Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Salvador Allende, un patriota del socialismo latinoamericano

di Tomas Emilio Silvera

Ringrazio come sempre Convergenza Socialista per offrirmi la possibilità di pubblicare questo quinto articolo, che dedico a uno degli uomini più onesti, generosi ed eroici nella storia che il Sud America abbia mai conosciuto: Salvador Allende.

Ricordo come se fosse ieri il giorno triste e fatidico del colpo di Stato in Cile, l'11 settembre 1973. Avevo allora 27 anni, abitavo a Bagni di Tivoli e da una vecchia radiolina ho ascoltato la situazione drammatica che stava succedendo.

Mi occupavo già dei problemi dell'America Latina, divulgavo una rivista mensile chiamata Macondo, scritta qui in Italia da profughi, studenti e intellettuali del nostro Continente, per far conoscere agli italiani la nostra dura realtà della politica e della vita sociale.

Due mesi prima, agli inizi di luglio 1973 avevamo presentato in una conferenza all'Ucsei (Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia, via Monti Parioli 58 Roma) l'allora ambasciatore del Cile in Italia, Vassallo Roca, che in quella occasione ci manifestò in forma chiara e precisa le sue preoccupazioni per la paralisi economica del Paese, creata e mantenuta dal governo nord americano, e la possibile imminenza di un colpo di Stato.

Eppure tutti i democratici italiani e noi stessi latinoamericani in esilio non immaginavamo che la crisi in Cile potesse precipitare in una soluzione tanto repentina e violenta.

Ma chi era Salvador Allende? Quale la sua origine, la sua vita e i suoi più autentici ideali e obbiettivi?

Nacque il 26 giugno 1908 a Valparaiso in Cile, da una famiglia borghese, colta e dalle idee non convenzionali; suo padre Salvador Allende Castro era di antica provenienza basca, faceva parte della massoneria, e viaggiò per lavoro in lontani villaggi di confine del Cile portando con sé i bambini e la moglie, Laura Gossens Uribe, di origine belga da parte paterna.  

Così, in tale sereno e fecondo clima di conoscenze e di affetti, Salvador Allende crebbe nei decisivi anni della infanzia e dell'adolescenza, formandosi come sensibilità e pensiero libero. 

Dopo gli studi di scuola superiore a Valparaiso, si iscrisse alla facoltà di Medicina all'Università Nazionale di Santiago, che frequentò dal 1926 al 1933 fino alla laurea, con la tesi su "Igiene mentale e delinquenza". 

Durante questo ultimo periodo come studente, dimostrò già un non comune interesse per l'aspetto sociale del suo Paese, e si iscrisse al Partito Socialista, di cui divenne il primo segretario generale, nel desiderio e con il convincimento di una alleanza e un dialogo con il Partito Comunista (che a quei tempi era escluso dalla attività politica da una apposita legge di Difesa Permanente della Democrazia in Cile). 

Era un progressista convinto, e infatti dopo la laurea si rivolse e dedicò alla salute pubblica; una delle sue principali opere fu intitolata " La realtà medico - sociale cilena ", pubblicata nel 1939.

Provò le iniziali, inedite esperienze di volontariato, scrisse sui bollettini periodici di medicina, e lavorò ad un piano di Salute Nazionale e per i miglioramenti dei Servizi Sanitari.

Diventò in seguito attivista del Fronte Popolare, e fu nominato Ministro della Salute, Previdenza e Assistenza Sociale, durante il Governo di Pedro Aguirre Cerda, dal 1939 al 1942.

Negli anni successivi, dal 1945 al 1970, Salvador Allende svolse l'incarico di senatore. 

Fu Presidente, nei primi anni '50, della Commissione Permanente di Igiene, Salute e Assistenza Pubblica, come anche membro della Commissione per la Decentralizzazione Amministrativa.

Propose la legge n.10383 per la istituzione del Servizio delle Assicurazioni Sociali (nel 1952), ed è interessante ricordare qui in parte il suo appello al Parlamento del 12 settembre 1950:

"In diversi momenti ho comunicato al Senato cosa significa per un Paese la difesa e la cura del capitale umano. Ho fatto presente la gravità della patologia del lavoro sulla salute dell'operaio cileno, e ho lamentato che per disgrazia non esiste una politica della salute che impegni i professionisti e il denaro di cui si dispone al fine di raggiungere migliori risultati in beneficio del capitale umano del Cile".

Come senatore portò avanti nel 1956 la legge n. 12462 a favore di benefici per le famiglie, e in particolare sostegno economico alla donna dal sesto mese di gravidanza.

Nel 1952, nel 1958, nel 1964 e nel 1970 si presentò come candidato alla Presidenza della Repubblica, in una coalizione di rappresentanti del Partito Socialista e di quello Comunista il cui programma era nell'essenza migliorare le condizioni delle classi emarginate, dei lavoratori, dei contadini, delle donne.

Nel 1967 Salvador Allende collaborò alla prima Conferenza della Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà, fondata l'anno prima a La Habana.

Aprì relazioni diplomatiche oltre che con Cuba con la Cina, la Corea del Nord, il Vietnam del Nord, la Germania dell'Est; e viaggiò in diversi Paesi del mondo, sempre alla ricerca del dialogo e dell'incontro politico costruttivo.  

Solamente nel 1970 riuscì a diventare Presidente, grazie alla alleanza di gruppi politici di Unità Popolare (comunisti, socialisti, radicali, e altri del Mapu), ma anche con l'appoggio finale della Democrazia Cristiana.

Questo fu un avvenimento memorabile nella storia di tutta l'America Latina, perché Salvador Allende come socialista e marxista era stato eletto attraverso una votazione democratica e popolare.

Pensava di gettare le basi del socialismo con il recupero delle originali risorse cilene, tanto che una delle sue prime leggi fu per la " nazionalizzazione della grande miniera del rame ", senza alcun rimborso o indennizzo alle imprese nord americane.

E fu una scossa per tutto il Paese con devastanti ripercussioni interne ed internazionali.

Salvador Allende si era proposto insieme ai suoi collaboratori di fortificare l'economia e la proprietà statale, il controllo operaio dell'industria, e di attuare la prosecuzione della riforma agraria iniziata dal precedente Presidente Eduardo Frei Montalva.

Fin dall'inizio della sua presidenza dovette affrontare profondissime difficoltà e conflitti sociali, cominciati con l'uccisione del Comandante Supremo dell'Esercito, Renè Schneider, per mano del generale di ultradestra Roberto Viaux con l'appoggio della CIA che in realtà avrebbe voluto rapirlo (il generale Schneider era a favore della subordinazione delle forze militari al potere civile).

Il Governo di Unità Popolare non si lasciò però intimidire, mise in atto le prime riforme concedendo ai contadini e alle loro famiglie molte campagne espropriate, e favorendo la socializzazione di imprese già private che si trasformarono in cooperative di lavoratori.

Come risposta, dopo le prime, importanti nazionalizzazioni, gli Stati Uniti iniziarono a finanziare in forma palese i gruppi di opposizione al Governo, sia con l'alleanza fra la destra e i democristiani, sia utilizzando i gruppi terroristici che per cominciare demolirono torri di alta tensione e distrussero linee ferroviarie.

Il Governo ricevette l'appoggio dei cileni delle classi più sfruttate, a cui aveva offerto aiuto nelle loro condizioni di sussistenza.

La "via cilena al socialismo" conobbe anche la solidarietà della URSS, di Cuba e dei Paesi non allineati che inviavano beni materiali e pezzi di ricambi per le fabbriche.

Salvador Allende nella Assemblea generale ONU nel dicembre 1972 fece un memorabile discorso al riguardo, di cui ne riportiamo una parte: 

"Il popolo del Cile ha conquistato il governo dopo una lunga parabola di generosi sacrifici, ed è oggi completamente dedito al compito di instaurare la democrazia economica affinché l'attività produttiva risponda ad aspettative sociali e non a interessi di lucro personale.

La vecchia struttura basata sullo sfruttamento dei lavoratori e sul dominio dei principali mezzi di produzione da parte di una minoranza, viene progressivamente superata in modo programmato e coerente (..) Questo è il contenuto della Rivoluzione che il mio Paese sta vivendo, per superare il sistema capitalista e aprire la via al socialismo.

La necessità di mettere al servizio degli enormi bisogni del popolo la totalità delle nostre risorse economiche, va di pari passo con la riconquista da parte del Cile della sua dignità (..).

La trasformazione della struttura del potere che noi stiamo realizzando, il ruolo crescente di direzione che vi assommano i lavoratori, il recupero delle ricchezze fondamentali della nazione, la liberazione della nostra patria dalla subordinazione alle potenze straniere, sono la conclusione di un processo storico che ha visto lo sforzo per imporre le libertà politiche e sociali, l'eroica lotta di varie generazioni di operai e di contadini per organizzarsi come forza sociale, per conquistare il potere politico e togliere ai capitalisti il potere economico".

Purtroppo il processo critico della società cilena subì l'inizio di una enorme e inarrestabile inflazione, anche dovuta all'aumento dei salari e alle spese pubbliche dello Stato. Il blocco statunitense, il malessere dei ceti medio-alti, e la incerta situazione delle imprese paralizzarono sempre più il Cile, che vide estese manifestazioni contrarie al Governo e alla immagine del Presidente da parte degli autotrasportatori, dei minatori, dei professori universitari e dei medici.

A sua volta, l'estrema sinistra con il Mir premeva per imporre misure ancor più radicali nella lotta al socialismo, e si può immaginare il clima di conflitto civile e di paura che invadeva il Paese.

Salvador Allende confidava nell'Esercito, sapeva che il Comandante Supremo Carlos Prats era al suo lato e condivideva il fermo pensiero che le forze armate cilene dovevano rimanere apartitiche, rispettare la Costituzione, assicurare il regolare svolgimento del lavoro parlamentare e contrastare ogni tentativo di golpe.  

  Ma il 23 agosto 1973 il generale Prats, dopo una serie di contestazioni, provocazioni e costruite calunnie a suo danno, fu costretto a dimettersi dall'incarico; lo sostituì il suo secondo, il famigerato generale Augusto Pinochet.

Salvador Allende lo credeva leale nella difesa della democrazia nel Cile, ma si sbagliava; infatti fu proprio il generale Pinochet a dirigere l'assalto al Palazzo Presidenziale de La Moneda, l'11 settembre 1973, con bombardamenti aerei e irruzione armata dell'Esercito e dei Carabinieri.

Trovarono là al suo posto il Signor Presidente, e ne decretarono la drammatica fine, come anche quella dei compagni che lo avevano fino all'ultimo seguito e difeso.

Salvador Allende in quegli eterni minuti riuscì a lasciare, con la Radio Magallanes, il suo ultimo messaggio di incitamento alla resistenza e di fiducia:

"Starò sempre con voi lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo destino grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.

Sappiate che più prima che poi si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il Popolo! Viva i lavoratori!  Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio ultimo sacrificio non sarà invano, sono certo che almeno sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento".

Diverse sono le riflessioni che possono sorgere da questa Storia, perché è una lezione, una testimonianza vissuta con dignità e consapevolezza del cambiamento necessario. 

Ultima modifica ilSabato, 23 Ottobre 2021 15:28
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