Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

L'Unione Europea: la nuova aguzzina di Cuba In evidenza

di Maddalena Celano

I fatti

Il Parlamento europeo (PE) ha approvato, lo scorso giovedì, a maggioranza, una risoluzione promossa dal Partito Popolare Europeo (PPE), dal gruppo Renew Europe, dai conservatori e dai riformisti europei (ECR). Si tratta di una risoluzione che denuncia la presunta violazione dei diritti umani e la situazione politica in Cuba.

Il testo è stato approvato con 386 voti favorevoli, contro 236 contrari e 59 astenuti. Tra coloro che hanno votato contro, vi sono i socialisti spagnoli (il PSOE) e il gruppo Podemos (era prevedibile), mentre a sostenere la vigliacca mozione anti-cubana sono stati gli eurodeputati conservatori, e alcuni rappresentanti dei S&D (socialisti e democratici) e de Los Verdes. La risoluzione approvata dal PE riconosce la presunta sistematica violazione dei diritti umani nell'isola, attraverso numerose azioni repressive raccolte dai rapporti di varie organizzazioni umanitarie faziose (Human Rights Watch, Amnesty International e Prisoners Defenders: ONG finanziate da entità legate al governo USA e legate a movimenti politici conservatori e liberali), in cui vi sono riportati i reportage di decine detenzioni arbitrarie e l'aumento nei prigionieri politici dell'isola. Il testo fa espressamente riferimento alla presunta detenzione arbitraria di Aymara Nieto Muñoz, Mitzael Díaz Paseiro, Iván Amaro Hidalgo, Edilberto Ronal Arzuaga Alcalá, Yandier García Labrada, Denis Solís González, Luis Robles Elizástegui e 77 prigionieri di coscienza. Il PE ha espresso, in una dichiarazione, la sua condanna dell'esistenza dei prigionieri politici, della “persecuzione politica persistente e permanente" e degli atti di vessazione e arresti arbitrari verso dissidenti, artisti, giornalisti, attivisti e oppositori”. E chiede alle autorità cubane "la liberazione di tutti i prigionieri politici e delle persone arbitrariamente detenute esclusivamente per aver esercitato la loro libertà di espressione e di riunione".

Le menzogne e le mistificazioni contro Cuba

Il PE esprime anche la sua solidarietà ai membri del Movimento di San Isidro che, a loro volta, hanno dato vita al movimento di artisti 27-N, e tutti i militanti e attivisti “per i diritti umani” che si sforzano di “promuovere la libertà di espressione". La risoluzione approvata insiste sulla costante violazione della libertà di espressione artistica e di informazione, attraverso decreti come 349 e 370, nonché sulla violazione della "dignità umana" che il regime cubano avrebbe esercitato sui lavoratori delle missioni internazionali. I deputati chiedono al governo cubano di adottare riforme che garantiscano la libertà di stampa, associazione e manifestazione e di tenere elezioni libere, eque e democratiche. Richiede inoltre il rispetto dei diritti dei giornalisti indipendenti. In realtà, uno degli aspetti più importanti di questa risoluzione è il riconoscimento pubblico del fallimento dell'Accordo di dialogo e cooperazione politica (PDCA) firmato nel 2016, tra l'UE e Cuba. "La situazione dei diritti umani e della democrazia a Cuba non è migliorata dopo l'entrata in vigore dell'accordo politico con l'UE". I deputati conservatori lamentano "la mancanza di impegno e di volontà del regime cubano di fare progressi o trovare modi per riformare il regime" e sottolineano che a quasi quattro anni dall'entrata in vigore del suddetto Accordo, non ha generato "nessun risultato positivo sostanziale e tangibile per il popolo cubano».

Per il presidente della fasulla e faziosa ONG Prisoners Defenders, Javier Larrondo, che da due anni denuncia la presunta situazione di schiavitù degli operatori sanitari delle Missioni Internazionali di Cuba, davanti a numerose organizzazioni, questa risoluzione sarebbe una "pietra miliare" che svela definitivamente ciò che Cuba sarebbe stata, per più di 60 anni, cioè una “chimera di illusione basata sulle falsità e sull'uso emotivo di molte brave persone in Europa, mentre esercitano il capitalismo schiavista, la repressione, la tortura, la separazione familiare e i crimini contro l'umanità [...]”, racconta all'ABC, un giornale della destra franchista. Il rapper Maykel Castillo ('Osorbo') sarebbe attualmente detenuto dal regime cubano, accusato di "disobbedienza".

I socialisti spagnoli si sono distinti, al Parlamento Europeo, dalla risoluzione “gusana” a favore dei presunti “diritti umani” a Cuba. Borrell ammette la possibilità di "studiare" una riforma dell'accordo di dialogo Ue con Cuba.

I nomi dei deputati coinvolti

Željana Zovko, Leopoldo López Gil, Isabel Wiseler-Lima, Michael Gahler, David McAllister, José Manuel Fernandes, Sara Skyttedal, Adam Jarubas, Loránt Vincze, Tomáš Zdechovský, Janina Ochojska, Miriam Lexmann, Deirdre Clune, Inese Vaidere, Andrey Kovatchev, Vladimír Bilčík, Gabriel Mato, Francisco José Millán Mon, Krzysztof Hetman, David Lega, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Eva Maydell, Peter Pollák, Paulo Rangel, Christian Sagartz, Radosław Sikorski, Antonio López-Istúriz White, Magdalena Adamowicz, Stanislav Polčák, Romana Tomc, Stelios Kympouropoulos, Lefteris Christoforou, Ivan Štefanec, Luděk Niedermayer, Helmut Geuking, Michaela Šojdrová, Jiří Pospíšil, Tom Vandenkendelaere, Seán Kelly, Dita Charanzová, Petras Auštrevičius, Malik Azmani, José Ramón Bauzá Díaz, Olivier Chastel, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Svenja Hahn, Irena Joveva, Karin Karlsbro, Javier Nart, Samira Rafaela, Frédérique Ries, María Soraya Rodríguez Ramos, Nicolae Ştefănuță, Ramona Strugariu, Anna Fotyga, Karol Karski, Raffaele Fitto, Elżbieta Rafalska, Jadwiga Wiśniewska, Ryszard Antoni Legutko, Veronika Vrecionová, Ryszard Czarnecki, Bogdan Rzońca, Assita Kanko, Emmanouil Fragkos, Valdemar Tomaševski, Ladislav Ilčić, Witold Jan Waszczykowski, Hermann Tertsch, Eugen Jurzyca, Adam Bielan, Carlo Fidanza.

Cosa c’è dietro le denunce e le aggressioni contro Cuba?

Manipolazioni mediatiche e ideologiche: la destra imperialista si appropria del linguaggio progressista per “infiltrarsi” all’ interno dei movimenti progressisti.

Recentemente, il giornalista scozzese Alan MacLeod, membro del Glasgow University Media Group e redattore do Jacobin, notò e denunciò, le scorse settimane, una serie di incongruenze e mistificazioni sulla narrazione dei “fatti cubani”. Analizzando la narrazione nominante, nota: "Una rivolta dei neri sta scuotendo il regime comunista a Cuba", si legge nel titolo del Washington Post sui recenti disordini nell'isola caraibica. "Gli afro-cubani escono in massa per protestare contro il governo", ha scritto NPR. Nel frattempo, il Wall Street Journal scrisse "Le comunità nere di Cuba sono le più colpite dalla repressione del regime". Questi erano esempi di una grande copertura nei media mainstream della nazione, con quella che è stata una giornata di proteste sostenute dagli Stati Uniti a luglio (gli USA non hanno mai nascosto il sostegno alle proteste), come un'insurrezione nazionale guidata dalla popolazione nera del paese, in effetti, una sorta di Black Lives Matter from Cuba. Oltre a esagerare drammaticamente le dimensioni e la portata delle manifestazioni (manifestazioni sporadiche, partite da piccoli centri, non particolarmente numerose e scomparse definitivamente nel giro di pochi giorni), la copertura tendeva a fare affidamento su emigrati cubani o altre fonti con pregiudizi simili. Un esempio notevole di ciò è stato Slate, che ha intervistato un esiliato politico diventato professore della Ivy League che si è fatto avanti come portavoce dei giovani cubani della classe operaia nera. La professoressa Amalia Dache ha collegato esplicitamente le lotte del popolo di Ferguson, nel Missouri, con quelle dei gruppi cubani neri. "Siamo messi a tacere e cancellati su entrambi i fronti, a Cuba e negli Stati Uniti, attraverso le linee razziali, attraverso le linee politiche", ha affermato. Il lavoro accademico di Dache, incluso in Stand Up! L'attivismo come educazione e L'immaginazione radicale nera di Ferguson e i cyborg della resistenza della comunità studentesca - mostrano come il lavoro accademico, apparentemente radicale, possa combaciare con il nudo imperialismo degli Stati Uniti. Dai suoi post sui social media, Dache sembra credere che ci sia un genocidio imminente a Cuba. Slate ha persino avuto il coraggio di intitolare l'articolo "Fear of a Cuban Black Planet", un riferimento alla band hip-hop militante Public Enemy, nonostante il fatto che il suo leader, Chuck D, abbia rilasciato molte dichiarazioni critiche nei confronti dell'intervento degli Stati Uniti contro Cuba (si tratta di un aperto sostenitore del governo cubano). In sintesi, il giornalista scozzese notò la chiara propaganda per l’ innescamento di una “rivoluzione colorata”, sostenuta dagli Stati Uniti, come un evento progressista, che ha permeato anche le pubblicazioni di sinistra più radicali. Il NACLA - North American Congress on Latin America, rivista accademica dedicata, con parole sue, a garantire che “le nazioni e i popoli dell'America Latina e dei Caraibi siano liberi dall'oppressione e dall'ingiustizia e godano di un rapporto con l'America basato sulla reciproca rispetto, libero da subordinazione economica e politica”- ha pubblicato una serie di articoli molto discutibili sull'argomento.

Uno, scritto da Bryan Campbell Romero, era intitolato "Hai sentito, compagno? La rivoluzione socialista è anche razzista", e ha descritto le proteste come "la rabbia, la legittima insoddisfazione e il grido di libertà di molti a Cuba", contro un governo "razzista e omofobo" che è senza dubbio "la forza più conservatrice della società cubana". Campbell Romero ha descritto la risposta del governo come "spietata... repressione" che "ha mostrato un raro disprezzo per la vita l'11 luglio 2021". Resta il fatto che l’unica prova che ha fornito di quella che ha definito "repressione brutale" è stato un collegamento con un'affiliata della CBS con sede a Miami, che ha semplicemente affermato che "dozzine di manifestanti sono stati detenuti con la forza dalla polizia cubana”. Anche se, ancora una volta, non sono state fornite prove di quanto affermato.

Campbell Romero ha criticato le organizzazioni americane per la giustizia razziale come Black Lives Matter e The Black Alliance for Peace che, invece, hanno mostrato solidarietà al governo cubano. Chiedendo loro di sostenere "le persone a Cuba che stanno combattendo per le stesse cose per cui stanno combattendo negli Stati Stati Uniti. Per coloro che rappresentano la classe operaia oppressa nell'odierno Sud del mondo, persone colonizzate che costruiscono il progetto socialista di cui altri amano vantarsi, ci sentiamo soli quando i nostri alleati naturali danno la priorità alle lotte politiche interne invece di mostrare un supporto morale di base". Campbell Romero è un ricercatore di mercato e lavora per The Economist. Inoltre, questo presunto cubano della classe operaia oppressa, nota con orgoglio che il suo sviluppo di carriera è stato sponsorizzato finanziariamente dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Sfortunatamente, la sfacciata propaganda dei pseudo-progressisti americani non è finita qui. La rivista ha anche tradotto e stampato un saggio di un’ accademica, residente in Messico, che si lamentava del fatto che l'onnipotente "macchina mediatica cubana" avesse contribuito alla "persistente cecità volontaria della sinistra". Alleandosi con gruppi finanziati dagli Stati Uniti, come il movimento San Isidro, e minimizzando esplicitamente il blocco degli Stati Uniti, l'autrice si è nominata ancora una volta portavoce della sua isola, sottolineando che "noi, come cubani, siamo governati da una "borghesia militare" che ha "criminalizzato il dissenso".

I rapporti della NACLA hanno ricevuto dure critiche da parte di alcuni. "Questa assurda propaganda sul sito web della NACLA, che sostiene il golpe blando contro Cuba, mostra come gli imperialisti usino cinicamente la politica dell'identità come arma contro la sinistra", ha reagito il giornalista Ben Norton, con sede in Nicaragua. "Questa disinformazione anticubana è stata scritta da un consulente aziendale di destra che fa 'ricerche di mercato' per le società ed è stata coltivata dalle ONG statunitensi", ha continuato, indicando il record tutt'altro che “neutrale” della rivista, sostenendo colpi di stato e operazioni di cambio di regime nella regione.

Il popolo cubano è punito, dal governo degli Stati Uniti, perché il paese ha mantenuto il suo impegno per la sovranità e l'autodeterminazione. I leader degli Stati Uniti hanno cercato di schiacciare questa Rivoluzione per decenni. Non a caso, il vero movimento Black Lives Matter, che è quello statunitense, si è rifiutato di seguire la linea di Washington contro Cuba, suscitando indignazione tra l'élite americana, scatenando una tempesta di sentenze nei media. “Neanche i cubani respirano. Anche le vite dei cubani neri sono importanti; la libertà di tutti i cubani dovrebbe avere importanza", hanno sentenziato i repubblicani. Nel frattempo, Marc A. Thiessen, collaboratore di Fox News ed ex autore di discorsi di George W. Bush, ha affermato sul Washington Post che "Black Lives Matter sta sostenendo lo sfruttamento dei lavoratori cubani" sostenendo un "regime brutale" che schiavizza la sua popolazione, ripetendo la dubbia affermazione secondo cui i medici cubani che viaggiano per il mondo sarebbero trafficati. Nonostante il tentativo di gaslighting, il BLM è rimasto fermo sulle sue posizioni a favore del governo cubano, e altre organizzazioni nere si sono unite, ponendo fine a qualsiasi speranza di un'opportunità credibile di un intervento “imperialista intersezionale”. "L'ipocrisia morale e la miopia storica dei liberali e dei conservatori americani, che hanno ingiustamente attaccato la dichiarazione del BLM su Cuba, è impressionante", si legge in una dichiarazione della Black Alliance for Peace. Ciò che nessuno degli articoli che elogiano gli afro-cubani anti-governativi menziona è che, per decenni, il governo degli Stati Uniti ha attivamente alimentato il risentimento razziale sull'isola, investendo decine di milioni di dollari in organizzazioni che promuovono il cambio di regime sotto la bandiera della giustizia razziale. Ad esempio, un progetto NED 2020, che afferma di "Promuovere l'inclusione delle popolazioni emarginate a Cuba", osserva che gli Stati Uniti stanno cercando di "rafforzare una rete di partner sull'isola" e aiutarli a interagire e organizzarsi tra di loro. Una seconda missione, questa volta nel 2016, è stata chiamata "Promuovere l'integrazione razziale". Ma anche dal breve trafiletto, che ha annunciato pubblicamente ciò che stava facendo, è chiaro che l'intenzione era l'opposto. Il NED ha cercato di "promuovere una maggiore discussione sulle sfide affrontate dalle minoranze a Cuba" e di pubblicare nei media i problemi che colpiscono i giovani, gli afro-cubani e la comunità LGBTI nel tentativo di fomentare disordini. Nel frattempo, al momento delle proteste, l’ USAID offriva finanziamenti per 2 milioni di dollari a organizzazioni che potessero “rafforzare e facilitare la creazione di reti tematiche e intersettoriali per supportare le popolazioni emarginate e vulnerabili, inclusive ma non limitate a giovani, a donne, a soggetti LGBTQI +, leader religiosi, artisti, musicisti e individui di origine afro-cubana”. Il documento afferma con orgoglio che gli Stati Uniti sostengono "gli afro-cubani che chiedono migliori condizioni di vita nelle loro comunità" e chiarisce che vedono il loro futuro senza un governo comunista. Il documento fa anche esplicito riferimento alla canzone "Patria y Vida", del movimento San Isidro e del rapper cubano emigrato Yotuel. Sebbene gli Stati Uniti non rivelino mai esattamente chi finanziano e cosa stiano facendo con i loro denari, sembra molto probabile che San Isidro e Yotuel siano sul loro libro paga. Pochi giorni dopo l'uscita di "Patria y Vida", sembrava esserci uno sforzo congiunto, tra gli alti funzionari statunitensi, per promuovere la canzonetta sciocca, con figure potenti come la direttrice dell'USAID Samantha Power che la condivideva di frequente sui social media. Yotuel partecipava alle chiamate pubbliche Zoom, con i funzionari del governo degli Stati Uniti, mentre i membri di San Isidro volano a Washington per rallegrarsi con politici di alto livello o posare, nelle loro recenti foto, con i marines statunitensi, all'interno dell'ambasciata degli Stati Uniti. Un membro di San Isidro ha detto che avrebbe "dato la [sua] vita per Trump" e lo ha pregato di rafforzare il blocco della sua isola, un'azione illegale che è già costata a Cuba più di un trilione di dollari, secondo le Nazioni Unite. Quasi subito dopo l'inizio delle proteste, "l'obiettivo del movimento di San Isidro e degli artisti che lo circondano è riformulare quelle proteste come un grido di libertà e fare breccia nei circoli progressisti negli Stati Uniti", ha affermato Max Blumenthal, un giornalista che ha indagato sul background del gruppo.

Un Rap mistificante e usato come un'arma

Fin dalle sue origini, negli anni '70, l'hip hop è sempre stato un mezzo politico. I primi gruppi come Afrika Bambaataa e Zulu Nation, KRS One e Public Enemy hanno parlato degli effetti della droga sulle comunità nere, della violenza della polizia e della costruzione di movimenti per sfidare il potere. Alla fine degli anni '90, anche l'hip hop come forma d'arte stava guadagnando terreno a Cuba, poiché gli artisti neri locali hanno contribuito a portare alla luce molti argomenti, precedentemente poco discussi, come il razzismo strutturale. Gli afrocubani sono sicuramente svantaggiati finanziariamente. Poiché la stragrande maggioranza dei cubani che hanno lasciato l'isola sono bianchi, anche la maggioranza di quelli che ricevono valuta estera, sotto forma di rimesse, sono bianchi. Il che significa che godono di un potere d'acquisto molto maggiore. Gli afro-cubani sono, spesso, trascurati anche per i lavori nel redditizio settore del turismo, poiché si crede che gli stranieri preferiscano interagire con quelli dalla pelle più chiara. Ciò significa che, il loro accesso alla valuta estera, nella nazione caraibica, a corto di liquidità, è gravemente ostacolato. I neri sono anche sottorappresentati nelle posizioni influenti, negli affari o nell'istruzione, e hanno maggiori probabilità di essere disoccupati rispetto alle loro controparti bianche. Negli ultimi tempi, il governo rivoluzionario cubano ha cercato di adottare una posizione attivista, approvando nuove e ulteriori leggi contro il razzismo e imponendo (per la prima volta nella storia) una sorta di “quote” (per razza e per sesso), nelle varie istituzioni. Tuttavia, gli atteggiamenti comuni su ciò che costituisce la bellezza e le relazioni interrazziali, dimostrano che la società è tutt'altro che egualitaria dal punto di vista razziale. Certamente è plausibile che le manifestazioni, a livello nazionale, iniziate in una piccola città sul lato occidentale dell'isola, siano state del tutto organiche a questo genere di lotte. Eppure erano indubbiamente guidate da espatriati cubani, da celebrità statunitensi e da politici degli Stati Uniti. Espatriati, celebrità e politici statunitensi che non hanno mai nascosto di incoraggiare le persone a scendere in piazza, insistendo sul fatto di avere il pieno sostegno dell'unica superpotenza mondiale. Tuttavia, va ricordato che Cuba, come nazione, è stata storicamente cruciale nel porre fine all'apartheid in Sud Africa, inviando decine di migliaia di truppe per sconfiggere le forze razziste dell'apartheid, un gesto che ha segnato la fine del sistema. Fino all'ultimo giorno, il governo degli Stati Uniti ha sostenuto il governo razzista bianco. Soltanto Cuba ha avuto la forza e la tenacia di sostenere Nelson Mandela, dall’ inizio delle sue battaglie, fino alla fine. Washington ha notato le critiche feroci dei rapper locali contro la disuguaglianza razziale, un problema che poteva sfruttare come cuneo contro Cuba, e ha tentato di reclutarli nei suoi ranghi. Anche se non è ben chiaro fino a che punto si siano spinti in questo sforzo, poiché la loro idea di cambiamento raramente si allinea con ciò che i rapper affermano. Sujatha Fernandes, sociologa dell'Università di Sydney ed esperta di hip hop cubano, ha dichiarato a al MintPress: “Per molti anni, sotto la bandiera del cambio di regime, organizzazioni come USAID hanno cercato di infiltrarsi nei gruppi rap cubani e finanziare operazioni segrete per provocare proteste giovanili. Questi programmi hanno comportato un terrificante livello di manipolazione contro gli artisti cubani, hanno messo a rischio i cubani e hanno minacciato la chiusura di spazi critici, per il dialogo artistico, che molti hanno lavorato duramente per costruire". Nel 2009, il governo degli Stati Uniti, ha finanziato un progetto in base al quale ha inviato sull'isola il promotore musicale serbo ed esperto di rivoluzione cromatica Rajko Bozic. Bozic ha deciso di fare rete con i rapper locali, cercando di corromperli per unirsi al suo progetto. Il serbo ha trovato una manciata di artisti disposti a partecipare al progetto e ha subito iniziato a promuoverli, in modo aggressivo, usando l'influenza dei suoi datori di lavoro per far ascoltare la sua musica alle stazioni radio. Ha anche pagato le grandi star della musica latina per consentire, ai rapper, di aprirsi con loro ai loro concerti. Il che ha dato loro più credibilità ed esposizione. Il progetto si è concluso solo dopo essere stato scoperto, portando alla cattura e all'imprigionamento di un funzionario dell'USAID all'interno di Cuba. Nonostante la cattiva pubblicità e i molti errori, l'infiltrazione statunitense nell'hip hop cubano continua ancora oggi. Un progetto NED del 2020 intitolato "Empowering Cuban Hip-Hop Artists as Leaders in Society" afferma che il suo obiettivo è "promuovere la partecipazione dei cittadini e il cambiamento sociale" e "aumentare la consapevolezza sul ruolo degli artisti hip-hop-hop nel rafforzare la democrazia in la Regione". .. "Molti altri stanno prendendo di mira la comunità artistica in generale. Ad esempio, un recente piano chiamato "Promuovere la libertà di espressione per gli artisti indipendenti a Cuba" ha affermato che "consentiva agli artisti cubani indipendenti di promuovere i valori democratici". Anche l'Agenzia degli Stati Uniti per i media globali ha stanziato tra i 20 ei 25 milioni di dollari per progetti sui media quest'anno destinati ai cubani.

BLM per te, ma non per me

Ciò che è particolarmente ironico, all’ interno della situazione creata, è che molte delle stesse organizzazioni “democratiche” che promuovono le proteste a Cuba, come espressione del malcontento popolare, hanno mostrato profonda ostilità nei confronti del movimento Black Lives Matter, all’ interno degli Stati Uniti, tentando di diffamare i veri attivisti della giustizia razziale come pedine di una potenza straniera, il Cremlino. Nel 2017, ad esempio, la CNN ha pubblicato una storia in cui affermava che la Russia avesse acquistato annunci di Facebook miranti a Ferguson e Baltimora, sottintendendo che il tumulto per le uccisioni di uomini di colore, da parte della polizia, era in gran parte alimentato da Mosca e non era un'espressione di rabbia genuina. L'affiliata della NPR WABE, ha diffamato l'attivista nera Anoa Changa, per essere semplicemente apparsa su una stazione radio di proprietà russa. Anche la vicepresidente, Kamala Harris, ha suggerito che il clamore intorno alla protesta BLM sia stato in gran parte eterodiretto da terre straniere. Nel frattempo, al culmine delle proteste per George Floyd, nel 2020, il New York Times ha chiesto al senatore repubblicano Tom Cotton di scrivere un editoriale intitolato "Send in the Troops", in cui affermava la necessità di "una dimostrazione di forza schiacciante", per sedare l'"anarchia" degli "elementi criminali" nelle nostre strade. Andando più indietro, i leader neri dell'era delle battaglie per i diritti civili, come Malcolm X e il dottor Martin Luther King, sono stati continuamente dipinti come complici e simpatizzanti della Russia, nel tentativo di delegittimare i loro movimenti. Nel 1961, il procuratore generale dell'Alabama, MacDonald Gallion, disse: "Sono i comunisti che c'erano dietro questo pasticcio di integrazione". Durante la sua vita, il dottor King è stato costantemente attaccato con l' idea che il suo movimento fosse poco più di un cavallo di Troia comunista. Nel 1965 al Meet the Press, ad esempio, gli fu chiesto se "i leader neri moderati avessero avuto paura di indicare il grado di infiltrazione comunista nel movimento per i diritti civili".

Ultima modifica ilSabato, 02 Ottobre 2021 14:58
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