Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Inferno e terrore in Colombia: omicidi, desaparecidos e femminicidi rituali

di Maddalena Celano

A Medellin, in Colombia, questo 28 giugno 2021, ha fatto il giro del mondo la foto di una manifestante, con il volto coperto, dinanzi a un muro coperto di graffiti che recita: "Dannati, assassini, stupratori, criminali".

Le donne sono state in prima linea nell'ondata di proteste antigovernative in Colombia, contro la riforma fiscale. Ma sin dal mese di aprile 2021, si sono registrate violenze brutali contro le donne e ben sette morti. Le intense proteste del 28, 29 e 30 aprile a Cali sono state vissute tra la resistenza dei cittadini, che continuano a scendere in piazza per protestare contro la riforma fiscale, e la violenza che continua a permeare i cortei.

Preambolo

Sin da questo venerdì 30 aprile 2021, Cali entrò nel suo terzo giorno di intense proteste contro la riforma fiscale del governo di Iván Duque. Nonostante gli eventi di vandalismo e la brutalità, i cittadini continuano a esercitare il loro diritto di manifestare e, lungo il percorso, molti di loro sono stati violati dalla forza pubblica, soprattutto donne e giovani. Attraverso un comunicato, l’organizzazione del “Movimento Sociale delle Donne di Cali” ha lanciato un appello internazionale per mostrare cosa sta succedendo, di fronte agli abusi della polizia. “Denunciamo che il 28, 29 e 30 aprile 2021, la polizia di Cali ha deliberatamente usato la forza. La polizia di Cali ha sparato indiscriminatamente contro la popolazione indifesa, ha assassinato minori, adolescenti e giovani. Centinaia di donne e uomini sono feriti, tutt’ora si sentono confusi e lesi, molti dei quali sono diventati disabili a vita a causa di attacchi diretti alla loro integrità”, afferma il testo che dichiara che si sono registrati almeno 14 morti e 30 dispersi. Una leader di questo movimento femminile, Norma Lucía Bermúdez, ha raccontato dettagli lugubri delle azioni di alcuni uomini in uniforme contro la popolazione civile, in particolare contro le Caleñas (le donne che vivono a Cali). “Non ho mai visto simile brutalità della polizia nei confronti delle donne, come accade oggi. Oltre i manganelli, utilizzano i proiettili. Ci sono state diverse ragazze fucilate. Le donne che vengono detenute subiscono aggressioni fisiche e sessuali. Utilizzano minacce di violenza sessuale e le toccano, dicendo loro: "ora ti violenteremo" e l'intera stazione abuserà di te", ha denunciato Bermúdez. Ha anche affermato che ci sono poliziotti che sparano indiscriminatamente sulla folla, "oggi ci sono stati altri morti, ci sono stati 7/8 morti, c’è una quantità impressionante di ferite da arma da fuoco, nei rapporti che sono arrivate 15 persone con foto che mostrano le loro ferite, ci sono diversi minorenni feriti”. “Uccidere non è un diritto, la forza pubblica non ha il diritto di uccidere. Dal discorso di delegittimazione delle proteste da parte del ministero della Difesa, si è creato un clima di fascismo, nel vedere come  nemico  chi protesta. Penso che ci sia una visione distorta di cosa siano i diritti umani”, afferma Norma Lucía Bermúdez. La leader ha raccomandato, alle donne e ai giovani che intendono continuare a protestare, di uscire in gruppo, di avere a portata di mano numeri di telefono di organizzazioni per i diritti umani, e "quando arriva la brutalità della polizia dobbiamo ritirarci, è molto importante essere lì oggi per le strade, ma non possiamo sacrificare la giovinezza, fa male alla nostra anima”. Il sindaco di Cali, Jorge Iván Ospina, la notte di questo 30 aprile 2021, ha fatto un appello a Iván Duque: “la riforma fiscale è morta, non causarci più morti, per favore ritirala, lo chiedo a nome del popolo di Cali”.

L’incubo degli ultimi avvenimenti

Ma non è finita qui: questo mese di giugno 2021, è stato un mese terribilmente “caldo” e problematico per l’ intera Colombia.

A Bogotà, sin dalle prime ore di questo 3 giugno 2021, gli abusi verbali, le minacce di violenza sessuale e la discriminazione non sono stati solo incidenti isolati, durante l'intera ondata di proteste anti-governative che ha travolto la Colombia e che tutt’ora non cessa di sorprendere, per la tenacia e l’intensità della polarizzazione. Secondo l'Ombudsman's Office, l'agenzia governativa ufficiale incaricata di garantire la tutela dei diritti umani e civili dei cittadini, ci sono stati almeno 113 casi di violenza di genere. Secondo l'ONG Temblores, i casi di abusi sessuali su donne, da parte della forza pubblica, durante le prime due settimane di proteste, sono stati 16. Le manifestazioni contro questi atti si sono moltiplicate in tutto il Paese, soprattutto dopo che è stato denunciato il suicidio di una minorenne, che sarebbe stata abusata sessualmente da agenti nella città di Popayán. La polizia colombiana è al centro delle polemiche per le numerose denunce di abusi sessuali che organizzazioni, come la locale ONG Temblores, hanno raccolto.

Questi dati scandalosi si aggiungono a quelli già riportati da organizzazioni internazionali, come Human Rights Watch, che da giorni denunciano i continui abusi commessi dalla forza pubblica nel denunciare omicidi, detenzioni arbitrarie, uso eccessivo della forza o sparizioni. Emilia Márquez, ricercatrice presso l'ONG Temblores, sospetta che i casi potrebbero essere molto più numerosi. "Sappiamo di avere in mano dati sottostimati, semplicemente perché non siamo in grado di raggiungere tutte le informazioni e perché non tutte le persone violentate denunciano”. Queste azioni hanno posto l'attenzione internazionale sulle denunce di migliaia di colombiani contro le azioni della Polizia Nazionale. Ma non solo le organizzazioni non governative hanno alzato la voce, su quanto accaduto, ma anche organizzazioni statali come l'Ufficio del difensore civico riportano dati scioccanti. In soli 17 giorni di proteste, sono pervenute 87 denunce di violenza contro donne e persone con diversi orientamenti sessuali o identità di genere. In 79 casi le vittime erano donne, mentre nei restanti 8, le persone colpite erano membri della popolazione LGBTI o persone con Orientamenti Sessuali e Diverse Identità di Genere (OSIGD).

Secondo le denunce raccolte, questi crimini sarebbero stati commessi da membri della polizia nazionale e della squadra antisommossa Esmad. Il caso che ha colpito la Colombia, lo scorso venerdì, è quello del suicidio di una minorenne nella città di Popayán, nel sud-ovest della Colombia. Questa ragazza ha partecipato a una delle manifestazioni nella sua città, ma è stata trattenuta da diverse autorità per essere successivamente trasferita a un Comando di Azione Immediata (CAI), uno spazio simile a quello di una stazione di polizia. Dopo essere rimasta lì per un po', è stata consegnata alla nonna con vari lividi su tutto il corpo. La minorenne ha denunciato di essere stata toccata da varie autorità della polizia e ha segnalato l’abuso anche sui suoi social. Questo giovedì la minore è stata ritrovata in casa priva di sensi e le autorità non sono state in grado di rianimarla. Si sarebbe suicidata e le accuse ora ricadono sulla polizia. Le autorità si sono difese assicurando che tutto ciò che la minore aveva denunciato "non fosse vero", tuttavia gli agenti presumibilmente coinvolti sono stati ritirati dalla loro funzione. Temblores sottolinea che questo tipo di violenza è considerata tortura e mina i diritti umani più elementari, quando si tratta di scendere in piazza per protestare. L’altro ieri, a Bogotà, fino a duecento persone si sono radunate davanti al CAI nel quartiere La Soledad, in un'affollata area di protesta nella capitale colombiana. Qui, decine di donne hanno urlato slogan contro lo stupro da parte delle forze di sicurezza dello stato. Molti di questi slogan sono stati rivolti anche contro Esmad, la forza pubblica antisommossa, sulla quale pesano numerose denunce e richieste di scioglimento attraverso una riforma della polizia.

 

Ultima modifica ilSabato, 03 Luglio 2021 08:15
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