Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

È un onore stare con Obrador dietro il muro di Trump

di Martha Alvarez 

Davanti alla figura di bronzo commemorativa di Benito Juárez, considerato da molti il fondatore del Messico moderno, a Washington negli Stati Uniti, l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador ha deposto un omaggio floreale e cantato l’inno nazionale messicano.

La figura bronzea del principale eroe del Messico e primo nativo americano nella storia del continente che arriva alla più alta carica di una nazione dopo l’indipendenza della Spagna, è stata osservata per alcuni momenti, mentre una folla festosa, accorsa da città e stati nordamericani differenti, osservando la sana distanza, osannava il presidente López Obrador, urlando sei parole: “Es un honor estar con Obrador”, ovvero, “è un onore stare con Obrador”, era lo slogan più sentito l’8 luglio 2020 nella capitale degli Stati Uniti.  

Il pensiero politico di Benito Juárez, nel secolo XIX, trascende le frontiere e i tempi. I suoi ideali di non discriminazione e di uguaglianza, le sue riforme progressiste, i lacci che ha stretto con la comunità internazionale e la certezza di non tollerare l’ingerenza di altre nazioni negli affari interni sono uno dei migliori legati al popolo messicano e l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, lo considera come il miglior leader nella istoria del paese.

Benito Pablo Juárez García, figlio di contadini di etnia Zapoteca della costa Pacifica del Sud messicano, nato nel 1806, studia giurisprudenza, si esercita come avvocato, lavora come giudice della corte civile, diventa segretario generale del governatore dello Stato di Oaxaca, ed è eletto deputato al Congresso e governatore di Oaxaca. Politicamente milita nel Partito Liberale, che riesce a rovesciare il governo del dittatore Antonio López de Santa Anna. Si è esiliato negli Stati Uniti, quando Santa Anna ritorna al potere. 

Il soggiorno negli Stati Uniti è stato il periodo nel quale Benito Juárez sperimentò gli ideali del modello politico, che lo renderà come presidente del Messico, il protagonista di una serie di riforme tese a modernizzare e sviluppare la nazione e favorire i ceti umili. Il dittatore aveva svuotato le casse e Juárez incapace di pagare il debito estero, ante le minacce delle potenze, s’accorda con Inghilterra e Spagna. Ciononostante, il governo francese, aveva fortificato lo spirito colonialista e un'assemblea di notabili messicani, traditori alla patria, proclamano: il ‘Secondo imperio messicano’ con Massimiliano I d’Asburgo. Juárez, ancora con l’ausilio del governo degli Stati Uniti, guida il proprio popolo e combatté vittoriosamente con le armi. Per dare un esempio e per evitare altre interferenze degli europei negli affari del Messico, inflessibilmente, fa fucilare al francese.

Lavorando per abbattere i fattori de distinzione e discriminazione, ritaglio del sistema feudale europeo trapiantato in America, come 26° presidente del Messico, e in due periodi differenti tra il 1861 e 1872, Juárez lottò per l'uguaglianza sostanziale e formale tra i cittadini, degli indigeni in particolare e realizzò riforme favorevoli nel compito di ridurre la povertà. Il suo programma di riforme liberali, favorì l'istruzione pubblica implementando l’Università dell’Hidalgo, che ora ha tre Università Benito Juárez. Di idee anticlericali, introduce la libertà di culto, il matrimonio civile e combatté i privilegi del clero, delle caste nobiliari e dell’esercito. Decretò una serie di leggi liberali, come la legge sulla libertà di stampa.

Il lavoro a favore dell’abbattimento delle barriere socioeconomiche, culturali e religiose è una formidabile leva per entrare nella storia. Il lavoro è enorme per offrire ai nativi americani la dignità sociale che meritavano come abitanti originari e che le armi degli invasori avevano innalzato come uno ostacolo. Il razzismo, la discriminazione e la mancanza di una parità sociale piena è ancora un ritaglio della colonizzazione difficile da estirpare. Però, ancora oggi, il nome di questo piccolo uomo, alto meno di metro e mezzo, è legato alla posterità nei libri di storia, il suo lavoro tramandato oralmente nei cuori dei messicani e si vede nelle numerose infrastrutture materiali come la Città Juárez alla frontiera con gli Stati Uniti, all’aeroporto internazionale più importane di Città del Messico, a Università, a partiti politici argentini, a strade e ponti internazionali; e non possiamo dimenticare che lungo la geografia globale, a molti neonati è stato attribuito il nome di Benito come dimostrazione di grande stima a Juárez.

Le orme del pensiero politico di Juárez sono senza dubbio onorate dal procedere di Andrés Manuel López Obrador, conosciuto affettuosamente con l’acronimo AMLO. Lo ha ricordato ed esaltato come un esempio di cittadini che lavorano per il bene comune, “un esempio” per i pubblici ufficiali o per incaricati di pubblico ufficio. Inoltre, Amlo considera Benito Juárez uno dei migliori presidenti della storia del paese, anche per aver sviluppato ottime relazioni con Abramo Lincoln e altri presidenti degli Stati Uniti.

Grazie alle “benedette reti” sociali López Obrador, nel 2018 con il 53,19% dei voti è stato eletto il 58° Presidente messicano. Entra in carica il 1º dicembre, con un discorso in cui critica il modello neoliberista messicano. Nell’atto di inaugurazione del governo le autorità native, rappresentanti di 68 gruppi indigeni, gli consegnarono simbolicamente il cosiddetto “testimone”. È stato un atto senza precedenti.

Gli scenari che avevano tracciato alcuni settori della società che ha governato, maneggia i mezzi di comunicazione e ha il potere economico non erano positivi, né avevano i vivaci colori che accompagnano la dinamica vita sociale messicana. Tuttavia, alla cerimonia hanno partecipato numerosi capi di Stato e di governo. Nella delegazione degli Stati Uniti era presente il vicepresidente Mike Pence e Ivanka Trump.  

Che la figlia del presidente abbia influito nella visione geopolitica del padre a capo della nazione più potente dell’attualità è un dato di fatto. Donald Trump, che aveva apostrofato in maniera indegna e discriminate i messicani, ha cambiato la sua agguerrita politica estera nei confronti del governo di Amlo e del Messico. Per onorare la visita di affari di Stato, all’arrivo di Amlo, Ivanka Trump ha voluto ricordare e reiterare l’amicizia degli Stati Uniti con Messico stabilita nel 2018, postando una foto di questa cerimonia e commentando su Twitter: “Our nations are bound together by common values, shared love of freedom & deep devotion to faith & family. This visit will further deepen our strong friendship”; ovvero: “Le nostre nazioni sono unite da valori comuni, amore condiviso per la libertà e profonda devozione alla fede e alla famiglia. Questa visita approfondirà ulteriormente la nostra fonte di amicizia”, fa parte del messaggio.

Però la guida di López Obrador alla serie di fruttuosi negoziati condotti dal Segretario agli Esteri Marcelo Ebrard, sono il fattore più decisivo per il miglioramento delle relazioni tra due paesi confinanti, di differente lingua, differente grado di sviluppo industriale e con altri fattori disuguaglianti. Le politiche implementate dal governo di Amlo, hanno fornito una luce di speranza di trovare una miglior qualità di vita e fermare l’immigrazione dal Messico verso i paesi del Nord. Di fatto l’immigrazione stava rallentando ancor prima della chiusura delle frontiere a causa della pandemia.

Trump ha cambiato parere riguardo al presidente messicano vedendo come s’attivava per combattere la corruzione, come lavora per generare uno stato sociale con minori disuguaglianze, s’incammina, davvero, verso la pacificazione del paese combattendo sul suolo messicano le mafie della tratta di persone, armi e sostanze illecite e, perché Amlo è un personaggio che lo sta aiutando nella costruzione del muro. 

La conclusione della costruzione del muro, iniziata dai presidenti statunitensi prima dell’era Trump, è considerata importante per il governo degli Stati Uniti. Trump nel 2016, durante la campagna elettorale aveva descritto il Messico come un nemico degli Stati Uniti dal quale fuggire e aveva legato il ripristino della grandezza nordamericana, non alla giustizia sociale che ricerca l’uguaglianza socioeconomica, sino all’innalzamento del muro reale e tangibile lungo la frontiera comune. Trump minacciava di incrementare i dazi e imporre la costruzione del muro con risorse economiche messicane. La sede del governo degli Stati Uniti Messicani, a Città del Messico, nelle parole di Trump ha trovato una occasione per dimostrare il proprio valore e si ha adoperato per collaborare immaterialmente con la politica migratoria trumpiana, organizzando un muro di risorse umane e tecnologiche. 

Il muro intangibile voluto dal governo messicano, servirebbe a bloccare i flussi di viandanti: profughi dell’ingiustizia socioeconomica che impera nel Paese vicino del Guatemala, e arriva fino alla Patagonia, passando per regioni sotto le dittature e la violenza. Il Messico fa parte dei paesi con un reddito medio-alto e ciò ha attirato una migrazione dei paesi latinoamericani: Argentina, Guatemala, Colombia e Perù, oltre a molti esuli cubani.

Usare la Guardia nazionale, un nuovo corpo pensato per garantire la sicurezza della popolazione e per bloccare l’ingresso ai viandanti in aggiunta alla polizia e le forze militari già esistenti, ha dato risultati positivi.

Di fatto, il muro immateriale creato da Amlo è composto da quinta tecnologia, satelliti di osservazione, aeri, elicotteri, droni di sorveglianza e il presidio militare e di guardie di frontiera. Detto muro, servirebbe anche, per fermare eventuali incursioni terroristiche dei cartelli della droga centroamericani e sudamericani, e ha recentemente colpito un velivolo che dal Sudamerica portava droga.

La recinzione per contenere l'entrata di profughi che tentano di raggiungere gli Stati Uniti e il Canada attraversando il Messico, un’altra accanto al muro innalzato al nord è anche essa immateriale. Visto che il governo ha accettato che i viandanti richiedenti asilo, possano risiedere temporaneamente sul suolo messicano ad attendere le udienze relative ai loro casi. La politica di Amlo dice: “restate in Messico”.

La maggior parte delle persone che lasciano il paese lo fanno per mancanza di opportunità, sono preparate e istruite e vanno a fare lavori non qualificati che la gente del posto non vuole fare. La maggiore pericolosità e presenza di effetti negativi della pandemia negli Stati Uniti, ha contribuito ad abbassare il “temuto” numero dei migranti al confine. "Il ritorno dei viandanti", “A sud del fiume Bravo nei tempi del Covid-19 & Un mondo sovvertito”, i cui collegamenti sono riportati di seguito nelle fonti, e altri articoli dell’autrice sono stati pubblicati sulla nostra rivista e descrivono meglio la situazione. 

I messicani residenti sul suolo statunitense, al nord del muro, sono più della metà della popolazione americana di etnia ispanica, che conta oltre 60 milioni di persone. Ovvero, oltre 30 milioni di cittadini di discendenza messicana, contribuisco con il loro lavoro e conoscenza alla crescita degli Stati Uniti e con le loro rimesse al PIL messicano in modo significativo, dopo le esportazioni di prodotti minerari, manufatti artigianali, prodotti d’elettronica, dell’industria automobilistica e agroalimentare.

Per l’occasione della visita agli Stati Uniti, Amlo aveva annunciato che nella agenda in preparazione non era previsto una riunione con gli espatriati, né con leader politici nordamericani oltre Trump e Justin Trudeau, l’altro firmatario del “nuovo” trattato di cooperazione. Effettivamente non si è riunito con i suoi connazionali espatriati e anche questo contribuisce a che le relazioni siano serene.

Finora i milioni di discendenti e messicani nazionalizzati non hanno esercitato una leva politica che svegliasse le preoccupazioni degli amministratori degli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono diverse organizzazioni di migranti e il Congressional Hispanic Caucus è l’organo che riunisce 38 parlamentari democratici di ascendenza ispanica e portoghese più in vista nel periodo della visita di Amlo.

 L’assimilazione armoniosa degli ispanici è dovuta al bisogno urgente di trovare lavoro, risorse e divise da spedire al proprio paese d’origine per aiutare le famiglie. Comunque, la popolazione del Messico, che come Paese “latino” e ispanofono più grande nel America del nord, nella campagna politica e i primi messi di governo Trump, era stata individuata come una priorità politica da contrastare. Trump, con il sesso del tempo ha fatto un giro di 180 gradi.

A Washington sanno che i cittadini messicani e statunitensi dopo anni di lavoro ritornano al loro paese o migrano per “godere della pensione”, soprattutto nella regione della Bassa California dove il clima è più mite, trovando un sistema sanitario, un volto nuovo della qualità della vita più rilassato e un cambio economico- monetario che li favorisce. Il Messico è lo Stato che ospita il maggior numero di statunitensi che vivono al di fuori dei muri dello stato nordamericano. Ciò e dovuto agli accordi di libero commercio hanno favorito le relazioni dal 1994. 

Gli accordi di libero commercio hanno aspetti positivi e negativi. Gli annunci de López Obrador di volere visitare siano gli Stati Uniti e la Cina corrispondono ai bisogni di riconoscere la capacità dei lavoratori messicani, presentando il Messico come un luogo ottimale dove investire, per promuovere l’industria del turismo, mantenere i legami commerciali già esistenti, allontanare qualsiasi possibilità di dazi sulle esportazioni.

López Obrador porta con onore le camicette proprie della cultura messicana nel suo viaggio all’estero. Con The Donald si sono scambiati mazze di baseball con disegni colorati propri della cultura nativa e con la firma di Trump. Marcelo Ebrard, il cancelliere, ha twittato “Interscambio di mazze alla Casa Bianca, il baseball è uno spazio comune”. Di fatto, è necessario valorizzare l’apporto dei nativi americani, appartenenti a varie nazioni indigene messicane rappresentano il 20%.

La popolazione messicana arriva ai 130 milioni di abitanti, il 60% della popolazione è costituita da meticci, figli degli invasori prevalentemente uomini spagnoli e di madre indigena. Il 16% è di origine europea.

La leggera recessione dell’economia globale del 2019, ha colpito quella messicana di libero mercato. Alcuni investitori s’erano spaventati dalle conclamate paure mediatiche che accompagnano a un governante progressista quando vince le elezioni spodestato la “dittatura” della destra. La situazione economica del paese è in crescita, anche sé la disparità del reddito è alta, e perciò, Amlo non ha chiuso la economia, facendo leva nella responsabilità personale e fortificando il sistema sanitario pubblico. La forte crescita che accompagna l’attività socioeconomica e geopolitica del Messico, le permette partecipare di diritto a numerosi fori internazionali come il G20. 

López Obrador non ha accettato gli inviti esterni a partecipare alle riunioni del G-20 del 2019, o altri negoziati internazionali al di fuori del proprio paese pero ha partecipato attivamente nella riunione virtuale del 2020, dove in pieno sviluppo della pandemia, propuso una azione politica più umana, meno egoista e più globale.  Amlo ha proposto una estrategia che non obblighi alla chiusura delle frontiere con politiche di dazi unilaterali, che le potenzi non usino le risorse energetiche per danneggiare i popoli o favoriscano i monopoli e le speculazioni finanziarie, s’adoperino per evitare la corsa all’accaparramento delle risorse necessarie per contenere il Covid-19 e favorire gli scambi di know how a favore la salute dei popoli.