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L’eclisse invita alla riflessione sull’opera del Sole Giustizia

L’eclisse invita alla riflessione sull’opera del Sole Giustizia

di Martha Alvarez

La vita e la sopravvivenza dei popoli che hanno visto l’eclisse solare. I Mapuche esigono il rispetto dei Diritti Umani e garanzie legali per la stanzia nei loro territori.

I Mapuche sono una comunità importante che da tempi immemorabili abitano le Ande, in alcune zona a cavallo dell’Argentina e Cile, che hanno avuto il privilegio d’osservare, nelle loro terre, il 100% del più recente dei fenomeni astronomici: il secondo eclissi solare 2020. Il loro nome deriva delle parole del loro parlare: “mapudungun”, o araucano: “Che”, Popolo, e “Mapu”, della Terra. I discendenti dei popoli originari hanno atteso con speranza la rinascita del “Sole di Giustizia”, visto che poco dopo le 13 ore del 14 dicembre, la Luna oscurò, per circa due minuti e 10  secondi, il cielo dei loro territori, il 44 del XXI siglo. 

I Mapuce rivendicano il diritto naturale del “küme”, bene, dell’ “alwe”, animo umano ad “essere poveri, giovani e Mapuche”. Anche essi protestano periodicamente per rivendicare diritto e opportunità. Le caste economiche, sociali, politiche, militari e religiose, finora, le hanno riconosciuto  ange”, il volto, la faccia dell’ingiustizia e i diritti ad essere discriminati ed esclusi delle opportunità dell’educazione, l’informazione e il governo. Perciò, chiunque parla la lingua Mapudungu si è affidato alla Giustizia Trascendentale, mentre il Sole si rendeva invisibile dopo dopo il mezzo giorno.

Il nascondersi del Sole dietro alla Luna è conosciuta tra i Mapuche col nome “LaiAntü”, ovvero: la “morte del sole”. Inoltre, il simbolo della “Kuyén” o “Küyen”, la Luna Nuova, verificata nel periodo, può, anche, presagire movimenti negativi, tristezza, amarezza o morte, alle quali bisogna prepararsi con rispetto e cautela; magari modificando lo stille di vita e il rapporto con gli altri esseri umani e l’ecosfera.

Nella cosmovisione del mondo Mapuche i fenomeni sociali e le modificazione dell’ecosfera prodotto dell’attività antropica, hanno una ripercussione che va oltre la Terra e si riflette negli aspetti cosmologici e astronomici. Perciò, un evento ciclico come un eclisse è visto come un’allerta che propugna verso il ritorno alla retta via, oppure, sono responsabili dei cambiamenti sociali e dell'ambiente naturale. Nel territorio storico dei Mapuche noto come “Wallmapu, il fenomeno è stato atteso con cautela. I popoli ancestrali hanno sempre visto passare il fenomeno nella speranza dell’inizio d’un nuovo ciclo. I mapuche all’interpretare l'eclisse solare, lo hanno intravisto come un messaggio che indica che il rapporto di equilibrio che dovrebbe esistere tra l’umanità e la natura, attualmente, non è adeguato.

Nella visione cosmologica Mapuche, il Sole è chiamato “Antüe”. È considerato un padre o “Chanchay Antü”, sposato con la Luna, che chiamata è “Küyen”, la “Papay": Signora Luna. L’eclisse lunare è denominato “Lan Küyen”. Come altri popoli fin dell’antichità, stelle come il Sole e le fasi lunari, sono importanti per determinare i cicli dell’agricoltura, per intraprendere altre attività umane e lavori d’importanza strategica e di difesa.

I popoli originari, come gli antichi babilonesi, i Maya, gli egiziani e i cinesi hanno preceduto al lavoro di Kepler e Galileo. Uno studio sistematico avanzato del movimento degli astri, si è sviluppato in tutte le nazioni, per determinare stagioni e cicli. Tutti i popoli hanno lavorato calendari per determinare le migliori date per la semina. Il moto del sole, la luna e le stelle, e la posizione della Terra rispetto ad esse, rappresentano “l’energia che governa la vita”. Gli eclissi sono interpretati come una lotta tra Antüe e Küyen ed è una segnale che costringe ai popoli originari alla riflessione.

Nelle zone della Tierra del Fuego e la Patagonia, come molti nativi, in previsione dell’arrivo d’un eclisse, preparavano e cumulavano “mamüll”, legna d’ardere, sui picchi delle più alte montagne e poco prima dell’inizio del fenomeno. Accendevano il fuoco per aiutare al Sole a ritrovare la Giusta strada. Altri lanciavano pietre al cielo e urlavano il più forte possibile. Tutti cercavano di proteggere i loro figli e nascondevano le donne incinta. I cinesi hanno conservato i più antichi registri degli eclissi, e tuttavia nei miti popolari, in quel periodo, scagliavano frecce affinché “il dragone non si mangi il sole”. Anche le guerre e i sacrifici umani non sono mancati come risposta al fenomeno celeste.

Quei lontani popoli sono stati aiutati dai propri scienziati, esperti ed strateghi della manipolazione controllata del fuoco, visto che l’usavano per le diverse attività sociali, economiche e di difesa. La vipera, “Ten Ten”, dominava il fuoco mapuche.

La maggior parte della conoscenza scientifica dei popoli originari è stata tramandata oralmente. Il “Mapuche Kimün”, ovvero: la conoscenza, proviene dal Grande Spirito, il loro “Fütra Newen”. Dalla loro cosmovisione, ancora, essi sanno che gli eclissi, siano solari o lunari, hanno una ripercussione sull’attività antropica e nelle interazioni di tutti i componenti dell’ecosfera.

Nell’evoluzione della perdita delle Radici, molti esseri umani hanno dimenticato la contemplazione degli astri, la pratica della convivenza nella Giustizia e l’Equità con tutte le persone e la cura dell’ecosfera.

Il Supremo “Kiñe”, governa l’“amun”, andare, di tutti “iñchiñ”. Anche a “kom”, noi. Riguardo agli eventi che succedono nella Terra, d’accordo al “Raquizuam”, il pensiero Mapuche, corrispondono ad eventi astronomici. La loro saggezza indica: “Chumley ta Wenu Mapu ka Feley”, ovvero: “tal come è su, è sotto”. Di fatto, La Parola è stata pronunciata, proclamata ed è arrivata fino alla nostra modernità, ed sta scritto: El Creatore, “Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona”. Qualunque sia la nostra idea della Vita, resta il fatto che c’è un “Guenechen” Essere superiore, il Creatore e i segni nella storia portano al riconoscimento della nostra immanenza, che ricerca la trascendenza.

D’accordo alla meccanica celeste, il “Epew”, la leggenda originaria dei Mapuche concorda con la maggioranza dei popoli, ovvero: la conoscenza deriva dal “Nguenechen”, il Grande Spirito e dall’osservazione degli eventi naturali, che chiamano “Inarumen”. Di fatto, un mito non è necessariamente né una menzogna, né una bufala. I miti sugli ecclissi sono di copertura globale, basati su eventi reali, che invitano alla riflessione. Non possiamo liquidarli come prescientifici, oppure, idealizzarli assumendo che abbiano la chiave per comprendere il cosmo. L’evento succede nel cielo, dove sta Antu e Kueyen, ed è il luogo dove sta l’abitazione o il regno delle “Ngen”, Deità. Però, hanno una incidenza sul movimento delle maree, nell’etologia degli uccelli che circolano liberi nell’atmosfera e gli animali che deambulano sulla litosfera o si nascondono.

Le fasi della Luna, per i popoli originari, hanno un’influenza essenziale per attività strategiche come la semina, la castrazione d’alcune bestie, per il taglio dei “longko”, capelli, e determina anche l’indole dei nascituri. Tutti gli esseri vivi agiscono d’accordo alle leggi prestabilite e molti seguono l’impronte della memoria epigenetica: durante l’eclissi stano aspettanti in religioso silenzio o rumorosi cercando ci comprendere e limitare le loro paure. Inoltre, molti eventi naturali come i terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani e tornati, che ultimamente si verificano e s’osservano con maggiore costanza, invitano ad un’analisi sugli effetti nell’umanità. La vipera, “Ten Ten”, al incollerirsi, provoca l’eruzione vulcanica che ha percorso il Cile in tempi recenti.

Per le popolazioni indigene un evento spettacolare come un’eclissi solare, indica che la Terra entra in un nuovo ciclo. D’accordo alle conoscenze degli anziani, per questo motivo, hanno vissuto l'evento in modo molto riflessivo e hanno eseguito alcuni rituali indirizzandosi verso propositi futuri positivi. Le persone, gli scienziati con le loro ipotesi e teorie passano e solo resta qualche parte della conoscenza umana. Ciononostante, el “Az-Mapu”, la legge ancestrale dei Mapuche, come per noi, indica che la Terra rimane con le leggi intatte; “Yepun” la stella della sera o Venere e le altre stelle restano irraggiungibili e, il “Nguenechen”, Creatore È il Signore Compassionevole che s’avvale dei fenomeni e le meraviglie naturali per fermare le corse inutili dell’umanità. 

Le lotte dei cileni che insieme ai popoli originari ricercano con il proprio lavoro la dignità e il pane, si sono fermate per vedere l’evento astronomico. Il volto dei “pichi”, piccoli e dei “longko”, capi, durante le due ore del fenomeno hanno “oiman” dimenticato, i principali eventi negativi della società globale. Di fatto che le corse più crudeli dell’umanità sono le guerre, i blocchi economici, l’aumento della disuguaglianza e del racismo, la mancanza del riconoscimento dei diritti civili, la negazione all’autodeterminazione, la negazione dell’uguaglianza nell’opportunità nel godimento delle risorse naturali o dell’equità, e la contaminazione dell’ecosfera.

Attraverso la lente dei popoli originari possiamo comprendere che tutti i fenomeni che meravigliano e fanno radunare le persone, sono una dimostrazione amorevole dell’Infinito, al quale bisogna approcciarsi con molto “Yam”, rispetto. Trasversalmente ci è arrivato un’idea sbagliata degli eventi. La congiunzione degli astri ha invitato alle generazioni passate ad sviluppare un’analisi introspettivo e a ricercare il sole di Giustizia, il “Newen”, l’Energia, che protegge ai Mapuche.

La situazione dell’ecosfera, la pandemia e l’instabilità sociopolitica, invitan alla riflessione. Sebbene, lo spettacolo non sia stato visibile a tutta l’umanità e si sia fermato alle Ande, invita a un riflessione globale. Un’eclisse non è la fine de mundo come affermava la tradizione popolare e l’attualità ha dimostrato che è possibile avere un’approccio positivo. La creazione è oggetto degli studi fin dall’alba dei tempi. Implementando il metodo scientifico alla ricerca della Teoria del Tutto, non si può evitare l’incontro con le singoli leggi della vita, della fisica e quelle che governano il percorso degli astri. La nostra conoscenza arriva attraverso i diversi Premi Nobel, che meravigliati hanno scritto le loro ipotesi e sostenuto le loro teorie, partendo dell’osservazione degli eventi naturali, proprio come i popoli nativi. 

La conoscenza sulla cosmologia dei Mapuche è ogni giorno più studiata e promossa. La gastronomia, musica, la medicina, la botanica, la zoologia e filosofia in generale sono i loro: “Kimün”.  Ciononostante c’è molta ignoranza.

Questo popolo originario sopravvissuto, reivindica la propia conoscenza, i loro “Kankan ilò”, “Kümele lawen”, o il Rügal Kofke”, d’uguale forma come reivindica le proprie terre.  Margarita Canio Llanquinao, è un insegnate interessata alla diffusione della conoscenza Mapuche, ha rilasciato diverse dichiarazioni, indicando che le popolazioni, sia all’est della catena montuosa delle Ande, nell’Argentina, oppure all’ovest, nel Cile, secondo la tradizioni, volevano trascorrere la giornata dell’eclisse, come una giornata particolare di “preghiere al momento e dopo quando si verifica il fenomeno dell’Eclisse”. Che sia un fatto di coscienza collettiva è positivo. 

Soltanto i popoli originari, considerati ignoranti dalle maggioranze degli abitanti della città, studiano empiricamente i fenomeni celesti e comprendono che il cambio luce e ombra, le variazioni della temperatura, l’etologia degli essere viventi come gli uccelli in raccoglimento, il silenzio del tramonto del sole dietro la luna, i rumori delle bestiole smarrite e della maree, e tutto l’insieme degli eventi sensoriali che si verificano durante l’eclisse, ricordano l’immanenza e i limiti degli esseri umani. Ciononostante, dopo Hiroshima e Nagasaki gli scienziati si sono dimostrati capaci di “distruggere la Terra”, però non di superare la contaminazione dell’acque con i rifiuti biologici di provenienza umana. Comunque, sotto un evento globale come la pandemia Covid-19, parafrasando i saggi dei popoli originari, il giorno d’un eclisse, bisogna ricordarsi che siamo parte importante dell’ecosfera, e che dovremmo conoscere il nostro passato di creature create intelligenti, per potere discernere il nostro futuro, evitando il predominio della disuguaglianza e l’ingiustizia sociale.

Il fenomeno, la 44ª nel presente secolo e la seconda nel 2020, ha motivato molta indagine. Allo stesso modo, Margarita Canio, tenendo conto la cosmovisione Mapuche, a Karen Campos, ha rilasciato la seguente riflessione sul fenomeno astronomico: “Non siamo gli unici o il centro dell'universo, ma anche questi elementi ci circondano e organizzano le nostre vite. Dobbiamo imparare che i cambiamenti stanno arrivando e dobbiamo assumerli in modo positivo. Che questo fenomeno rimanga nel registro della memoria, nella retina, che rimanga nella storia come un evento che ci ha permesso di aprire la strada ad altre sapienze. Alla conoscenza del popolo mapuche, perché proprio l'evento dell'eclissi, dove il sole avrà il suo momento di lotta, avverrà in un territorio che dal punto di vista storico e sociale ha avuto e continua ad avere la sua lotta per le terre, e la rivendicazione della conoscenza, e deve essere assunto in questo modo, per non essere visto lontano da ciò che accade al nostro essere come persone, come popolo”.

 Le persone, gli scienziati con le loro ipotesi e teorie passano e solo resta qualche parte della conoscenza umana, pero la Terra rimane con le leggi intatte, le stelle restano irraggiungibili e il  Ngunechen”, il Creatore, È il Signore Compassionevole che domina su tutto. Questo è il momento per riflettere e riconoscere le parole poetiche del salmista che meravigliato ha scritto: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode, ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all'estremità del mondo. Là, Dio ha posto una tenda per il sole, ed esso è simile a uno sposo ch'esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode lieto di percorrere la sua via. Egli esce da una estremità dei cieli, il suo giro arriva fino all'altra estremità; nulla sfugge al suo calore.” Il cielo è la meta degli scienziati e governi che vogliono conquistare la Luna, Marte, e scoprire e fare strade nell’etere.

Noi, semplici lavoratori, possiamo meravigliarsi di contemplare lo spettacolo, e attendere tempi migliori per potere partecipare al turismo astronomico.

Gli esseri umani siamo soggetti che reagiscono positivamente alla sensazione e allo spettacolo. Le diversità delle tonalità della la Luce che ci fanno percepire i nostri sensi è uno spettacolo. Il Sole e le distinte colorazioni del fenomeno fanno emozionare. Durate la pienezza dell’eclisse, fin da tempi antichi, si sa che le persone debbono guardare verso il Sole e la congiunzione con la Luna, osservando i consigli per non trovarsi danneggiati, sopratutto alla retina oculare. La Luminosità della Corona Solare nel moto naturale potrebbe cagionare danni irreparabili alla salute. 

 La conoscenza tecnologica è arrivata a traguardi mai sognati, e tuttavia gli esseri umani continuano a meravigliarsi e esprimere con urla e movimenti goffi ciò che sentono durante lo spettacolo astronomico. Per i turisti e per chi si ha fermato a vedere l’eclisse senza seguire i consigli trascendentali degli anziani dei popoli originari è uno spettacolo in più. Chi scrive ha potuto apprezzare lo spettacolo in diverse latitudini, ha seguito nei social l’evoluzione degli ultimi grazie ad eventi fortunati, e questa volta ha voluto avere un approccio più riflessivo, proprio per l’indagine sviluppata riguardo all’atteggiamento dei popoli originari al Sud del Rio Bravo.

La zona terrestre dove si è potuto osservare l’ombra lunare in su fase massima, ha raggiunto un raggio di circa 90 chilometri. In quei territori abitavano da tempi immemorabili gruppi etnici e famiglie linguistiche che hanno avuto un primo contatto con gli europei a partire del secolo XVI. Da quel momento, in che i nativi hanno offerto la religiosa ospitalità agli stranieri, senza sospettare della mala fede degli ospiti: uomini, donne e bambini sono stati sottoposti al collasso demografico.

Le popolazioni dell’America precolombina aveva sviluppato le propria Scienze Sociali e della Terra, una visione geopolitica essenzialmente pacifica e un commercio utile. Nel XVI secolo la maggioranza dei gruppi etno-linguistici, quando no sono stati annientati, hanno faticato a conservare le proprie istituzioni sociali, hanno dovuto sottostare all’imposizione culturale, religiosa e politica. Però, in qualche modo, non hanno “oyman”, dimenticato e hanno conservato le invidiabili conoscenze in medicina naturale, un rapporto etico nell’ambito fisico ed spirituale. La visione olistica ed etica s’intravvede  nel proprio sistema sociale, agricola e nell’allevamento attento all’equilibrio dell’ecosfera, visto che gli invasori non conoscevano né i prodotti della Terra, né i loro cicli di coltivazione, né i particolari tempi della cura. Ciononostante, sono stati obbligati a sottostare alle istituzioni degli invasori e i loro figli, che hanno sempre propugnato per modificare aspetti socioculturali, di coscienza e hanno stabilito anche le frontiere. 

I Mapuche sono stati divisi per le frontiere imposte dai governi. Insieme ad altre famiglie etnolinguistiche come i Quechuas, gli Aymara, i Calchaquíes, i Diaguitas e gli Huarpessi si disperdono nei territori de La Araucanía, il Gran Chaco, la Pampa, Los Rios, la Patagonia e altre zone dell’Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, e il Perù, dove il linguaggio è un fattore culturale convergente e più incisivo.

All’ovest del cono Sud del continente, nella zona nord-occidentale dell'Argentina, molte lingue e famiglie linguistiche sono stinte.  Chi parlava le lingue originarie è stato annientato, oppure, forzato ad accettare l’imposizione culturale degli invasori spagnoli. Altre lingue native sono ancora parlate soltanto dagli anziani e sono in costante diminuzione rispetto alla popolazione in generale nel “ñochi” lento, “oyman” dimenticare. Tra le famiglie linguistiche, il Quechua sud boliviano è la lingua dei popoli originari più importanti dal continente, insieme al Quichua Santiago, il Mapudungun o Araucano, l’Aymara e numerosi dialetti che s’avviano alla estinzione.

Le diverse cause correlate alla diminuzione demografica devono sottostare al “elun” dare, dei fattori d’influenza europea: le malattie infetto-contagiose come il vaiolo, il meticciato sociale e le campagne di sterminio governative che dall’ottocento e fino l’ultima metà del XX secolo, hanno fatto spazio alla costante immigrazione dall’Europa.

 

L’eclisse della giustizia in Argentina

Significativa è la statistica della Rassegna Storica dei Censi, per Repubblica dell’Argentina nell’anno 1869, con tutta la buona volontà e la mancanza di conoscenza del territorio e delle scienze sociali che governavano i popoli originari, ha censito: 93.000 nativi, su una popolazione totale di 1.830.214 persone. Ventisei anni più tardi, nel 1895 la popolazione originaria era ridotta a meno d’un terzo, ovvero 30.000 persone, mentre gli abitanti totali erano passati ad essere 4.044.911. Sempre d’accordo alla voce di wikipedia: “Indígenas de Argentina”, in lingua spagnola, meno di vent’anni dopo, la demografia del 1914, aveva ridotto i nativi a 18.425, mentre la popolazione totale aumentava esponenzialmente con componenti spagnole e italiane facendo riscontrare nel censo 7.903.662 persone. La componente tedesca, slava, greca, turca, e della zona della Palestina arrivava all’Argentina come al Cile e altrove nella ricerca del propio Dorato, contribuendo a diminuire la demografia e l’area d’influenza degli indigeni.

Con l’arrivo delle popolazioni del vecchio continente, la discriminazione e l’invisibilizzazione del nativo, si sono accentuate insieme alle politiche di esclusione, martirizzazione, violenza e sopruso verso i popoli originari, ovvero, essi sono diventati la parte più debole della società. Non è un tabù dire che gli europei sono i più accaniti migranti e che in America arrivavano fuggendo dalle dispute politiche e religiose, alla ricerca d’opportunità d’sviluppo personale, e qualche volta per restare impuniti per i loro crimini. Tuttavia, il Movimento Indigenista argentino, di fatto, nella decada del 1960 si è avviato.

Grazie all’universo dei lavoratori, i seguaci di Juan Domingo Perón, chiamati anche “descamisados”, per la loro provenienza dagli strati indigeni e popolari della società, il potere della classe lavoratrice aumentò dando opportunità anche ai popoli originari. Le pratiche oggi considerate genocidio e etnocidio sono state arginate grazie al intervento di personaggi come Perón. Perón ha permesso l’innalzamento delle bandiere indigene, e che le comunità native, sia nel aspetto burocratico che nella lotta ideologica, s’avviassero sulla strada dell’autogoverno. Posteriormente, le dittature di Videla e Pinochet, nella loro sanguinosa ripercussione sui popoli originari, non potevano lottare appieno contro la Vita e la Giustizia.

Le diverse comunità Mapuche dell’Argentina si sono organizzate per essere riconosciute come proprietarie delle proprie terre, e capaci di darsi l’indirizzo politico, in grado d’avviare un sistema d’educazione bilingue, e d’organizzare la gestione della salute e la difesa dei territori. Per esempio, Neuquén è un’importante territorio Mapuche. 

La zona di Neuquén, il 14 dicembre ha visto l’arrivo del nascondersi parziale del Sole alle 11 ore 47 minuti e 26 secondi; il picco massimo dell’oscurità dovuta all’interferenza della Luna alle 13 ore 12 minuti e 15 secondi e la fina dell’eclisse alle 14 ore 39 minuti e 48. Nella Storia, nel 1972, a Neuquén s’organizza il “Primer Parlamento Indígena Nacional”. La situazione di tensione continua vigente.

Sotto la dittatura e la loro ombra che arriva finora, non si è fermato lo spoglio delle terre, in tutte le zone e a tutti i popoli nativi. Di fatto, la repressione governativa è stata parte della risposta, insieme alla persecuzione individuale, il maltrattamento collettivo, l’uccisione o incarceramento dei leader indigeni. Le loro lotte e sofferenza ha fatto possibile che al settembre 2020, più di 1754 comunità e associazioni indigene abbiamo un riconoscimento giuridico nell’Argentina governata da Alberto Fernández.

La solidarietà con i Mapuche si dovrebbe farsi sentire anche da queste pagine. Il possesso della Terra fa venire l’acquolina alla bocca anche a coloro che dicono lavorare per Colui che ha detto: “il mio Regno non è di questo mondo”. D’accordo a diverse agenzie, il 16 dicembre 2020, si sono verificati scontri tra rappresentanti della società Mapuche e la Polizia Federale e della Gendarmeria dell'Argentina nella provincia di Río Negro (Patagonia), in una proprietà del vescovado di San Isidro, la Villa Mascardi, vicina a due territori di parchi nazionali occupati da tempi non storici dai Mapuche. Gli scontri hanno generato un incendio e numerosi feriti visto che le forze dell’ordine hanno sparato centinaia di proiettili contro i membri della comunità. L’empatia verso i popoli originari si rende necessario tenendo conto che, d’accordo ai calcoli, più di 25 milioni di argentini hanno almeno un antenato italiano, e dei circa 45 milioni, sono il più numeroso gruppo etnico.

Sono stati i lavoratori argentini coloro che di fatto hanno dato per primi dignità ai popoli originari del loro territorio, mediante il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale dei lavoratori ILO. L’ONU nel 2007 e L’OSA nel 2016 hanno elaborato dichiarazioni riguardanti i diritti dei popoli originari.  Però, in pieno secolo XXI, i numerosi episodi di ingiustizia verso le donne, i poveri e i nativi sono la costante che fanno oscurare il Sole della Giustizia.