si riunirono e costruirono una piscina e dei fabbricati che oggi conformano il club arabo-salvadoregno, in cui si svolgono numerosi eventi sociali e matrimoni della comunità ed è al servizio del popolo salvadoregno. Alla città capitale, San Salvador, a circa duecento metri ci sono due piazze parallele: Plaza Israel e Plaza Palestina. Nello stradario, nel Avenida Jerusalèn, c’è una piazza dedicata al leader palestinese Yasser Arafat.

Nello sviluppo geopolitico, le relazioni con i leader di destra che hanno governato El Salvador e lo Stato di Israele è forte e solida. D’altra parte, l’influenza della Palestina nella direzione sociopolitica ed economica salvadoregna è importante. Nel 2004, due discendenti di palestinesi si sono contesi il seggio presidenziale: dal partito di sinistra, sotto la bandiera del partito Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Schafik Hándal, fu sconfitto dal rappresentante della destra estrema Antonio Saca.  Antonio Saca è il primer presidente d’origine palestinese de El Salvador.

La bandiera salvadoregna, della Palestina e del Partito Comunista, ovvero, tre bandiere ornavano il feretro di Schafik Jorge Hándal, nel 2006.  Hándal, figlio immigrati di origine palestinese, è stato un leader rivoluzionario, in grado di negoziare gli Accordi di Pace del 1992, che segnarono la conclusione della guerra civile. Wikipedia riporta una frase interessante: «I popoli hanno il diritto di liberarsi dal neoliberismo, dal capitalismo, che sono forme di terrorismo e i popoli sanno che il socialismo è umanesimo!», visto che come politico importante ha lasciato un segno nella vita salvadoregna e internazionale.

I cognomi delle famiglie salvadoregne dispiegano l’abanico dell’alfabeto spagnolo. Si è arrivato ad affermare che “non c'è famiglia, nessun cognome di origine palestinese a El Salvador che non ha un legame diretto con consanguinei di Palestina”. Nomi di imprenditori dell’industria e del commercio, sportivi e ambientalisti, artisti e politici, e tutti i settori delle scienze sociali e naturali, hanno qualche salvadoregno con cognome palestinese. El Salvador e Palestina “sono più vicini di quanto pensi”, afferma la filiale di Al Jazeera, AJ+ Español, nel video su youtube: “Los palestinos de El Salvador”.

La famiglia Bukele ha origine in Betlemme e Gerusalemme. I Bukele arrivano a El Salvador con passaporto ottomano. Armando Bukele è stato uno dei principali imam e promosse la costruzione di alcune delle prime moschee in America Latina a San Salvador. I genitori di Nayib Bukele seguono la religione musulmana e cristiana e il nonno della moglie, Gabriela Rodríguez, era ebreo sefardita.

Nel crogiolo delle etnie e delle nazioni, anche le famiglie ebree hanno a cuore il destino della nazione centroamericana. Durante la seconda guerra mondiale il colonnello José Arturo Castellanos, dal suo ufficio come console in Ginevra, ha offerto asilo politico a centinaia di famiglie ebree fornendoli di documenti d’identità salvadoregna. 

Gli arabi - salvadoregni, o palestinesi salvadoregni, chiamati ignorantemente o dispettivamente turchi, parlano spagnolo e nella sfera privata, soltanto una piccolissima minoranza parla arabe. In questioni religiose, alcune statistiche dicono che i salvadoregni praticano prevalentemente la religione ortodossa e cattolica 50%, gli evangelici sono passati al 33%, molti affermano non aver preferenze religiose: 14%, il 2% dicono di partecipare in altre religioni e, sotto il 2%, una minoranza afferma d’essere mussulmana. In questione di fede e di coscienza El Salvador appare tollerante e promuove la libertà religiosa.

Le singole persone sono coloro che con il loro carisma, ideologia e visione della vita civile danno l’indirizzo politico e molti incidono determinatamente negli abitanti di una zona geografica e ne assumono la responsabilità collettiva. Le credenze religiose di Nayib Bukele sono state un argomento durante la campagna presidenziale a causa della diffusione di fotografie che lo mostravano a pregare in una moschea a Città del Messico. Bukele ha dichiarato d’essere credente in Gesù e non crede “nelle liturgie, nelle religioni”, consacrando un principio di tolleranza e laicità. Ha espresso la sua opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso, e ha proposto modifiche all’attuale legge sull’aborto, che sotto la pressione della chiesa cattolica è da anni tra le più restrittive e ingiuste nei confronti delle donne.

Nayib Armando Bukele Ortez, è uno degli esponenti di spicco della comunità d’origine palestinese e oggi sta a capo della Repubblica presidenziale di El Salvador. È un politico millennial molto popolare, e consolidato; ha circa 39 anni ed è un imprenditore. Arrivato alla carica nel primo girone, con il 53.51% dei voti, partecipando nel nuovissimo partito politico “Gran Alianza por la Unidad Nacional” (GANA) da lui promosso, senza una ideologia politica forte, però, il suo operato è riconosciuto e ha un altissimo indice di gradimento.

Un ideale socialista, progressista, comunista, terzomondista che cerca il benessere del popolo sta consacrato nel FMLN. La carriera politica di Bukele inizia nel FMLN, l’aggregazione guerrigliera che si è affermata come gruppo politico nella pacificazione della guerra civile. La guerra civile è stata un periodo storico eclatante per la società attuale visto che organizzazioni guerrigliere s’opponevano alla dittatura militare favorita dalle potenze predatrici, finì nel 1992.  Era iniziata intorno a dodici anni prima, quando il presidente non era ancora nato: la data di nascita è del 1981. Farabundo Martí Rodríguez, a questo punto è necessario affermare che è un personaggio salvadoregno rivoluzionario degno di uno studio a parte.

Sotto ideali progressisti, socialisti ed esempi storici, Bukele, dopo essere stato eletto sindaco di Nuevo Cuscatlán nel 2012 e, successivamente di San Salvador nel 2015, approfitta della visibilità e s’attiva per la creazione del Segretariato delle donne, il segretario della Cultura di San Salvador e la costruzione della Biblioteca municipale di San Salvador. Come sindaco de San Salvador ha stretto legami con Israele e ottenuto nel 2015, importanti riconoscimenti dalla Ambasciata Israeliana ed è stato invitato, nel 2018, a visitare la nazione asiatica.

All’assumere il governo de El Salvador, il 1° giugno 2019, Bukele non ha trovato una nazione in pace. Il reto di governare uno dei paesi più violenti e poveri del continente, la lotta con la violenza istituzionalizzata all’ombra di funzionari e politici interessati a oscuri affari e le carovane di persone in fuga dalla zona centroamericana sono state la costante del 2019 e sono una grande sfida. Tuttavia, Bukele ha attivato un piano strategico per pacificare gli animi della popolazione e per stabilizzare la società creando lavoro e opportunità. Ciò attira l’attenzione della comunità internazionale che s’attiva per fare uscire la nazione dell’anonimato.

Il trionfo politico di Nayib Bukele deriva della libertà di pensiero e di parola che si manifesta nelle reti sociali, affermando una notoria e veloce carriera politica, poggiandosi nel pluralismo ideologico, fondamentale in qualunque ordinamento democratico. Su questo, Bukele si è opposto al disegno di legge contro "l'uso di falsi profili nei social network, nei giornali e nelle riviste digitali senza persone responsabili”, e utilizza i social media per promuovere la sua attività presidenziale e rispondere ai suoi detrattori.

Il principio del buon andamento della pubblica amministrazione salvadoregna ha avuto un fallo il 9 febbraio 2020, quando si è verificata una crisi istituzionale dell’esecutivo con il legislativo. Bukele aveva bisogno dell’approvazione di una misura finanziaria che non poteva essere approvata prima, poiché non vi era alcun quorum. A questo punto ha fatto irruzione nell'Assemblea legislativa con truppe militari e ha tenuto la presidenza del parlamento. L'opposizione ha accusato il presidente di aver attuato un "colpo di stato" e all'esercito di intimidazioni.

Il Salvatore si trovava sotto, nel mirino delle bande criminali. Bukele è stato accusato d’avere usato la scusa della pandemia per cambiare le misure restrittive nelle carceri. Fatti che hanno attirato l’attenzione internazionale per possibili violazione ai diritti umani. Però, ha annunciato aver fatto in due mesi ciò che in 40 anni non avevano fatto, e si ha difeso affermando che è stata pagata una pubblicità negativa.

Con responsabilità politica, intorno al 21 maggio, Bukele ha chiarito affermando reiteratamente che El Salvador no è una dittatura. Questa è la trascrizione di una parte del suo discorso: “¿Dictadura por qué? ¿Por combatir la delincuencia?  ¿Y qué  seria para que no fuera dictadura? ¿Qué se mataran 80 personas como pasaba en los gobiernos de ellos? Porque ahí no había dictadura. Ahí mataban a 16 personas a machetazos y no había dictadura. Quemaban un bus, con gente adentro y el que trataba de salir lo mataban a balazos, pero ahí no abbia dictadura! Llevamos una semana con cuatro días sin homicidios!”, sono state le sue testuali parole. Parole che significano: “Dittatura perché? Per combattere il crimine? E cosa sarebbe per non essere una dittatura? Che si uccidessero 80 persone come è successo nei loro governi? Perché non c'era dittatura lì. Lì uccisero 16 persone con machete e non vi fu alcuna dittatura. Hanno bruciato un autobus, con persone all'interno e chiunque abbia cercato di uscire è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, ma non c'era dittatura! Siamo stati una settimana con quattro giorni senza omicidi!”. Aveva chiarito d’una volta per tutte che non si lasciava intimidare delle bande criminali, dagli oppositori o dei dirigenti passati che temevano perdere l’influenza oscurati da un giovane politico.

Sotto il principio della responsabilità penale individuale le drastiche misure adottate dal governo Bukele contro i membri delle bande incarcerate, gli hanno procurato critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Ricordando le parole del testo sacro: “Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!”. Pur volendo che a tutti i prigionieri siano garantiti i loro diritti, desideriamo prendere spunto del Diritto universale che nella Costituzione Italiana s’oppone a che le pene “abbiano trattamenti contrari al senso di umanità” e propone che esse “devono tendere alla rieducazione del condannato”, attraverso questo scritto, desideriamo dimostrare solidarietà con le persone che si trovano a scontare una giusta pena, con dignità. Però, si rammenta che a El Salvador ci sono gruppi altamente violenti, che quando sono ricordati dagli esiliati a causa loro, impongono un senso di panico. Si ha consultato direttamente alcune persone che “sono morte d’orrore” al ricordare, senza dubbio, gli eventi che i gruppi delinquenziali hanno propiziato.

Intorno a El Salvador, Honduras e Guatemala, c’è una parola per descrivere le aggregazioni criminali, i gruppi di disadattati, le folle di irrispettosi sbandati, le bande o gang conformate da bulli, la mafia criminale o le libere associazioni “per fini che sono vietate ai singoli dalla legge penale”: il termine è “Mara”.

Nel panorama occidentale del banditismo urbano, da El Salvador è uscita la più famosa tra le associazioni criminali: la “Mara Salvatrucha”, praticamente una organizzazione transnazionale. Come già avevano fatto acento, la parola mara indica una formica guerriera molto feroce, oppure, una folla, un gruppo. La parola Salvatrucha è composta da “Salva”, ovvero la nazione d’origine dei principali esponenti del gruppo: El Salvador; la “trucha” è una trotta, però nel loro gergo sarebbe il dritto, il furbo, il viscido. Quindi il nome Mara Salvatrucha indica l’organizzazione criminale salvadoregna, già siano gruppo di furbi, o giovani combattenti, o formiche dell’esercito, perché la istituzione castrense in qualche modo ha contagiato l’aggregazione.

Il problema delle guerriglie, nella guerra civile di El Salvador era ideologico e propendeva per elevare la qualità della vita del popolo comune, degli abitanti delle periferie e dai contadini. L’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador Óscar Romero, simbolicamente, è l’inizio della guerra che tra il 1979 e il 1992, ha visto l'esercito salvadoregno e le forze ribelli del FMLN confrontarsi. Folle di giovani e adulti hanno iniziato la traversata verso gli Stati Uniti e questo è il periodo sotto il quale le Maras si hanno consolidato con bambini e adolescenti orfani, che dovevano difendersi principalmente dai soprusi dell'esercito e la polizia mobilitati per combattere l’insurrezione e impaurire la popolazione contadina con gli squadroni della morte.

L’origine della Mara Salvatrucha, conosciuta all’estero come MS, MS-13 o semplicemente Mara, tra le molteplici cause, deriva del desiderio affettivo dei ragazzini rimasti in patria a sopportare un periodo di acuta crisi sociale e politica mentre i loro genitori migravano, principalmente al Nordamerica, negli anni 70 e 80. Una volta insediati gli adulti spedivano rimesse di danaro che garantivano ai loro figli e famigliari il vivere agiatamente, lontano delle zone di conflitto. Senza riconoscere l’autorità di chi aveva la loro tutela, i ragazzi presto divennero arroganti, svogliati negli studi e senza desiderio di impegnarsi nella ricerca di un lavoro, inoltre, le politiche sociali erano nulle. Il ricongiungimento famigliare arriva e gli adolescenti iniziano la traversata del Guatemala e del Messico, a volte affidati agli sconosciuti. Molti sono stati fermati alla frontiera e rimangono vittime della delinquenza che l’invoglia all’uso di armi, li usa nel trasporto e commercio delle attività dei narcos messicani. Inoltre, se un adolescente riesce a ricongiungersi con i loro genitori residenti negli Stati Uniti, deve confrontarsi con situazioni di non affettività, con una società che non li accetta e loro non comprendono. La Mara li aggrega, difende e consolida i loro pericolosi valori, senza morale e senza rimorso, nell’abuso d’alcol e droghe, con vistosi tatuaggi e con rituali violenti.

Nel mondo dei sobborghi e delle discoteche nelle aree urbane e suburbane della California e Los Angeles, i ragazzi disadattati, sempre più giovani, iniziano a identificarsi e a conformare i gruppi con migliaia d’affiliati. Il gruppo si converte la loro famiglia, il loro punto di riferimento dopo rituali d’iniziazione talvolta macabri, se non semplicemente violenti, visto che la filiazione non si ferma se non con la morte. Incapaci di procurarsi un lavoro s’iniziano nella rivendita di droghe e armi, s’occupano nel fare estorsioni, s’alimentano dei proventi delle rapine e sequestri, compiono omicidi su commissioni o vendette private. Le loro attività criminale ha rivalità nelle gang afroamericane, dell’Europa del est, nei messicani e la mara li difende, appoggia e protegge. Finalmente attirano l’attenzione delle autorità. Una volta arrestati e pagata la pena sono rimpatriati.

La deportazione dei criminali dagli Stati Uniti ha contaminato i loro paesi d’origine e ha fatto che i “mareros” guardassero i paesi europei come nuove frontiere. Per le sue ramificazioni, la Mara Salvatrucha arriva all’Europa dove si sono fatte conoscere per i numerosi delitti prodotto delle spietate vendette e crudeli punizioni. In Spagna è presente nelle città più importanti. Nel Nord de Italia, a Milano nel 2015 hanno aggredito brutalmente a un capo treno e a Roma, settimane prima della dichiarazione di pandemia, negli ambienti delle discoteche si sono verificati delle spregiudicate intimidazioni a giovani, che fortunatamente non hanno avuto conseguenze. Tra i cittadini d’origine salvadoregna e chi le conosce, le parole mara salvatrucha imprimono un senso di panico e paralisi, al ricordare l’orrore del quale sono capaci. Il problema è stato favorito anche dai governi centroamericani implicati.

Sotto il governo Bukele, l’ultima settimana d’aprile 2020, sono i membri delle forze istituzionali, la polizia civile nazionale (PNC), i principali indiziati nelle accuse di aver pestato un giovane e propiziato circa 23 omicidi. Bukele ha agito implementando misure draconiane criticate dalle opposizioni, che al governo, mai avevano agito nell’interesse degli adolescenti e dei giovani fornendoli alternative e mai, s’erano attivati affinché i prigionieri, dall’ombra delle carceri, non continuassero le attività criminali.

La fiducia nel governo Bukele non è venuta a mancare e con la pandemia si ha rinvigorita e la migrazione salvadoregna dispersa nella comunità internazionale, sente una relazione stretta con quello che succede nel loro paese d’origine. Vorrebbero che il governo riuscissi a dare certezze ai nuovi giovani. Gli immigrati sono sicuri che in patria il presidente con il proprio esempio di leadership, permetta agli adolescenti l’interazione con ideali o filosofie e modi di fare che cercano il bene comune e il raggiungimento di traguardi superiori. Las Maras come bande del brigantaggio storico, potrebbero svolgere attività di gruppo positive, come quelle che molti anziani residenti all’estero ricordano. Di fatto, nel caso di bande giovanili benigne si possono realizzare numerose attività che vanno oltre le feste di gruppo, con un indirizzo ricreativo positivo e culturali comuni.  Soprattutto, possono sviluppare attività di formazione alla partecipazione alla vita civile, economica e politica per la crescita culturale e il beneficio di tutti.

Pur essendo piccola tra le nazioni, il Salvador, ha molto che offrire alla comunità internazionale. 

Nel 1930, tra altre curiosità, a El Salvador, quando ancora il diritto al voto alle donne non era riconosciuto nella legislazione della maggioranza dei paesi civili, Prudencia Ayala fu la prima donna candidata alla presidenza della Repubblica e di una nazione nella zona di Ispanoamerica. 

Nel 1977 il salvadoregno Andre Guttfreund ha ottenuto il Premio Oscar ed è il primo centroamericano in vincere il riconoscimento dell’industria della settima arte. 

El Salvador nel 2001, ha lasciato la moneta el Colòn e lo ha sostituita per il dollaro degli Stati Uniti.

L’industria salvadoregna è in pieno sviluppo. Esporta caffè, specialmente il Bourbon e altri caffè gourmet. Ha un PIL superiore ai vicini Belice, Honduras e Nicaragua.

Grazie a Bukele El Salvador è una nazione che sta uscendo dell’anonimato. Bukele si ha schierato contro Nicolàs Maduro, il presidente eletto popolarmente dal popolo venezuelano, espellendo i diplomatici; però, potrebbe cambiare l’indirizzo viste le ultime rivelazioni dell'ex consigliere per la sicurezza, John Bolton e di Donald Trump presidente degli Stati Uniti, riguardo al Venezuela. Nell’aver adottato un discorso di avvicinamento al governo degli Stati Uniti, s’intravede l’ombra della politica di pressione dei poteri apolidi. Tuttavia, Bukele manifesta una certa indipendenza di azione e di pensiero a beneficio del proprio popolo. Mike Pompeo, il segretario di Stato degli Stati Uniti, ribadendo le buone relazioni con il governo del presidente Bukele, il 26 di giugno ha annunciato una donazione di 58,2 milioni di dollari, per contribuire alla lotta contro la pandemia.

El Salvador era una delle 18 nazioni che fino al 2018 riconosceva a Taiwan, però, ancora sotto il governo di Salvador Sánchez Cerén, si spiana la strada per l’avvicinamento con Cina. A dicembre 2019, Nayib Bukele ha visitato la Cina. Si è schierato a favore del governo della Cina unificata sotto la bandiera di Xi Jinping. E ha ottenuto “una gigantesca cooperazione non rimborsabile” per la costruzione di centri sportivi e culturali, infrastrutture di trattamento delle acque e per promuovere il turismo, mediante l’implementazione di una via della Seta salvadoregna. Il progresso delle nazioni dovrebbe essere l’obiettivo delle grandi potenze e Cina potrebbe usare l’amicizia con fini geostrategici come già hanno fatto le potenze europea e nordamericana. Tuttavia, la Cina ha a cuore lo sviluppo delle nazioni in forma pacifica e Bukele sembra aver sviluppato una sorta d’ago della bilancia dell’equilibrio geopolitico, utile al popolo salvadoregno.

Nelle nazioni del Centro e del Sudamerica, a giugno 2020, praticamente si è levato una voce unanime che loda la direzione del presidente Bukele, per il successo di essere riuscito a costruire e attrezzare il più grande ospedale in America Latina in soli 100 giorni, e lo citano come esempio sia la stampa, radio e televisione tradizionali, sia i cittadini latinoamericani attraverso i mezzi social alternativi.

Il 22 di giugno, attraverso twitter  Andreu Bassols, ambasciatore dell’Unione Europea a San Salvador, ha felicitato al governo salvadoregno “per il gran lavoro nel nuovo Hospital El Salvador”.

Il presidente Nayib Bukele, senza dubbio, ha il sostegno della comunità internazionale ed sta lavorando efficacemente affinché El Salvador trovi uno spazio di promozione e fortezza sia nella regione, sia nel panorama internazionale, affinché i salvadoregni possano godere della pacificazione del paese e di una nazione prospera, con ottima qualità di vita.

 

FONTI: 

Wikipedia, twitter, Facebook,  Sacra Bibbia Ebrei 13: 3, Costituzione  Italiana.

labritany.com:- Carlos Andrade: Unión Europea aplaude el Hospital El Salvador que se construyó en 100 días para salvar vidas de salvadoreños; - Costa Rica aplaude gestión de Bukele y enaltece su nuevo logro cómo «El súper Hospital que El Salvador construyó en 100 días».-  Samanta González:  Gobierno de EE.UU otorga donativo de $58.2 millones a El Salvador para contribuir en lucha contra la pandemia. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Ana Gabriela Rojas. Las palabras más hermosas que el maya le regaló al español (y cuáles se usan cotidianamente en México y América Latina). https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-47984755. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Francesca Piana. Yucatán, continuità Maya. https://mondointasca.it/2005/02/22/yucatan-continuita-maya/. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Agencia AFP y elcomercio.com. Nayib Bukele inaugura en El Salvador primera fase del ‘mejor hospital de Latinoamérica’ exclusivo para covid-19. https://www.elcomercio.com/actualidad/bukele-hospital-uci-covid-salvador.html. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

InfoViral. https://www.youtube.com/watch?v=C_IaoPOXxPY. Ultima consulta 27 giugno 2020

Azucena Henríquez. CCR confirma que ISSS prestó fondos para construcción de hospital de El Salvador. https://diario.elmundo.sv/ccr-confirma-que-isss-presto-fondos-para-construccion-de-hospital-de-el-salvador/. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Al Jazeera, AJ+ Español, video su youtube: “Los palestinos de El Salvador”.  https://www.youtube.com/watch?v=NUrYmYSnW1k. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Ghada Karmi. La Betlemme dell’immaginario cristiano occidentale contrasta fortemente con la realtà dell’occupazione. https://www.invictapalestina.org/archives/37510. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Martha Alvarez. “La mano invisibile dei prestiti non aiuta la salute”. L'Ideologia Socialista - La mano invisibile dei prestiti non aiuta la salute.

Martha Alvarez. A sud del fiume Bravo nei tempi del Covid-19 & Un mondo sovvertito. L'Ideologia Socialista - A sud del fiume Bravo nei tempi del Covid-19 & Un mondo sovvertito

Alfonso Lòpez Orrante. “Me llaman dictador por combatir la delincuencia”: Nayib Bukele. https://cobertura360.mx/2020/05/21/el-extranjero/me-llaman-dictador-por-combatir-la-delincuencia-nayib-bukele/. Ultima consultazione 27 giugno 2020.

Ángel Bermúdez. Bukele visita China: el histórico acercamiento de El Salvador a Pekín y la "gigantesca cooperación" que recibe a cambio. https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-50666592. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Urckari. Video in Youtube. 30 Curiosidades que Quizás no Sabías sobre El Salvador. https://www.youtube.com/watch?v=mklHdSMjdMg. Ultima consultazione 26 giugno 2020.

Ultima modifica ilDomenica, 28 Giugno 2020 15:56
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