Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

S.O.S Colombia e l'eco del caso Paciolla

di Martha Alvarez 

L’eco del caso Paciolla svela la reale condizione dei diritti umani e la dottrina dell’uso della forza 

Lo striscione domanda: Chi ha dato l'ordine di massacrare i giovani a Bogotà? Lo striscione afferma: “Più  di 10 morti” e “più di 180 feriti”. Però, questo del 21 settembre, non è l’unico striscione sollevato da un gruppo di protesta durante l’ultime settimane. È dall’ultimo trimestre del 2019, che si sta verificando una sorta di Primavera Latinoamericana, dove i cittadini colombiani sono usciti a protestare contro la mancanza di riforme del sistema sanitario, educativo e di sicurezza sociale; chiedendo opportunità di sviluppo personale e il compimento delle promesse elettorali, portando a termini nell’azione l’Accordo di Pace e le riforme contro la Corruzione. Da decenni la popolazione, in particolare studenti e lavoratori si domandano: “Chi si prende cura di noi da chi dovrebbe prendersi cura di noi?

Le forze di polizia e le forze militari hanno, generalmente, funzioni specifiche per assicurare una coabitazione pacifica tra le popolazioni. È un lavoro strategico e vengono remunerati adeguatamente. Le forze colombiane devono proteggere la nazione, mantenere e garantire le condizioni necessarie per la libertà pubblica e i diritti, rispettare la legge per mandato costituzionale; ovvero, le forze dovrebbero essere amiche della popolazione. Però da molto tempo, in pochi casi eclatanti, sono stati strumenti della “guerra interna”, per colpire la popolazione, generare caos e presentarsi come salvatrici. Grazie al ventaglio della “Pace di Santos” e alla voce delle “benedette reti sociali”, si sta costruendo un nuovo protagonismo popolare che rivendica i diritti e la pace, vuole fermare il modello neoliberale di governo che aiuta al sistema finanziario, alla banca e a alcune imprese private mal gestite da molto tempo, sull’orlo del fallimento, magari residenti all’estero, e sotto l’ombra del nepotismo. Il popolo sovrano protesta contro il sistema narco-capitalista ed estrattivista che inquina anche i processi biologici. E nelle manifestazioni si vuole denunciare, anche, i crimini di Stato.

L’ultimo caso denunciato è la morte di Juliana Giraldo, il 24 settembre 2020, dovuta alle raffiche dei fucili dei soldati. Anche sé il presidente Iván Duque, ha condannato i fatti, l’agire dei militari e poliziotte di grilletto facile, per le diversi vicende, appaiono come un’unico schema da condannare. Ecco perché la società sta protestando. La Polizia Nazionale della Colombia (in spagnolo: Policía Nacional de Colombia), d’accordo le linee guide tracciate del gruppo d’indagine giornalistica La Pulla, in circa tre anni, ha colpito a morte circa 650 persone. Molti di più sono i feriti dovuti all’uso indiscriminato delle armi di fuoco in dotazione, manganellate, pestaggi e punizioni corporali. Senza contare le minacce, le ritorsioni, estorsioni e piccoli- grandi crimini contra la proprietà. Sulle forze si cerne anche l’ombra di sparizioni forzate, falsi positivi, e vere e  proprie esecuzioni extragiudiziali. Questi fatti e sospetti dovrebbero mettere in guardia la comunità internazionale, sopratutto perché, per esempio, il caso del Italiano Mario Paciolla è ancora aperto, come altri casi di cittadini europei.

Il crescente impegno degli Stati nella promozione e tutela dei diritti umani e il triunfo dello Stato di Diritto, sono le più eclatanti vittorie dei lavoratori nella società delle nazioni. Gli operatori del mondo accademico, dell’opinione, dell’amministrazione pubblica e le singole persone sono coloro che determinano l’indirizzo della comunità, sia nel villaggio sperduto nelle montagne dell’Ande o nel cyberspazio. Tutti siamo chiamati a partecipare nel dare riposte a numerose richieste d’aiuto che il popolo colombiano sta emettendo. La morte del cooperante italiano Mario Paciolla e il genocidio dei cittadini colombiani sono un crimine contro la vita, per le quali si chiede fermamente Verità e Giustizia e che il governo del presidente Duque s’attive per offrire piena tutela alla vita e il rispetto dei diritti umani.

La tutela della vita dei lavoratori, a qualunque livello dell’organizzazione sociale si trovino, deve essere prioritaria nella società globale. Carmine Mario Paciolla, membro della Missione in Colombia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), trovato morto in casa il 15 luglio scorso, in circostanze non chiare, hanno allertato la comunità italiana dei lavoratori. Dopo alcune settimane, la morte dell’avvocato e tassista Javier Ordóñez a mano dei poliziotti, ha innescato numerose mobilitazioni di protesta che ha lasciato più quattordici morti e feriti per culpa degli uniformati, che  ricordano al mondo i numerosi abusi che macchiano l’uniforme dei poliziotti e dei militari. 

L’attualità della nostra realtà, in costante trasformazione, ci ricorda la fragilità e quanto la società delle nazioni può fare per impedire che la storia d’ingiustizia, violenza e morte venga ripetuta, senza che gli autori materiali e intellettuali vengano individuati e puniti. Le vicende colombiane hanno un’ecco globale più incisivo e decisivo, che obbliga a partecipare alla richiesta di aiuto per tutelare la preziosa vita degli individui, fermare i crimini contro la salute delle persone e della nostra ecosfera, e per garantire la pace e la sicurezza globali. Ogni persona naturale e giuridica è chiamata in causa. Sopratutto i lavoratori delle istituzioni. 

Le reti sociali stanno aiutando a fare chiarezza, affinché fatti dove le strutture di potere, che si sono macchiate per diversi decenni di violenza e impunità, sopratutto nelle nazioni sudamericane, possano essere chiamate a rispondere alla giustizia. La dottrina militare che con la scusa nel “nemico interno”, ha usato la divisa e gli strumenti necessari per controllare il crimine per colpire cittadini inermi come poeti, artisti, documentaristi, contadini e la popolazione originaria; per non parlare della morte e minacce ai lavoratori delle organizzazioni internazionali attivi a favore del rispetto e riconoscimento dei diritti umani. Da decenni gli organi di sicurezza civile e militare ricostruiscono scene gravi d’omicidio e le derubricano come delitti d’onore, gelosie, problematiche private, o “suicidi per impiccagione”, come sembra sia stato trattato inizialmente il caso di Paciolla, il giovane italiano. Nel caso di Ordóñez e Juliana Giraldo è il popolo sovrano, che nelle proteste e a rischio della propria vita, sta chiedendo giustizia, perché non si può stordire con la pistola taser a un avvocato, portarlo alla stazione di polizia indifeso e malmenato e farlo uscire cadavere, forse per un richiamo al rispetto del distanziamento sociale. D’altra parte non si può morire colpiti da un proiettile militare sulla nel propio auto. Questi sono esempi per farci riflettere e per chiedere che la loro morte non reste impunita.

Mario Paciolla, di 33 anni, è stato trovato cadavere, per presunta impiccagione, nella sua casa a San Vicente del Caguàn lo scorso 15 luglio. La prima autopsia sviluppata, appare con linee d’ombra, per l’apparente mancanza di professionalità in scienza e diritto. Il rimpatriato della salma avviene il 24 in pessime, indigne condizioni. Svoltasi la seconda autopsia, in Italia, i medici hanno riscontrato omissioni e dichiarazioni non veritiere, come scrive Il Fatto Quotidiano: “la ferita riscontrata sul collo della vittima non sarebbe compatibile con l’impiccagione e non avrebbe potuto procurare il decesso”. Di fatto, evocando altri casi che toccano a cittadini italiani come il caso Regeni, quasi subito, a cavallo dei mesi di luglio e agosto, 30 parlamentari hanno chiesto al Ministro degli Affari Esteri, Di Maio di respingere verità che hanno linee d’ombra. Il S.O.S  è necesario per rendere trasparenza nelle informazioni e avere un quadro più chiaro e agire di conseguenza. Si dovrebbe chiedere che il governo investa nella professionalizzazione degli organi al servizio della Pace e la giustizia. La comunità internazionale deve prendere atto.

In Colombia operano diverse istituzioni internazionali e si dovrebbe comprendere, che tante volte, le operazioni di violenza innescata da uniformati spalleggiati da individui vestiti di civile, infiltrati, che ora grazie alle reti sociali si conosce che sono collegati alle forze, oppure, se non lo sono, si devono individuare e punire giudizialmente, affinché i fatti criminali non appaiano funzionali alla clase feudale che governa e para nascondere alcuni crimini. Lo Stato colombiano è stato più volte condannato dalle Corti internazionali per  violazione di diritti, genocidio e altri crimini di lesa umanità, mentre il presidente sta sotto una nube di sospetti che collegano l’attività governativa, attraverso alti funzionari, al narcotraffico, la corruzione, ruberie, mistificazioni, e sopra il governo alleggia l’ombra dell’illegittimità. Inoltre, ci sono numerosi interessi economici e commerciali, e la tensione sociale rispecchia il clima di dissenso che il governo ha, visto che il padre politico del presidente Duque è protagonista del fatto eclatante e più risonante: per la prima volta un expresidente, il signor feudale più in vista, si trova preventivamente agli arresti domiciliari per un affare legato a corruzione di testimoni. Forze apolidi, finora, hanno assicurato l’impunità al personaggio di spicco che da poco renuncia alla carica che ricopriva come senatore. Il personaggio che è stato accusato e indagato per più di duecento cinquanta crimini trasversali diversi: corruzione, omicidi, massacri, lessa umanità, senza che si opere giustizia. Le ombre che nascondono i crimini si devono annullare, con l’aiuto della comunità internazionale che risponda agli S.O.S., con la giustizia o polarizzazione a favore del diritto e la verità.

Alvaro Uribe Velez si è consolidato come il principale oppositore al Proceso di Pace per diversi anni. Il negoziato, concluso e  siglato nel 2016, tra il governo del Premio Nobel per la Pace Juan Manuel Santos e la guerriglia più longeva della società globale: le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). In questo ambito Mario Paciolla collaborava in un progetto di pacificazione interna tra governo ed ex guerriglieri delle Farc; tendente anche, alla riqualificazione di aree utilizzate dal narcotraffico. Allora, sorge una domanda ed è: Sarà che il governo necesita mandare un segnale all’organizzazioni internazionali e dividere il paese, che con il processo di Pace si era ritrovato a respirare nella speranza di avere lo sviluppo sognato e necessario? Sia quale sia la risposa, comunque, bisogna notare che no a caso il partito al governo, il presidente e il Ministro di Difesa hanno stigmatizzato le proteste e l’esercizio sistematico dell’uso della intimidazione e la repressione delle forze è ritornato, usando le forze di polizia armate letalmente. L’omicidio di Dilan Cruz nel novembre 2019 è un altro esempio, di come il governo sta gestendo il diritto alla protesta e il processo di pace.

Il processo di Pace tra governo e le Farc sembrava attendere alle speranze di migliorare la qualità della vita per i milioni di poveri che soffrono la mancanza d’opportunità negata per molto tempo con la scusa della guerra interna. La Pace ha fatto conoscere settimane differenti, tranquille, dove non si sono riscontrati combattimenti e feriti. In questo periodo i colombiani hanno potuto ambire a migliorare le condizioni di vita, che finora è una speranza. Di fatto, il sistema feudale ancora vigente, la mancanza di professionalizzazione e rispetto dei diritti umani por parte delle forze di polizia e dei militari, fa che la massima trasparenza che dovrebbe accompagnare vicende tristi come i casi Paciolla, Ordóñez, Cruz, e Giraldo appaiano come altre finestre infangate, quando non totalmente insanguinate. Inoltre, l’apparente impunità signori della guerra e del narcotraffico, che hanno destabilizzato per lungo tempo l’indirizzo politico-economico della nazione, sono anche esse, fattori che rendono necesario un forte S.O.S por parte dei cittadini globali amanti della Pace.

Le pietre d’inciampo agli Accordi raggiunti tra il governo Santos e le Farc nelle negoziazioni svoltasi principalmente a Cuba, che interessavano il lavoro di Paciolla, sono un esempio di come un settore dell’opinione politica usando la menzogna, prospettando future catastrofi nella vita socioeconomica, insieme agli strumenti della mistificazione religiosa, convinsero alla popolazione a votare No.  Nella consulta plebiscitaria del 2 ottobre 2016, solo nella misura del 37,43% del totale degli aventi diritto hanno partecipato al  dovere civico, andando all’urne. Sorprendentemente il popolo ha bocciato le negoziazione e l’Accordo con il 50,21% dei voti ‘No’, contraddicendo le previsioni e l’ottimismo del governo nazionale e della comunità internazionale che aveva sostenuto le negoziazioni e tutto il processo elettorale. Il fronte del ‘No’, con 6.431.372 persone, inaspettatamente, ha prevalso con solo il 0,43%.  Ciò è apparso sospettoso, pero non ha avuto una inchiesta con risultato eclatante, ovvero, che modificase il risultato. Gli Accordi, allora, devono essere rinegoziati. Il fronte del ‘No’ capeggiate dal expresidente Uribe e dal partito tuttora al governo, no ha fornito risposte, né ha fatto proposte coerenti. Le conseguenze sono ogni giorno più evidenti e l’impunità dei signori della guerra e delle forze apolidi che si lucrano della sofferenza altrui deve esser fermata.

La comunità internazionale deve rispondere fermamente al SOS che è stato già lanciato per la Pace della Colombia. Le vicende che per decenni interessano la repubblica del nord del continente sudamericano, ancora, sembrano disattendere le speranze di Pace e sicurezza globali. Dopo quattro anni degli Accordi di Pace e due di pieno governo del partito oppositore alla Pace, dimostra i suoi effetti nella Comunità internazionale, che voglia o no, è coinvolta nella richiesta di chiarimenti sulla morte di Mario Pacciolla, e deve chiedere al governo Duque la protezione degli osservatori cooperanti con le organizzazioni internazionali attivi nel territorio per i rispetto dei Diritti Umani minacciati. La società globale deve urlare il rispetto della vita, ovvero che si ferme l’ondata di leader sociali impunemente assassinati, degli omicidi in circostanze oscure dei membri dei partiti oppositori. Inoltre, la comunità internazionale dei lavoratori deve chiedere giustizia per i bambini massacrati mentre dormono dalle forze armate e il rispetto della integrità fisica delle adolescenti, sopratutto delle comunità dei popoli originari, tante volte vittime d’abuso sessuale, forzate da membri delle forze militari e di polizia, e principalmente, vittime della forzata migrazione interna. Un S.O.S per la Vita dei residenti in Colombia che non deve essere disatteso. 

Le richieste di questi SOS, poggiano in fatti veritieri: in numerosi video, registrazioni, testimonianze e altre prove documentali dei cittadini, le suppliche delle vittime che chiedono giustizia e riparazione, la voce di attivisti e dei difensori dei Diritti Umani, della sindaca di Bogotá, Claudia Lòpez, del partito di centro Alianza Verde, che ha dichiarato che la polizia ha disobbedito ai suoi ordini quando ha sparato contro i manifestanti; oltre, le durissime critiche e le denunce del leader della coalizione di sinistra arrivata al ballottaggio,  la Colombia Humana di Gustavo Petro e il richiamo d’altre forze politiche d’posizione. Per ultimo, gli atti delle Corti di Giustizia, in speciale la Corte Suprema, che al governo Duque chiedono una riforma delle forze di polizia e della dottrina militare, visto che gli uniformati appaiono più volte ripresi dai cittadini, come allenati alle violazioni dei diritti umani, mediante l’uso indiscriminati della forza, nascondendosi dentro una divisa senza identificazione.

Il senatore dell’opposizione Iván Cepeda, in twitter ha nunciato una denuncia ante la Corte Penale Internazionale rispetto all’eventuale responsabilità per crimini di lesa umanità, a capo del presidente Iván Duque e il ministro della Difesa Carlos Holmes Trujillo per i massacri e violazioni a diritti commessi dalla polizia. Il Ministro di Difesa di Difesa finora è apparso incapace di obbedire le disposizioni degli organi di giustizia. Inoltre, i capi delle forze governative appaiono ante l’Organizzazione Onu, come strumenti della Pace e di tutela dei diritti umani, preoccupati per la situazione venezuelana; pero, dentro delle proprie frontiere sembrano indifferenti nell’applicare il Diritto Internazionale Umanitario, insegnarlo nelle scuole di militari e di polizia e propugnare, affinché ogni uniformato lo rispetti e sanzionare adeguatamente i colpevoli.

D’accordo al Diritto, in situazioni di protesta, tensione e disordini interni, sia in atti isolati e sporadici, i militari devono agire d’accordo a una dottrina dei paesi civili che vieta, tra le altre cose, di bombardare intenzionalmente i civili. Inoltre, le forze “apolidi” hanno avviato un processo di sterminio d’innocenti contadini, i campesinos, leader civili di quartieri periferici, politici locali, nonché gli ex guerriglieri che hanno cercato di tornare a una vita normale. Sono centinaia quelli assassinati. L’esercito colombiano aveva bombardato un villaggio dove dormivano indifesi adolescenti, ragazzini di età tra 12 e 17 anni, il 29 agosto 2019. Detto fatto era oggetto di verifica da parte della Missione Onu e del lavoro di Paciolla, sul quale aveva, o stava, elaborando un dossier.   

Il lavoro di Paciolla era molto delicato, visto che si trovava a San Vicente del Caguán, dove a più riprese, per decenni si sono sviluppati diversi negoziati di pace fra il governo e le Farc. Il funzionario Onu era impegnato nel controllo del rispetto degli Accordi di Pace del 2016.

Però non solo il processo di Pace è ostacolato delle forze apolidi: anche il sistema di corruzione permea la società. Basta pensare che nel 2018 c’è stata una Consulta Anticorruzione e ancora, per gli stessi motivi del plebiscito per la Pace, sorpresivamente non si è arrivato al quorum, e i quesiti non sono stati, ancora, vincolati alla legislazione colombiana perché il governo attuale, con il presidente che fa obiezioni, il leader del fronte del No è il leader del partito al governo, Uribe Velez, e sono numerosi i congressisti che dopo aver vinto le votazioni, si sono schierati per l’indifferenza. E l’opposizione è silenziata, quando non annullata e derisa anche dei mezzi di comunicazione e di numerosi atti.

La corruzione, il commercio di sostanze illecite e di armamento,  hanno venduto il processo di Pace e la Consulta Anticorruzione e ora il governo, si trova in una situazione non chiara rispetto la morte del Cooperante componente della Missione Onu in Colombia. Paciolla, aveva partecipato alla raccolta del materiale sul caso del bombardamento, che diede origini alla dimissione del Ministro della Difesa Guillermo Botero, e a sospettare ritorsioni per parte delle forze armate. Per il fatto, il senatore dell’opposizione Roy Barreras aveva denunciato e costretto alla rinuncia al ministro, dichiarando che il dossier della Missione Onu e di Paciolla non era la sua fonte sino  numerosi uniformati onesti e rispettosi dei diritti.

Gli uniformati colombiani hanno una tradizioni nella lotta alla guerriglia e al narcotraffico e di una costante collaborazione per una miglior qualità di vita, curando aspetti della salute dell’educazione della popolazione e lo sviluppo di alcune zone periferiche. L’apparenza indica che l’esecutivo, l’esercito e la polizia sono conformati per risorse umane ricche in dignità e conoscenza del diritto. Molti giovani ante la precarietà economica, vedono le forze come una possibilità di sicurezza lavorativa e riscatto sociale, pero dentro delle istituzioni la povertà è un ostacolo per fare carriera. Altri, le mele marce, intravvedono nella vita militare e di polizia una possibilità per nascondere la loro propria avidità e animo violento. Può succedere che alcuni individui approfittano dell’autorità della divisa per diventare criminali senza volerlo.

Quelle persone, le poche persone indigne, dopo il processo di pace e grazie alle benedette reti sociali, sono una macchia indelebile. Le l’istituzioni a capo dell’uso della forza, trasversalmente, appaiono incapaci di contenere le mele marce, quei uniformati avvezzi a commettere piccoli-grandi crimini contra la comunità e poco inclini a rispettare la dignità della vita dei cittadini inermi. Inoltre, le persone a capo delle istituzioni, dal presidente Duque, al Ministro di Difesa Carlos Holmes Trujillo, stanno dimostrando non essere in grado avere una reazione politica adeguata, che motive alle forze all’autocontrollo, che individui e punisca la violenza, l’abuso e la corruzione degli uniformati, affinché  detti fatti isolati degli uomini in divisa, non appaiano conformare un sistema criminale.  Però non solo l’esercito è colpevole di non rispettare la vita, le norme e il principio di precauzione: anche la polizia, sotto il governo Duque è ritenuta una istituzione contraria alle norme civili.

La polizia e la sua squadra mobile anti-sommossa (ESMAD), hanno contribuito a che il Governo Duque sia stato battezzato “il governo delle massacri”, pero il presidente preferisce chiamare le massacri omicidi collettivi. L’Esmad ha assassinato a manifestanti, indigeni, contadini, studenti che esercitavano il legitimo diritto alla protesta sociale. Di fatto, solo nel 2020, prima dell’8 settembre, dieci persone sono state assassinate da membri della polizia. Però, a Bogotà, tredici cittadini in più sono morti nei giorni 9 e 10 di settembre, e quasi  duecento è stato ferito dai poliziotti nelle prime ore di proteste.

L’indignazione del popolo è iniziata dopo la diffusione di un video che testimoniava come i poliziotti sulla strada e con numerose scariche elettriche dalle pistole taser in dotazione, sottomettevano l’avvocato Ordóñez che portato ancora vivo, è uscito dalla caserma morto. Il fatto dell’avvocato è stato denunciato dai cittadini attraverso le reti di comunicazione alternativi e durante la protesta molti poliziotti sono stati ripresi a sparare alla folla indifesa, per nulla coscienti del rispetto alla vita, la salute e la dignità umana.

La protesta è una componente vitale della democrazia. Pero Duque non solidariza con le vittime, né osserva neutralità, non dialoga con le comunità e ha voluto indossare la divisa dei poliziotti.  Già dal novembre scorso, in occasione delle repressioni contro lo sciopero studentesco e sindacale, l’omicidio di Dilan Cruz, dovuta a una ferita cagionata dall’Esame, gli organi giurisdizionali sono stati interpellati sull’azionare del governo.

Visto che la polizia non protegge le manifestazioni, e appare come una istituzione organizzata per aggredire i manifestanti, restringere le libertà e i diritti dei cittadini, la Corte Suprema di Giustizia il 22 settembre, ha emesso un dispositivo che ordina che la brutalità dei poliziotti deve essere arginata. La corte vieta l’uso di certi strumenti e arme ancora usate, in particolare i fucili calibro 12 usati dall’Esmad; invita a lavorare ai tavoli di concertazione cittadina per emettere una regolamentazioni adeguata e protocolli di detenzione di persone durante le proteste adeguate agli standard internazionali.

La Sala della Corte di Cassazione Civile, inoltre, ordina ai membri del governo ad osservare la neutralità sopratutto quando la protesta contesta le scelte politiche e di governo. La Corte nel dispositivo STC7641-2020, che rispondeva all’Azione di Tutela del Diritto di 49 persone, ha scritto: “Una nazione che cerca di recuperare e costruire su identità democratica non può ubicare alla cittadinanza che protesta legittimamente en la dialettica amico-nemico,  sinistra e destra, buoni e cattivi, amici della pace e nemici della pace, sino come una espressione politica che procura aprire spazio para il dialogo, il consenso e la ricostruzione non violenta del Estado Costituzionale di Diritto”. La Tutela sottolinea il Diritto alla protesta pacifica, e imponeva “l’obbligo di tutelare la libertà di espressione, la critica e l’opinione, purché non si cerchi di fare propaganda di guerra e vandalismo”. La Corte ha, inoltre,  indicato che il Ministro deve chiedere scuse. S’attende che l’impunità degli uniformati sia fermata e il suo agire sottoposto alle norme di trasparenza della pubblica amministrazione.

La comunità ha diverse volte chiesto una riforma nelle regole che regolano le forme, i modi e l’idoneità, usate per reclutare gli allievi, poliziotti e militari. Speso si vedono striscioni che domandano sulla loro formazione e sull’allenamento alle reazioni specialmente durante le protestate e manifestazioni, e riguardo l’uso funzionale delle armi. Le forze non possono proseguire con quel senso di superiorità dell’intoccabile aggressore, visto che sono state paragonate al violento che percute il debole e si lamenta perché ha sentito il golpe.

La richiesta di trasparenza nelle indagini sul caso Mario Paciolla è avanzata da diversi fronti, perché alla fine, in Colombia, il suo caso potrebbe essere quello di decina di mille di persone. Inoltre, i casi Cruz, Ordóñez e di Juliana Giraldo sono una testimonianza in più. Solo grazie alla possibilità che i cittadini possano documentare le violazioni al diritto che macchiano le divise e le coscienze, permette intravedere una luce. Però la comunità internazionale deve agire. Non a caso, e qui si vuole sottolineare che sono numerosissimi gli omicidi di leader sociali, ex-guerriglieri e contadini a mano di poliziotti, militari e paramilitari che la giustizia civile o militare non ha verificato e punito adeguatamente.

Sono numerosi i giornalisti, leader dell’opposizione al partito al potere e funzionari nazionali e internazionali che s’occupano di diritti umani e che per volere fare trasparenza e fermare il lavoro degli agenti dello Stato o del parastato narcoparamilitar, si vedono ostacolati nel lavoro e minacciata la propria vita. I poliziotti e militari non solo sono accusati di mancare al dovere di vigilare e tutelare il bene più prezioso e la salute degli abitanti del territorio della Colombia, sono inoltre, sospettati di elaborar profili, sviluppare pedinamenti e intercettazioni illegali a cittadini e funzionari stranieri. Per ultimo, i sospetti di sviluppare politiche d’aspersioni con glifosato e altre sostanze illecite a prodotti di esportazione. Tutto questo sono esempi del contesto di mancanza di rispetto del diritto alla salute por parte dello Stato, mostrano come il processo di Pace si svolge tra molte difficoltà, e che chiunque potrebbe perdere la vita.

In questo contesto, i lavoratori dei settori strategici sono stimolati a prendere parte delle vicende del paese sudamericano, rafforzando gli strumenti utili all’osservazione della società che governa la Colombia, affinché possa cambiare la politica interna, revisare la dottrina militare, rispettare i diritti umani e fornire alla comunità internazionale prodotti sani e liberi di sostanze vietate, in particolare vietare definitivamente l’uso del glifosato. La Comunità internazionale  ha già da sua parte strumenti sul quale fare leva, oltre le dichiarazioni ufficiali e giornalistiche: il sistema di protezione dei diritti umani sia a livello globale, regionale e all’interno della nazione sudamericana. L’Onu, che compie 75anni è finora un baluardo del diritto e dei diritti umani e potrebbe fare molto grazie alla propria indagine che sta elaborando sul caso Paciolla, oltre a quella locale e della giustizia italiana.

La Colombia ha aderito al quadro di strumenti giuridici internazionali attualmente vigenti, che si estende alla trattazione del diritto umanitario, el diritto internazionale penale e il comercio internazionale. L’Unione Europea ha sostenuto gli Accordi di Pace 2016 e ha dato milioni di euro dei contribuenti per l’implementazione. Europa e l’Italia in particolare, sono consumatori di molti prodotti colombiani, perciò, la vicenda è importante.

La comunità internazionale ha offerto personale e risorse per far possibile la firma dell’Accordo di Pace. Essa dovrebbe evitare che la profezia dell’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, che ha stato tra i primi a parlare di “processo di pace fallito”, si arrivi a una verifica positiva. La comunità colombiana, religiosa come è, dovrebbe  ricordarsi di ciò che è vero, corretto o giusto a tutela del bene più prezioso e chiamare in causa sia al governo, i funzionari civili e militari, indagando, portando a giudizio e sanzionandoli. Di fatto affinché l’amministrazione pubblica sia trasparente e abbia un buon andamento, nella legge di Mosè sta scritto: “Non pervertirai il diritto, non userai parzialità e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti, fin dai tempi antichi”.

Però, tristemente essa comunità che dovrebbe essere la parte etica e morale, ago della bilancia del sistema dei poteri, appare compromessa con la mistificazione, l’ingiustizia, l’avidità e la corruzione di alcuni pastori e leader religiosi. S’attende che quella comunità ascolti la tromba del nostro SOS, e si converta. Si attende che poliziotti e soldati possano sentire le parole del Vangelo e agiscano come i come i soldati romani quando interrogavano a Giovanni Batista: “«E noi che dobbiamo fare?». Egli rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe». Le persone giuste, buone, amanti della vita e la pace, tuttora, sono una maggioranza, e devono potere arginare i malfattori.

Il 21 d’ottobre ci sarà una manifestazione popolare. Il governo ha più volte segnalato ai giovani colombiani, i sindacati e movimenti di protesta come addottrinati dal inesistente comunismo, quando in realtà chiedono opportunità e diritti, si oppongono alle devastazioni sociali e ambientali, cercando di costruire alternative; ciononostante, il governo  li vuole convertire in nemici della democrazia, per continuare con la scusa del nemico interno. Da molte decenni s’insulta l’intelligenza dei cittadini. Si domanda come agirà il sistema di governo dopo la sentenza della Corte Suprema di Giustizia e dopo che la comunità globale risponda al S.O.S del popolo, per costruire spazi di solidarietà internazionale.

In Memoria di Mario Paciolla, dei leader sociali assassinati, dei popoli indigeni, degli afrocolombiani e contadini massacrati, dei Cruz, Ordóñez e Giraldo, e dei giovani scomparsi dopo essere stati trattenuti dalle forze. In solidarietà alle giovanissime donne indigene violentate, i contadini espropriati delle loro terre, dei giovani feriti e torturati, dei militanti ed ex-guerriglieri che hanno scelto la via della pace. Questo è un incoraggiamento a tutti i poliziotti e militari che fanno un lavoro con onestà e dignità, e ai giudici che ancora rischiano la vita per sviluppare un giusta sentenza. È la voce di solidarietà con il popolo colombiano onesto, lavoratore e d’animo buono.

 

FONTI

Imagini presse da:   Iván Cepeda Castro: @IvanCepedaCast;

Corte Suprema de Justicia: @CorteSupremaJ;  fanpage.it; Colombiainforma.info.

Twitter, Facebook, Wikipedia, Sacra Biblia Deuteronomio 16:19; Luca 3:14

Il Fatto Quotidiano. Mario Paciolla, le incognite sulla sua morte in Colombia: il contractor, il biglietto aereo e le ferite sui polsi. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/07/mario-paciolla-le-incognite-sulla-sua-morte-in-colombia-il-contractor-il-biglietto-aereo-e-le-ferite-sui-polsi/5923532/. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

Alessandra Fabbretti. Colombia, Mario Paciolla è morto in un Paese senza pace. https://www.dire.it/21-07-2020/487162-colombia-mario-paciolla-e-morto-in-un-paese-senza-pace/. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

Il Fatto Quotidiano. Mario Paciolla, in Italia la salma collaboratore Onu morto in Colombia. La madre: “Distrutti”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/25/mario-paciolla-in-italia-la-salma-collaboratore-onu-morto-in-colombia-la-madre-siamo-distrutti/5880015/. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

BBC News Mondo. Juliana Giraldo: la muerte de una mujer por un disparo de un soldado que sacude a Colombia. https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-54288266. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

  1. Anuncian demanda contra Iván Duque y Carlos Holmes por crímenes de lesa humanidad. https://www.contagioradio.com/anuncian-demanda-a-ivan-duque-y-carlos-holmes-por-crimenes-de-lesa-humanidad/. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

Editora Cauca. [En Imágenes] La lucha continúa: movilización nacional del 21S. http://www.colombiainforma.info/en-imagenes-la-lucha-continua-movilizacion-nacional-del-21s/. Ultima consultazione 25 settembre 2020.

 

Ultima modifica ilDomenica, 27 Settembre 2020 14:32
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