Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Colombia: lotta fra un Paese reale e un Paese formale

di Tomas Emilio Silvera Henriquez

Ringrazio Convergenza Socialista per avermi dato l’opportunita’ di scrivere questo articolo sulla Colombia.

Vorrei soffermarmi sulla storia poco conosciuta al lettore europeo, e offrire un motivo di riflessione e dibattito nel campo della dialettica socialista.
La Colombia è un Paese situato nel nord dell’America del Sud, con una estensione di 1.138.338 Kmq, comprendendo le isole di San Andres y Providencia, situate nell’Oceano Atlantico nella sfera geografica del Centro America. Vi abitano poco più di 51 milioni di persone.

La Storia del mio Paese comprende cinque epoche che si possono fra loro distinguere attraverso un fatto storico. La prima è la ‘scoperta’, dal 1492 al 1540, quando gli spagnoli entrando dalle coste dell’Atlantico cominciarono a scoprire nuove terre; fu così che nell’anno 1525 fondarono la prima città colombiana di Santa Marta, il 28 luglio, giorno di Santa Marta. Pedro de Heredia fondò la città di Cartagena nel 1533, e Gonzalo Jimenez de Quesada il 6 agosto 1538 fondò la città di Santa Fe’, nome che si mantenne fino al 1819 quando divenne Bogotà, la capitale.

Sebastian de Belalcazar si diresse più a sud, fondò le città di Cali e Popayan, e così diversi altri che arrivarono con l’ordine della corona spagnola di scoprire le nuove terre, sottometterle nel vessillo della evangelizzazione. In realtà fu una invasione devastante, sanguinaria, con l’unico obbiettivo di dominazione economica. In Europa, succedevano alcuni fatti importanti, il culmine del Rinascimento, la Riforma Protestante di Martin Lutero, la ‘Santa Inquisizione’, l’opera di Controriforma da parte del cardinale Carlo Borromeo ed altri. Il 29.3.1516 venne istituito a Venezia il ghetto ebraico, il più antico al mondo, dove gli ebrei erano obbligati a vivere. E anche il regno di Carlo V re di Spagna, imperatore del Sacro Romano Impero, epoca di splendore politico e culturale della penisola iberica.

La fine della scoperta diede origine alla ‘conquista’; l’entrata degli spagnoli profondamente la strada di una cultura, di una mentalità di un carattere, influenzò lo sviluppo dei grandi avvenimenti futuri. Il nostro storico Llevano Aguire lo definì come un momento di transizione fra due mondi, originando un
tipo etnologico unico.
La Colombia dunque salì alla Storia con un parto doloroso di sofferenze inaudite, che le popolazioni indigene furono le prime a sentire. In Colombia come negli altri Paesi dell’America Latina i conquistatori spagnoli conobbero i primitivi abitanti e aborigeni sparsi per tutto il territorio; Hernan Cortes incontrò in Messico e Guatemala gli Aztechi, Oazacas, Mayas e Quimayas; in Peru, Francisco Pizzarro trovò il famoso impero degli Incas, il più laborioso e socialista fra tutti gli Stati dell’America; nel Cile, Magellano gli Araucani e i Patagoni, mentre in Brasile Alfonso de Souza,  trovò degli indios pacifici che si arresero facilmente alla dominazione portoghese.
Gli spagnoli chiamarono Impero quelle civiltà piene di uno sviluppo culturale che ricordava loro i famosi e Antichi Imperi dominanti in Europa.

Fu così che essi chiamarono Impero Incaico e Azteco quelle culture che avevano scoperto in quelle terre; al di fuori di questi Imperi esistevano altre civiltà che non arrivarono a essere distinte come tali e non sorpresero i conquistatori: fu il caso di “pueblos” che avevano raggiunto una media cultura  senza arrivare a creare costruzioni con grandi città e strutture politiche complesse, per esempio i Tainos, Araucanos, Aimaras nella attuale Bolivia; i Diaguitas, Calchiaquies dell’Argentina, i Guaraines in Brasile e Paraguay, e i Guetares in Costa Rica.

In Colombia, i Chibchas abitavano nella regione di Tunja, oggi regione di Boyaca, essi erano abituati a lavori di tessitura o agricoli, senza preoccuparsi della guerra o della difesa dei loro territori; questa tribù, che aveva occupato la maggior parte centrale della Colombia non oppose alcuna resistenza agli spagnoli, docili per natura e rivolti ad una religione naturalistica. L’agguerrito invasore li dominò totalmente, li sfruttò, li violentò in ogni aspetto obbligandoli a un modo di vita che, se non assimilarono del tutto, con il tempo e con l’inferiorità del numero e della qualità delle armi, si consolidò.

Questi aborigeni forse erano più conservatori fra tutti gli altri indios. Ma in cosa consisteva tale aspetto conservatore? Gli indios Chibchas amavano la pace, la guerra era inconcepibile nelle loro idee del lavoro, erano tradizionalmente religiosi, tutti i fenomeni della natura li interpretavano come segni di una Creatura superiore.
La concezione della vita e il suo rispetto era sacro, al contrario di altre tribù come quella incaica e azteca, in cui erano comuni i sacrifici umani. Per i Chibchas il sacrificio era una espressione di dolore e non di gioia, e per questa loro indole, al contatto con la dottrina cattolica portata dagli spagnoli vi si conformarono, considerandola un messaggio di bontà e di pace. Frate Luigi de las Casas, uno dei numerosi gesuiti arrivati per evangelizzare, scrisse nelle sue memorie che i Chibchas conservavano certi aspetti umani che li rendevano uomini più idonei al cattolicesimo degli stessi europei.

Ma in Colombia iniziarono anche profondi conflitti socio-economici. Lo dimostra ad esempio la “encomienda”, una istituzione della corona spagnola che permise consolidare il dominio dello spazio geografico conquistato poiché’ organizzava la popolazione indigena come manodopera forzata, una forma per risarcire quegli spagnoli che avevano formato gli indios alla pratica della fede cattolica, e nello stesso tempo assicurare la i loro permanenza nelle terre scoperte e conquistate. L’encomienda servì come centro di culturalizzazione spagnola obbligatoria, dove gli indigeni venivano raggruppati in popolazioni per ricevere le dottrine cristiane da parte di religiosi; essi dovevano inoltre incaricarsi del sostentamento e della cura dei religiosi stessi.

Tale situazione era improntata su abusi e violenza, tanto che alcuni gesuiti come fra’ Bartolomeo de las Casas e fra’ Antonio Montesino denunciarono la gravità dei fatti alla Corona di Spagna. Il sistema della encomienda era una prova chiara di inferiorità che la Spagna imponeva alle persone che non avevano legami di sangue con il paese europeo. Il nostro storico marxista Llevano Aguirre ha descritto questo processo di passività con il termine di “patria tonta”, in spagnolo “patria boba”. Così, attraverso la colonizzazione, la distruzione violenta di una cultura, la Colombia si formò sulla base di idee estremamente conservatrici. Se è vero che la Spagna creò nell’America colonizzata, e specialmente in Colombia, molte Università, non lo fece mai con l’idea che tali centri sarebbero stati luoghi di coscientizzazione e di nuove idee politiche provenienti dall’Europa, ma perché’ le convenivano queste basi pseudo culturali in un ambiente isolato dall’Europa stessa che allora (1600-1700) cominciava ad essere attraversato da idee rivoluzionarie, che convulsionavano le vecchie strutture sociali esistenti.

È evidente che anche la cultura veniva controllata e censurata dalla corona spagnola, vi erano grandi privilegi per gli studenti che provenivano da famiglie spagnole, mentre il criollo (nativo americano) era sottomesso da un sistema speciale. Molti criolli studiarono in queste Università rette da gesuiti. Ai vertici della società vi erano i funzionari spagnoli inviati dalla corona (governanti e viceré’), seguivano i Criolli discendenti dei conquistatori che governavano le terre e controllavano tutte le risorse; poi gli Emigrati spagnoli che si prestavano come artigiani, poi i meticci (nati da uno spagnolo con una donna Indigena) e i mulatti (nati da una unione fra uno spagnolo e una schiava nera; poi gli indios e infine gli schiavi neri.
La presenza di meticci e mulatti è testimoniata dal fatto che nel nuovo mondo ci fossero pochissime donne europee e perciò gli spagnoli avevano relazioni con donne indie o nere, anche se queste unioni non erano legalizzate.
La ‘colonia’ (terzo periodo storico) comprende il tempo dal 1550 circa al 1810, quando la spagna consolida il possesso delle terre conquistate.  È un periodo meno violento di quello della conquista, ma più espansivo come penetrazione culturale e politica. Secondo la studiosa Tatiana Mejia Jervis, le società coloniali avevano 10 caratteristiche.


-    Società basata sulla ricchezza, con un sistema piramidale gerarchico imposto dal colonizzatore Europeo. Ciò dava origine a una marcata differenza fra le classi più alte e le classi operaie fino agli schiavi. Il fattore principale era che ogni individuo veniva valorizzato in relazione alla posizione economica e al suo ruolo nella società. Chi possedeva più denaro poteva appartenere alla classe più alta.
-    Gli incroci culturali; le persone non potevano unirsi con libertà, solo persone della stessa classe potevano compartire la vita comune.
-    Suddivisioni amministrative della colonia: ognuna presentava le sue specificità a secondo del territorio e dello stile di vita.
-    I colonizzatori venivano elencati in registri, e distinti in viceré’.
-    La vita comunitaria si organizzava intorno ai villaggi e ai paesi; vennero costruite strade per facilitare i commerci.
-    La classe alta, formata da membri ricchi quasi tutti nati in Europa, con titoli di nobiltà, potevano decidere e avere incarichi governativi.
-    La classe media, composta da proprietari di fattorie, negozi e botteghe; professionisti come medici e avvocati.
-    La classe bassa, non aveva diritto a incarichi pubblici, non poteva avere proprietà private; la maggior parte di essa era analfabeta, svolgeva occupazioni manuali.
-    Servitori.
-    Schiavi.

Gli studenti criolli rappresentarono una parte importante  nello sviluppo culturale-politico delle future Idee di emancipazione; tale il caso di Francisco José de Caldas, nato a Popayan verso la metà del 1700, che studiò la flora e la fauna mediante un lavoro assiduo e di grandi sacrifici. La sua è stata la prima manifestazione di uno studioso criollo nel nostro Paese. De Caldas, insieme al tedesco Humboldt rivolse gli studi verso la sua terra, e non più verso la Spagna che fino ad allora era sempre stata l’epicentro culturale, rispetto alle colonie.

In questo quarto periodo, inizio della ‘indipendenza’, nacquero le prime riviste della inquieta gioventù: fra esse ‘Il settimanale della Nuova Granada’, dal 1808 al 1811 diretto dallo stesso De Caldas; inoltre ‘Il commercio di Lima’ e ‘Il giornale del Messico’, fondato da Carlo de Bustamante. Tutte queste e altre manifestazioni vennero giudicate sovversive dalla Spagna, che così incrementò l’ordine e la repressione nelle nuove terre.

Il pensiero di un cambiamento sociale non era radicale, ma solo contro le arbitrarietà e il malgoverno dei rappresentanti che la Spagna inviava alle colonie. In Colombia è nota la frase del criollo Morelos pronunciata il 20 luglio 1810 ‘ viva il re, abbasso il malgoverno!’ durante una manifestazione che la nostra pseudo storia indica come di rilievo per la sua liberazione. L’indipendenza della Colombia si consolidò con la battaglia del ponte di Boyaca, il 7 agosto 1819 quando Bolivar entrò a Bogotà, dopo la sconfitta delle truppe spagnole. Nella indipendenza entrano in scena le figure di Bolivar, Santander, Narino, Torres, Salavarrieta e altre, di famiglia criolla, o discendenti da famiglia spagnola, comunque benestanti, che avevano ricevuto l’influenza illuminista della Rivoluzione francese e dei grandi avvenimenti europei.

Le idee di Rousseau, Marat, Voltaire, Montesquieu non sono sconosciute a questi intellettuali borghesi che hanno condotto una lotta che, seppure oggi è considerata contraddittoria, allora era valida e giustificata. Chi erano questi personaggi della nostra storia, quale il loro pensiero? Simon Bolivar, nato a Caracas nel 1783 è il genio militare della libertà e il padre della Patria; mise in atto le sue idee liberali contro la corona spagnola, per una assoluta, radicale indipendenza. Bolivar si educò in Europa, conobbe gli ambienti politici, ottenne aiuti economici che gli permisero di portare avanti l’impresa in cui credeva.  Fu anche il padre della sinistra latinoamericana, nel senso che difese una concezione popolare della libertà e dell’internazionalismo; fu il primo in America Latina a immaginare una America Unita, che in parte realizzò con la Grande Colombia, formata da cinque Paesi. Se una parte della sua vita lo ha conosciuto come dittatore, l’altra lo sa’ profeta dell’America, quando ad esempio nel congresso di Panama pronuncia la celebre frase ‘Gli Stati Uniti del Nord America sono predestinati a riempire l’America di miseria in nome di liberta’ e sovranità’.

Bolivar scoprì anche intrighi nel suo stesso gruppo; nel dicembre 1830, ormai senza gloria, abbandonato da tutti e malato, muore fra la brezza del mare dei Caraibi, lasciando nel suo testamento politico questa frase crudele, che riflette l’immagine di un uomo meno eroico e più umano: ‘ Sono stato vittima dei miei persecutori, che mi hanno portato alla porta del sepolcro, io li perdono. Se la mia morte può contribuire a far cessare le liti e le incomprensioni, io me ne andrò tranquillo alla tomba’. I suoi ideali hanno portato alla nascita di una corrente politica detta ‘ bolivarismo’; era un ammiratore della Rivoluzione americana e di quella francese, tuttavia dai padri fondatori degli Stati Uniti d’America si allontanava su due punti di vista importanti: a) era un convinto anti- schiavista, più volte lo aveva affermato, e infatti abolì la schiavitù nei territori sotto il suo controllo. b) Bolivar non credeva nel sistema politico federale degli Stati Uniti, riteneva che i livelli locali di amministrazione dovessero rimanere sempre al di sotto dello Stato centrale.  Secondo lui, le innovazioni costituzionali statunitensi non avrebbero potuto esser applicate in un contesto ancora selvaggio e in gran parte non civilizzato come quello sudamericano.

Sarebbe stata necessaria per molti anni ancora una guida forte per tenere uniti i popoli del Sudamerica. Santander rappresenta l’antagonista di Bolivar, perché’ pensava che la causa rivoluzionaria non era per la consolidazione della Gran Colombia bensì per la indipendenza economica; di lui è famosa la frase: se le armi ci hanno dato l’indipendenza, la legge ci darà la liberta’.

La sua vita politica fu contraddittoria, forse fu lui l’attentatore di Bolivar durante ‘ la notte settembrina’. Antonio Narino è meno conosciuto, ma ha saputo concretizzare il suo impegno traducendo per la prima volta ‘ I diritti dell’uomo’ della Rivoluzione francese.  Insieme a de Caldas credeva nel profondo valore della conoscenza. Muore fucilato a Cartagena nel 1819 da Pablo Murillo, soprannominato ‘ il pacificatore’. Cailo Torres fu anche lui un seguace dell’opera di Bolivar, come l’eroina Policarpa Salavarrieta, le cui ultime parole, prima di essere uccisa pubblicamente per aver staccato gli editti reali dai muri di una piazza, furono: ‘anche se sono donna morirei altre cento volte per questa lotta’. Nella opposizione vanno citate anche le sollevazioni popolari, il movimento dei Comuneros ed altri, semplici movimenti a carattere regionale, la cui coscienza rivoluzionaria non era del tutto chiara, e rimasero isolati.
Questo lungo periodo va dal 1779 al 1881, fu denominato ‘ Periodo della emancipazione colombiana’. Dopo la morte di Bolivar il Regno della Gran Colombia si sciolse e si formarono Paesi indipendenti: Peru,Venezuela, Ecuador, Bolivia e Colombia, più  tardi chiamati Paesi bolivariani. La Colombia fu retta all’inizio dal presidente Santander, favorevole alla Chiesa, a differenza della ideologia laica e liberale di Bolivar.
Dal 1833 al 1866, epoca della consolidazione della unità colombiana, il Paese fu governato dai due partiti tradizionali, quello liberale e quello conservatore. Il più noto dei governi di quel tempo fu senza dubbio quello del generale Tomas Cipriano de Mosquera, inizialmente appartenente al partito conservatore e poi divenuto liberale; prese misure per ridurre il potere della Chiesa e favorire il federalismo. Fece costruire la prima Università Statale, creò scuole gratuite per le classi povere, e istituì la legge della educazione obbligatoria per tutti.
Nazionalizzò molti latifondi dei gesuiti e confiscò le loro scuole private.

Nello stesso tempo, sia in Europa che negli Stati Uniti iniziò a diffondersi la Rivoluzione industriale, esattamente nel 1870: significò l’utilizzo delle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, i primi conflitti sociali legati alla eccessiva produzione e ai licenziamenti. Nascono i primi partiti per i diritti dei lavoratori e operai, oppressi nelle fabbriche da ritmi disumani della catena di montaggio. Sorsero le prime rappresentanti femminili per il voto delle donne, e i fondatori del materialismo storico Carlo Marx e Federico Engels.
Tornando alla Colombia, nel 1903 perse il suo territorio di Panama, a seguito delle forti pressioni americane per la costruzione del canale; questo fu un grave avvenimento come tanti nella storia dell’America Latina. Panama rappresentò l’annessione di una terra agli Usa, come anche Porto Rico, Guantanamo, Arizona, Nuovo Messico, California.
Dal 1910 al 1914 le compagnie americane si spinsero verso la regione colombiana dei giacimenti petroliferi, così come delle miniere d’oro e d’argento, dei territori della frutta e del caffè, per sfruttarli. Le reti ferroviarie furono di loro proprietà, e tutte le comunicazioni in genere. Nella storia del mio Paese è memorabile lo sciopero, durato oltre un mese, dei braccianti della United Fruit Company della zona bananiera a Cienaga- Magdalena, nel 1928, e il loro massacro .E’ giusto qui’ soffermarsi sulla figura di Maria de los Angeles Cano, la prima donna leader politica in Colombia ( nata a Medellin il 12.8.1887 e morta nell’abbandono il 27 aprile 1967). Una donna straordinaria, diresse la lotta per i diritti dei lavoratori, collaborò alla diffusione delle idee socialiste eanalizzo’la condizione di lavoro nelle fabbriche, le condizioni feudali nei campi; collaborò al primo giornale socialista’ El Rebelde’ (Il ribelle). Viaggiò in tutto il Paese, in difesa della classe dei lavoratori, e nel 1926 al primo congresso operaio fu eletta segretaria del nascente Partito socialista rivoluzionario, PSR.
Venne arrestata molte volte, fondò il Soccorso Rosso. Lottò contro la cosiddetta ‘ legge eroica’ che sopprimeva le garanzie individuali e autorizzava la persecuzione dei movimenti sociali. Il suo pensiero è racchiuso in tre otto: otto ore di lavoro, otto ore di studio, otto ore di riposo per tutto il movimento colombiano.
La repressione dello sciopero dei braccianti di Cienaga-Magdalena portò in carcere Maria de los Angeles Cano, e all’interno del partito venne accusata insieme ai suoi compagni come ‘fuochista’, per avere organizzato un piano per la presa del potere nel 1928.
Quale fu l’errore politico di questa rivoluzionaria? Secondo gli storici, lei era la responsabile del movimento dei braccianti, che rivendicavano dieci punti. Il governo ne accettò nove mentre la decima, la più importante riguardava il salario. La United Fruit Company insisteva nel pagare la metà in dollari, l’altra metà in buoni da utilizzare nelle dispense di proprietà della stessa società statunitense. Per Maria de los Angeles Cano era inaccettabile,  la protesta continuò e degenerò in atti di violenza; l’esercito al comando del generale Carlo Cortes Vargas diede l’ultimatum di ritornare tutti a casa, e poi sparò sulla folla, facendo un massacro di 3000 morti .Secondo il Comitato centrale, Maria de los Angeles Cano  non dimostrò adeguata flessibilità politica e tattica per gestire positivamente questa missione storica, e fu questo l’avvenimento a emarginarla dal Partito. Il generale Carlo Cortes Vargas ha, in seguito, affermato di aver avuto informazioni riservate che navi americane erano pronte a sbarcare truppe sulle coste colombiane per difendere i dipendenti e le famiglie statunitensi che abitavano nella zona bananiera, nonché’ gli interessi della United Fruit Company. Il generale volle evitare l’invasione da parte degli Usa…La sua giustificazione fu fortemente criticata anni dopo da Jorge Eliecer Gaitan al Parlamento dicendo che‘ quegli stessi proiettili avrebbero dovuto essere usati per fermare l’invasore streniero’. La tensione politica e sociale diminui’ con il governo di Alfonso Lopez, eletto presidente della repubblica nel 1934: sciolse il Concordato fra la Chiesa e lo Stato, inaugurò riforme socialiste in agricoltura e nelle fabbriche; aprì contatti diplomatici, commerciali e culturali con i Paesi dell’Urss. Diede spazio ai primi sindacati e sua fu la legge di riconoscimento dei figli naturali. I suoi due buoni governi non incisero comunque a fondo cambiamenti radicali. In Colombia, la violenza non iniziò dalle classi popolari, ma in certi politici che fomentarono nel loro Interesse i disordini e il caos.  Date le condizioni in cui viveva il popolo mantenuto nella povertà nella ignoranza, nell’analfabetismo, nella fame, nelle malattie, questo clima d’insicurezza trovò un terreno favorevole: il popolo ciecamente seguì l’una e l’altra fazione dei liberali e dei conservatori. Questo costò al Paese migliaia e migliaia di morti innocenti. Le idee di pace erano anelate da tutti, e portavoce ne fu il giovane avvocato Jorge Eliecer Gaitan, amato dai progressisti, dai sindacati, dalle cooperative agricole; fu sua la proposta di nazionalizzazione delle imprese nordamericane. Apparteneva alla scuola di Victor Raul Haja de la Torre (Peru), di Romulo Betancur (Venezuela), di Jose’ Figueres (Costa Rica), di Fidel Castro (Cuba). Si formò come oratore e difensore di cause popolari, nei dibattiti come quello per il massacro dei lavoratori delle bananiere.
Affermava: ‘in Colombia ci sono due Paesi, il Paese politico che si preoccupa delle elezioni, delle tresche burocratiche, degli interessi economici, privilegi e posti di potere…il Paese politico e l’oligarchia sono gli stessi.  E il Paese nazionale, il popolo che pensa al suo lavoro, alla salute e alla cultura…noi apparteniamo al Paese nazionale, al popolo di tutti i partiti che lotta contro il Paese politico, contro l’oligarchia di tutti i partiti.’ Gaitan fu assassinato il 9 aprile 1948; per tre giorni, nelle strade di Bogotà ci furono reazioni e sommosse con oltre 2000 morti… questo fatto è ricordato come ‘il bogotazo’, e diede origine alla violenza nel Paese. Il 9 aprile 2018, a distanza di 70 anni, la Commissione della verità (formata nell’ambito degli accordi di pace fra il governo colombiano e le Farc) ha deciso di presentare alla Procura la denuncia di delitto e le disumanità’ per riaprire il caso dell’attentato a Gaitan. Negli anni ’50 del secolo scorso in Colombia il generale Roja Pinilla ascese al potere con un programma in tre parole: pace, giustizia, liberta’. Ma volle imitare Prudhon nella sua frase ‘ voglio la guerra per mantenere la pace’. Se la pace, come scrive il papa Paolo VI nella Populorum Progressio, non è solo la mancanza di guerra, la Colombia con Roja Pinilla ottiene una ‘pace di guerra’. Molte persone contrarie a questo regime dittatoriale, dal volto progressista-nazionalista, furono processate, non con il codice civile ma con quello penale-militare, in condizioni da nuova Inquisizione. La data 26 settembre 1950 si dovrebbe ricordare come inizio del conflitto armato, la nascita di movimenti guerriglieri, a partire dalla regione del Tolima, in un fenomeno chiamato ‘Repubbliche indipendenti’ di Marquetalia, El Pato, Guayavero e altre. Il Partito Comunista Colombiano per far fronte alla violenza conservatrice si schierò con il Partito Liberale, e misero in pratica il metodo della lotta armata. La guerriglia venne guidata da Pedro Antonio Marin, soprannominato Tirofijo alias Manuel Marulanda Velez, e Jacobo Arenas: loro due furono i fondatori delle forze armate colombiane FARC. Fra i guerriglieri si trovavano Marco Aurelio Restrepo (del Partito Comunista di Chaparral) e tanti altri, fra cui liberali delle regioni di Antioquia e Santander. Durante la maggior parte della loro storia, i membri dei Partiti socialisti e comunisti sono stati oggetto di repressione e persecuzione ad opera dei servizi segreti governativi e dei paramilitari; essi furono decimati con dei massacri all’inizio degli anni ’80 fino alla metà degli anni ’90: 8000 militanti socialisti e comunisti persero così la loro vita. Nel 2019, il PCC ha consegnato una denuncia alla Jep (Giurisdizione speciale per la pace) su 635 omicidi e persone scomparse. E nel mese di maggio 2021 questo partito è stato riconosciuto ‘ vittima collettiva del conflitto armato interno in Colombia, da parte della Jep. Avrei desiderato estendermi di più sulla situazione che vive la Colombia: narcotraffico, bande mercenarie, repressione, violazione dei diritti umani, corruzione, delinquenza giovanile; e l’emigrazione di cinque milioni di colombiani, come frutto amarissimo di questa realtà, da secoli. Ho voluto descrivere in una forma semplice la crudeltà del mio Paese, come esule in Italia da oltre 50 anni. Spero che l’Europa richiami il mio governo per la violazione dei diritti umani e l’assenza di una vera democrazia. Concludo trasmettendo una lettera scritta dal Presidente del Messico,  pubblicata  di recente sui principali giornali dell’America Latina , e indirizzata al Presidente della Colombia,  Ivan Duque :‘ La situazione della Colombia è tragica, perché è il suo stesso governo  a organizzare massacri, genocidi contro la sua popolazione. È il suo stesso governo che favorisce e diffonde la corruzione; è il suo stesso governo a impedire il lavoro della Giustizia; è il suo stesso governo a opporsi al cambiamento del Paese. La Colombia ha gli indici più bassi di alfabetizzazione, per questo è classificata nella lista dei più ignoranti. La Colombia ha la mortalità di bambini per denutrizione più estesa nel Continente. La Colombia ha il numero degli sfollati più alto al mondo…La Colombia presenta il bilancio più basso nella ricerca, nella cultura e nella tecnologia, e questo fa riflettere molto sul Paese…Il Messico non sarà mai come il Venezuela, ma quello che meno vorremmo essere è come la Colombia.
Con attenzione, Andres Manuel Lopez Obrador ‘

Ultima modifica ilSabato, 03 Luglio 2021 09:27
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