Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Tarzan il colonizzatore

di Tomas Emilio Silvera

Grazie come sempre a Convergenza Socialista, per offrirmi l’opportunità di presentare questa insolita ricerca. Fra tutti gli eroi bianchi dei fumetti dello scorso secolo, Tarzan risulta essere il meno dotato, senza poteri speciali, senza particolari qualità straordinarie che lo differenziano dai suoi simili. Ma egli non vive fra i suoi simili, bensì è l'uomo bianco fra i negri, e proprio questo è il suo vantaggio, la differenza a suo favore.

Tarzan è cresciuto nella giungla, si è formato nella foresta, il suo sviluppo lo ha ricevuto a parità di condizioni con il negro tribale africano, ma senza dubbio i negri non ottengono gli stessi risultati.

Non sarebbero bastati cento, mille anni al negro africano per apprendere solo un terzo delle conoscenze che Tarzan ha accumulato nella sua adolescenza.

Egli è il più abile nei boschi e di ramo in ramo, il più coraggioso e valido contro ogni tipo di animale feroce, è il miglior nuotatore, il più sagace e profondo conoscitore della psicologia delle scimmie, degli elefanti, dei leoni, dei coccodrilli e dei negri.

Per vari anni, Tarzan vive solo nella foresta mantenendo la più assoluta astinenza sessuale; la scimmia Chita è la sua unica compagna: uniti, con intelligenza, bontà e forza fisica vincono i più terribili e inverosimili pericoli.

Tarzan non cerca mai la compagnia della donna africana, il suo istinto di razza superiore non glielo permette; le relazioni di Tarzan con una negra non potevano essere ben viste dalla società occidentale.

Tarzan con un figlio mulatto avrebbe perso tutta la sua capacità e forza espressiva di simbolo, mito e allegoria, e sarebbe divenuto un uomo assimilato alla cultura africana.

Comprendiamo così che Tarzan è l'espressione autentica del colonizzatore personificato nei fumetti. Attraverso di lui il sudamericano apprende a rispettare " la superiorità naturale" dello yanqui nordamericano, e nello stesso tempo a disprezzare l'eterna inferiorità dei negri africani, cioè dei suoi simili, di se stesso.

Nei fumetti, gli uomini, i personaggi e le situazioni sociali in cui agiscono non sono mai il risultato dei processi storici che li condizionano, ma il prodotto di leggi cosmiche, immutabili, naturali ed eterne. Il mondo non deve cambiare. Forse sarebbe esagerato accusare Tarzan come agente della Cia, ma è certo che tutti i suoi sforzi, la sua volontà e le sue energie si impiegano per cercare di bloccare nel modo più efficace possibile le idee che più servono alla mente e alla coscienza dei bambini latinoamericani, le idee che organicamente sorgeranno nel loro pensiero quando cominceranno a scontrarsi con l'oppressiva realtà della neo colonizzazione.

Burroughs, il suo creatore, dà all'eroe un teatro abbastanza vasto: tutta l'Africa dal nord al sud, dall'est all'ovest, e brevi incursioni in Inghilterra, Francia e stati Uniti.

Più tardi, gli sceneggiatori non esitarono a far viaggiare Tarzan in Guatemala (" Tarzan and the green goddes"), in India (" Tarzan goes to India"), e in Messico (" Tarzan and the Mermaids").

A poco a poco egli diviene un naturalista, guida degli scouts che pratica il campeggio con la moglie e il figlio, e la cui buona azione quotidiana consiste nel separare le feroci tribù che si scontrano, nell'indicare la buona strada agli esploratori che si perdono, nel dare una lezione ai guardiani dei giardini zoologici, ai ladri delle zanne degli elefanti, o ai venditori di tappeti ricavati da pelli, usati per dormire.

Tarzan nel cinema

Il primo film di Tarzan risale al 1918, sei anni dopo la pubblicazione del racconto di Burroughs.

È divenuto una istituzione di Hollywood, come lo sono le spettacolarità di Cecil B. de Mille, la durezza di James Cagney, o il sigaro di Humprey Bogart. Le sue origini sono conosciute, figlio di una coppia di nobili inglesi, smarritosi nella foresta, e allevato dalle scimmie, egli cresce con uno straordinario senso della giustizia, che esercita senza ostentamenti nella foresta africana, di cui è il re e signore; tali origini non sono di ostacolo per l'uomo-scimmia come viene chiamato, perché nello svolgersi del tempo egli apprende una serie di conoscenze basilari che saprà mettere in pratica, quando le occasioni lo esigano.

D'altra parte, il fatto di avere una donna (Jane) ed un figlio (Korak), poi chiamato per una trovata dell'ingegno "commercializzante" Boy, lo avrebbe trasformato in un personaggio più reale e perciò più accessibile al consumismo cinematografico. Consumismo che, abilmente manipolato dai super uomini della celluloide già nei classici schemi contrapposti del bene-male, contribuì a fare di lui un mito.

Per ambientare Tarzan nella realtà cinematografica si dovevano precisare alcuni ingredienti di base: un essere umano capace di saltare come una scimmia di ramo in ramo, non a caso fu creata una foresta abbastanza frondosa da permettere in essa l'esistenza di animali africani; un lago o un fiume in cui il personaggio poteva mostrare le sue qualità di nuotatore; alcuni aborigeni sufficientemente rispettosi verso di lui; e i cattivi, vari e molti cattivi  che volevano, in un modo o nell'altro, penetrare nei domini del re della foresta ( un'altra denominazione dell'eroe), e che attraverso varie manipolazioni venivano scoperti e ricevevano la corrispondente lezione.

Inoltre con tutti questi ingredienti alla mano, un direttore ed alcuni fumettisti si incaricavano di dare la corrispondente struttura a questa situazione.

Così, con il correre degli anni, abbiamo all'incirca una decina di attori scelti attentamente per il loro fisico, perché Tarzan l'uomo-scimmia doveva tuttavia ben mostrare le sue qualità di uomo bianco nel continente nero, di dominatore che sapeva attuare paternamente e perdonare gli errori degli abitanti della foresta dalla pelle nera, dotati di una grande devozione verso il signore della selva.

In un continente in cui i suoi abitanti costruivano le loro capanne e villaggi circondati da pali per proteggersi dai numerosi pericoli, Tarzan vive in un albero a volte ricordando la sua infanzia con i genitori, altre in un isolamento speciale, tipico dei colonizzatori europei, ed in particolare evidenza degli anglo sassoni. Un isolamento di un essere speciale, che non è " come gli altri"; gli altri in questo caso saranno i negri che egli protegge, e che si sentono sommessamente felici della sua deferenza.

Queste caratteristiche, chiaramente esposte in tutti i suoi film, successero anche fuori dei domini africani, quando Tarzan si spostava negli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, India, Messico e Guatemala, ed avevano in comune il fatto di colpire e impressionare la mente dello spettatore e renderlo partecipe di queste immagini, quelle dell'uomo bianco colonizzatore, deformando in questo modo la visione di un continente.  Una visione mai modificata in nessuno dei suoi film, e anzi si accentua nella misura in cui si estende al di fuori dell'Africa, sempre in aree del terzo Mondo, come per esempio in "Tarzan e la Dea verde": l'uomo-scimmia viene a sapere, stando a Londra, che il capitano D'Arnot suo amico si è perso in una spedizione in Guatemala. Furono fatti infruttuosi sforzi per rintracciarlo, ma solo Tarzan ne sarà capace. Provvisto dei suoi caratteristici abiti arriva in "questo strano e lontano Paese" in cui incontrerà il suo amico prigioniero di una specie di tribù degli scomparsi Maya (dato interessante per chi cerca, invano, i resti di questa civiltà). Naturalmente tutto questo non poteva succedere senza suspense e Tarzan riesce a salvare il capitano D'Arnot dal sacrificio di cui stava per essere oggetto sull'altare della Dea verde, luogo in cui giaceva un potente esplosivo che avrebbe potuto distruggere quasi tutto il mondo! Ma Tarzan trovò, grazie alla sua intelligenza civilizzata..., anche la formula per neutralizzarlo e l'umanità poté riposare tranquilla, attraverso di lui la pace ritornava sulla terra.

Bisogna insistere su questo, Tarzan diviene un mito a poco a poco, secondo le intenzioni dell'apparato capitalista che decide il suo personaggio. Egli potrà essere interpretato da Herman Bix, Jack Mahoney, Buster Crabbe o … Johnny Welsmuller, ma anche se quest'ultimo è il più fedelmente ricordato, nessuno riuscì a calarsi interamente nel suo personaggio, da rendere identificabile la congiunzione attore-mito, e Tarzan continuò a restare solo un mito. D'altra parte, l'avvento del cinema sonoro contribuì al suo manipolamento, tenendo presente, però, l'alone di purezza primitiva suscitato dal cinema muto.

Perché Burroughs non continuò più ad occuparsi, come fumettista, del suo personaggio?  Interrogato a questo proposito disse: " Quando la Metro Goldwin Meyer decise di portare Tarzan sugli schermi mi venne negato di scrivere le avventure del personaggio. Io lo avevo creato, ma essi credettero meglio consultare, al posto mio, almeno dieci fumettisti"

Dietro i fumettisti si trovavano gli interessi di tutto un gruppo che viveva alle spalle di questo crescente mito, a poco a poco, esso fu adattato alle necessità del momento, e perse le caratteristiche originarie.

Scomparse il capitano D'Arnot e il leone Jad-bal-ja; scomparse il suo carattere nomade e, grazie a Jane, non fu più solitario. La sua casa sopra gli alberi si ampliò di oggetti considerati necessari e divenne un rustico confort (l'american way of life' arrivò fino alla selva), nei cui pressi vi era sempre un lago in cui il Tarzan di turno, possibilmente ex campione di nuoto ed atleta, mostrava la preoccupazione del nord americano per l'igiene in quotidiani e spettacolari esercizi di nuoto, accompagnato da Jane che si era totalmente abituata alla vita della selva! Prodigi dei fumettisti banali e mediocri, che non vedevano difficoltà al fatto che una ragazza inglese di famiglia aristocratica si abituasse alla selvaggia vita del suo simile.

L'universo di Tarzan

Anche se quasi tutte le avventure del signore della foresta si svolgono nel continente africano, non si sono trovate difficoltà a spostare il suo raggio di azione. Abbiamo già visto che Tarzan può arrivare in altri continenti, rimanendo ben chiaro che, al suo trasferimento fisico corrisponde un trasferimento ambientale: Tarzan appartiene alla élite, una élite dotata di tutte le caratteristiche del conquistatore-colonizzatore-bianco, preferibilmente anglo sassone, illimitato campione nell'azione, doti di comando ecc., e procede conforme a queste caratteristiche.

L'uomo scimmia mantiene un "distacco" rispetto ai negri con cui vive, e non può essere che così giacché fra la gente che egli domina, gente di colore, egli è l'unico re. Chi accetta questa situazione, parteciperà alla classica distinzione Buoni-Cattivi, facendo parte dei primi; ma chi mette in dubbio la sua autorità, sollevandosi contro di lui o aggredendo alcuni animali o negri da lui paternamente protetti, si può considerare un malvagio in ogni senso, e sicuramente subirà un esemplare castigo. Trattandosi di bianchi -contrabbandieri, ladri, mercanti di schiavi in generale, il sangue non arriverà al fiume. Saranno consegnati alle autorità corrispondenti, bianche naturalmente, che decideranno la rispettiva pena.

Nell'universo di Tarzan, il negro si troverà sempre in inferiorità di condizioni; potrà essere un fedele amico-servitore, o un servitore-protetto, o uno strano-servitore, mai avrà una uguaglianza di condizioni,

I lavori subalterni sono riservati al negro, che non avrà nessuna possibilità di reclamare l'uguaglianza di diritti, in nessun senso, perchè l'universo di Tarzan è l'universo naturale della vita, in cui l'uomo bianco sarà sempre il buon protettore dei suoi affaticati e valenti negri, sarà il giudice delle loro dispute, il dottore umile che cura ferite e conosce rimedi per qualsiasi infermità. Non vi è alcun dubbio che Tarzan è parte attiva e principale della realtà in cui è immerso, realtà in cui si è innalzato come un simbolo della dominazione coloniale in una area (quella del Terzo Mondo) in cui egli è divenuto un mito; mito che nel tempo e con l'abuso incessante degli sfruttatori, ossessionati dal lucro (fumettisti, produttori, direttori, pubblicisti ) comincia a crollare dalla base e anche se si fanno violenti sforzi per rivitalizzarlo, l'abisso fra quel Tarzan-pelle bianca di Bourroughs ed il buon padre di famiglia attuale sembra insanabile.

La strana magia di quel selvaggio atleta che pronunciava appena tre o quattro parole, è andata scomparendo lentamente, per cedere il passo puramente e semplicemente al colonizzatore.

L'universo di Tarzan abbonda di prototipi: nativi che festeggiano l'arrivo del signore della selva; musica abbastanza sui generis di una dubbia africanità e basata solamente su un aspetto quantitativo; indigeni che, a quanto mostrano, vivono nel più completo conformismo, nella più assoluta sottomissione verso l'uomo bianco , perché Tarzan sarà sempre colui che arriva a tempo per salvare qualcuno da un attacco di qualche animale feroce o di " sanguinari" nemici; in tutti i modi, l'universo di Tarzan è il centro, il culmine della piramide sociale, la risultante logica dell'ordinamento naturale.

Nell'ambito della storia, Tarzan realizza una determinata azione (distrugge per esempio una banda), e qui termina la storia. Nel prossimo film comincia una storia differente e, se iniziasse dal punto in cui terminò la precedente, Tarzan avrebbe dato un passo verso la morte. 

Ora, se ogni storia fosse indipendente, cioè non avesse nessuna relazione con un'altra anteriore, si potrebbe considerare Tarzan come un essere non soggetto alle leggi della consumazione, ma alla lunga il pubblico potrebbe avvertire la comicità del fatto.

Bianchi e negri, confusi nella stessa ombra, obbediscono ad una psicologia estremamente rudimentale, e si comportano in modo stereotipato. Essi pensano solo a riempirsi lo stomaco.

Se sono disonesti, le possibilità diventano più interessanti: risultano contrabbandieri ("Tarzan's peril") o almeno con antecedenti penali ("Tarzan's desert mistery").

Alcuni ingegnosi fumettisti hanno fatto partecipare anche i nazisti nel dominio dell'uomo scimmia ("Tarzan's triumphs") o banditi che vogliono saccheggiare il suo tesoro ("Tarzan's secret treasure").

Qualunque siano le cause della loro disgraziata personalità, tutti questi intrusi hanno una attitudine in comune: accettano con contegno la buona lezione che ricevono: la stessa mancanza di immaginazione li condanna a rapire Jane e Boy, e Tarzan si sente obbligato a liberarli a qualsiasi prezzo. Il suo animo, e quello dello spettacolo, si mantiene vivo grazie a Chita, la scimmia che lo accompagna.

Fortunatamente alcuni fumettisti più immaginativi suggerirono l’idea che Boy fosse trasferito nel suo rapimento a New York (presa dall'opera di Bourroughs " Il figlio di Tarzan"). Questa idea procura una originale e felice parentesi " Tarzan's New York adventure". Papà e mamma Tarzan attraversano l'oceano per recuperare il loro figlio, che lavorava in un circo, fanno uno scandalo nel Tribunale e non rispettano la polizia dello Stato.

La caduta del mito

I film di Tarzan hanno risentito, dal 1937, non solo della puerilità della situazione ma dell'assenza di direttori che dessero una seria svolta. Pochi fra loro sono stati dei veri creatori, perché la maggioranza sembrava avere come unico obiettivo la copia fedele del lavoro dei predecessori, e l'obbedienza agli stessi convenzionalismi.  Tarzan fa gli stessi gesti nei diversi film. Sprovviste di ogni originalità, le scene sono così torbide che esprimono a volte un lavoro pesante: povertà di fantasia nella utilizzazione scenografica della flora e della fauna.

Per vari anni gli argomenti furono solo una serie ininterrotta di rapimenti e rapine, risolte da Tarzan, avventure che potrebbero succedere in qualsiasi parte del mondo.

Colui che in altri tempi combatteva in una appassionante lotta corpo a corpo con pericolosi animali, si é ridotto ad un ruolo di poco più forte di altri.

Egli è ormai fuori dal gioco, Michel Falcon, citato da Francis Lacassin, affermò nel 1950: "L'avventura di Tarzan non è altro che l'attuale sogno del nord americano, truccato dalla funzione romantica e trapiantato in un ambiente diverso dal suo. Durante il suo periodo di Hollywood, Tarzan per disattenzione si è lasciato inoculare alcuni principi di civilizzazione. Questo atleta dalle origini sconosciute, che cerca di imporre il suo dominio nel difficile mondo della giungla, non è forse una pittoresca trasposizione dell’uomo fatto da solo", venuto fuori dal nulla, che lotta contro vento e marea per divenire, dopo una serie di precari lavori, un ufficiale della finanza o un magnate dell'industria?

Tutti i mezzi sono validi per persuadere il povero ragazzetto di Lexington Avenue che nella sua spazzola di lustrascarpe si nasconde lo scettro del re del petrolio. E quando si vedono i carnivori d'ogni tipo obbedire, per ordine di Tarzan, ad un suo gesto o un suo sguardo, è naturale pensare, per un processo innocente di anticipazione, ad un mondo organizzato meglio, dove il signore supremo non si dovrebbe più preoccupare della ondata di scioperi e rivendicazioni"-

 

Ultima modifica ilDomenica, 14 Novembre 2021 11:20
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